L'impatto della malattia di un familiare sulla rete sociale: come ridefinire i rapporti in modo consapevole?
Non è solo lui a essere malato, è cambiato tutto
Mi sento sola anche in mezzo alla mia famiglia
Quando una persona cara si ammala, non è solo la sua vita a cambiare. È come se un'onda attraversasse tutte le relazioni intorno: in famiglia, nella coppia, tra amici, nel lavoro. Ci si ritrova a confrontarsi con nuovi equilibri, ruoli inaspettati e responsabilità che, fino a poco prima, non esistevano.
Le priorità si ridefiniscono, i tempi si riorganizzano e anche le dinamiche più consolidate iniziano a trasformarsi. Alcuni legami si rafforzano grazie alla vicinanza, altri si allentano piano piano, altri emergono come risorse inattese.
È un'esperienza che può far sentire soli, anche quando si è circondati da persone. Riconoscere che questo impatto esiste, e che coinvolge l’intero sistema di relazioni, è un primo passo fondamentale: aiuta a non attribuire tutto alla propria fatica individuale e a proteggere, per quanto possibile, i legami che contano di più.
Le ragioni del cambiamento
Cosa spinge le relazioni a cambiare durante la malattia
Mi sento in colpa se esco con gli amici
Nessuno capisce davvero cosa sto passando
Capire cosa succede ai propri rapporti quando un familiare si ammala può essere molto faticoso da affrontare da soli. Per molte persone, il supporto di uno/a psicologo/a può fare la differenza nel dare un senso a quello che si sta vivendo e nell’ individuare modalità più adatte per tutelare sé stessi e le proprie relazioni. Proviamo, intanto, a esplorare insieme alcune possibili ragioni che sono alla base di questi cambiamenti.
Meno tempo, meno energie per le relazioni
- La malattia ridisegna le giornate di tutto il nucleo familiare: visite mediche, terapie, assistenza quotidiana occupano gran parte del tempo e delle energie che prima si dedicavano ad altro.
- Lo spazio per coltivare amicizie, frequentare colleghi o semplicemente stare con il partner si riduce, e con esso anche le occasioni di connessione e leggerezza che aiutano a stare bene.
- Questa riduzione non avviene per scelta, ma per necessità, e proprio per questo può generare un senso di frustrazione difficile da esprimere.
Il senso di colpa di chi si prende cura
- Chi assiste il familiare malato vive spesso un conflitto interiore tra il senso del dovere verso la persona cara e il bisogno di mantenere una vita propria.
- Ogni momento dedicato a sé stessi, al lavoro o alle relazioni può essere accompagnato da un senso di colpa, come se prendersi cura di sé significasse sottrarre qualcosa all’altro.
- Questo circolo vizioso porta a rinunciare progressivamente a tutto ciò che non riguarda la cura, con il rischio di un isolamento crescente.
Chi sta fuori non sa come avvicinarsi
- Le persone esterne alla famiglia spesso non sanno come comportarsi di fronte alla malattia. Il disagio, l’imbarazzo o la paura di risultare inopportuni possono portarle ad allontanarsi gradualmente.
- All'interno della famiglia, invece, possono emergere tensioni legate alla distribuzione del carico di cura: quando alcuni membri si fanno carico di tutto e altri si sottraggono, il risentimento cresce e le fratture relazionali si approfondiscono.
- Chi assiste può arrivare a chiudersi, rinunciando a chiedere aiuto, sostenuto dalla convinzione che nessuno possa comprendere davvero la complessità della situazione.
Esempi concreti e quotidiani
Situazioni in cui potresti riconoscerti
Mio fratello non si fa mai vivo, e io sono stanco
Le amiche hanno smesso di chiamarmi
Ogni famiglia attraversa la malattia in modo diverso, ma esistono alcune dinamiche che tendono a ripresentarsi con frequenza. Potresti riconoscerti in qualcuna di queste situazioni.
Distanze e risentimenti tra familiari
- Un familiare che vive lontano può sentirsi in colpa per non riuscire a essere presente quanto vorrebbe, mentre chi è vicino e si occupa quotidianamente dell’assistenza può provare risentimento verso chi non partecipa attivamente. Questa dinamica rischia di creare una frattura difficile da sanare, perché entrambe le parti si percepiscono come poco comprese.
