L'escitalopram è un antidepressivo della famiglia degli SSRI ed è il principio attivo alla base di farmaci come Cipralex ed Entact. È l'enantiomero attivo del citalopram e agisce aumentando la disponibilità di serotonina nel cervello. Viene prescritto soprattutto per la depressione e per diversi disturbi d'ansia.
Che tu ne abbia ricevuto una prescrizione, stia accompagnando una persona cara o voglia capirne di più, in questa pagina vediamo di che classe farmacologica fa parte l'escitalopram, come funziona e per quali disturbi è indicato, quali controindicazioni ed effetti indesiderati può avere e in che modo la psicoterapia può affiancare il trattamento.
Di che classe fa parte e con quali nomi è in commercio
L'escitalopram appartiene alla classe degli antidepressivi e, più nello specifico, al gruppo degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, noti con la sigla SSRI. Dal punto di vista chimico è l'enantiomero S del citalopram, la sua versione più selettiva e attiva.
Lo stesso principio attivo è disponibile con nomi commerciali diversi. In Italia i più noti sono Cipralex ed Entact, affiancati da numerosi equivalenti generici che contengono la stessa molecola agli stessi dosaggi.
Le formulazioni disponibili sono principalmente due, le compresse e le gocce orali, utili queste ultime per chi ha difficoltà a deglutire o ha bisogno di un dosaggio più flessibile. In ogni caso si tratta di un farmaco soggetto a prescrizione medica obbligatoria.
Come funziona e per cosa si usa Escitalopram
L'escitalopram agisce bloccando in modo selettivo il trasportatore della serotonina, la proteina che sul neurone presinaptico riassorbe la serotonina già rilasciata. Bloccando questo trasportatore, il farmaco impedisce il riassorbimento, così la serotonina resta disponibile più a lungo tra i neuroni e favorisce la trasmissione del segnale.
L'escitalopram è inoltre tra gli SSRI più selettivi, perché ha un'influenza molto limitata su altri sistemi come quello della noradrenalina, un profilo spesso associato a un numero minore di effetti indesiderati. Indirettamente, la modulazione della serotonina può influenzare anche i sistemi del GABA e della dopamina.
Le alterazioni del sistema serotoninergico sono associate, tra molti altri fattori biologici, psicologici e sociali, alla depressione e ai disturbi d'ansia. Non si tratta perciò di una causa unica, ma di uno degli elementi di un quadro complesso.
Rispetto ai tempi di risposta è importante tenere presente che l'effetto biochimico è quasi immediato, ma i benefici sull'umore richiedono in genere 2-4 settimane per manifestarsi, e per condizioni come il disturbo ossessivo-compulsivo possono servire fino a 10-12 settimane. Il cervello, in pratica, ha bisogno di tempo per adattarsi.
Le indicazioni terapeutiche approvate da AIFA ed EMA per gli adulti comprendono:
- la depressione maggiore e la prevenzione delle ricadute,
- il disturbo di panico, con o senza agorafobia,
- il disturbo d'ansia generalizzato,
- il disturbo d'ansia sociale, noto anche come fobia sociale,
- il disturbo ossessivo-compulsivo.
Una revisione della letteratura ha confermato che, a 10-20 mg al giorno, l'escitalopram è una delle opzioni di prima scelta per diverse forme d'ansia, efficace e ben tollerato (Pelissolo, 2008). Gli studi sulla prevenzione delle ricadute indicano poi che, dopo un miglioramento, è utile proseguire la terapia per almeno sei mesi.
Anche l'Organizzazione Mondiale della Sanità colloca l'escitalopram, con altri SSRI, tra i trattamenti per gli adulti con depressione moderata o grave, con una raccomandazione definita condizionale (World Health Organization, 2023).
Il dosaggio tipico è tra 10 e 20 mg al giorno, ma è importante che a stabilire la dose corretta sia solo il medico. Sotto i 18 anni il farmaco va di norma evitato, salvo una diversa valutazione dello specialista.

