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Salute mentale
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Ogni quanto si va dallo psicologo? Trovare il ritmo giusto

Ogni quanto si va dallo psicologo? Trovare il ritmo giusto
Redazione
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
25.2.2026
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“Ogni quanto si va dallo psicologo?” è una domanda comune tra chi si sta avvicinando alla terapia. La frequenza delle sedute, infatti, può variare da persona a persona, in base alle esigenze individuali e agli obiettivi terapeutici, concordandola insieme al proprio o alla propria terapeuta.

In questo articolo proveremo a fare chiarezza su questo aspetto, per aiutarti a orientarti senza ansie o aspettative irrealistiche.

Una domanda normale: ogni quanto si va in terapia?

Chiedersi ogni quanto si va in terapia è assolutamente normale. Si tratta di una domanda importante, che riguarda non solo l’agenda, ma la natura stessa del percorso che si sta per intraprendere.

La regolarità in terapia non significa rigidità, ma continuità e possibilità di riprendere il filo del discorso da una seduta all’altra. Nelle prime sedute, insieme al terapeuta, si concordano obiettivi, aspettative, priorità e ritmo del percorso, oltre ai criteri per rivedere questi aspetti nel tempo.

È fondamentale distinguere tra percorsi di sostegno, orientati al contenimento e alla gestione di momenti difficili, e percorsi di psicoterapia, che implicano un lavoro su schemi, relazioni e storia personale. In entrambi i casi, la frequenza delle sedute è un elemento chiave per garantire efficacia e continuità al lavoro terapeutico.

La frequenza più comune: una seduta a settimana

La frequenza settimanale delle sedute è la più comune in molti percorsi di psicoterapia. Può aiutare a costruire una buona alleanza terapeutica (cioè una relazione di fiducia e collaborazione con lo psicologo), a mantenere la continuità e a dare il tempo di metabolizzare e mettere in pratica ciò che emerge in seduta.

In uno studio condotto in un servizio di counseling universitario è emerso che  le persone che vedevano il terapeuta circa una volta a settimana tendevano a raggiungere miglioramenti clinicamente significativi più rapidamente rispetto a chi faceva incontri circa ogni due settimane (Erekson et al., 2015).

  • noti un progressivo cambiamento nel modo di affrontare pensieri ed emozioni

In alcuni casi, però, una seduta a settimana può risultare troppo intensa (ad esempio, in momenti di particolare vulnerabilità) o troppo diluita (quando si affrontano tematiche profonde e radicate). Non esistono regole assolute: il ritmo giusto si costruisce insieme al terapeuta, ascoltando i tuoi bisogni e rispettando i tuoi tempi.

Rdne - Pexels

Cosa cambia la frequenza: problemi, obiettivi e fase

La frequenza delle sedute di psicoterapia può dipendere da diversi fattori:

  • Intensità dei sintomi e fase di crisi: in momenti di particolare difficoltà e se l’approccio adottato dal terapeuta lo prevede, può essere utile aumentare la frequenza degli incontri, così da avere un sostegno più ravvicinato e continuativo.
  • Obiettivi a breve, medio o lungo termine: a seconda di ciò che si desidera raggiungere, il percorso può essere più o meno strutturato e richiedere un ritmo diverso.
  • Risorse personali e motivazione: la disponibilità interiore a lavorare su di sé e il momento di vita possono influenzare la cadenza delle sedute.
  • Vincoli pratici: tempo, lavoro e costi sono aspetti concreti che è importante portare in seduta senza vergogna. La sostenibilità è parte del percorso.
  • Tipo di terapia e setting: il lavoro individuale, di coppia, familiare o di gruppo può richiedere tempistiche differenti.

Non è solo una scelta personal”: anche nelle indicazioni del Ministero della Salute, dentro il Piano Nazionale di Azioni per la Salute Mentale, si parla di percorsi di cura costruiti su misura a partire dai bisogni della persona, quindi con un’intensità e una continuità dei contatti che non devono essere uguali per tutti (Ministero della Salute, 2014).

Se ti senti peggio all’inizio, può far parte del percorso

Affrontare un percorso di psicoterapia è un’esperienza che può portare a un profondo cambiamento personale. Tuttavia, è importante sapere che nelle prime fasi del percorso alcune persone possono sperimentare un temporaneo aumento del disagio emotivo.

Questo può essere un passaggio legato al fatto che si stanno toccando temi, emozioni o schemi che finora erano rimasti sullo sfondo, come ad esempio:

  • Contatto con emozioni evitate: la psicoterapia ti aiuta a entrare in contatto con emozioni che potresti aver evitato o represso per molto tempo. Questo può essere doloroso e destabilizzante all’inizio, ma può diventare un passaggio importante verso un miglioramento.
  • Nuove consapevolezze: acquisire una maggiore consapevolezza di sé e delle proprie dinamiche interiori può essere sconvolgente. Potresti renderti conto di aspetti di te stesso o della tua vita che avevi ignorato o sottovalutato.
  • Cambiamento di abitudini o dinamiche: la terapia può spingerti a modificare abitudini consolidate o a mettere in discussione dinamiche relazionali disfunzionali. Questo processo di cambiamento può generare ansia, insicurezza e resistenza.

È fondamentale comunicare apertamente i tuoi vissuti durante le sedute, in modo da poterli esplorare insieme al terapeuta e trovare strategie efficaci per affrontarli.

Tuttavia, è importante essere consapevoli di alcuni segnali di allarme che non vanno ignorati:

  • Peggioramento marcato e persistente dei sintomi;
  • Pensieri ricorrenti di farsi del male o di suicidio;
  • Sensazione di perdere il controllo o comportamenti impulsivi che ti mettono a rischio.

