Privacy digitale e dubbi sulla relazione: come orientarsi?

Non capisco perché non mi lascia vedere il telefono
Mi sento in colpa anche solo per averci pensato

Lo smartphone è diventato un'estensione della nostra identità perché contiene conversazioni, foto, ricordi e informazioni personali. Per questo, anche nella coppia assume un forte significato emotivo.

Quando il/la partner tiene il telefono sempre bloccato o protetto, può attivarsi una sensazione di allarme fatta di insicurezza, bisogno di rassicurazione e paura del tradimento, soprattutto in presenza di vissuti precedenti di perdita o sfiducia. È una reazione comprensibile, in un'epoca in cui il confine tra privacy legittima e segretezza sospetta sembra sempre più sfumato.

La fiducia in una relazione si costruisce su coerenza, rispetto reciproco e comunicazione emotiva, ma questo non significa che ogni forma di riservatezza sia automaticamente un segnale di pericolo. Distinguere tra le due dimensioni è importante per il benessere di chi vive la relazione.

Se ti sei trovato o trovata a provare disagio davanti a un telefono girato a faccia in giù, a una notifica nascosta o a una password cambiata, sappi che non sei l'unica persona a vivere questo tipo di esperienza. Proviamo a capire insieme cosa può esserci dietro e come orientarsi.

Le possibili ragioni

Cosa può nascondersi dietro l'ansia per il telefono bloccato

Dopo il tradimento che ho subìto non riesco a fidarmi
So che forse esagero, ma non riesco a stare tranquilla

Capire da dove nasce il disagio legato alla riservatezza digitale del/della partner è un passaggio importante. Il supporto di uno/a psicologo/a può renderlo più semplice, offrendo uno spazio in cui esplorare queste emozioni senza giudizio e fare chiarezza su ciò che si prova davvero.

Intanto, proviamo a esplorare insieme alcune possibili ragioni di questa inquietudine.

Esperienze passate che lasciano il segno

  • Chi ha vissuto un tradimento o una delusione profonda in una relazione precedente può essere più sensibile a qualsiasi segnale di riservatezza, anche quando non c'è nulla di concreto che lo giustifichi.
  • Esperienze di trascuratezza emotiva durante la crescita possono influenzare il modo in cui si vivono le relazioni da adulti, rendendo più difficile fidarsi anche quando il/la partner si mostra presente e coerente.
  • Spesso non si tratta di un singolo evento, ma di un accumulo di esperienze che ha reso più fragile la capacità di sentirsi al sicuro in un legame.

Il clima della relazione attuale

  • L'ansia legata al telefono bloccato spesso non nasce dal gesto in sé, ma da un clima relazionale già fragile, in cui piccole incoerenze, distanza emotiva o comunicazione carente amplificano qualsiasi segnale ambiguo.
  • Quando nella coppia ci sono questioni irrisolte, anche un gesto innocuo come proteggere il proprio telefono può diventare il punto su cui si concentrano preoccupazioni più ampie.
  • A volte il disagio segnala un bisogno reale di maggiore vicinanza e condivisione che non trova altri modi per esprimersi e finisce per concentrarsi sul dispositivo, che diventa un simbolo della distanza.

L'influenza della cultura digitale

  • Viviamo in una società iperconnessa in cui abbiamo interiorizzato l'idea che la trasparenza totale equivalga a lealtà, e quando qualcuno protegge il proprio spazio digitale rischiamo di interpretarlo automaticamente come un atto di esclusione.
  • La cultura digitale ci ha abituati all'accesso immediato alle informazioni, creando l'aspettativa che anche nella coppia tutto debba essere visibile e verificabile per sentirsi al sicuro.
  • I social media e le storie di tradimenti che circolano online possono alimentare un senso di allerta che non ha necessariamente a che fare con la propria relazione.
Prospettiva clinica
Le relazioni sono fondamentali per la nostra salute biopsicosociale. Ma i legami tra le persone non sono statici: si evolvono e, a volte, si incrinano. Prevenire e risolvere problemi relazionali passa attraverso una chiara comunicazione dei propri bisogni emotivi. Imparare a parlare con gli altri in modo autentico è il primo passo per un equilibrio duraturo.
Situazioni concrete e frequenti

Situazioni in cui potresti esserti riconosciuto o riconosciuta

Ho iniziato a controllare il suo telefono di notte
Mi accorgo che guardo sempre il suo ultimo accesso

Il disagio legato alla privacy digitale nella coppia può manifestarsi in modi molto diversi. Ecco alcune situazioni che potresti aver vissuto o che ti suonano familiari.

