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Revenge pornography: come difendersi e ritrovare serenità

Revenge pornography: come difendersi e ritrovare serenità
Redazione
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
10.2.2026
Revenge pornography: come difendersi e ritrovare serenità
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La revenge pornography (nota anche come revenge porn) rappresenta una delle forme più gravi di violazione della privacy e della dignità nell’era digitale. 

Questo fenomeno, purtroppo sempre più diffuso, può avere conseguenze importanti sia a livello sociale che sul benessere psicologico delle vittime. È fondamentale, quindi, informarsi e conoscere i propri diritti per potersi proteggere e agire tempestivamente. Ricordiamo: nessuno ha il diritto di condividere materiale intimo senza il vostro consenso.

Cos’è il revenge porn e differenze rispetto ad altri fenomeni

La revenge pornography è una forma di violenza digitale che consiste nella diffusione, senza consenso, di immagini o video intimi di una persona. Solitamente, il materiale è condiviso da ex partner con l’intento di umiliare o vendicarsi, ma può essere attuata anche da sconosciuti tramite hackeraggio o furto di dispositivi. 

Le principali manifestazioni includono la pubblicazione di foto, video o messaggi privati su social network, siti pornografici o tramite app di messaggistica. Anche la minaccia di diffondere questo materiale costituisce una forma di violenza psicologica nota come “sextortion”.

È importante distinguere il revenge porn da altri fenomeni digitali:

  • Sexting: scambio consensuale di contenuti intimi tra due persone.
  • Pornografia non consensuale: diffusione di materiale sessuale senza il permesso dei soggetti coinvolti, indipendentemente dalla relazione tra le parti.
  • Cyberbullismo e shaming online: possono accompagnare la revenge pornography, aggravandone l’impatto psicologico.

Nel revenge porn, l’elemento chiave è l’intento di danneggiare la vittima attraverso la violazione della sua privacy. Riconoscere queste dinamiche è fondamentale per intervenire tempestivamente e proteggere le vittime.

Foto di Mart Production – Pexels

Origine, diffusione e impatto sociale della revenge porn

L’origine della revenge pornography risale all’avvento di internet e dei primi social network, che hanno reso possibile la rapida diffusione di immagini e video a livello globale. Inizialmente, la condivisione di materiale intimo avveniva tramite forum e chat room, ma con l’evoluzione delle tecnologie digitali il fenomeno si è amplificato

A livello internazionale, la revenge pornography ha assunto proporzioni preoccupanti, spingendo molti Paesi ad adottare leggi specifiche per contrastarla. Per esempio, in uno studio su 2.047 giovani adulti italiani, il 3,3% ha riferito di essere stato/a vittima di diffusione non consensuale di immagini intime (Brighi et al., 2023). 

L’impatto sociale e culturale è profondo: mina la fiducia nelle relazioni e nei mezzi di comunicazione digitali. Le vittime possono subire gravi conseguenze psicologiche, tra cui ansia, depressione e isolamento sociale, mentre la società è chiamata a riflettere sull’uso responsabile della tecnologia e sul rispetto della privacy.

Canali di diffusione e nuove tecnologie

La revenge pornography si alimenta della capillare diffusione di social network, app di messaggistica e siti web. Questi strumenti, nati per favorire la connessione tra le persone, possono trasformarsi in potenti mezzi di diffusione di contenuti privati e intimi. 

La velocità con cui le informazioni si propagano online rende estremamente difficile controllare e arginare la diffusione di materiale sensibile. Le nuove tecnologie hanno abbattuto le barriere temporali e geografiche, consentendo la condivisione istantanea di immagini e video a livello globale. Questo ha reso il revenge porn un fenomeno di portata internazionale, difficile da circoscrivere e combattere. 

Eliminare i contenuti rappresenta una sfida, spesso il materiale riappare su altri siti o viene trasferito su canali meno controllati. Le vittime si trovano così intrappolate in un incubo digitale, in cui la propria privacy viene violata ripetutamente e la sensazione di impotenza cresce di fronte alla persistenza del materiale online.

