Smartworking e solitudine: come contrastare il senso di isolamento?
Mi mancano le chiacchierate in pausa pranzo
Lavoro tutto il giorno ma mi sento invisibile
Lo smart working offre flessibilità e autonomia, ma può portare con sé un senso di isolamento che cresce poco alla volta, quasi senza che ce ne accorgiamo. Se non viene ascoltato, questo vissuto rischia di pesare sul benessere emotivo e sulla qualità della vita, anche professionale.
Il bisogno di connessione sociale è una parte importante dell'esperienza lavorativa. Quando viene a mancare il contatto quotidiano con chi lavora al nostro fianco, può capitare di sentirsi invisibili, distanti, un po' fuori da tutto.
Non tutti hanno avuto il tempo di adattarsi al lavoro da remoto. Chi era abituato alla dimensione relazionale dell'ufficio può vivere questa solitudine come una perdita significativa, non solo sul piano professionale ma anche personale.
Riconoscere questo senso di isolamento non è un segno di debolezza, ma un segnale importante che merita attenzione. Ed è il primo passo per ritrovare un equilibrio tra i vantaggi del lavoro agile e il bisogno di relazioni autentiche.
Le radici dell'isolamento
Cosa alimenta il senso di solitudine da remoto
Non ho mai preso un caffè con il mio team
Le mie giornate sono tutte uguali, mi sento spento
Le ragioni per cui lo smart working può generare solitudine sono diverse e spesso si intrecciano tra loro. Capire cosa c'è dietro questo vissuto può essere più semplice con il supporto di un professionista della salute mentale, che può aiutarti a esplorare come il tuo modo di vivere le relazioni si intreccia con il contesto lavorativo. Intanto, proviamo a esplorare insieme alcune possibili ragioni di questo senso di isolamento.
Uno schermo non basta per sentirsi vicini
- La comunicazione mediata da uno schermo riduce l'esperienza relazionale alla vista e all'udito, escludendo tutte quelle sfumature non verbali, come un gesto, uno sguardo o una presenza fisica, che alimentano la fiducia e la vicinanza tra colleghi.
- La mancanza di momenti informali e spontanei, come la pausa caffè o la chiacchierata in corridoio, priva le persone di quelle micro-interazioni quotidiane che nutrono il senso di comunità e rendono il lavoro un'esperienza anche sociale.
- Il contatto diretto tra persone favorisce processi neurobiologici legati alla fiducia e ai legami sociali. Le interazioni digitali, per quanto utili, non attivano sempre le stesse risposte relazionali.
Quando le giornate si assomigliano tutte
- Il confine sempre più sfumato tra vita privata e lavoro può generare una routine monotona, in cui le giornate si somigliano e manca la varietà di stimoli che un ambiente condiviso offre in modo naturale.
- Senza la varietà di situazioni e incontri che scandiscono una giornata in ufficio, può diventare più difficile trovare motivazione e sentirsi parte di qualcosa di più grande.
Il lavoro da remoto per chi è all'inizio della carriera
- Per chi è all'inizio del proprio percorso professionale, come chi si è appena laureato, lavorare interamente da remoto può rendere più difficile costruire una rete relazionale e sviluppare competenze trasversali.
- Queste competenze si apprendono spesso attraverso l'osservazione e il confronto diretto con colleghi più esperti: dinamiche che il digitale fatica a riprodurre.
Esperienze comuni di isolamento
Situazioni in cui potresti esserti riconosciuto
Finisco le call e non ho più energie per nulla
Mi sembra di non contare niente per il team
Il senso di isolamento nello smart working può manifestarsi in modi diversi. Ecco alcune situazioni in cui potresti ritrovarti.
Sentirsi fuori dalle dinamiche del team
- Avere la sensazione di essere estranei alle decisioni e ai cambiamenti aziendali, come se tutto avvenisse altrove, senza poter cogliere quei segnali che in ufficio si percepiscono in modo naturale.
- Avvertire un assottigliamento del legame con l'organizzazione e con il proprio ruolo, fino a percepire il proprio contributo come poco visibile, alimentando un senso di estraneità rispetto al progetto comune.
La stanchezza che non ti aspetti
- Terminare la giornata lavorativa sentendosi stanchi e svuotati, nonostante non ci si sia mossi da casa. È quella che viene chiamata Zoom fatigue, cioè la stanchezza emotiva provocata da videochiamate continue che sostituiscono molte forme di interazione.
- Notare un calo della motivazione e della creatività legato all'assenza di confronto spontaneo. Senza lo scambio di idee che nasce dalla condivisione di uno spazio, i pensieri possono tendere a girare in circolo.