Quando un cambiamento improvviso attiva il sospetto

  • Il/la partner cambia la password del telefono senza un motivo apparente e inizia a portarlo ovunque, anche in bagno. Invece di chiedere spiegazioni, si inizia a interpretare ogni gesto come una conferma dei propri sospetti, costruendo una narrazione che tende ad autoalimentarsi.
  • Si scopre per caso un messaggio ambiguo sul telefono del/della partner e, anziché affrontare la situazione con un dialogo diretto, si inizia a controllare di nascosto il dispositivo ogni notte, alimentando un circolo vizioso di ansia, ipervigilanza e sfiducia che diventa sempre più difficile da interrompere.
  • Si crea un profilo falso sui social per osservare le interazioni del/della partner, trasformando un dubbio iniziale in un'abitudine di controllo che occupa sempre più tempo ed energia mentale.

Quando la riservatezza abituale diventa un problema

  • In una coppia consolidata, il/la partner ha sempre avuto il blocco schermo per abitudine personale, ma l'altro inizia a viverlo come un problema solo dopo aver letto storie di tradimenti sui social media. Un gesto che prima era invisibile diventa improvvisamente fonte di preoccupazione.
  • Due partner condividono le password di tutti gli account come prova d'amore, ma col tempo questa pratica può trasformarsi in un sistema di sorveglianza reciproca che erode l'intimità anziché rafforzarla.
  • Dopo una discussione sulla riservatezza del telefono, il/la partner sminuisce le preoccupazioni dell'altro definendole esagerate. Il problema si sposta così dalla privacy alla mancanza di ascolto emotivo, e il senso di solitudine nella coppia cresce.

Quando i social media confondono i confini

  • Uno dei due partner reagisce con gelosia ai like e alle interazioni social dell'altro, confondendo la vita digitale pubblica con la sfera privata della relazione e generando discussioni frequenti.
  • Si controllano le ultime connessioni del/della partner sulle app di messaggistica per verificare se era online senza rispondere ai propri messaggi, trasformando un'informazione neutra in una fonte di sofferenza quotidiana.
Un momento per fermarsi
Ti riconosci in una di queste situazioni?

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Strategie pratiche

Piccoli passi concreti per gestire i dubbi sulla privacy digitale

Provo a chiedermi cosa è successo davvero
Ho capito che dovevo parlarne con qualcuno
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Fermarsi a distinguere tra fatti e interpretazioni

Quando senti crescere l'ansia, puoi provare a chiederti cosa sia successo davvero e cosa tu stia immaginando. Scrivere su un foglio i fatti concreti da una parte e le proprie interpretazioni dall'altra può aiutarti a vedere la situazione con più chiarezza. Spesso emerge che gran parte della preoccupazione nasce da ciò che si teme, più che da ciò che è accaduto.

2

Esprimere come ci si sente senza accusare

Se qualcosa ti preoccupa, potresti provare ad aprire un dialogo con il/la partner partendo da come ti senti, anziché da un'accusa. Dire "mi sento insicuro quando…" è molto diverso da "fammi vedere il telefono", perché il primo apre uno spazio di confronto mentre il secondo rischia di chiuderlo. Non si tratta di trovare le parole perfette, ma di esprimere il proprio bisogno.

3

Rimandare l'impulso di controllare, anche solo di qualche minuto

Quando senti il bisogno di controllare il telefono del/della partner, puoi provare ad aspettare anche solo dieci minuti prima di agire, perché il bisogno di controllare è spesso legato a una percezione di pericolo. Rimandare, anche di poco, può aiutare a far calare l'intensità di quella sensazione e a ritrovare lucidità.