Vittime, fattori di vulnerabilità e rischi per minori

La revenge pornography colpisce principalmente donne e giovani, ma può riguardare chiunque. Le vittime spesso sono persone che hanno condiviso materiale intimo in un contesto di fiducia, come una relazione sentimentale. La violazione di questa fiducia, unita alla diffusione non consensuale dei contenuti, può avere conseguenze devastanti. 

I fattori di vulnerabilità includono età, genere e natura delle relazioni. Le donne sono maggiormente esposte a causa di stereotipi di genere e dinamiche di potere. I minori, invece, sono particolarmente a rischio per la loro inesperienza e la difficoltà nel gestire la propria immagine online.

Il revenge porn nei confronti diminori è un reato gravissimo, che si configura come pornografia minorile. Le conseguenze psicologiche possono avere un impatto su autostima, rendimento scolastico e sviluppo sociale. Dunque, è fondamentale che genitori, educatori e istituzioni lavorino insieme per prevenire questi episodi, promuovendo un uso consapevole della tecnologia e offrendo supporto alle vittime.

Foto di Carolina Heza – Unsplash

Conseguenze psicologiche e sociali della revenge pornography

Le conseguenze psicologiche e sociali della revenge pornography possono essere profonde e durature. Le vittime possono sperimentare ansia, depressione, isolamento sociale e stigma. Sono stati evidenziati anche sintomi di disturbo da stress post-traumatico (PTSD), crisi di panico, disturbi del sonno e, in alcuni casi, pensieri suicidari (Veronica & Di Giacomo, 2022). 

Da un lato, la paura del giudizio e la vergogna possono portare a un allontanamento da amici, familiari e colleghi, mentre il senso di impotenza e la perdita di controllo sulla propria immagine possono alimentare un disagio significativo. Dall’altro, il danno reputazionale può compromettere la carriera e le relazioni. Inoltre, il contesto sociale spesso non aiuta: la colpevolizzazione della vittima è ancora diffusa e può aggravare il trauma

Le narrazioni culturali e la percezione di immoralità giocano un ruolo significativo nell’attribuzione di colpa (Amudhan et al., 2024), e le vittime di revenge porn sono percepite come più promiscue e più colpevoli quando mostrano una nudità più esplicita, specialmente da parte di persone con idee di genere più tradizionali (Mckinlay & Lavis, 2020). Inoltre, le differenze di genere sono significative negli atteggiamenti di colpevolizzazione, con gli uomini più propensi ad attribuire la responsabilità alle vittime (Smith & Short, 2025).

Nel periodo settembre–novembre 2025, il 1522 ha ricevuto 36.470 chiamate totali, in aumento del 5,3% rispetto al trimestre precedente (Dipartimento per le Pari Opportunità, 2025). Questi dati evidenziano l’urgenza di un approccio integrato, che unisca prevenzione, supporto psicologico e strumenti legali efficaci.

Aspetti legali in Italia e a livello internazionale

In Italia, la revenge pornography è regolamentata dall’art. 612-ter del Codice Penale, introdotto con la Legge n. 69/2019 (c.d. Codice Rosso). La norma punisce chiunque, dopo aver realizzato o sottratto immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, li diffonde senza il consenso delle persone rappresentate. La pena prevista è la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5.000 a 15.000 euro. La stessa pena si applica a chi riceve e rilancia i contenuti, anche se non è l’autore della prima diffusione. 

Sono previste aggravanti se i fatti sono commessi dal partner, da un ex o da un familiare, o se la vittima è in condizioni di inferiorità fisica o psichica. Dal punto di vista civile, la vittima può chiedere il risarcimento del danno subito, sia patrimoniale che non patrimoniale (danno morale, danno all’immagine, danno esistenziale).

