La fiamma olimpica illuminerà le notti italiane per oltre un mese. Concluse le Olimpiadi, Venerdì 6 Marzo si alzerà il sipario sulle Paralimpiadi. Lasciatevi accompagnare in un viaggio alla scoperta di storie di resilienza, dedizione, passione sportiva con un’unica destinazione: una medaglia paralimpica.
Le Paralimpiadi Milano Cortina 2026
I Giochi Paralimpici si svolgeranno dal 6 al 15 Marzo. La cerimonia inaugurale si svolgerà nella suggestiva location dell’Arena di Verona. Il sipario calerà sulla XIV Edizione dei giochi paralimpici presso lo stadio del Curling di Cortina. Le gare si svolgeranno tra Milano, Cortina, la Val di Fiemme e la Valtellina.
Il titolo della Cerimonia sarà “Life in Motion” e racchiude l’idea della vita come cambiamento, trasformazione e movimento continuo. I temi affrontati riguarderanno il movimento come metafora della crescita personale e sportiva, l’arte come linguaggio universale, il coraggio, la tenacia e la resilienza degli atleti, l’inclusione e la partecipazione.
Il finale in musica vedrà una versione collettiva di “Nel blu dipinto di blu” realizzata raccogliendo contenuti video inviati dal pubblico di tutto il mondo.
I numeri delle Paralimpiadi
Saranno 6 le discipline sportive che assegneranno medaglia in 79 eventi:
- Biathlon Paralimpico;
- Para Ice Hockey;
- Sci Alpino Paralimpico;
- Sci di fondo Paralimpico;
- Snowboard Paralimpico;
- Wheelchair Curling.
Oltre 600 gli atleti che si sfideranno su neve e ghiaccio per contendersi la gloria paralimpica.
La Storia delle Paralimpiadi
La prima edizione delle Paralimpiadi si è svolta nel 1976 in Svezia.
L’evento nacque come estensione del movimento paralimpico fondato nel 1948 dal Neurochirurgo Ludwig Guttman organizzatore di competizioni sportive per veterani di guerra con lesioni spinali.
Come i giochi estivi, anche quelli invernali vengono celebrati ogni 4 anni in concomitanza delle Olimpiadi. Entrambi i giochi fanno parte del Movimento Paralimpico Internazionale, guidato dall’International Paralympic Committee.
L’idea alla base di questa invenzione vede nello sport uno strumento di emancipazione e di inclusione.

Paralimpiadi: il contributo della Psicologia della Disabilità
Geneticamente determinate, acquisite durante un incidente o un evento traumatico, disabilità, menomazioni, handicap, invalidità, deficit rappresentano eventi con sfumature diverse e con molteplici livelli di impatto tra lo psicologico e il sociale.
Fin dagli anni ‘80 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha approfondito il tema della Disabilità.
Disabilità: proviamo a definirla
Secondo la World Health Organization stima che 1,3 miliardi di persone nel mondo sperimenta una disabilità significativa.
Seguendo Zanobini e Usai (2008, p.15), possiamo affermare che nel 1981 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha proposto una distinzione tra tre concetti: menomazione, disabilità e handicap.
- Menomazione: qualsiasi perdita o anomalia a carico di strutture o funzioni psicologiche, fisiologiche o anatomiche. Può essere permanente o temporanea.
- Disabilità: interpretata come riduzione parziale o totale della capacità di svolgere un’attività nei modi considerati normali. Può essere temporanea o permanente, reversibile o irreversibile, progressiva o regressiva; può derivare direttamente da una menomazione oppure da una reazione psicologica a una menomazione fisica, sensoriale o di altro tipo.
- Handicap: svantaggio derivante da una disabilità che limita o impedisce l’adempimento di specifici ruoli in funzione dell’età, del sesso e dei fattori sociali e culturali. È una condizione suscettibile di miglioramento o peggioramento.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha messo a punto l’ICF (International Classification of Functioning. Disability and Health) che, sulla base di un modello bio-psico-sociale, classifica funzionamento, disabilità e partecipazione.
La disabilità non deriva solo dalla diagnosi di una malattia, ma dall’interazione di questa con fattori personali, barriere ambientali, condizioni di salute (malattia, disturbo, sindrome, trauma), possibilità di partecipare alla vita sociale, capacità di svolgere attività, funzionamento corporeo. La disabilità si configura come termine più ampio comprendente menomazioni delle funzioni e delle strutture corporee, limitazioni nelle attività e restrizioni nella partecipazione sociale.
La Psicologia della Disabilità
A partire da questa concezione della disabilità, la psicologia della disabilità si afferma una branca specifica che si occupa di studiare (Zenobini & Usai, 2008; 2013):
- L’esperienza soggettiva della disabilità;
- I processi psicologici legati all’interazione tra persona, condizione di salute e ambiente;
- Focus non sul deficit ma su come le persone vivono, interpretano e gestiscono la propria condizione (come le persone costruiscono il senso della loro condizione, come affrontano cambiamenti, perdite e adattamenti, come strutturano la loro identità e le loro narrazioni personali);
- Focus su come contesti culturali, relazionali e sociali influenzano l’esperienza soggettiva dell’individuo.
La disciplina ha un approccio bio-psico-sociale e concepisce la disabilità come interazione di:
- Condizione di salute (malattia, disturbo e menomazione);
- Fattori psicologici (autostima, coping, resilienza, identità);
- Fattori ambientali (barriere, atteggiamenti, accessibilità, supporto sociale).
Un tema centrale nello studio della Psicologia della disabilità è lo stigma (pubblico, interiorizzato, stereotipi e pregiudizi) affrontato anche nella sua connessione con l’ableism (idea che il corpo “normale” sia lo standard di riferimento).
Paralimpiadi: storie di resilienza, sport e vita
Per alcune persone la sfida può essere quella di indossare gli sci ai piedi affrontando il brivido della pendenza e della velocità nel buio più assoluto della cecità. Per altri atleti può essere l’utilizzo di particolari sedie per scivolare sul ghiaccio verso la porta avversaria. Il buio può essere una condizione presente dalla nascita, oppure conseguente a una malattia o a un incidente.
La stessa considerazione vale per l’impossibilità di camminare. Allenarsi con dedizione per sostenere una competizione olimpica rappresenta un esempio di grande resilienza. Fattori psicologici come autostima, coping, identità sono centrali nel trasformare la prestazione sportiva in una modalità soggettiva di affrontare e narrare la propria condizione di disabilità. Non eroi, ma grandi atleti alle prese con la magia di un gesto che in pochi secondi permette di mostrare la preparazione di 4 anni di duro lavoro. Pochi centesimi di secondo fanno la differenza tra il sogno di una medaglia, di un record o di una delusione sportiva. Per qualcuno l’importante è partecipare, per altri lo sforzo sportivo diviene occasione imperdibile per vivere momenti di gloria. Per tutti le gare sono una vetrina eccezionale per promuovere attenzione, inclusione, consapevolezza su una condizione di vita fortemente impattata da fattori psicologici individuali, ma anche e soprattutto relazionali, sociali e culturali.