Se dovessi sperimentare uno di questi segnali, è fondamentale chiedere aiuto tempestivamente, coinvolgendo il tuo terapeuta, i servizi di emergenza e la tua rete di supporto.

Cambiamenti: dopo quante sedute si notano davvero?

Ogni percorso di psicoterapia è unico e i tempi per vedere i primi cambiamentii possono variare molto da persona a persona. Alcuni notano benefici già dopo le prime sedute, altri hanno bisogno di più tempo per sentirsi meglio.

In generale, la ricerca suggerisce che cambiamenti più visibili e stabili spesso iniziano a emergere nell’arco di alcune settimane o di alcuni mesi (ad esempio 10–20 sedute), ma si tratta di un dato orientativo: la variabilità individuale è altissima.

È importante distinguere tra i primi benefici, come una maggiore consapevolezza, la sensazione di avere nuovi strumenti, un sollievo parziale e un cambiamento stabile, che si riflette in nuovi modi di reagire, in relazioni più soddisfacenti, e nella capacità di mantenere i progressi nel tempo.

Ecco un mini-schema di cosa può accadere nelle diverse fasi:

  1. Fase iniziale: costruzione dell’alleanza, esplorazione del problema, primi insight
  2. Fase intermedia: lavoro attivo su schemi e comportamenti, sperimentazione di nuove strategie
  3. Fase di consolidamento: rafforzamento dei cambiamenti, prevenzione delle ricadute, chiusura graduale

In alcune circostanze, Se si sperimenta un disagio  legato a un evento recente e circoscritto, si è in una fase di transizione di vita o si cerca un supporto psicologico, un percorso breve e focalizzato può essere sufficiente.

Se invece la sofferenza è più radicata o ricorrente, potrebbe essere necessario un lavoro più lungo e profondo.

La durata della terapia può variare da alcuni mesi a diversi anni.

Tra una seduta e l’altra: come sostenere dubbi e attese

L’intervallo tra una seduta e l’altra può sembrare un vuoto carico di dubbi e attese, ma in realtà è uno spazio prezioso per mettere in pratica e accogliere quanto emerso, osservare e raccogliere esempi concreti su cui lavorare insieme.

Se ti capita di sentirti smarrito o preoccupato tra una seduta e l’altra, non sei solo: molti si chiedono se stiano facendo abbastanza, se stiano cambiando davvero, se stiano andando nella direzione giusta.

Ecco alcune strategie semplici per affrontare questo periodo:

  • Prendi appunti su pensieri, emozioni e situazioni che ti colpiscono
  • Metti in pratica piccole azioni concordate in seduta
  • Cura la tua routine di benessere, anche con gesti semplici

Ricorda che la frequenza delle sedute si adatta alle tue esigenze: a volte la distanza tra un incontro e l’altro può essere utile per sperimentare, altre volte può essere troppo faticosa. In quel caso, parlarne in seduta è il primo passo per ricalibrare il percorso e renderlo più sostenibile.

Quando ha senso cambiare ritmo: ogni 15 giorni o una volta al mese

Ridurre la frequenza delle sedute è un passaggio naturale in molti percorsi di psicoterapia. Può essere un segnale di crescita e di autonomia: il lavoro fatto insieme ha creato le basi per affrontare le sfide con risorse interne più solide.

Il passaggio dalla cadenza settimanale a quella quindicinale o mensile avviene di solito in modo molto graduale, spesso anche con l’avvicinamento della chiusura del percorso. Mano a mano che i sintomi si stabilizzano e si costruiscono nuove abitudini, la seduta diventa sempre più uno spazio di riflessione e consolidamento dei progressi, più che di intervento immediato su situazioni di crisi.

Per decidere insieme se è il momento giusto per cambiare ritmo, puoi considerare questi criteri:

  • Stabilità dei sintomi e delle emozioni
  • Capacità di utilizzare in autonomia gli strumenti appresi
  • Presenza di una rete di supporto e di strategie di prevenzione delle ricadute

Ricorda che la frequenza non è un contratto rigido: in caso di crisi improvvise, è possibile tornare temporaneamente a incontri più ravvicinati. La chiave è la comunicazione aperta con il tuo terapeuta, senza paura di tornare indietro o di deludere le aspettative

Terapia di coppia: frequenza e gestione delle tensioni

La frequenza delle sedute in terapia di coppia è una decisione condivisa e flessibile, che tiene conto della specificità della situazione e delle esigenze di entrambi i partner. Nelle fasi di crisi o di conflitto intenso, può essere utile aumentare la continuità degli incontri per stabilire un clima di sicurezza relazionale.

Obiettivi concreti possono essere la costruzione di regole di comunicazione efficace o la gestione di temi critici come la genitorialità o la sessualità. Tra una seduta e l’altra, il terapeuta può proporre esercizi pratici come il dialogo strutturato o la definizione di pause temporanee nei confronti più accesi.

In genere, si può partire con un ritmo settimanale, per poi diradare gli incontri a cadenza quindicinale o mensile, una volta raggiunta una maggiore stabilità e autonomia nella coppia, sempre tenendo in considerazione quali sono gli obiettivi terapeutici concordati.

Un nuovo inizio

Non esiste una regola universale sulla frequenza delle sedute. Esiste il ritmo che ti sostiene e ti fa crescere con continuità.

Se hai dubbi sull’efficacia del percorso, sui costi o sulle tue aspettative, è importante affrontarli con il terapeuta in seduta: il confronto sincero è parte del lavoro. Se non hai ancora iniziato, il  primo colloquio è il momento indicato per chiarire obiettivi e modalità. La terapia online può essere un’opzione accessibile e continuativa, che ti permette di lavorare su di te anche con ritmi di vita intensi.

Se senti che è il momento di iniziare un percorso con un professionista, Unobravo è qui per accompagnarti con rispetto e professionalità.

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