A livello internazionale, la normativa varia da paese a paese. Negli Stati Uniti, oltre alle leggi statali, dal 2025 esiste anche una legge federale. Nel Regno Unito il revenge porn è reato dal 2015, con pene fino a due anni di reclusione. In Francia è prevista la reclusione fino a due anni e una multa fino a 60.000 euro. In Australia il reato è punito a livello statale, con pene che arrivano a tre anni di carcere.

In generale, l’approccio italiano è tra i più severi e completi, anche se permangono criticità legate alla difficoltà di individuare i responsabili e di rimuovere i contenuti dal web.

Rimozione dei contenuti di revenge porn e tutela della privacy online

La rimozione dei contenuti online è un processo complesso che coinvolge diversi attori. Le piattaforme social e i motori di ricerca hanno un ruolo fondamentale: devono intervenire rapidamente per eliminare i materiali illeciti una volta che ne vengono a conoscenza. Molti siti hanno implementato strumenti specifici per segnalare in modo diretto i casi di revenge pornography. 

In Italia, la legge prevede che le piattaforme debbano agire con tempestività per evitare di incorrere in responsabilità civili. Tuttavia, la rimozione non è sempre immediata e definitiva: i contenuti possono essere già stati scaricati, condivisi o archiviati su altri siti, rendendo difficile un controllo totale.

Per tutelare la privacy delle vittime, esistono strumenti come il diritto all’oblio, che permette di chiedere la deindicizzazione dei contenuti dai motori di ricerca, e il ricorso all’Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali. In alcuni casi, è possibile rivolgersi direttamente alla Polizia Postale o a servizi di supporto legale specializzati.

Foto di Ron Lach – Pexels

Prevenzione, strategie di protezione ed educazione digitale

La prevenzione è una sfida che coinvolge sia la società che i singoli individui. È fondamentale promuovere una cultura digitale basata sul rispetto, sulla consapevolezza e sulla responsabilità. L’educazione digitale gioca un ruolo chiave: conoscere i rischi legati alla condivisione di immagini intime e i propri diritti può fare la differenza. 

Ecco alcuni consigli pratici per proteggersi:

  • Non condividere materiale intimo con persone di cui non si ha assoluta fiducia.
  • Utilizzare strumenti di messaggistica che garantiscano la crittografia end-to-end.
  • Attivare le impostazioni di privacy più restrittive sui social network.
  • Seguire le procedure di segnalazione e rimozione dei contenuti offerte dalle piattaforme.
  • In caso di minacce o diffusione di materiale, rivolgersi immediatamente alle autorità o a servizi di supporto legale.

È importante ricordare che la colpa non è mai della vittima: la revenge pornography è un reato e come tale va trattato. La prevenzione passa anche attraverso il dialogo: parlare apertamente di questi temi con amici, familiari o educatori può aiutare a riconoscere situazioni di rischio. In Italia, esistono numerosi enti e associazioni che offrono supporto psicologico e legale alle vittime di revenge pornography.

Cosa fare in caso di revenge pornography: passi immediati, raccolta prove e denuncia

Di fronte a una situazione di revenge pornography, è importante agire prontamente per limitare i danni e tutelare i propri diritti. Ecco una guida pratica in 5 passi:

  1. Mantieni la calma e non rispondere alle provocazioni o alle richieste. Il revenge porn è un reato e hai il diritto di essere protetto.
  2. Raccogli e conserva tutte le prove disponibili: screenshot, link, messaggi, email. È fondamentale documentare la diffusione del materiale e l’identità del responsabile, se possibile.
  3. Segnala immediatamente i contenuti alle piattaforme coinvolte (social network, siti web, app di messaggistica) utilizzando gli strumenti di segnalazione e rimozione. Ogni piattaforma ha procedure specifiche per i casi di revenge pornography.
  4. Presenta querela alle autorità competenti (Polizia Postale, Carabinieri, Questura) allegando tutte le prove raccolte. In Italia, la revenge pornography è un reato perseguibile d’ufficio se i fatti sono commessi in danno di una persona in condizione di inferiorità fisica o psichica oppure di una donna in stato di gravidanza.
  5. Rivolgiti a servizi di supporto legale e psicologico per affrontare le conseguenze emotive e pratiche della situazione. 