- Alcuni familiari tendono a minimizzare la gravità della situazione o a evitare di parlare apertamente della malattia, come modo per proteggersi dalla paura della perdita. Questo rende il dialogo autentico molto difficile e può far sentire chi assiste ancora più solo.
- La necessità di coinvolgere figure esterne di assistenza nella quotidianità può generare tensioni. Accettare l'aiuto di persone nuove in casa richiede un adattamento che non tutti i membri della famiglia vivono con la stessa serenità.
Quando la coppia viene messa alla prova
- Può capitare che il/la partner, di fronte al dolore di vedere la persona cara stare male, si distanzi emotivamente, lasciando nell'altro un senso di abbandono proprio nel momento di maggiore bisogno.
- La comunicazione nella coppia può diventare più tesa: la frustrazione e la rabbia verso la malattia finiscono per essere dirette verso la persona più vicina, generando incomprensioni che complicano ulteriormente il rapporto.
- A volte ci si accorge di non parlare più di altro se non della malattia, e lo spazio della coppia come luogo di intimità e complicità sembra scomparire del tutto.
Amicizie che si trasformano
- Le visite di amici e conoscenti, frequenti nelle prime fasi della malattia, tendono a diradarsi con il tempo, soprattutto quando la situazione si cronicizza, lasciando chi assiste con una crescente sensazione di solitudine.
- Alcune amicizie che sembravano solide si rivelano fragili di fronte alla fatica prolungata, mentre legami meno stretti possono sorprendere con gesti concreti di vicinanza e supporto.
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Strategie pratiche e accessibili
Piccoli passi per prendersi cura di sé e dei propri legami
Ho capito che chiedere aiuto non è debolezza
Ho iniziato a prendermi piccoli spazi per me
Ricordare che le reazioni emotive non sono attacchi personali
Quando in famiglia emergono rabbia, distacco o iperprotettività, può essere utile ricordare che spesso si tratta di reazioni alla situazione, più che di gesti rivolti direttamente contro di te. Questa prospettiva può aiutarti ad attraversare i momenti di conflitto con maggiore pazienza, sia verso gli altri che verso te stesso.
Provare a condividere il carico con chi ti sta intorno
Non è necessario fare tutto da soli. Può essere d’aiuto coinvolgere familiari e amici in modo concreto, anche attraverso richieste semplici e specifiche: fare la spesa, accompagnare a una visita, restare con la persona malata per qualche ora. Quando le richieste sono chiare e circoscritte, diventa più facile distribuire le responsabilità e rendere sostenibile il carico per tutti.
Concedersi del tempo per sé senza senso di colpa
Dedicare del tempo ai propri interessi, a una passeggiata o a un caffè con un amico non è un tradimento verso chi sta male. È un modo per ricaricare le energie e poter continuare a esserci in modo più presente e sostenibile. Anche solo mezz’ora può fare la differenza.
Parlare apertamente di come ci si sente
Quando ti sentirai pronto/a, può essere utile condividere con le persone vicine non solo gli aggiornamenti sulla malattia, ma anche come stai tu. Espressioni semplici come “sono stanco” o “ho bisogno di aiuto”, per quanto difficili da pronunciare, possono aprire spazi di vicinanza e sostegno che altrimenti rischiano di rimanere chiusi.
Accettare che alcune relazioni cambino
Alcuni rapporti si trasformeranno, e non tutti nella direzione che avresti desiderato. Potresti accorgerti che persone su cui contavi si allontanano, mentre altre si avvicinano in modo inaspettato. Provare ad accogliere questi cambiamenti senza giudicarli può aiutare ad alleggerire il carico emotivo e a rimanere più in contatto con ciò che stai vivendo.
Valutare un percorso con uno/a psicologo/a
Un percorso di psicoterapia, individuale o familiare, può offrire uno spazio prezioso in cui dare voce a emozioni che nella quotidianità faticano a trovare posto. Non è necessario aspettare che la situazione diventi molto difficile per iniziare: anche solo avere un luogo in cui sentirsi compresi e sostenuti può fare una differenza significativa nel modo in cui si attraversa questo periodo.
