Chi era John B. Watson e come si sviluppa il comportamentismo
John B. Watson era uno psicologo statunitense, considerato il fondatore del comportamentismo. Si formò in un contesto dominato dalla psicologia dell'introspezione e dalla psicoanalisi, che privilegiavano la coscienza, i vissuti interni e l'inconscio. Nel 1913, quando propose con forza una visione della psicologia come scienza naturale, Watson era già uno scienziato affermato, con credenziali impeccabili, e assunse il ruolo di promotore energico e combattivo di questo nuovo approccio proprio in un momento storico in cui la disciplina aveva bisogno di una figura capace di sostenerlo con decisione (Malone, 2014).
Watson propose una svolta radicale: trasformare la psicologia in una scienza naturale del comportamento, fondata su osservazione, misurazione e sperimentazione, sostenendo che ciò che non è direttamente osservabile dall’esterno – come pensieri, sentimenti e immagini mentali – non possa costituire un oggetto scientifico legittimo ma sia un realtà una “black box” inesplorabile. Pur essendo il primo a formulare in modo esplicito l’idea che la psicologia dovesse configurarsi come una scienza naturale, il comportamentismo, sia come teoria sia come pratica, affonda le sue radici in sviluppi precedenti alla sua opera (Malone, 2014).
Questa posizione nasce anche dall'influenza della fisiologia e dello studio sugli animali, che mostrava come molte risposte potessero essere spiegate in termini di stimolo-risposta. La sua tesi di dottorato e il volume Animal Education offrono evidenze sperimentali sistematiche sull’apprendimento negli animali, contribuendo a fondare un approccio quantitativo e controllato allo studio del comportamento (Todd & Morris, 1986). Watson estende questa logica all'essere umano, sostenendo che anche emozioni, abitudini e tratti di personalità siano il risultato di apprendimenti costruiti nell'interazione con l'ambiente.
Il Manifesto del comportamentismo (1913): gli assunti chiave
Nel 1913 Watson pubblica l'articolo "Psychology as the Behaviorist Views It", spesso chiamato Manifesto del comportamentismo. In questo testo definisce in modo programmatico che cosa dovrebbe essere la psicologia.
I punti centrali del Manifesto possono essere riassunti così:
- Psicologia come scienza naturale: deve studiare l'essere umano con lo stesso rigore con cui la biologia studia gli organismi, usando metodi sperimentali e quantitativi.
- Centralità del comportamento osservabile: oggetto della psicologia sono azioni, reazioni, movimenti, secrezioni ghiandolari, tutto ciò che può essere registrato dall'esterno.
- Esclusione della coscienza: termini come "coscienza", "mente" o "stati interni" sono considerati non scientifici perché non osservabili direttamente.
- Obiettivo di predizione e controllo: lo scopo della psicologia è prevedere come una persona si comporterà in certe condizioni e modificare il comportamento cambiando gli stimoli ambientali.
I principi teorici di Watson: una sintesi
Il comportamentismo di Watson si fonda su alcuni principi teorici che orientano sia la ricerca sia l'intervento sul comportamento umano.
I principali sono:
- Rifiuto dell'introspezione: i resoconti soggettivi ("come mi sento", "cosa penso") non sono considerati dati scientifici affidabili.
- Riduzione del mentale al comportamento: pensieri ed emozioni vengono interpretati come abitudini di risposta muscolare o ghiandolare, spesso molto fini e difficili da osservare, ma comunque comportamenti.
- Schema stimolo-risposta (S-R): ogni comportamento è visto come risposta a uno stimolo; conoscere gli stimoli permette di prevedere le risposte.
- Centralità del condizionamento: l'apprendimento avviene soprattutto tramite associazioni tra stimoli e risposte, che si consolidano con la ripetizione.
- Emozioni di base: Watson ipotizza poche emozioni innate (come paura, amore, rabbia) che vengono poi modellate e ampliate dall'esperienza.
Questi principi distinguono la posizione di Watson da altri comportamentisti successivi, che introdurranno concetti aggiuntivi, ma restano il nucleo del suo progetto teorico.
Il caso del piccolo Albert: un esperimento chiave
L'esperimento del piccolo Albert è uno degli esempi più noti del comportamentismo di Watson. Insieme alla collaboratrice Rosalie Rayner, Watson voleva mostrare che anche le emozioni possono essere apprese tramite condizionamento. Adottando il metodo del condizionamento classico e la teoria pavloviana della sostituzione dello stimolo, egli collegò il comportamentismo a una nuova metodologia sperimentale, capace di competere con l’introspezione di Titchener e con la psicoanalisi di Freud (Rilling, 2000).
Il protocollo, semplificando, seguiva questi passaggi:
- Stimolo neutro (SN): un piccolo ratto bianco, inizialmente indifferente per Albert, che non mostrava paura.
- Stimolo incondizionato (SI): un forte rumore metallico improvviso, che naturalmente provocava in Albert una reazione di spavento (risposta incondizionata).
- Associazione ripetuta: il ratto veniva presentato insieme al rumore, più volte, finché Albert iniziava ad anticipare la paura.
- Risposta condizionata (RC): dopo alcune associazioni, la sola vista del ratto (diventato stimolo condizionato) suscitava in Albert una reazione di paura.
Per Watson, questo dimostrava che una risposta emotiva può essere costruita artificialmente, sostenendo l'idea che molte paure infantili derivino da apprendimenti e non da predisposizioni misteriose.
Generalizzazione e ruolo dell'ambiente nel caso di Albert
Un aspetto centrale dell'esperimento su Albert è la generalizzazione dello stimolo. Dopo il condizionamento, il bambino non mostrava paura solo per il ratto bianco, ma anche per altri stimoli simili.
