Vi sarà capitato di osservare con quanta serietà i bambini si dedicano al gioco. Che sia con un pallone, con una macchinina, con le costruzioni o con oggetti trasformati dalla fantasia, sembrano entrare in un mondo a parte, completamente assorbiti da quanto stanno facendo.
Testimonianze di rudimentali giocattoli sono state trovate negli scavi archeologici di tutto il mondo perché il gioco è un bisogno umano dalla notte dei tempi. Il gioco riveste un ruolo fondamentale nello sviluppo infantile. Permette di sviluppare facoltà cognitive, di sperimentare e regolare emozioni attraverso la fantasia, permette di rigenerare le batterie mentali attraverso il tempo libero.
Se volete scoprire in cosa gioco e fantasia sono importanti anche per noi adulti non vi resta che giocare con noi. Abbiamo pensato di costruire questo contributo come una sorta di escape room. Seguite gli indizi e i suggerimenti evidenziati per trovare le parole chiave e progredire nella lettura. Volete aggiungere un po’ di pepe? Sfidate amici o familiari con il cronometro alla mano. Buon divertimento!
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Viaggio nella storia del gioco
PAROLA CHIAVE: 17 18 13 16 9 1
In epoca preistorica i giocattoli erano spesso utilizzati nell’ambito delle cerimonie rituali. Da subito appare quindi evidente il rapporto con il mondo magico, fantastico, con l’ultraterreno. Nel gioco si poteva fantasticare il controllo di ciò che spaventa.
Nelle prime civiltà (dai Sumeri agli Egizi) i giocattoli erano probabilmente simili a quelli con cui si gioca oggi (corde, aratri, armi che permettevano di simulare guerra e agricoltura). Il gioco diviene infatti elemento culturale e pedagogico che permette di familiarizzare con ruoli (anche legati al genere come nel caso della bambola) e regole (Cambi & Staccioli, 2007).
L’antichità greca ha consegnato alla storia eventi in grado di fermare la guerra come i “giochi” olimpici. In epoca latina basta evocare il famoso panem et circenses (cibo e divertimento) con cui gli imperatori ritenevano possibile il mantenimento dell’ordine sociale. Lo svago era dunque individuato come aspetto fondamentale da garantire al popolo.
Inutile dire che le battaglie navali (naumachie) o i combattimenti tra gladiatori e belve erano pensati più per gli adulti che per i bambini. I giochi di parole erano poi molto frequenti nella commedia e nei canti carnascialeschi con cui, attraverso il ricorso ai motti, era possibile fantasticare l’inversione delle gerarchie sociali (si ironizzava infatti sulle abitudini sessuali di imperatori e uomini di potere).
Nel medioevo tornei, giostre, rudimentali partite di calcio, battute di caccia, garantivano svago, allenamento per la guerra e competizione, assolvendo importanti funzioni individuali e sociali. Arriviamo rapidamente a fine ‘800 con una società che, a seconda della classe sociale, vede i bambini come forza lavoro o come nobili in miniatura.
Giostrine con carillon, bambole realizzate con materiali semplici o raffinati a seconda della ricchezza, fondali per il teatro dei burattini, lasciano spazio ad automobiline a pedali, trattori, aerei, fucili e carri armati in corrispondenza delle grandi guerre. E poi lo sport fa la sua comparsa con il calcio balilla, che nel nome porta evidenti i segni di un’epoca storica, fino ad arrivare al più recente subbuteo antenato dei videogiochi di calcio.
Cambiano i materiali e, con l’introduzione del virtuale, cambiano gli spazi (sempre più individuali e meno comunitari con lo svuotarsi di piazze e campetti su cui con il gessetto di tracciavano confini e schemi per il gioco della settimana), ma l’attività ludica continua ad assolvere importanti funzioni tanto per l’individuo quanto per la società.
Avete individuato la parola chiave? Corrisponde ad un paragrafo ben preciso. Trovatelo e riprendete la lettura.
Il gioco nella psicologia
La parola chiave corrispondente a questo paragrafo è: STORIA
Uno dei più importanti concetti della psicoanalisi, quello della coazione a ripetere (la tendenza a mettere in atto ripetendoli determinati schematismi emotivi, affettivi, difensivi) è stato teorizzato a partire dall’osservazione di un bambino impegnato nel gioco con un rocchetto. Avanti e indietro, un lancio dopo l’altro ed ecco che a nonno Freud viene in mente un'intuizione che cambia la storia di una disciplina.