Dare spazio alla coppia, se hai un/una partner
Se la malattia riguarda un familiare e stai attraversando questa esperienza in coppia, può essere utile ritagliare momenti in cui tornate a parlare di voi, non solo della situazione. Anche un percorso di terapia di coppia può offrire uno spazio di ascolto reciproco, soprattutto quando la comunicazione diventa più faticosa e rischia di appiattirsi esclusivamente sull’emergenza.
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Ritrovare connessione e cura di sé
I legami possono trasformarsi senza spezzarsi
Sto imparando a chiedere aiuto, un passo alla volta
I rapporti cambiano, ma non per forza in peggio
La malattia di un familiare non è mai un evento che riguarda una sola persona: è un'esperienza che attraversa e ridefinisce l'intera rete di relazioni. Accettare che i rapporti cambino non significa necessariamente perdere qualcosa, ma riconoscere che anche le relazioni attraversano fasi diverse e possono trasformarsi. In alcuni casi, proprio la condivisione di un momento difficile può diventare un’occasione per approfondire il legame.
Nominare la fatica, il dolore e la frustrazione è già di per sé un atto di cura verso sé stessi. Chi si annulla completamente nell'assistenza rischia di compromettere il proprio benessere fisico e mentale, con conseguenze che si riflettono anche sulla qualità delle relazioni e della cura stessa.
Se senti che questa situazione sta pesando su di te e sui tuoi rapporti, ricorda che non devi affrontare tutto da solo/a. Un percorso con uno/a psicologo/a può offrirti uno spazio in cui dare senso a ciò che stai vivendo, oltre a strumenti concreti per attraversarlo e per ritrovare, anche in un momento così complesso, una connessione più autentica con le persone che ti circondano.
Il passo successivo, se ti senti pronto/a
La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.
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FAQ
Domande frequenti
È normale sentirsi soli anche quando si è circondati dalla famiglia durante la malattia di un familiare?
Sì, è un'esperienza comune tra chi si prende cura di una persona cara malata. Si può essere fisicamente circondati da persone e sentirsi comunque profondamente soli, perché la fatica emotiva che si vive può diventare difficile da condividere fino in fondo.
Questo accade per diverse ragioni: chi ti sta intorno potrebbe non sapere come avvicinarsi, oppure potresti sentirti in difficoltà nel mostrare quanto stai facendo fatica, per paura di pesare sugli altri o di sembrare egoista.
Riconoscere questa solitudine è già un passo importante. Non significa che le persone intorno a te non ti vogliano bene, ma che la situazione sta creando una distanza emotiva che ha bisogno di essere nominata. Provare a dire "Mi sento solo/a" o "Ho bisogno di parlare di come sto" può aprire spazi di vicinanza inaspettati. Se senti che questa sensazione persiste, un percorso con uno/a psicoterapeuta può offrirti uno spazio sicuro in cui sentirti davvero ascoltato/a.
Come posso gestire il senso di colpa quando mi prendo del tempo per me mentre un familiare è malato?
Il senso di colpa è una delle emozioni più frequenti per chi assiste un familiare malato. Ogni momento dedicato a te stesso/a, che si tratti di una passeggiata, di un’uscita con amici o semplicemente di un po’ di riposo, può essere accompagnato dalla sensazione di fare un torto a chi sta soffrendo.
È importante sapere che prenderti cura di te non toglie nulla alla persona malata. Al contrario, permette di ricaricare le energie e continuare a esserci con presenza e lucidità. Se ti annulli completamente nell’assistenza, il rischio è di esaurire le tue energie e di non riuscire più a sostenere né te stesso né la persona che ami.
Puoi provare a partire da piccoli gesti: anche solo mezz’ora dedicata a qualcosa che ti fa stare bene. Con il tempo, potresti accorgerti che questi momenti non ti allontanano dalla persona cara, ma ti permettono di starle accanto in modo più autentico e sostenibile.
Perché alcuni amici si allontanano quando un familiare si ammala?
Può essere molto doloroso notare che persone su cui contavi iniziano a farsi sentire sempre meno. Nella maggior parte dei casi, questo allontanamento non sempre nasce da indifferenza, ma piuttosto, potrebbe nascere, da disagio e imbarazzo. Le persone non sempre sanno cosa dire, o possono temere di risultare inopportune o di sentirsi impotenti di fronte alla sofferenza.