Controindicazioni, avvertenze e precauzioni
Conoscere le controindicazioni, avvertenze e precauzioni conta quanto sapere come agisce il farmaco, e serve a rendere più consapevole il confronto con il medico. Le controindicazioni assolute, cioè le situazioni in cui il farmaco non va assunto, riguardano:
- l'ipersensibilità all'escitalopram o a uno qualsiasi degli eccipienti;
- l'assunzione contemporanea di IMAO (inibitori delle monoaminossidasi), per cui va rispettata una finestra di almeno 14 giorni tra i due trattamenti;
- la sindrome del QT lungo, congenita o acquisita, e l'uso di altri farmaci che prolungano l'intervallo QT.
Vale la pena soffermarsi su quest'ultimo punto, perché una revisione della letteratura ha mostrato che l'escitalopram può allungare l'intervallo QT in modo legato alla dose, con un rischio che cresce ai dosaggi più alti (Funk & Bostwick, 2013). Questo dato è un aspetto rilevante per chi ha già fattori di rischio per le aritmie.
Richiedono invece una valutazione medica attenta prima di iniziare alcune condizioni relative:
- epilessia o convulsioni pregresse,
- diabete,
- malattia coronarica o bradicardia,
- predisposizione al sanguinamento o terapie anticoagulanti in corso,
- glaucoma ad angolo chiuso.
Ci sono poi alcune avvertenze e precauzioni d'uso da tenere presenti durante il trattamento:
- Gravidanza e allattamento: la terapia va sempre discussa con il medico. Nel terzo trimestre l'esposizione può associarsi a sintomi transitori nel neonato e, più raramente, a ipertensione polmonare persistente; durante l'allattamento il farmaco passa nel latte in piccole quantità. In nessun caso va sospeso bruscamente da soli.
- Anziani: il medico generalmente inizia con l'assunzione di una dose più bassa, con un massimo di 10 mg al giorno, e monitora le condizioni del paziente per ridurre il rischio di iponatriemia (riduzione del sodio nel sangue), soprattutto in chi assume diuretici.
- Fegato e reni: in caso di problemi epatici o renali può essere necessaria una rivalutazione della dose da parte del medico.
- Guida e macchinari: nelle prime fasi conviene fare attenzione se si avverte sonnolenza e avvertire il medico.
- Alcol: se ne raccomanda di evitare il consumo, a prescindere dalla quantità, perché può interferire con l'efficacia del farmaco e amplificare gli effetti indesiderati.
Un'attenzione particolare va ai pensieri suicidari. Nelle prime settimane, soprattutto sotto i 25 anni, può verificarsi un temporaneo aumento dei pensieri di autolesionismo o di ideazione suicidaria. Non è un segno che il farmaco non stia facendo effetto, ma è un segno che va preso sul serio e comunicato subito al medico.
Se noti in te o in una persona cara un peggioramento dell'umore, un'agitazione intensa o pensieri di farti del male, contatta subito il medico o chiama il 112.
Infine, in chi ha una predisposizione non diagnosticata al disturbo bipolare, gli antidepressivi come l'escitalopram possono in alcuni casi favorire un episodio maniacale o ipomaniacale, motivo in più per una valutazione psichiatrica accurata prima di iniziare. Qualsiasi modifica alla terapia va comunque concordata con il medico.
Effetti indesiderati
Come tutti i farmaci, l'escitalopram può causare effetti indesiderati, sebbene non tutte le persone li manifestino. Conoscerli in anticipo aiuta a riconoscere cosa succede nel corpo e a sapere quando parlarne con il medico. Vengono classificati in base alla frequenza con cui si presentano:
- Molto comuni (più di 1 persona su 10): nausea.
- Comuni (fino a 1 persona su 10): cefalea, disturbi gastrointestinali come diarrea, stitichezza o vomito, insonnia o sonnolenza, vertigini, astenia, aumento della sudorazione, ansia e nervosismo nelle prime settimane, disfunzioni sessuali come calo del desiderio, difficoltà a raggiungere l'orgasmo e disfunzione erettile.
- Non comuni (fino a 1 persona su 100): variazioni del peso corporeo, bruxismo, alterazioni del gusto.
- Rari (fino a 1 persona su 1.000): iponatriemia, sindrome serotoninergica, prolungamento dell'intervallo QT.
I disturbi della sfera sessuale meritano un discorso a parte, perché in alcuni casi possono persistere anche dopo la sospensione del farmaco. È quindi importante segnalarli al medico senza aspettare.