Dobbiamo a Melania Klein un’attenzione particolare all’analisi dello sviluppo infantile attraverso la tecnica del gioco. Macchinine che si scontrano diventano simboli di un inconscio che si fa concreto e osservabile. Cosa dire di Jean Piaget che, osservando i propri figli, scopre le dinamiche alla base dello sviluppo cognitivo?
Si parte dalla concretezza del corpo, si passa attraverso rudimentali operazioni di categorizzazione (avete presente le file di macchinine ordinate per colore?), fino ad arrivare ad operazioni basate su osservazioni concrete e, in adolescenza, all’astrazione (metafore comprese).
Winnicott infine parlò del complesso rapporto tra gioco, fantasie, soggettività, sviluppo del sè, tra “come se” e realtà, nella sua opera Gioco e realtà (1971). Alcuni esempi che testimoniano come, ancor prima dell’uso delle tecniche ludiche in ambito terapeutico, la psicologia si sia messa in gioco!
Per trovare la parola chiave successiva risolvi il rebus e vai al paragrafo che contiene la parola nel titolo.
(5 lettere) A

Gioco e (è?) terapia
Amante dei cruciverba!
A partire dal contributo di Melania Klein, il gioco, inteso come attività creativa e simbolica, è al centro della terapia con i bambini. Disegni, ritagli, costruzioni, personaggi, diventano veri e propri simboli che permettono l’accesso all’inconscio e alla sua interpretazione.
Secondo Winnicott anche la psicoterapia con gli adulti diviene spazio di gioco. Se il terapeuta non sa giocare non è portato per il suo lavoro, se la persona che affronta il percorso non sa giocare, allora imparare a farlo è obiettivo della terapia. I giocattoli in questo caso sono sostituiti da immagini, parole, metafore e sogni (Rostagno, 2024). Insomma gioco (e) è terapia…
PAROLA CHIAVE: 6 1 12 18 1 17 9 1
Gioco e fantasia nell’età adulta
La parola chiave corrispondente a questo paragrafo è: FANTASIA
Giocare è da bambini? Ha senso avere interessi ludici da adulti oppure è una perdita di tempo? Il gioco serve a tutte le età per i seguenti motivi:
- Divertimento e svago: anche da adulti abbiamo bisogno di tempo libero e leggerezza.
- Allenare capacità cognitive: competenze come il problem solving, il decision making sono sollecitate ad esempio in numerosi video giochi.
- Lasciare andare la fantasia: sempre più spesso si parla dell’importanza del sognare a occhi aperti, quale situazione migliore di un gioco per fingere di, per immaginare di essere chi normalmente non si è.
- Regolazione delle emozioni: il lavoro ci fa accumulare elevati livelli di stress? Nel gioco, immaginate ad esempio uno spara tutto da video giocare, possiamo sfogare e quindi regolare emozioni, tensioni, aggressività e tendenze distruttive.
- Confrontarsi e competere: giocare ci può esporre al confronto con gli altri in una situazioni protetta e meno tossica di quella che si può presentare nel mondo del lavoro. In questo modo possiamo allenarci a vivere il confronto sperimentando le nostre reazioni ed emozioni.
- Allenare al lavoro di gruppo: giocare in squadra o in team ci aiuta a riconoscere limiti e risorse nostre e di altri.
Per leggere il prossimo paragrafo trova i nomi di giochi nel testo.
Ad ognuno il suo gioco
Quali giochi sono adatti per chi non è più bambino? La risposta è facile: tutti. Facciamo però alcuni esempi di situazioni ludiche che possono affascinare anche chi ha qualche primavera in più.
- Il
Fantacalcio: immaginate un gruppo di amici seduto intorno al tavolo. Offerta dopo offerta si costruisce la propria squadra spendendo il proprio budget e acquistando i propri idoli. Domenica dopo domenica si schiera l’11 migliore alla caccia di bonus (goal e assist) che permettono di accumulare il punteggio necessario a battere l’avversario. Giochi simili esistono anche per volley, basket, baseball. Dungeons and Dragons: in gruppo, dal vivo, online, al telefono, tutto quello che serve sono i dadi, eventualmente i manuali del gioco e una dose enorme di fantasia. Il master vi condurrà in scenari magici dove dovrete fare delle scelte. Siete pronti a liberare la vostra immaginazione?- Dixit: gioco di carte che vi permette di proiettare nelle immagini la vostra fantasia (non a caso trova spazio anche nella terapia psicologica). Pensate titoli fantasiosi che permettano solo ad alcuni giocatori di capire quale sia la vostra carta. Equilibrio complicato da trovare alla ricerca del punteggio più alto che vi permetterà di avanzare nel tabellone.