Quando la malattia si protrae nel tempo, la presenza iniziale può diminuire. La quotidianità degli altri va avanti, e il divario tra la propria realtà e quella di chi ci sta accanto può diventare sempre più ampio.
Allo stesso tempo, potresti scoprire che legami apparentemente meno stretti si rivelano sorprendentemente solidi, attraverso gesti concreti di vicinanza che non ti aspettavi. Accogliere questi cambiamenti senza giudicarli può contribuire ad alleggerire il carico emotivo.
Se senti il bisogno di uno spazio di confronto, valutare un percorso con uno/a psicologo/a può aiutarti a dare senso anche al dolore legato a queste trasformazioni nelle relazioni.
Come evitare che i conflitti familiari peggiorino durante la malattia di una persona cara?
Quando un familiare si ammala, è frequente che emergano tensioni legate alla distribuzione del carico di cura. Chi è più presente può provare rancore verso chi sembra sottrarsi, mentre chi vive lontano può sentirsi in colpa e incompreso. Queste dinamiche, se non affrontate, rischiano di creare fratture profonde.
Un primo passo può essere comunicare in modo chiaro e concreto. Invece di aspettare che gli altri colgano da soli ciò di cui hai bisogno, puoi provare a formulare richieste specifiche: fare la spesa, accompagnare a una visita, restare con la persona malata per qualche ora.
Le richieste circoscritte sono più facili da accogliere rispetto a un generico “dovete fare di più” e aumentano le possibilità di ricevere un aiuto reale.
Può essere utile anche ricordare che le reazioni degli altri, come il distacco o la minimizzazione, spesso sono risposte alla paura e al dolore, non gesti diretti contro di te. Un percorso di terapia familiare può offrire uno spazio protetto in cui affrontare insieme queste difficoltà, prima che diventino insanabili.
Quando è il momento di chiedere aiuto a uno/a psicologo/a se un familiare è malato?
Non esiste un momento "giusto" in assoluto, ma ci sono alcuni segnali che possono indicare che un supporto psicologico potrebbe fare la differenza: sentirti costantemente esausto, avere difficoltà a dormire, provare rabbia o tristezza persistenti, isolarti sempre di più, oppure notare che le relazioni intorno a te si stanno indebolendo.
Un percorso con uno/a psicoterapeuta può rappresentare uno spazio di crescita e riflessione, un luogo in cui dare voce a emozioni che nella quotidianità faticano a trovare spazio: la stanchezza, la paura, il senso di colpa, la rabbia. Anche quando senti di “farcela”, avere accanto qualcuno che ti aiuti a elaborare ciò che stai vivendo può fare una differenza significativa nel modo in cui attraversi questo periodo. Prenderti cura della tua salute emotiva non è un lusso, ma una parte essenziale del prenderti cura di te e, allo stesso tempo, della persona che ami.
Domande frequenti sulla terapia
Quanti tipi di terapia ci sono in Unobravo?
Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.
Cos'è e in cosa consiste la terapia individuale con Unobravo?
Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.
Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
Se sarà il professionista adatto a te, inizierete insieme un percorso creato su misura per te.
Terapia online: perché sceglierla?
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Quali sono i prezzi della terapia individuale?
Il prezzo dello psicologo in presenza può variare molto, senza contare il tempo e il costo per raggiungere lo studio del professionista.
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Quanto dura un percorso di terapia individuale?
A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.
Come faccio a sapere se ho bisogno di fare terapia?
Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.
È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.
La terapia di coppia può aiutare in questo caso?
La malattia di un familiare sta creando distanza nella coppia: la terapia di coppia può aiutare?
Quando una persona cara si ammala, è frequente che la coppia ne risenta. Può capitare che il/la partner si distanzi emotivamente, oppure che la comunicazione diventi più tesa, con incomprensioni e frustrazioni che si accumulano. A volte ci si accorge di non parlare più di altro se non della malattia, e lo spazio dell'intimità sembra scomparire.
La terapia di coppia offre uno spazio prezioso per ritrovare un dialogo autentico. Non è necessario che la relazione sia in crisi: può essere utile anche quando si percepisce che qualcosa sta cambiando e si desidera affrontarlo insieme, prima che diventi più difficile
In questo percorso potete imparare a esprimere i vostri bisogni senza che diventino accuse, a capire le reazioni dell'altro e a ritagliare uno spazio in cui esistete come coppia, non solo come persone che gestiscono una situazione difficile. È un atto di cura reciproca, non un segnale che qualcosa non funziona.