Ricorda che non sei solo: la legge è dalla tua parte e ci sono professionisti pronti ad aiutarti. Agire tempestivamente può fare la differenza nel fermare la diffusione dei contenuti e nel ricostruire la tua serenità.

Foto di Martino Pietropoli – Unsplash

Supporto psicologico e ruolo di familiari e amici

Il supporto psicologico può rappresentare un elemento fondamentale per le vittime di revenge pornography, che si trovano a fronteggiare un trauma complesso, con ripercussioni a livello emotivo, relazionale e sociale. In questo percorso, familiari e amici possono giocare un ruolo cruciale: la loro vicinanza, l’ascolto empatico e la capacità di non giudicare possono fare la differenza nel favorire la ricostruzione di un senso di sicurezza e di fiducia. 

In Italia esistono diversi servizi di aiuto e risorse a cui potersi rivolgere. Tra questi, il servizio di ascolto e sostegno psicologico offerto dal Telefono Rosa (1522), l’associazione Differenza Donna, la rete D.i.Re (Donne in Rete contro la violenza), il progetto “NoiNo!” di Amnesty International. Anche la Polizia Postale fornisce informazioni e orientamento alle vittime di cybercrime. 

Chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma un atto di coraggio e autodeterminazione. Nessuno deve affrontare da solo una situazione di revenge pornography: esistono strumenti legali, psicologici e sociali per tutelare la propria dignità e ricostruire il proprio benessere.

Nuove sfide: deepfake e tecnologie emergenti

L’evoluzione delle tecnologie digitali ha introdotto nuove sfide nel contesto della revenge pornography. Tra queste, i deepfake rappresentano una delle minacce più insidiose. Si tratta di contenuti audiovisivi manipolati tramite intelligenza artificiale, in cui il volto di una persona viene sovrapposto a immagini o video a sfondo sessuale, creando un falso estremamente realistico. 

Questo fenomeno amplifica i rischi per le vittime, che possono vedere la propria immagine associata a situazioni mai vissute, con conseguenze impattanti a livello psicologico e reputazionale. La difficoltà di distinguere i deepfake dalla realtà rende ancora più complesso il processo di rimozione dei contenuti e di tutela legale. 

Le normative stanno cercando di adeguarsi a queste nuove sfide: in Italia, la legge sulla revenge pornography copre anche i casi di deepfake. A livello internazionale, si stanno sviluppando strumenti giuridici specifici per contrastare la pornografia sintetica e proteggere le vittime di manipolazione digitale. Tuttavia, la rapidità con cui si evolvono le tecnologie richiede un costante aggiornamento delle strategie di prevenzione, educazione e intervento.

Un passo verso il benessere psicologico

Affrontare le conseguenze della revenge pornography è un percorso difficile, ma non impossibile. È importante ricordare che non si è soli: esistono risorse e professionisti pronti a offrire supporto psicologico e legale. 

Ricostruire la propria serenità e autostima richiede tempo, ma è possibile grazie alla resilienza e al sostegno di una rete di aiuto. In Italia, il numero anti violenza e stalking (1522) offre un servizio gratuito e anonimo per le vittime di violenza e il Centro Nazionale Anti-Cyberbullismo fornisce informazioni e supporto specifico per i casi di revenge pornography. 

Rivolgersi a uno psicologo o a un avvocato specializzato può anche fare la differenza nel percorso di recupero. La forza di chiedere aiuto è il primo passo verso un futuro in cui il dolore lasci spazio alla rinascita. Con Unobravo puoi fare il primo passo per trovare il tuo psicologo online.

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