4

Dedicare tempo a qualcosa che ti fa stare bene

A volte l'ansia legata al controllo digitale si intensifica nei momenti vuoti, quando non si ha altro su cui concentrarsi. Potresti provare a dedicare quel tempo a un'attività che ti piace o ti rilassa: una passeggiata, un libro, una telefonata a qualcuno che ti fa sentire bene. Non è una soluzione al problema, ma può aiutare a interrompere il ciclo dei pensieri.

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Investire nella connessione nella vita quotidiana

Quando la relazione si nutre di momenti di presenza reale, di ascolto e di condivisione autentica, il bisogno di cercare rassicurazioni attraverso il controllo digitale tende a diminuire. Potresti proporre al/alla partner di ritagliare piccoli spazi insieme senza telefono, come una cena, una passeggiata o anche solo mezz'ora prima di dormire.

6

Parlarne con qualcuno di cui ti fidi

Condividere ciò che si prova con un amico o un'amica di fiducia può aiutare a sentirsi meno soli con i propri pensieri e a ottenere un punto di vista esterno. A volte basta raccontare ad alta voce quello che si sta vivendo per vederlo sotto una luce diversa.

7

Valutare un percorso con uno/a psicologo/a

Se i dubbi persistono e generano una sofferenza che senti di non riuscire a gestire da solo o da sola, un percorso di psicoterapia, individuale o di coppia, può essere uno spazio prezioso per esplorare cosa c'è davvero dietro l'ansia, senza ridurre tutto alla questione del telefono. Non bisogna aspettare che le cose diventino molto difficili per iniziare: è uno spazio di crescita e riflessione in cui sentirsi capiti e sostenuti.

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Un equilibrio possibile

Privacy e fiducia possono convivere nella coppia

Sto imparando che fidarmi è un processo
Ho capito che il problema non era il telefono

La riservatezza digitale all'interno della coppia non è di per sé un segnale di tradimento, ma un diritto individuale che, quando viene rispettato reciprocamente, può rafforzare la fiducia anziché minarla.

La vera trasparenza in una relazione non si misura dall'accesso al telefono dell'altro, ma dalla qualità della comunicazione emotiva, dalla coerenza tra parole e azioni e dalla disponibilità a confrontarsi anche sui temi più delicati.

Controllare il dispositivo del/della partner può offrire un sollievo momentaneo, ma a lungo termine rischia di rinforzare un ciclo di sospetto e controllo che pesa su entrambi. Quando l'ansia legata alla riservatezza digitale diventa persistente, spesso il cuore del problema non è il telefono bloccato, ma qualcosa di più profondo che merita attenzione, comprensione e cura.

Gestire il rapporto con il digitale nella coppia è un processo continuo, fatto di dialogo, rispetto dei confini e capacità di tollerare un certo grado di incertezza come parte naturale di ogni relazione. Se senti che questo equilibrio è difficile da trovare, uno/a psicologo/a può aiutarti a orientarti con più serenità e consapevolezza.

Il passo successivo, se ti senti pronto/a

La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.

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FAQ

Domande frequenti

Provare disagio davanti al telefono bloccato del/della partner è una reazione molto comune, soprattutto in un'epoca in cui siamo abituati ad associare la trasparenza digitale alla lealtà. Non significa che ci sia qualcosa che non va in te.

Spesso questa preoccupazione nasce da un intreccio di fattori, come esperienze passate che hanno lasciato il segno, un clima relazionale percepito come fragile o l'influenza di una cultura digitale che spinge a pensare che tutto debba essere visibile per essere autentico.

Piuttosto che chiederti se la tua reazione sia "normale" o meno, potrebbe essere più utile chiederti cosa stai provando davvero e di cosa hai bisogno in questo momento. A volte dietro l'ansia per il telefono si nasconde un bisogno di vicinanza, rassicurazione o ascolto che merita attenzione, indipendentemente da cosa contenga quello schermo bloccato.

Distinguere tra privacy legittima e segretezza sospetta può essere difficile, soprattutto quando l'ansia colora tutto di incertezza. Un passaggio utile è provare a separare i fatti concreti dalle interpretazioni.

