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Olanzapina: cos’è, effetti collaterali e psicoterapia

Olanzapina: cos’è, effetti collaterali e psicoterapia
Redazione
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Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
30.7.2026
Olanzapina: cos’è, effetti collaterali e psicoterapia
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L’olanzapina è un principio attivo della classe degli antipsicotici atipici, o di seconda generazione. Viene impiegata soprattutto nel trattamento della schizofrenia e del disturbo bipolare, dove aiuta a controllare i sintomi psicotici e a stabilizzare l’umore. In Italia è disponibile con diversi nomi commerciali, tra cui Zyprexa e vari equivalenti generici.

Che tu abbia ricevuto una prescrizione, stia accompagnando una persona cara o voglia semplicemente capirne di più, in questa pagina vediamo come agisce il farmaco, per quali condizioni viene utilizzato, quali sono i suoi effetti indesiderati e in che modo la psicoterapia può affiancare il trattamento farmacologico.

Di che classe fa parte e con quali nomi è in commercio

L’olanzapina appartiene alla classe degli antipsicotici atipici, conosciuti anche come antipsicotici di seconda generazione. Rispetto ai farmaci più datati, questa classe presenta in genere un profilo di effetti motori più favorevole.

Dal punto di vista chimico si tratta di un derivato tienobenzodiazepinico, una struttura che ne determina l’azione su diversi recettori del sistema nervoso centrale.

Lo stesso principio attivo è in commercio con nomi diversi, tutti dispensabili solo con ricetta medica:

  • Zyprexa, il nome di marca originale più diffuso,
  • Zyprexa Velotab, la versione orodispersibile dello stesso produttore,
  • i generici, tra cui olanzapina DOC, Teva, Mylan e altri equivalenti autorizzati.

Cambia il nome sulla confezione, ma la molecola è la stessa. Questa pagina è il riferimento sulla molecola, mentre la pagina dedicata a Zyprexa ne approfondisce gli aspetti pratici.

Le formulazioni disponibili variano in base alle esigenze cliniche:

  • compresse rivestite, per l’assunzione orale quotidiana,
  • compresse orodispersibili, che si sciolgono in bocca senza bisogno di acqua,
  • polvere per soluzione iniettabile intramuscolare, utilizzata in contesti ospedalieri o d’urgenza.

Come funziona e per cosa si usa l’olanzapina

L’olanzapina agisce su diversi sistemi di neurotrasmissione del cervello, ed è proprio questa azione su più fronti a caratterizzare il suo profilo farmacologico.

Sul sistema dopaminergico, la modulazione dell’attività in alcune aree cerebrali è associata, tra gli altri fattori, alla riduzione dei sintomi psicotici come allucinazioni e deliri. L’azione sul sistema serotoninergico può invece contribuire al miglioramento dei sintomi negativi, come il ritiro sociale o la riduzione della motivazione.

La maggiore affinità per il sistema serotoninergico rispetto a quello dopaminergico è associata a un minor rischio di effetti motori indesiderati rispetto agli antipsicotici di prima generazione. Un altro farmaco della stessa classe è il Risperdal, con cui l’olanzapina condivide alcune caratteristiche ma anche differenze nel profilo di rischio. L’azione sul sistema istaminergico, infine, è associata alla componente sedativa.

Le indicazioni terapeutiche approvate da AIFA ed EMA per l’olanzapina negli adulti sono:

  • la schizofrenia, sia nella gestione degli episodi acuti sia nel trattamento a lungo termine, per ridurre il rischio di ricadute,
  • gli episodi maniacali del disturbo bipolare da moderati a gravi,
  • la prevenzione delle ricadute nel disturbo bipolare, in chi ha risposto al trattamento in fase acuta,
  • l’agitazione psicomotoria acuta, nella formulazione iniettabile utilizzata in ambito ospedaliero o d’urgenza.

Le revisioni della letteratura indicano l’olanzapina tra gli antipsicotici di seconda generazione più efficaci nel controllo dei sintomi, un vantaggio da bilanciare con un rischio maggiore di aumento di peso e alterazioni metaboliche (World Health Organization, 2023).

