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Clorpromazina: cos'è, indicazioni ed effetti collaterali

Clorpromazina: cos'è, indicazioni ed effetti collaterali
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Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
12.8.2026
Clorpromazina: cos'è, indicazioni ed effetti collaterali
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  • La clorpromazina (Largactil, Prozin) è il primo antipsicotico della storia, appartenente al gruppo delle fenotiazine e inserito nella Lista dei Medicinali Essenziali dell'OMS per il trattamento dei disturbi psicotici.
  • Il meccanismo d'azione principale è il blocco della dopamina, con effetti anche sui sistemi serotoninergico, istaminergico e noradrenergico, ed è più efficace sui sintomi positivi della psicosi (deliri, allucinazioni) che su quelli negativi.
  • Circa il 60% dei pazienti manifesta effetti collaterali durante il trattamento; i più comuni sono sedazione, ipotensione ortostatica, sintomi extrapiramidali e aumento di peso, mentre la sindrome neurolettica maligna è rara ma richiede intervento urgente.
  • La clorpromazina non crea dipendenza fisica nel senso classico del termine, perché la sospensione brusca può causare fenomeni di discontinuazione e non astinenza vera e propria, ma va sempre eseguita gradualmente sotto supervisione medica.
  • Psicoterapia e clorpromazina non sono in alternativa, perché la terapia psicologica integra il farmaco aiutando a costruire strategie di coping, elaborare il vissuto emotivo e, nel tempo, ridurre la centralità del solo supporto farmacologico.

La clorpromazina è un antipsicotico di prima generazione e il capostipite di questa classe di farmaci. Appartiene al gruppo chimico delle fenotiazine e agisce modulando l'attività della dopamina nel cervello. È indicata soprattutto per la schizofrenia, gli stati paranoidi e la fase maniacale del disturbo bipolare, ed è tuttora inserita dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) tra i medicinali essenziali per il trattamento dei disturbi psicotici.

Che tu abbia ricevuto una prescrizione, stia accompagnando una persona cara o voglia semplicemente informarti, qui vediamo in modo più approfondito a quale classe appartiene la clorpromazina, come agisce, per quali disturbi viene usata, quali effetti indesiderati può causare e come la psicoterapia può affiancare il percorso di cura.

Di che classe fa parte e con quali nomi è in commercio

La clorpromazina appartiene alla classe degli antipsicotici, farmaci noti anche come neurolettici e usati principalmente per trattare i disturbi psicotici come la schizofrenia.

Si tratta del primo antipsicotico introdotto nella pratica clinica, negli anni Cinquanta del Novecento, diventando il capostipite di un'intera classe di farmaci. A conferma della sua importanza, è inclusa nella Lista dei Medicinali Essenziali dell'Organizzazione Mondiale della Sanità tra i farmaci di riferimento per i disturbi psicotici (Dudley et al., 2017).

In Italia è commercializzata con i nomi Largactil e Prozin, mentre negli Stati Uniti era nota come Thorazine, da cui deriva il termine gergale "torazina". È disponibile in compresse e in soluzione iniettabile ed è soggetta a ricetta medica non ripetibile.

Cottonbro studio - Pexels

Come funziona e per cosa si usa la clorpromazina

Si ritiene che il meccanismo d'azione della clorpromazina sia legato principalmente al blocco della dopamina, un neurotrasmettitore coinvolto nella regolazione dell'umore, del movimento e di molte funzioni cognitive. Questa azione si esercita in aree cerebrali come l'ipotalamo, i gangli della base e il sistema limbico, ciascuna con un ruolo diverso nell'equilibrio emotivo e comportamentale.

Il quadro completo, però, non è del tutto noto. La clorpromazina interagisce anche con altri sistemi di neurotrasmissione, tra cui quello serotoninergico, noradrenergico, istaminergico e colinergico, e si ritiene che questa azione su più fronti contribuisca sia all'efficacia terapeutica sia agli effetti indesiderati che possono comparire.

Va ricordato che le alterazioni dei neurotrasmettitori sono associate, tra molti altri fattori, ai sintomi psicotici, perché non esiste una causa unica e la psicosi nasce da una combinazione complessa di elementi biologici, psicologici e ambientali.

Sul piano pratico, l'efficacia sembra più marcata sui cosiddetti sintomi positivi della psicosi, quelli che aggiungono qualcosa all'esperienza ordinaria come deliri, allucinazioni e agitazione intensa. Sui sintomi negativi, invece, come il ritiro sociale o la povertà di linguaggio, l'azione risulta generalmente meno efficace.

