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Patologie cardiovascolari: aspetti psicologici e relazionali

Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di mortalità nel nostro Paese, essendo responsabili del 35,8% di tutti i decessi (32,5% nei maschi e 38,8% nelle femmine). Numerosi fattori psicologici influenzano l'insorgenza, nonché il decorso di queste patologie. Guardiamo quindi più da vicino che rapporto c'è tra mente, corpo ed emozioni per comprendere come prevenire o affrontare al meglio le malattie cardiovascolari.


Le malattie cardiovascolari sono patologie che colpiscono il cuore e/o i vasi sanguigni; possono essere classificate in:

  • Angina pectoris
  • Infarto del miocardio
  • Scompenso cardiocircolatorio
  • Ictus cerebrale
  • Insufficienza renale
  • Malattia vascolare periferica


Patologie cardiovascolari: quali fattori di rischio?

Le abitudini e gli stili di vita

Accanto a fattori di rischio non modificabili (età, sesso e familiarità), la genesi e il decorso delle patologie cardiovascolari è influenzata anche da fattori modificabili, legati a comportamenti e stili di vita

I più conosciuti sono:

  • fumo; 
  • consumo di alcol; 
  • scorretta alimentazione; 
  • sedentarietà.


Tali “abitudini” influiscono su dimensioni responsabili di una incidenza maggiore da due a quattro volte in più per ciascuno dei seguenti fattori, quali:

Kelly Sikkema - Unsplash

I fattori psicosociali

Meno conosciuto e discusso è il ruolo dei fattori psicosociali; numerose ricerche hanno sottolineato come giochino un ruolo fondamentale nell'eziologia e nel decorso delle malattie cardiovascolari.

Gli effetti di dimensioni emotive, psicologiche e relazionali si ripercuotono attraverso meccanismi patofisiologici diretti che coinvolgono importanti funzioni, ad esempio:

  • il funzionamento neuroendocrino;
  • il sistema nervoso autononomo;
  • i comportamenti a rischio sopracitati.

Di seguito le dimensioni psicologiche e relazionali che influenzano maggiormente l’eziologia e il decorso delle malattie cardiovascolari.


Tendenze depressive

Le persone con umore tendenzialmente basso possono avvertire mancanza di energia, irritabilità, demoralizzazione, mancanza di piacere che spesso si associano a stili di vita non salutari, tra i quali: ridotta compliance rispetto alle prescrizioni mediche, dieta sregolata, assenza di attività fisica, abuso di sostanze, tabagismo.


Ansia

L'ansia ha un ruolo diretto (influisce ad esempio sulla pressione sanguigna e sulla frequenza cardiaca) nell’eziologia sia in persone sane che cardiopatiche, ma anche indiretto, favorendo il mantenimento di stili di vita non salutari (fumo,  consumo di alcool, sedentarietà, dieta non bilanciata, disturbi del sonno). Il tasso di prevalenza dell’ansia è approssimativamente del 70-80% tra i pazienti che soffrono di un episodio cardiaco acuto e persiste in maniera cronica in circa il 20-25% degli individui con cardiopatia coronarica .


Rabbia “cronica”

Rabbia e ostilità sono disfunzionali quando tendenze relativamente stabili nel reagire ad eventi frustranti e spesso comportano sensazioni di disgusto, irritazione e risentimento verso eventi e persone, o rivolti verso di sé. Queste emozioni a lungo termine influenzano l’attività del sistema nervoso autonomo che, a sua volta, regola l’aumento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa, predisponendo alla trombogenesi e all’aritmogenesi.

Priscilla Du Preez - Unsplash


Isolamento sociale

Condurre una vita solitaria, con bassi livelli di supporto emotivo e carenza di relazioni intime, è stato associato alla produzione di livelli eccessivi di cortisolo nel sangue, con aumento del rischio di arteriosclerosi e alterazioni nel funzionamento del sistema ortosimpatico.


Stress psicologico

Secondo uno studio condotto dall’AISIC (Associazione Italiana contro lo Stress e l’Invecchiamento Cellulare) e dall’Università La Sapienza, il 70% delle morti in Italia sarebbe dovuto a malattie causate da stress, mentre in una ricerca di INTERHEART la presenza di stress psicologico è associata ad un incremento del rischio del 40%. 

Conflittualità di coppia

Per non ammalarsi di cuore, le relazioni disfunzionali vanno curate ad ogni età. Le coppie che vivono una relazione "conflittuale", infatti, hanno un rischio maggiore di malattie cardiovascolari, soprattutto in età anziana ed essere a rischio sarebbero soprattutto le mogli.


Dimensioni familiari

La famiglia, allo scopo di proteggere i propri membri, osserva e valuta le competenze, le capacità professionali, la sollecitudine del personale sanitario, creando fiducia, cooperazione e alleanze o, all’opposto, sfiducia, diffidenza e coalizione contro di esso. Un interesse scarso e superficiale, come pure un atteggiamento iperprotettivo e ansiogeno da parte della famiglia, possono portare ad una cronicizzazione della malattia, a ricadute e persino ad un aggravamento.




Quali fattori aiutano a prevenire le malattie cardiovascolari?


Numerosi studi in ambito medico hanno analizzato il ruolo delle dimensioni emozionali, relazionali e psicologiche che funzionano da fattori protettivi circa l’insorgenza e il decorso delle patologie fisiche, come:

- presenza di una fitta rete di relazioni sociali;

- partecipazione a programmi di supporto psicologico;

- consapevolezza di sé delle proprie emozioni;

- adozione di stili di vita salutari.


Fondamentale è la consapevolezza dell'importanza di prendersi cura di sé in tutti gli aspetti: relazionale, psicologico e fisico. Cambiare il proprio stile di vita è accettabile  solo se la consapevolezza della propria “vulnerabilità” non comporta vissuti troppo angoscianti e depressivi. Diversamente, il diniego della propria vulnerabilità interviene come "meccanismo di difesa" che rende difficile prendere in carico un miglioramento di sé e della propria vita. 

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Patologie cardiovascolari: a cosa serve l'intervento di uno psicologo?

L’intervento psicologico può essere uno spazio in cui coinvolgersi in un percorso di cambiamento e cura di sé nelle dimensioni psico-fisiche e relazionali. Ecco alcuni degli obiettivi che possono essere raggiunti attraverso un percorso psicologico:


  • acquisizione di strategie utili ad identificare e gestire situazioni di vita stressanti;
  • prevenzione e/o contenimento di comportamenti a rischio per la salute;
  • consapevolezza delle proprie risorse interne (autoefficacia, responsabilizzazione, adattamento, gestione delle emozioni) ed esterne (supporto sociale, familiare, attività di svago ecc.);
  • promozione  della motivazione e dell’autonomia nel perseguire i propri obiettivi di evoluzione;
  • sviluppo dei rapporti interpersonali familiari ed extrafamiliari, con l’obiettivo di mantenere e/o ripristinare il supporto coerentemente con i bisogni e le risorse.

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