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Michael Burrows – Pexels

Controindicazioni, avvertenze e precauzioni

Ci sono situazioni in cui l’olanzapina non deve essere utilizzata e altre in cui va usata solo con cautela. Le controindicazioni assolute riguardano l’ipersensibilità nota al principio attivo o a uno dei suoi eccipienti, e il glaucoma ad angolo chiuso.

Esistono poi condizioni che non escludono il farmaco, ma richiedono una valutazione attenta del rapporto rischio-beneficio da parte del medico:

  • Gravidanza: l’uso può essere necessario in alcuni casi e va sempre discusso con il medico; se assunta nell’ultimo trimestre, il neonato può presentare sintomi transitori come tremore, rigidità o sonnolenza.
  • Allattamento: il passaggio nel latte materno è documentato, quindi in genere l’uso viene sconsigliato.
  • Guida e uso di macchinari: il farmaco può causare sonnolenza e capogiri, soprattutto nelle prime fasi.
  • Insufficienza epatica o renale: può rendere necessario un aggiustamento della dose.
  • Persone anziane con demenza: il farmaco non è raccomandato, perché gli studi hanno osservato un’incidenza di decessi circa doppia rispetto al placebo, pari al 3,5% contro l’1,5% (AIFA).

Inoltre, sotto i 18 anni non è raccomandata, per dati insufficienti su sicurezza ed efficacia, e ogni valutazione in età pediatrica va affidata a uno specialista.

Durante il trattamento si raccomanda di evitare l’alcol, che può potenziare gli effetti sedativi. Il fumo di sigaretta, invece, può ridurre le concentrazioni plasmatiche dell’olanzapina, perciò è utile informare il medico se si fuma o se si decide di smettere. Un’attenzione particolare va ai pensieri suicidari, che nelle fasi iniziali o durante i cambi di dose richiedono la sorveglianza del medico e delle persone vicine.

Il medico può inoltre richiedere controlli periodici di peso, glicemia, profilo lipidico, pressione ed emocromo, come normale pratica di sorveglianza. Ogni modifica al dosaggio o alla durata della terapia va sempre concordata con il medico prescrittore, senza sospendere in autonomia.

Effetti collaterali

Come tutti i farmaci, l’olanzapina può causare effetti indesiderati, anche se non tutte le persone li manifestano. Conoscerli in anticipo non serve ad allarmare, ma a sapere cosa osservare e quando parlarne con il medico. Gli effetti si classificano in base alla frequenza con cui compaiono negli studi clinici.

  • Molto comuni (più di 1 persona su 10): aumento di peso, sonnolenza e sedazione, aumento della prolattina, capogiri.
  • Comuni (fino a 1 persona su 10): aumento dell’appetito, iperglicemia, alterazioni di colesterolo e trigliceridi, stitichezza, bocca secca, stanchezza, tremore, acatisia, alterazioni della sfera sessuale.
  • Non comuni (fino a 1 persona su 100): reazioni di ipersensibilità, comparsa o peggioramento del diabete, crisi epilettiche, rigidità o spasmi muscolari, fotosensibilità, alterazioni del ciclo mestruale.
  • Rari (fino a 1 persona su 1.000): abbassamento della temperatura corporea, alterazioni del ritmo cardiaco, pancreatite, ittero, reazioni cutanee gravi.

Tra gli effetti rari da conoscere c’è la sindrome maligna da neurolettici, che può manifestarsi con febbre alta, rigidità muscolare intensa e alterazione dello stato di coscienza. In presenza di questi segnali è necessario recarsi immediatamente al pronto soccorso.

Meritano un’attenzione particolare gli effetti metabolici. Tra tutti gli antipsicotici di seconda generazione, l’olanzapina è quello associato al maggiore aumento di peso, secondo solo alla clozapina. Rispetto all’aripiprazolo la differenza media arriva fino a circa 5,60 kg, mentre glicemia e colesterolo tendono ad aumentare più frequentemente rispetto agli altri farmaci della categoria (World Health Organization, 2023). Il monitoraggio periodico di questi parametri serve proprio a proteggere la salute nel tempo.