Come posso proporre al mio/alla mia partner di iniziare un percorso di terapia di coppia durante la malattia di un familiare?
Proporre la terapia di coppia può sembrare delicato, soprattutto in un momento già carico di preoccupazioni. Un buon punto di partenza è parlare di come ci si sente, piuttosto che di cosa non funziona nella relazione.
Potresti dire qualcosa come: "Sento che questo periodo ci sta mettendo alla prova e vorrei che avessimo uno spazio per parlare di noi, non solo della malattia." Questo tipo di comunicazione evita che il/la partner si senta accusato e trasmette l'idea di un progetto condiviso.
È importante presentare la terapia di coppia come un'opportunità per stare meglio insieme. Può essere utile spiegare che non si tratta di risolvere un problema specifico, ma di avere un luogo protetto in cui ascoltarsi a vicenda con l'aiuto di un/una professionista. Se il/la partner non si sente pronto, è importante rispettarne i tempi. Nel frattempo, anche un percorso individuale può offrire uno spazio utile per elaborare ciò che si sta vivendo.
Qual è la differenza tra un percorso individuale e uno di coppia quando si affronta la malattia di un familiare?
Entrambi i percorsi possono essere molto utili, e rispondono a bisogni diversi. Un percorso individuale è uno spazio personale, in cui puoi esplorare le emozioni legate alla malattia, al carico di cura, al senso di colpa e alla fatica, senza doverti preoccupare di come le tue parole vengono ricevute.
Un percorso di coppia, invece, si concentra sulla relazione: come comunicate, come vi sostenete, come gestite insieme lo stress e le responsabilità. È particolarmente utile quando sentite che la malattia sta occupando tutto lo spazio della coppia e volete ritrovare un equilibrio.
I due percorsi non sono in competizione e possono anche coesistere. Si può scegliere di iniziare con un percorso individuale per fare chiarezza dentro di sé e, successivamente, valutare insieme al/alla partner se intraprendere un percorso di coppia. Oppure il contrario. L’importante è orientarsi verso ciò che appare più adatto al momento che si sta attraversando.
La terapia di coppia serve anche se la nostra relazione non è in crisi, ma sentiamo che la malattia di un familiare ci sta cambiando?
Si, iniziare un percorso di coppia quando la relazione funziona ma si sente che qualcosa sta cambiando è uno dei modi più efficaci per proteggere il legame. Non necessario aspettare che le difficoltà diventino molto intense per prendersi cura della relazione.
La malattia di un familiare porta con sé cambiamenti profondi: nuove responsabilità, meno tempo insieme, emozioni intense che possono essere difficili da condividere. Anche una coppia solida può sperimentare fatica in queste circostanze, e riconoscerlo è un segno di consapevolezza e maturità.
In terapia di coppia potete lavorare su come affrontare questo periodo mantenendo viva la connessione emotiva, imparando a comunicare i bisogni di ciascuno e trovando insieme strategie per non perdere di vista lo spazio della coppia. Si tratta di un investimento nel benessere condiviso, un modo per attraversare un momento complesso mantenendo un senso di alleanza.
Cosa aspettarsi concretamente dalla terapia di coppia quando si vive la malattia di una persona cara?
Il percorso di terapia di coppia offre uno spazio strutturato e protetto in cui poter parlare di ciò che si sta vivendo con l'aiuto di un/una psicoterapeuta. Non si tratta di ricevere consigli su cosa fare, ma di esplorare insieme le dinamiche che si sono create e individuare modalità per affrontarle.
Nelle sedute potreste lavorare su diversi aspetti: come esprimere la stanchezza e la frustrazione senza ferire l’altro, come distribuire il carico di cura in modo più equilibrato, come mantenere momenti di vicinanza e intimità anche in un periodo così impegnativo.
Potreste anche scoprire che alcune tensioni non riguardano solo la malattia, ma toccano dinamiche più profonde della coppia che questa situazione ha portato in superficie. Il/la terapeuta vi aiuterà a dare un senso a quello che sta succedendo tra voi, senza giudizio, accompagnandovi nel ritrovare un modo di stare insieme che tenga conto dei bisogni di entrambi.
E ora?
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