Alimentazione

Quali sono i fattori che mantengono i disturbi del comportamento alimentare?

Quali sono i fattori che mantengono i disturbi del comportamento alimentare?
Quali sono i fattori che mantengono i disturbi del comportamento alimentare?logo-unobravo
Redazione
Unobravo
Pubblicato il
11.8.2020

I disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono caratterizzati da un rapporto disfunzionale con l'alimentazione. Possono verificarsi comportamenti di restrizione o di assunzione compulsiva di cibo seguiti da condotte di eliminazione, come nel caso dell'anoressia o della bulimia, oppure di forti crisi di fame irrefrenabile seguite dalla sensazione di perdita di controllo, come accade nel binge eating disorder, considerato da alcuni una vera forma di dipendenza, la dipendenza da cibo.

Ciò che sembra accomunare l'anoressia, la bulimia e il binge eating disorder è l’origine psicologica dei comportamenti alimentari: tramite il cibo si regolano intense emozioni legate a esperienze che incidono:

  • sull'autostima
  • sulla capacità di tollerare le frustrazioni
  • sul modo di gestire le emozioni
  • sulle competenze sociali.

Il ruolo della vergogna

I comportamenti alimentari disfunzionali causano una grave compromissione del rapporto con il proprio corpo e provocano profondi sentimenti di vergogna ed inadeguatezza. L'estrema sensibilità interpersonale, alimentata dalla fobia sociale e da un sentimento di vergogna per il proprio corpo, impedisce un autentico coinvolgimento emotivo con l'altro.

Questo è un atteggiamento di difesa che porta a negare i propri sentimenti e a ricercare un senso di controllo e di potere sulla propria vita, evitando così il rischio di vivere insopportabili stati di tensione e di dolore psichico.

Momentmal - Pixabay


Le conseguenze della rigida restrizione dietetica

Per il mantenimento di un disturbo del comportamento alimentare sono di primaria importanza alcuni elementi:

  • l'iper-valutazione dell'alimentazione
  • il controllo della forma e del peso corporeo
  • il perfezionismo, cioè il sopravvalutare l’importanza di alcuni obiettivi che si vogliono raggiungere.

La sola caratteristica clinica che non può essere collegata direttamente a questi elementi è quella degli episodi di alimentazione incontrollata. Le abbuffate, infatti, derivano in gran parte dalla particolare modalità con cui i pazienti riducono la loro alimentazione. Quando si segue una dieta rigida, anche le minime trasgressioni alimentari vengono interpretate come prova di una mancanza di autocontrollo. Il risultato è abbuffarsi, abbandonando temporaneamente gli sforzi fatti fino a quel momento.


Le auto-valutazioni negative

Le trasgressioni alla dieta e le abbuffate non si verificano casualmente, ma sono spesso precedute da stati affettivi negativi. La Escape Theory sostiene che i soggetti che tendono ad abbuffarsi:

  • sono particolarmente predisposti ad auto-valutazioni negative
  • ricercano standard esageratamente elevati su magrezza, successo o popolarità
  • si focalizzano sulla propria inadeguatezza personale, alimentando la bassa autostima.

Le persone tendenti all'alimentazione incontrollata tentano quindi di fuggire dagli stati di autocoscienza negativi e stressanti, restringendo e focalizzando la loro attenzione da livelli più astratti, come la valutazione del sé, ad elementi più somatici ed immediati o a stimoli ambientali esterni, come il cibo.

SHVETS production - Pexels

Il perfezionismo clinico

Le autovalutazioni negative dei pazienti DCA descritte dalla Escape Theory ricalcano la definizione di perfezionismo clinico.

Il timore dell'errore è l'elemento centrale del perfezionismo patologico: esso non permette al soggetto di avere incertezze e lo porta ad interpretare ogni minimo errore come segno di fallimento globale, influenzando, mantenendo ed aggravando così il disturbo dell'alimentazione. Il perfezionismo clinico rappresenta quindi, insieme al controllo, l'elemento principale nel mantenimento dei disturbi del comportamento alimentare.


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