Chiediti: cosa è successo davvero? Il/la partner ha cambiato comportamento in modo improvviso, oppure ha sempre avuto l'abitudine di proteggere il proprio telefono? Ci sono altri segnali, come distanza emotiva, incoerenze o cambiamenti nel modo di relazionarsi con te?

Un telefono bloccato, da solo, non è necessariamente un segnale di tradimento. La riservatezza digitale è un diritto individuale che può convivere con la fiducia nella coppia. Se però noti un insieme di cambiamenti nel clima della relazione e senti che qualcosa non torna, il tuo disagio merita di essere ascoltato e, se possibile, condiviso attraverso un dialogo aperto con il/la partner.

Il bisogno di controllare il telefono del/della partner è spesso legato a una percezione di pericolo che si attiva in modo molto intenso, rendendo difficile resistere all'impulso. È importante sapere che non sei una persona "sbagliata" perché provi questo bisogno.

Un primo passo concreto è provare a rimandare l'impulso, anche solo di dieci minuti. In quel tempo, l'intensità della sensazione tende a calare un po', lasciando spazio a maggiore lucidità. Puoi anche provare a scrivere su un foglio cosa temi e cosa è realmente accaduto, per distinguere i fatti dalle interpretazioni.

Dedicare quel tempo a un'attività che ti fa stare bene, come una passeggiata o una telefonata a qualcuno di fiducia, può aiutare a interrompere il ciclo dei pensieri. Se senti che il controllo è diventato un'abitudine difficile da gestire da sola o da solo, un percorso con uno/a psicoterapeuta può offrirti strumenti più efficaci per affrontare ciò che sta alla base di questo bisogno.

Il modo in cui si apre la conversazione può fare una grande differenza. Provare a partire da come ti senti, anziché da un'accusa, aiuta a creare uno spazio di confronto piuttosto che di difesa.

Dire "mi sento insicura quando noto che…" è molto diverso da "fammi vedere il telefono". La prima frase comunica un bisogno, la seconda rischia di mettere il/la partner in una posizione di chiusura.

Scegli un momento tranquillo, senza fretta e senza che ci siano tensioni già in corso. Non si tratta di avere le parole perfette, ma di provare a esprimere ciò che provi con onestà. È possibile che il/la partner reagisca con sorpresa o minimizzi: in quel caso, puoi ribadire con calma che il tuo bisogno di essere ascoltata o ascoltato è importante, anche se la questione può sembrare piccola dall'esterno.

Se la comunicazione nella coppia è un punto su cui fate fatica, un percorso di terapia di coppia può essere uno spazio utile per imparare a dialogare su temi delicati con il supporto di un professionista.

Se i dubbi legati alla privacy digitale del/della partner occupano una parte significativa dei tuoi pensieri, influenzano il tuo umore quotidiano o ti portano a comportamenti di controllo che fatichi a interrompere, potrebbe essere il momento di rivolgerti a uno/a psicologo/a.

Altri segnali da considerare sono: difficoltà a concentrarti su altro, disturbi del sonno legati alle preoccupazioni, sensazione di non riuscire a fidarti nonostante non ci siano motivi concreti, oppure la consapevolezza che l'ansia è collegata a esperienze passate che continuano a pesare.

Non bisogna aspettare che le cose diventino molto difficili per chiedere supporto. Un percorso di psicoterapia è uno spazio di crescita e riflessione in cui esplorare cosa c'è davvero dietro l'ansia, senza ridurre tutto alla questione del telefono. Spesso il cuore del problema riguarda il modo in cui vivi le relazioni, la fiducia e il bisogno di sicurezza, e lavorarci può portare benefici che vanno ben oltre la singola situazione.

Domande frequenti sulla terapia

Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.

Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.

Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
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A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.

Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.

È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.

La terapia di coppia può aiutare in questo caso?

Sì, la terapia di coppia può essere molto utile in queste situazioni perché offre uno spazio protetto in cui entrambi potete esprimere il vostro punto di vista senza che la conversazione si trasformi in un conflitto.

Spesso il telefono bloccato è solo la superficie di dinamiche più profonde, come bisogni di vicinanza non espressi, difficoltà nella comunicazione o questioni irrisolte che non hanno trovato un canale per emergere. In terapia di coppia si lavora proprio su questo: comprendere cosa si muove sotto il sintomo visibile.