Le indicazioni terapeutiche approvate dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e dall’Agenzia Europea per i medicinali (European Medicines Agency, EMA) comprendono:

  • la schizofrenia e gli stati paranoidi;
  • la fase maniacale del disturbo bipolare;
  • le psicosi tossiche indotte da sostanze e le sindromi mentali organiche con delirio;
  • i disturbi d'ansia gravi e resistenti ad altri trattamenti;
  • la depressione con agitazione e delirio, in associazione ad antidepressivi;
  • il vomito e il singhiozzo intrattabili;
  • i dolori intensi, in associazione ad analgesici oppioidi, e la medicazione pre-anestetica.

In ambito pediatrico le indicazioni sono oggi molto limitate, perché in questa fascia d'età si preferiscono gli antipsicotici di seconda generazione (24th WHO Expert Committee on Selection and Use of Essential Medicines, 2023). Qualsiasi decisione terapeutica sui più piccoli va presa da uno specialista, che valuta caso per caso il rapporto tra benefici e rischi.

Uno psicologo Unobravo può accompagnarti nel percorso

Nei disturbi psicotici la cura si costruisce nel tempo e su più fronti. Accanto alla clorpromazina, un percorso con uno psicologo può offrire uno spazio di ascolto alla persona e a chi le sta vicino.

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Controindicazioni, avvertenze e precauzioni

Ci sono situazioni in cui la clorpromazina non può essere utilizzata. Si tratta di controindicazioni assolute, ovvero condizioni in cui il farmaco è escluso a prescindere dal contesto clinico:

  • ipersensibilità alla clorpromazina o ad altre fenotiazine correlate;
  • stati comatosi, in particolare quelli indotti da depressori del sistema nervoso centrale;
  • danno cerebrale sottocorticale;
  • gravi stati depressivi;
  • discrasie ematiche, ovvero alterazioni significative delle cellule del sangue;
  • gravi affezioni epatiche e renali;
  • feocromocitoma, un tumore della ghiandola surrenale;
  • miastenia grave ed epilessia non trattata;
  • prima infanzia e allattamento.

Ci sono poi situazioni che non escludono l'uso, ma richiedono cautela e monitoraggio da parte del medico:

  • demenza: possibile aumento del rischio di eventi cerebrovascolari;
  • prolungamento dell'intervallo QT o fattori di rischio tromboembolico: richiedono una valutazione attenta;
  • gravidanza: uso solo se assolutamente necessario, mentre in allattamento il farmaco è controindicato;
  • guida e uso di macchinari: da evitare finché non si conosce la propria risposta, per la sonnolenza e la sedazione;
  • età anziana: i dosaggi possono richiedere una riduzione, per il maggior rischio di discinesie tardive e ipotensione;
  • funzionalità epatica e renale: da monitorare con controlli periodici;
  • esposizione solare: da limitare, perché il farmaco può alterare la termoregolazione.

Si raccomanda, inoltre, di evitare il consumo di alcol per tutta la durata del trattamento. Un punto altrettanto importante riguarda la sospensione, perché la terapia non va mai interrotta bruscamente. Un'interruzione improvvisa può causare sintomi come nausea, vomito, vertigini e tremori, perciò qualsiasi modifica va sempre concordata con il medico.

Infine, due segnali richiedono attenzione immediata:

  • la sindrome neurolettica maligna, una reazione rara ma seria caratterizzata da febbre alta, rigidità muscolare e alterazioni della coscienza, che richiede la sospensione del farmaco e un intervento medico urgente;
  • le discinesie tardive, movimenti involontari che possono comparire soprattutto con trattamenti prolungati che devono essere segnalati subito al medico.

Effetti indesiderati

Come tutti i farmaci, la clorpromazina può causare effetti indesiderati, sebbene si possano manifestare in modo differente da persona a persona. Una revisione di studi che ha raccolto i dati di cinque sperimentazioni cliniche su 343 persone con schizofrenia ha osservato che circa il 60% dei pazienti trattati ha manifestato qualche tipo di effetto collaterale durante la cura (Eslami Shahrbabaki et al., 2018).

Il profilo così ampio si spiega con il fatto che la clorpromazina viene spesso definita una "dirty drug", un'espressione tecnica che indica un farmaco poco selettivo, capace di agire su una varietà molto ampia di recettori. Interagendo con sistemi diversi, i suoi effetti possono riguardare organi e funzioni anche molto distanti tra loro.

Tra gli effetti più comuni, che molte persone riferiscono già nelle prime settimane, rientrano:

  • sedazione e sonnolenza;
  • secchezza della bocca e stipsi;
  • ipotensione ortostatica, cioè la sensazione di giramento di testa quando ci si alza in piedi;
  • aumento di peso;
  • sintomi extrapiramidali, come rigidità muscolare, bradicinesia e parkinsonismo farmacologico;
  • iperprolattinemia, ovvero un aumento dell'ormone prolattina nel sangue.