Costruire un'identità lavorativa solo attraverso uno schermo
- Vivere la sensazione di lavorare in un vuoto relazionale, dove le uniche comunicazioni con i colleghi sono riunioni programmate con un'agenda rigida, prive di quello scambio umano che rende il lavoro anche un'esperienza di crescita.
- Trovarsi, soprattutto da neolaureati, a iniziare un percorso professionale senza aver mai condiviso fisicamente uno spazio con il proprio team, costruendo la propria identità lavorativa esclusivamente attraverso interazioni digitali frammentate.
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Strategie pratiche e accessibili
Piccoli passi per ritrovare connessione e benessere
Ho proposto un caffè virtuale e mi ha fatto bene
Ho capito che chiedere aiuto è prendermi cura di me
Cercare momenti di contatto informale con i colleghi
Puoi provare a creare piccoli momenti di connessione che non siano legati a riunioni di lavoro: una telefonata spontanea, un messaggio per condividere un pensiero, un caffè virtuale senza agenda. Sono gesti semplici che possono fare la differenza nel mantenere viva la dimensione umana del rapporto.
Parlare apertamente del proprio bisogno di relazione
Se senti che ti manca il contatto con il team, potresti provare a condividerlo con il tuo responsabile o con i colleghi. Proporre soluzioni concrete, come incontri periodici in presenza o momenti dedicati al confronto libero, è un atto di cura verso di te e verso l'intero gruppo.
Coltivare relazioni anche fuori dal lavoro
Partecipare a community professionali, frequentare uno spazio di coworking o unirsi a gruppi e attività locali può aiutarti a nutrire il bisogno di appartenenza e a trovare stimoli nuovi al di fuori dello schermo.
Creare un rituale di chiusura della giornata
Stabilire un momento preciso che segni il confine tra lavoro e vita personale può aiutarti a recuperare energia per le relazioni e per te. Puoi provare a spegnere il computer a un orario definito, riordinare la scrivania o fare una breve lista per il giorno dopo.
Riflettere sul proprio contributo al team
Quando il legame con l'organizzazione sembra affievolirsi, potresti provare a chiederti quali valori condividi con il tuo team, quale impatto ha il tuo lavoro e quali competenze uniche puoi portare. Il senso di appartenenza non passa solo dal contatto fisico, ma anche dalla consapevolezza di ciò che offri.
Valutare un percorso di psicoterapia
Se il senso di isolamento persiste e si accompagna a stanchezza emotiva, calo della motivazione o difficoltà nelle relazioni, un percorso con un professionista della salute mentale può essere uno spazio prezioso per capire cosa sta succedendo e trovare strumenti concreti. Non bisogna aspettare che le cose diventino molto difficili per iniziare: è uno spazio di crescita e riflessione che può aiutarti a sentirti capito e sostenuto.
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Verso un nuovo equilibrio
Riconoscere la solitudine è già un primo passo
Non sono l'unica a sentirmi così, e mi rassicura
Sto imparando a trovare il mio equilibrio
Il senso di isolamento nello smart working è un'esperienza diffusa e legittima, non un limite individuale. Riconoscerlo e dargli spazio è già qualcosa di importante.
L'obiettivo non è rinunciare ai benefici del lavoro agile, ma integrare attivamente la dimensione relazionale che il lavoro da remoto tende a indebolire. Anche le aziende hanno un ruolo in questo, perché favorire momenti di confronto autentico e ascoltare i segnali di disagio sono azioni che fanno la differenza.
Per chi è all'inizio della carriera, il tema è particolarmente delicato: costruire la propria identità lavorativa richiede anche esperienze di vicinanza e apprendimento informale che il digitale da solo fatica a offrire.
Se senti che questo malessere ti accompagna da tempo, valutare un percorso con un professionista della salute mentale può aiutarti a fare chiarezza e a trovare il tuo modo di stare bene, anche lavorando da remoto.
Il passo successivo, se ti senti pronto/a
La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.
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FAQ
Domande frequenti
È normale sentirsi soli lavorando da casa, anche se si è in contatto con i colleghi online?
Sì, è un'esperienza molto comune tra chi lavora da remoto, e ha ragioni concrete. Le interazioni attraverso uno schermo, per quanto frequenti, non riescono a sostituire del tutto la ricchezza del contatto diretto, perché mancano le sfumature non verbali, gli sguardi e i gesti spontanei che alimentano il senso di vicinanza.
Anche le micro-interazioni quotidiane, come una chiacchierata in corridoio o una pausa caffè condivisa, hanno un ruolo importante nel farci sentire parte di un gruppo. Quando vengono a mancare, è naturale avvertire un vuoto, anche se il calendario è pieno di videochiamate.