Watson osservò che la reazione di paura si estendeva a:
- Altri animali pelosi: ad esempio conigli o cani di piccola taglia, che condividevano caratteristiche visive con il ratto.
- Oggetti con texture simili: come pellicce o maschere con barba, che evocavano la stessa qualità tattile/visiva.
Per Watson, questo fenomeno confermava che l'ambiente non solo crea una risposta emotiva specifica, ma può amplificarla a molte situazioni vicine. In termini teorici, rafforza la sua tesi secondo cui l'individuo può essere profondamente plasmato dalle associazioni che l'ambiente costruisce nel tempo, anche quando non ne è consapevole. In questa prospettiva, Watson arriva a sostenere che anche le emozioni fondamentali possano essere comprese come risposte apprese o comunque modificate dall’esperienza, più che come stati interni misteriosi e impenetrabili (Opland & Torrico, 2024).
L’ambientalismo radicale di Watson: la citazione dei dodici bambini
Watson è noto per una frase spesso citata come sintesi del suo ambientalismo radicale. In forma semplificata, afferma che, se gli venissero dati dodici bambini sani, potrebbe educarli in modo da farne, a scelta, un medico, un avvocato, un artista, un mendicante o un ladro, indipendentemente dalle loro inclinazioni, talenti o caratteristiche ereditarie.
Con questa affermazione, Watson vuole sottolineare che:
- L'ambiente è decisivo: ciò che diventiamo dipende soprattutto dalle esperienze e dai condizionamenti ricevuti.
- L'ereditarietà è ridimensionata: le differenze innate contano molto meno di quanto si pensasse nella sua epoca.
Questa posizione è volutamente provocatoria e oggi appare eccessiva, ma rende chiaro il cuore del suo progetto: mostrare che, cambiando sistematicamente gli stimoli, è possibile modellare il comportamento umano in modo profondo.
Predizione e controllo del comportamento: cosa intendeva Watson
Per Watson, una psicologia davvero scientifica deve puntare a prevedere e controllare il comportamento. Questi termini, oggi talvolta percepiti come minacciosi, nel suo progetto hanno un significato preciso.
- Predizione: conoscere le leggi che collegano stimoli e risposte permette di anticipare come una persona reagirà in condizioni specifiche. Ad esempio, sapere che un certo stimolo è stato associato a paura può aiutare a prevedere l'evitamento.
- Controllo: modificando gli stimoli (introducendone di nuovi, eliminandone altri, cambiandone l'intensità) è possibile cambiare le risposte. Per Watson, questo controllo può essere usato per ridurre comportamenti problematici e favorire abitudini più adattive.
Questa idea di intervento sul comportamento, basata su regole chiare e osservabili, rappresenta uno dei lasciti più duraturi del suo pensiero.
Dal condizionamento delle emozioni alle tecniche moderne
Le idee di Watson sul condizionamento delle emozioni hanno contribuito a gettare le basi di molte tecniche usate oggi per lavorare su paure e ansia.
Alcuni collegamenti diretti sono:
- Esposizione graduale: se una paura è stata appresa associando uno stimolo a una risposta di ansia, è possibile ridurla esponendosi allo stimolo in modo controllato, senza che si verifichi l'esito temuto. Questo processo sfrutta gli stessi meccanismi di apprendimento individuati da Watson, ma in senso terapeutico.
- Desensibilizzazione emotiva: ripetere l'incontro con uno stimolo temuto in condizioni di sicurezza può indebolire l'associazione tra stimolo e paura. L'idea di fondo è che, se le emozioni possono essere condizionate, possono anche essere ricondizionate.
Pur essendo state sviluppate e raffinate da altri autori, queste tecniche mantengono un legame concettuale con la visione di Watson del comportamento come qualcosa di modificabile attraverso l'ambiente.
Watson oggi: limiti e eredità del suo comportamentismo
Il comportamentismo di Watson, nella sua forma originaria, può essere considerato una visione parziale del funzionamento psicologico: trascurare completamente pensieri, significati e relazioni interne non rende conto della complessità dell'esperienza umana.
Tuttavia, il suo contributo resta fondamentale per diversi motivi:
- Ha reso la psicologia più sperimentale: insistendo su misurazione e osservazione, ha spinto la disciplina verso metodi più rigorosi.
- Ha mostrato il peso dell'apprendimento: l'idea che molte paure, abitudini e comportamenti siano appresi ha aperto la strada a interventi mirati.
- Ha influenzato la pratica clinica: molte procedure di cambiamento del comportamento derivano, in ultima analisi, dalla sua concezione di condizionamento e di ruolo dell'ambiente.
Comprendere Watson significa quindi capire una radice importante di come oggi pensiamo al rapporto tra esperienza, ambiente e comportamento.
Comprendere il proprio comportamento: da Watson alla propria storia personale
Capire il pensiero di Watson ci ricorda una cosa importante: il nostro comportamento non è qualcosa di fisso, ma anche il risultato di esperienze, associazioni, ambienti che ci hanno plasmato nel tempo. Se molte paure, abitudini o modi di reagire si sono appresi, allora in alcuni casi possono anche essere compresi, messi in discussione e, quando serve, cambiati. Un percorso psicologico può contribuire ad aiutarti proprio in questo: dare un senso a ciò che vivi oggi e costruire, passo dopo passo, risposte potenzialmente più in linea con i tuoi bisogni e i tuoi valori. Se senti che alcune reazioni ti limitano, che certe paure ti bloccano o che vorresti imparare nuovi modi di stare nelle relazioni, con Unobravo puoi iniziare a lavorarci insieme a un professionista, in uno spazio che mira a essere sicuro e online. Se ti va di fare il primo passo, inizia il questionario per trovare il tuo psicologo online e scopri il professionista che potrebbe essere più adatto a te.