Tra gli effetti meno comuni, che non compaiono in tutte le persone, rientrano:

  • l'acatisia, una sensazione intensa di irrequietezza motoria;
  • la distonia acuta e altri disturbi del movimento;
  • disturbi dell'umore e insonnia;
  • ritenzione urinaria, visione offuscata e tachicardia.

Esistono poi effetti rari ma che meritano attenzione, come discinesie tardive persistenti, sindrome neurolettica maligna, agranulocitosi, convulsioni, allungamento dell'intervallo QT, retinopatia pigmentaria, fotosensibilità e tromboembolismo venoso.

Ci sono anche due aspetti pratici da conoscere. Il farmaco può causare una colorazione scura delle urine, che può sembrare allarmante ma è un effetto noto, e può interferire con alcuni esami di laboratorio, generando falsi positivi in certi test, perciò è bene segnalarlo al medico o al laboratorio prima delle analisi.

Un altro aspetto che potrebbe avere un impatto nella quotidianità è la sensazione di rallentamento, apatia o distacco emotivo. Non è un'esperienza immaginaria e vale la pena portarla al medico, perché può essere gestita con un aggiustamento del dosaggio o una rivalutazione della terapia.

Se gli effetti indesiderati non si attenuano con il tempo, la cosa da non fare è sospendere il farmaco da soli. La clorpromazina, come le altre fenotiazine, non produce dipendenza fisica e non genera craving, cioè il desiderio compulsivo tipico delle sostanze d'abuso. Alla sospensione brusca può però seguire un fenomeno di discontinuazione, con nausea, vomito, vertigini e tremori.

La strada giusta prevede sempre di contattare il medico, descrivere quello che si sta vivendo e valutare insieme se modificare il dosaggio o esplorare alternative terapeutiche.

Attenzione

Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgative e non sostituiscono il parere del medico. Ogni persona risponde ai farmaci in modo individuale, inclusa la comparsa di eventuali effetti indesiderati. In caso di dubbi o incertezze sul trattamento, è necessario confrontarsi con il proprio medico e consultare il foglietto illustrativo del farmaco.

Interazioni con altri farmaci e sovradosaggio

È indispensabile essere trasparenti con il proprio medico curante rispetto a tutto ciò che si assume, dai farmaci prescritti ai prodotti da banco, agli integratori e ai rimedi erboristici, poiché le interazioni possibili sono numerose e alcune possono essere significative.

Le associazioni che il medico valuta con particolare attenzione riguardano diverse categorie di farmaci:

  • altri antipsicotici o neurolettici: possono aumentare il rischio di effetti indesiderati seri;
  • farmaci che prolungano l'intervallo QT e farmaci che alterano gli elettroliti (come certi diuretici): possono aumentare il rischio di aritmie;
  • depressori del sistema nervoso centrale (barbiturici, ansiolitici, ipnotici, anestetici, antistaminici, oppioidi): possono potenziare eccessivamente la sedazione;
  • anticonvulsivanti: possono abbassare la soglia convulsiva;
  • litio: richiede un monitoraggio attento per il rischio di encefalopatia e di effetti extrapiramidali;
  • antipertensivi: possono potenziare l'effetto ipotensivo;
  • farmaci anticolinergici: possono ridurre l'efficacia antipsicotica;
  • levodopa e altri dopaminergici: entrano in antagonismo reciproco con la clorpromazina;
  • antidepressivi (SSRI e triciclici): richiedono cautela e monitoraggio;
  • insulina e ipoglicemizzanti orali: possono richiedere un aggiustamento, perché il farmaco può alterare la glicemia.

Vanno inoltre evitati in associazione i farmaci che possono ridurre i globuli bianchi. Una nota pratica riguarda l'adrenalina, che non deve essere usata in caso di ipotensione causata dalla clorpromazina, perché potrebbe peggiorare la situazione. L'alcol, come già ricordato, va evitato per tutta la durata del trattamento.

Il sovradosaggio è una situazione seria che richiede una risposta immediata.

Uno studio australiano che ha analizzato 218 casi di overdose da clorpromazina raccolti in oltre trent'anni ha rilevato che circa il 27% dei pazienti mostrava una compromissione grave della coscienza, l'8% uno stato di confusione acuta, il 4% una pressione molto bassa, con alcuni casi di convulsioni e un decesso (Berling & Isbister, 2024).

I sintomi possono includere sedazione molto profonda, calo importante della pressione, alterazioni del ritmo cardiaco, convulsioni e alterazioni della coscienza fino al coma.

Le overdose spesso non riguardano un solo farmaco, perché nel 62% dei casi analizzati la persona aveva assunto anche altre sostanze, come benzodiazepine, paracetamolo o altri antipsicotici (Berling & Isbister, 2024). Per questo è importante agire in fretta. Se si sospetta un sovradosaggio, in se stessi o in qualcuno vicino, è fondamentale chiamare subito il 112 o recarsi al pronto soccorso più vicino, portando con sé la confezione del medicinale e di qualsiasi altro farmaco assunto.