- Giochi in scatola: vere chicche per appassionati, facciamo qualche esempio evocativo. L’intramontabile Monopoli, i classici giochi a tabellone, i giochi a quiz come il Trivial Pursuit, il famigerato Risiko, gioco di strategia che vi permetterà letteralmente di perdere la cognizione del tempo.
- I videogiochi: potremmo dedicare intere pagine a descrivere anche solo un titolo. Dallo sport all’automobilismo, dalla strategia ai mondi fantasy, dalla lotta agli scenari di guerra, ci sono proposte per tutti i gusti. Scegliamo Minecraft come titolo esemplificativo di un mondo in cui si può letteralmente creare qualsiasi cosa a partire da semplici cubetti.
- Costruzioni e puzzle: dai celeberrimi mattoncini lego, alle tessere di complicati puzzle, avete l’imbarazzo della scelta per sbizzarrire la creatività.
- Due felpe: riferimento che molti coglieranno. 2 felpe o due zaini a terra per delimitare una porta o un campo. Il resto è fantasia, polmoni, sudore e qualche dolorino nei giorni successivi. Niente che non valga l’emozione di segnare il goal vittoria o la schiacciata decisiva.
Ora che hai trovato i nomi dei giochi nel testo puoi andare all’ultimo paragrafo.
Chi non lavora...
Esperti di Musica! Ben fatto!
Come strumento di formazione o di team building per la costruzione del gruppo, il gioco reclama adeguato spazio anche nel mondo aziendale e del lavoro. Le tecniche del teatro sociale di comunità e quelle che partono dalla corporeità, sono preziose in questo ambito.
La sala riunioni trasformata in campo di gioco può divenire interessante laboratorio per osservare dinamiche, affrontare confronti e conflitti, promuovere dialogo. Quindi se vedete il capo e gli amministratori delegati mimare delle statue, niente paura stanno lavorando per voi!
Per trovare il paragrafo successivo risolvi la definizione del cruciverba.
Sette lettere orizzontale: Si può iniziare compilando il questionario di Unobravo.
T _ _ _ _ _ A
Facendo il gioco dell’amore…
Se siete arrivati qui avete risolto il rebus.
Per Freud la sessualità era perversa e polimorfa. In questa definizione non dobbiamo cercare scandali, ma 2 semplici concetti: la sessualità non ha come unica meta la procreazione e può presentarsi in molteplici forme. Fantasie, creatività e gioco possono diventare ingredienti interessanti da miscelare sotto le lenzuola, senza ovviamente dimenticare il reciproco consenso e il rispetto.
Non è dunque un caso che siano stati pensati appositi giocattoli per ampliare le possibilità di godere di una vita sessuale divertente e soddisfacente, importante elemento di benessere e salute mentale. Nulla di sporco dunque, ma una delle tante possibilità di declinazione della fantasia nella nostra vita.
Nel loro C’era una volta la prima volta, Veglia e Pellegrini (2017) parlano diffusamente della dimensione ludica della sessualità. Spesso la principale in adolescenza, essa può accompagnarsi a qualsiasi età della vita nel momento in cui la sessualità si trasforma in gioco consapevole, condiviso e divertente senza che, per forza, ci siano altri significati.
A proposito chi non fa l’amore secondo Celentano? La soluzione ti suggerisce il paragrafo a cui tornare per riprendere la lettura.
Non è un gioco da ragazzi…
Giocare è un bisogno fondamentale per lo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale negli animali (Piergallini, 2020). L’attività ludica conserva un potenziale enorme anche per gli adulti come possibilità di svago e necessario divertimento, spazio di regolazione delle emozioni, luogo in cui allenare creatività e fantasia, strumento di formazione e crescita in campo lavorativo, ma anche nella terapia psicologica.
Vista la complessità di funzioni che svolgono, gioco e fantasia sono fondamentali per promuovere il benessere psicologico negli individui e nei gruppi.