Il/la terapeuta aiuta a costruire un dialogo in cui ciascuno si senta ascoltato, facilitando la comprensione reciproca su temi come privacy, fiducia e confini. Non è necessario che la relazione sia in crisi per iniziare: anche coppie che funzionano bene possono beneficiare di uno spazio in cui migliorare il modo di comunicare su argomenti delicati.

Proporre la terapia di coppia è un gesto di cura verso la relazione, ma è comprensibile temere che il/la partner lo interpreti come un'accusa. Il modo in cui ne parli può fare la differenza.

Puoi provare a presentarla come il desiderio di migliorare insieme qualcosa che vi sta a cuore, piuttosto che come la risposta a un problema, perché "Mi piacerebbe che trovassimo uno spazio in cui parlare di alcune cose che sento importanti per noi" è molto diverso da "abbiamo bisogno di un terapeuta perché non mi fido di te".

Sottolinea che non si tratta di stabilire chi ha ragione, ma di avere un luogo in cui entrambi possiate sentirvi capiti e sostenuti. Se il/la partner inizialmente non è disponibile, rispetta i suoi tempi. Nel frattempo, puoi anche valutare un percorso individuale per esplorare le tue emozioni e capire meglio cosa desideri dalla relazione.

Entrambi i percorsi possono essere preziosi e non si escludono a vicenda. La scelta dipende da cosa senti più utile in questo momento.

Un percorso individuale ti permette di esplorare in profondità le radici della tua ansia: esperienze passate, il modo in cui vivi la fiducia nelle relazioni, i tuoi bisogni emotivi. È uno spazio tutto tuo, in cui puoi lavorare su te stessa o te stesso senza la pressione del confronto con il/la partner.

La terapia di coppia, invece, si concentra sulla relazione come sistema. Aiuta entrambi a comprendere come comunicate, quali dinamiche si attivano quando emergono temi come la privacy digitale e come potete costruire insieme un equilibrio che rispetti i bisogni di ciascuno.

A volte si inizia con un percorso individuale per poi integrare quello di coppia, oppure viceversa. Uno/a psicologo/a può aiutarti a capire quale strada sia più adatta alla tua situazione specifica.

In una seduta di terapia di coppia, il/la terapeuta crea uno spazio in cui entrambi potete raccontare la vostra esperienza sentendovi ascoltati senza giudizio. Non si tratta di stabilire chi ha torto o ragione sulla questione del telefono.

Il/la terapeuta potrebbe aiutarvi a esplorare cosa rappresenta la privacy digitale per ciascuno di voi, quali emozioni si attivano e quali bisogni stanno dietro sia al desiderio di riservatezza sia al bisogno di rassicurazione. Spesso emergono aspetti che nella quotidianità non riuscite a comunicarvi.

Si lavora anche su strumenti concreti: come esprimere un disagio senza che diventi un'accusa, come ascoltare il punto di vista dell'altro anche quando è diverso dal proprio, come stabilire insieme dei confini che rispettino entrambi. È un processo graduale, in cui seduta dopo seduta si costruisce una comprensione più profonda della relazione e si trovano modi di stare insieme che funzionano meglio per entrambi.

Anche quando il disagio sembra riguardare principalmente una persona, le dinamiche della coppia coinvolgono sempre entrambi i partner. La terapia di coppia può aiutare a comprendere come ciascuno contribuisce, spesso senza rendersene conto, al clima relazionale che alimenta l'ansia.

Ad esempio, il/la partner che non prova ansia per il telefono potrebbe non essere consapevole di come certi comportamenti, come sminuire le preoccupazioni dell'altro o non offrire rassicurazione emotiva, possano amplificare il disagio. Allo stesso tempo, chi prova ansia può scoprire che parte della sua reazione ha radici che vanno oltre la relazione attuale.

La terapia di coppia non serve a "curare" una persona, ma a migliorare il modo in cui state insieme. È uno spazio di crescita condivisa in cui imparare a sostenervi reciprocamente, anche quando vivete la stessa situazione in modo molto diverso.

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