Clorpromazina e psicoterapia: due strumenti nel percorso di cura

Farmaco e psicoterapia non sono in competizione e nessuno dei due è migliore dell'altro. Sono strumenti complementari, che lavorano su livelli diversi e che, insieme, possono fare molto più di quanto ciascuno riesca a fare da solo.

Due professionisti che conducono un colloquio in un ufficio moderno con sedie eleganti e uno sfondo bianco.
Tima Miroshnichenko – Pexels

Se stai assumendo la clorpromazina, la psicoterapia può aiutarti a dare senso a quello che stai vivendo, a costruire strategie per le difficoltà quotidiane e a elaborare vissuti come la sensazione di sentirti rallentato o meno presente. La psicoterapia può, inoltre, essere affiancata da interventi psicoeducativi e dal supporto ai familiari.

Se invece stai già facendo psicoterapia e i sintomi diventano più intensi, un supporto farmacologico può essere prezioso per contenere l'agitazione o l'ansia acuta ed è sempre il medico a valutarne l'opportunità. Nel tempo l'obiettivo può essere ridurre la centralità del solo farmaco, integrando strumenti come la psicoeducazione e la mindfulness.

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FAQ

Il meccanismo principale coinvolge il blocco della dopamina in aree come l'ipotalamo, i gangli della base e il sistema limbico, con un'influenza anche sui sistemi serotoninergico, istaminergico e noradrenergico. Il quadro complessivo non è ancora del tutto chiarito dalla ricerca, e l'efficacia risulta più marcata sui sintomi positivi della psicosi, come deliri e allucinazioni.
La clorpromazina è indicata per la schizofrenia, gli stati paranoidi, la fase maniacale del disturbo bipolare, le psicosi tossiche, i disturbi d'ansia gravi e resistenti, la depressione con agitazione e delirio, il vomito e il singhiozzo intrattabili, i dolori intensi e la medicazione pre-anestetica. È sempre il medico a individuare l'indicazione adatta al singolo caso.
Il farmaco è controindicato in caso di ipersensibilità al principio attivo, stati comatosi, danno cerebrale sottocorticale, gravi stati depressivi, discrasie ematiche, gravi affezioni epatiche o renali, feocromocitoma, miastenia grave ed epilessia non trattata. È sempre il medico a valutare la situazione individuale.
Sì, alcune persone riferiscono una sensazione di rallentamento, apatia o distacco emotivo durante il trattamento. Non è un effetto immaginario, ed è importante parlarne con il medico, perché può essere gestito con un aggiustamento della terapia. Un percorso di psicoterapia può aiutare a elaborare questi vissuti e a sentirsi meno soli nel processo.
No, le fenotiazine come la clorpromazina non producono dipendenza fisica né generano craving. Alla sospensione brusca può comparire un fenomeno di discontinuazione, con sintomi come nausea, vomito, vertigini e tremori, che è diverso dall'astinenza vera e propria. La sospensione va sempre concordata con il medico e condotta in modo graduale.
Il rischio per il feto non può essere escluso, perciò l'uso in gravidanza viene considerato solo in casi di assoluta necessità, a giudizio del medico curante. È fondamentale informare sempre lo specialista se si è in gravidanza o si sta pianificando una gravidanza.
Il sovradosaggio è una situazione seria. I sintomi possono includere sedazione profonda, calo della pressione, alterazioni del ritmo cardiaco, convulsioni e alterazioni della coscienza fino al coma. Bisogna chiamare subito il 112 o recarsi al pronto soccorso, portando con sé la confezione del medicinale.
Hai altre domande?
Parlare con un professionista potrebbe aiutarti a risolvere ulteriori dubbi.
  • Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Riassunto delle caratteristiche del prodotto (RCP) di Largactil e Prozin (clorpromazina cloridrato).
  • Berling, I., & Isbister, G. K. (2024). Chlorpromazine overdose: a case series. Clinical Toxicology.
  • Dudley, K., Liu, X., & De Haan, S. (2017). Chlorpromazine dose for people with schizophrenia. Cochrane Database of Systematic Reviews, 2017(4), CD007778.
  • Eslami Shahrbabaki, M., Dehnavieh, R., Vali, L., & Sharafkhani, R. (2018). Chlorpromazine versus piperacetazine for schizophrenia. Cochrane Database of Systematic Reviews, 2018(10), CD011709.
  • World Health Organization. (2023). The selection and use of essential medicines 2023: report of the 24th WHO Expert Committee on Selection and Use of Essential Medicines. WHO.

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