Alcune persone descrivono anche un appiattimento emotivo, una sensazione di distanza dalle proprie emozioni. Non è universale e non significa che il farmaco stia spegnendo chi sei.
Nausea, cefalea e un'iniziale intensificazione dell'ansia tendono ad attenuarsi spontaneamente entro una o due settimane, il tempo che serve all'organismo per adattarsi. Se invece non migliorano o peggiorano, la cosa da fare non è mai interrompere il farmaco da soli, ma contattare il medico per rivalutare insieme la terapia.
Sul fronte della dipendenza, l'escitalopram non è associato a dipendenza nel senso tipico delle sostanze d'abuso, perché non provoca craving né ricerca compulsiva del farmaco.
Alla sospensione può però comparire una sindrome da discontinuazione, diversa dall'astinenza vera e propria, con sintomi come vertigini, brevi sensazioni simili a scosse elettriche (i cosiddetti "brain zaps"), irritabilità e disturbi del sonno. Proprio per questo va sempre fatta in modo graduale e sotto supervisione medica.
Interazioni con altri farmaci e sovradosaggio
La prima regola quando si assume l'escitalopram è informare sempre il medico di tutto ciò che si sta assumendo, compresi integratori e prodotti erboristici, perché alcune combinazioni possono aumentare il rischio di effetti indesiderati. Le interazioni più rilevanti si raggruppano in alcune aree principali:
- Rischio di sindrome serotoninergica: con IMAO (controindicazione assoluta), litio, triptofano, triptani per l'emicrania, oppioidi come tramadolo e buprenorfina, ed erba di San Giovanni, che pur essendo un rimedio naturale non è priva di rischi.
- Rischio di prolungamento del QT: con altri farmaci che agiscono sul ritmo cardiaco e con alcuni antipsicotici come l'aloperidolo.
- Rischio di sanguinamento: con anticoagulanti come il warfarin, antiaggreganti e antinfiammatori non steroidei (FANS), soprattutto a livello gastrointestinale.
- Interazioni metaboliche: l'escitalopram è un inibitore del CYP2D6, un enzima epatico, quindi può aumentare le concentrazioni di sostanze come risperidone, tramadolo, codeina e aripiprazolo. A loro volta, inibitori come omeprazolo, fluconazolo e fluvoxamina possono aumentare i livelli dell'escitalopram.
In presenza di queste combinazioni il medico può decidere di monitorare più da vicino la terapia o di aggiustare il dosaggio.
Sovradosaggio
In caso di sovradosaggio i sintomi possono includere nausea, vomito, sonnolenza marcata, convulsioni, alterazioni del ritmo cardiaco e, nei casi più gravi, sindrome serotoninergica. Se sospetti un sovradosaggio, chiama subito il 112 o recati al pronto soccorso più vicino, senza cercare di indurre il vomito da solo.

Escitalopram e psicoterapia: due strumenti nel percorso di cura
Escitalopram e psicoterapia non sono in competizione, e non esiste una gerarchia tra i due. Sono strumenti diversi, che agiscono su livelli diversi, e spesso è proprio la loro combinazione a fare la differenza. Le evidenze disponibili suggeriscono che l'approccio combinato può offrire benefici superiori rispetto a ciascuno dei due da solo, soprattutto nella prevenzione delle ricadute nel tempo (Cuijpers et al., 2014).
Se stai già assumendo il farmaco, affiancare un percorso psicoterapeutico può fare una differenza concreta. La psicoterapia offre uno spazio per sviluppare strategie di gestione delle difficoltà, esplorare le cause del disagio e rafforzare le risorse personali, competenze che restano con te anche quando un giorno il farmaco non sarà più necessario.
Se invece stai già facendo terapia e stai valutando un supporto farmacologico, i due percorsi non si escludono. Il farmaco può aiutarti a sentirti più stabile e a ridurre l'intensità dei sintomi, creando le condizioni per partecipare in modo più attivo al lavoro terapeutico.
Chiedere aiuto, in qualunque forma, è un atto di cura verso sé stessi, non una debolezza. Con il questionario di Unobravo puoi trovare un professionista in linea con le tue esigenze e valutare quale supporto fa più al caso tuo.



