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Benessere nel lavoro: le competenze da mettere in campo

Benessere nel lavoro: le competenze da mettere in campo
Benessere nel lavoro: le competenze da mettere in campologo-unobravo
Redazione
Unobravo
Pubblicato il
21.4.2022

Il welfare aziendale è quell’insieme di benefit e servizi forniti da un’azienda ai propri dipendenti (e anche ai loro familiari) come forma integrativa della normale retribuzione. L’obiettivo è quello di sostenere il reddito dei dipendenti per migliorare:

  • la vita lavorativa
  • la vita privata
  • la performance lavorativa.

In Italia il welfare aziendale è ormai un punto fermo e, grazie alle agevolazioni fiscali, le aziende più virtuose hanno cercato di migliorare le condizioni delle persone fuori e dentro l’azienda, aprendo per esempio asili nido aziendali e palestre. Alcune hanno attivato percorsi di prevenzione della salute e degli stili di vita sani. Altre aziende si sono fermate dando buoni acquisto per la cultura, per la spesa e polizze sanitarie. Ma pensando al benessere delle persone, il welfare è solamente un basico essenziale punto di partenza.

Solo le aziende devono pensare al benessere?

Il benessere organizzativo può essere minacciato:

  • dalle pressioni sui risultati
  • dalle relazioni difficili
  • dal non sentirsi in sicurezza
  • dall’ansia provocata dalle numerose attività a cui far fronte.

Cosa può fare il lavoratore per il proprio benessere nel posto di lavoro e quali sono le competenze da allenare per attivare questo processo? Sicuramente bisogna essere sempre aperti all’esperienza, sviluppare una buona intelligenza emotiva, imparare a gestire lo stress e liberarsi dal risentimento nei confronti di capi e colleghi.

Mentalità grown: essere in continuo apprendimento ed apertura all’esperienza

Gli ambienti lavorativi sono spesso palestre di apprendimenti continui. Saper coltivare, ascoltare, riconoscere le proprie capacità con umiltà e fiducia in se stessi è la chiave per stare bene e iniziare anche a divertirsi sul lavoro. L’errore è ammesso, mentre è vietato farne pochi o non agire per paura.

Michael Burrows - Pexels


Se le persone intorno a noi avessero un approccio giudicante, il primo passo per cambiare il sistema di comunicazione sarebbe quello di essere meno sulla difensiva davanti ad un nostro errore, ascoltare e facilitare i feedback verso di noi e delle possibili esperienze di apprendimento.


Evitare la calma piatta e nutrirsi anche di stress

Per vivere più serenamente le tensioni sul lavoro bisogna cercare di trasformare lo stress da minaccia per noi stessi a sfida. Il concetto di minaccia è facile da percepire. Lo sentiamo quando il nostro tempo viene appunto “minacciato” da:

  • interruzioni
  • incursioni
  • attività che richiedono accelerate
  • riunioni serali
  • straordinari da fare
  • clienti e problemi che non vengono arginati.

La minaccia si sente nel corpo, arriva nel petto, nel respiro e si lega agli schemi di attacco-fuga, risposte comportamentali istintive allo stress. Di fronte alla minaccia c’è una naturale attivazione fisica:

  • di attacco, composta principalmente da rabbia che si tramuta anche in malessere fisico
  • di fuga, che sul lavoro si può declinare come demotivazione.
George Milton - Pexels

La trasformazione in sfida cambia la percezione di sentirsi in trappola nella sensazione di stare per fare un’impresa, una gara, o per esempio, un esercizio fisico in palestra. Svolgere queste attività non prevede nessun danno potenziale, ma solamente tanta energia per svolgerlo. Se sentirsi “sotto stress e minaccia” ci blocca e a lungo termine ci mette a rischio burnout, “sotto stress e in sfida” migliora la percezione dell’energia che abbiamo e aumenta la performance lavorativa.

Liberarsi dal risentimento

I colleghi non si scelgono, come i parenti. Ci troviamo in gruppi di lavoro e in ufficio con altri adulti che spesso sono diversi da noi per età e per abitudini. Ci possiamo sentire giudicati, delusi e a volte la comunicazione è difficile. Come fare? L’atteggiamento migliore è:

  • cercare sempre di imparare, sia dai nostri errori che da quelli degli altri
  • andare avanti e seminare per migliorare le situazioni future
  • mettersi in gioco
  • provare a capire gli eventi
  • sforzarsi di entrare nell’altro punto di vista.

Rimangono il risentimento, la colpa, i rimproveri: la chiave è liberarsi dal bisogno di incolpare gli altri. Andare oltre per sentirsi liberi e più forti. Apprendere, sfidare le situazioni e trasformare il risentimento per costruire relazioni sane: questi i primi passi verso il benessere, anche sul lavoro.


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