Sonnolenza e capogiri, invece, tendono a essere più intensi nelle prime settimane e spesso si attenuano con il tempo. Se dopo le fasi iniziali non dovessero ridursi, è importante segnalarlo al medico, che potrà valutare eventuali aggiustamenti.

Inoltre, un timore comune riguarda la dipendenza. L’olanzapina non genera dipendenza nel senso delle sostanze d’abuso, perché non provoca craving né comportamenti compulsivi di ricerca del farmaco. Una sospensione brusca può però causare sintomi da discontinuazione come sudorazione, insonnia, tremore e nausea. Questo fenomeno risulta essere diverso dall’astinenza che si osserva con classi come le benzodiazepine, legate alla dipendenza fisica. La sospensione va gestita gradualmente e sotto la guida del medico.

Attenzione

Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgative e non sostituiscono il parere del medico. Ogni persona risponde ai farmaci in modo individuale, inclusa la comparsa di eventuali effetti indesiderati. In caso di dubbi o incertezze sul trattamento, è necessario confrontarsi con il proprio medico e consultare il foglietto illustrativo del farmaco.

Interazioni con altri farmaci e sovradosaggio

Quando si assume l’olanzapina è importante tenere il medico aggiornato su tutto ciò che si sta prendendo, perché alcune combinazioni possono modificarne l’efficacia o aumentare gli effetti indesiderati. Le principali interazioni riguardano:

  • Sostanze sedative (alcol, benzodiazepine, oppioidi, antistaminici sedativi): possono potenziare in modo significativo la sonnolenza.
  • Sostanze che riducono i livelli del farmaco (fumo di sigaretta, carbamazepina): possono abbassarne le concentrazioni nel sangue.
  • Sostanze che aumentano i livelli del farmaco (fluvoxamina, ciprofloxacina): possono innalzarne le concentrazioni.
  • Altre associazioni da monitorare (antipertensivi, anticolinergici, farmaci che influenzano il ritmo cardiaco): richiedono attenzione, così come la levodopa e gli agonisti dopaminergici, di cui l’olanzapina può ridurre l’efficacia.

In tutti questi casi il medico può valutare un adeguamento del dosaggio. È importante informarlo di ogni prodotto assunto, compresi integratori, rimedi fitoterapici e farmaci da banco.

Sovradosaggio

In caso di assunzione di una dose eccessiva, i sintomi possono includere tachicardia, agitazione, difficoltà nel linguaggio, movimenti involontari, confusione, riduzione dello stato di coscienza, convulsioni e alterazioni della pressione o del ritmo cardiaco.

Se sospetti un sovradosaggio, chiama subito il 112 o recati al pronto soccorso più vicino, portando con te la confezione del farmaco. Non tentare rimedi autonomi.

Donna che contempla a casa con una tazza di caffè e un laptop sul tavolo. Atmosfera interna accogliente.
Mert Coşkun – Pexels

Olanzapina e psicoterapia: due strumenti nel percorso di cura

L’olanzapina e la psicoterapia non sono in competizione, e non esiste una gerarchia tra le due. Sono strumenti diversi, che agiscono su piani diversi e spesso si potenziano a vicenda.

Il farmaco può stabilizzare i sintomi, ma non lavora sulle domande che restano aperte, come il modo in cui si vive la diagnosi, la modalità con la quale si gestiscono le relazioni o si ricostruisce un senso di identità. La psicoterapia è lo spazio in cui portare tutto questo, senza dover trovare le parole giuste al primo tentativo.

Approcci come la terapia cognitivo-comportamentale sono tra i più studiati nel supporto ai disturbi psicotici e dell’umore, e l’aggiunta della psicoterapia al trattamento farmacologico può sostenere l’aderenza alla cura e la prevenzione delle ricadute. Se invece si sta già seguendo un percorso, il medico può valutare un supporto farmacologico per stabilizzare i sintomi in una fase intensa, non come alternativa alla terapia ma come alleato temporaneo.

Anche lo stile di vita conta: una routine regolare, un sonno sufficiente, un’alimentazione equilibrata e una gestione consapevole dello stress possono sostenere il percorso di cura.

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