Sentirsi soli in questa situazione non significa essere fragili: è un segnale che il tuo bisogno di connessione merita attenzione. Riconoscerlo è già un primo passo importante per prenderti cura di te.
Perché alla fine della giornata in smart working mi sento così stanco anche se non mi sono mosso da casa?
Quella che provi potrebbe essere la cosiddetta Zoom fatigue, una forma di stanchezza emotiva legata all'uso prolungato di videochiamate. Restare concentrati su uno schermo per ore, cercando di cogliere segnali comunicativi che normalmente percepiremmo in modo naturale, richiede al cervello uno sforzo molto intenso.
A questo si aggiunge la mancanza di varietà: senza spostamenti, incontri casuali o cambi di ambiente, le giornate tendono ad assomigliarsi tutte, e questo può contribuire a un senso di svuotamento.
Può essere utile inserire delle pause reali durante la giornata, magari alzandosi dalla scrivania, facendo una breve passeggiata o creando un rituale di chiusura che segni il confine tra lavoro e tempo personale. Se la stanchezza persiste e si accompagna a un calo della motivazione, parlarne con uno psicologo o una psicoterapeuta può aiutarti a capire cosa sta succedendo e a trovare strategie su misura per te.
Come posso sentirmi meno isolato lavorando da remoto?
Ci sono diversi piccoli gesti che possono fare la differenza. Uno dei più efficaci è cercare momenti di contatto informale con chi lavora con te: una telefonata spontanea, un messaggio non legato a task, un caffè virtuale senza agenda. Sono occasioni semplici che nutrono la dimensione umana del rapporto.
Può aiutare anche parlare apertamente del tuo bisogno di relazione con il team o con chi ti coordina: proporre incontri periodici in presenza o momenti di confronto libero è un atto di cura verso di te e verso il gruppo.
Fuori dal lavoro, frequentare uno spazio di coworking, partecipare a community professionali o unirsi ad attività locali può offrirti stimoli nuovi e un senso di appartenenza che lo schermo da solo fatica a darti. Anche creare un rituale di chiusura della giornata lavorativa ti permette di recuperare energia per le relazioni e per te.
Lo smart working è più difficile per chi è all'inizio della carriera?
Per chi è all'inizio del proprio percorso professionale, lavorare interamente da remoto può presentare sfide specifiche. Costruire una rete relazionale e sviluppare competenze trasversali passa spesso attraverso l'osservazione diretta e il confronto informale con chi ha più esperienza: dinamiche che il digitale fatica a riprodurre.
Può capitare di sentirsi in un vuoto relazionale, dove le uniche occasioni di scambio sono riunioni programmate con un'agenda rigida, e di costruire la propria identità lavorativa esclusivamente attraverso interazioni frammentate.
Se ti riconosci in questa situazione, sappi che è un'esperienza diffusa e non dipende da una tua mancanza. Cercare attivamente occasioni di confronto, chiedere feedback e, quando possibile, proporre momenti di incontro in presenza può aiutarti a sentirti più radicato nel tuo ruolo e nel tuo team.
Quando è il caso di rivolgersi a uno psicologo o una psicoterapeuta per la solitudine da smart working?
Non è necessario aspettare che le cose diventino molto difficili. Se il senso di isolamento ti accompagna da tempo e si unisce a stanchezza emotiva, calo della motivazione o difficoltà nelle relazioni, un percorso di psicoterapia può essere uno spazio prezioso per fare chiarezza.
Un percorso con uno psicologo o una psicoterapeuta è uno spazio di crescita e riflessione, in cui puoi esplorare cosa sta succedendo, capire come il contesto lavorativo si intreccia con il tuo modo di vivere le relazioni e trovare strumenti concreti per stare meglio.
Chiederti se hai bisogno di supporto non è un segno di debolezza, ma un modo di prenderti cura di te. Se senti che la solitudine lavorativa sta influenzando anche la tua vita personale, o se le strategie che hai provato da solo non bastano, parlarne con qualcuno che possa accoglierti e guidarti può fare davvero la differenza.
Domande frequenti sulla terapia
Quanti tipi di terapia ci sono in Unobravo?
Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.
Cos'è e in cosa consiste la terapia individuale con Unobravo?
Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.
Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
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Terapia online: perché sceglierla?
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Quali sono i prezzi della terapia individuale?
Il prezzo dello psicologo in presenza può variare molto, senza contare il tempo e il costo per raggiungere lo studio del professionista.
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Quanto dura un percorso di terapia individuale?
A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.
Come faccio a sapere se ho bisogno di fare terapia?
Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.
È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.
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