Il rinforzo positivo nell’educazione è uno strumento fondamentale per il raggiungimento di un’educazione socio-emotiva nell’infanzia. Questo modello educativo si avvale di comportamenti che stimolano la gentilezza, la lode ed il riconoscimento, così come il rinforzo delle risorse del bambino. Se educare è un’arte, avvalersi degli strumenti giusti è sicuramente una sfida. Ma cos’è nello specifico il rinforzo positivo?
Cos’è il rinforzo positivo
Il rinforzo positivo è una tecnica costituita da un insieme di premi che mirano ad incentivare la motivazione a fare qualcosa, rispettare le regole, mantenere un comportamento desiderato. Lo psicologo comportamentista B. Skinner, fu l’ideatore di questo sistema educativo. Secondo Skinner infatti, i bambini hanno bisogno di essere incentivati e per poter raggiungere il risultato desiderato con il relativo mantenimento del comportamento, vanno premiati.
Skinner infatti strutturò un sistema a “gettone”, Token; ogni volta che il bambino raggiungeva un obiettivo veniva premiato con un gettone. Alla fine della settimana questo gettone si trasforma in un premio precedentemente concordato con i caregiver.
Se lo stimolo del premio aiuta nella motivazione almeno apparente a mantenere un comportamento adeguato, viene spontaneo chiedersi quanto possa essere realmente utile ed efficace questo sistema educativo.
Il bambino rischia di adottare un determinato comportamento solamente perché desideroso di avere un premio; nel momento in cui questo premio, soprattutto nell’età adulta, non ci sarà, il bambino dovrà essere in grado di automotivarsi.
Differenze tra rinforzo positivo e rinforzo negativo
Nella tecnica del rinforzo positivo si ha l’aggiunta di qualcosa, mentre nel "Rinforzo negativo” avviene il contrario: si sottrae qualcosa.
Un esempio classico potrebbe essere: non hai messo in ordine la tua cameretta e quindi non giochi con la play. Anche in questo frangente, alcuni bambini potrebbero essere bloccati nel comportarsi in un determinato modo, non perché realmente convinti del principio educativo, ma perché impauriti dalla punizione.
Il cambiamento della condotta e del comportamento però, dovrebbero avvenire tramite passaggi educativi né punitivi né premianti.

Un aiuto dalle favole
Le favole offrono un ventaglio di storie tutte con una morale educativa. Pinocchio è una di quelle che maggiormente incarna le difficoltà di un bambino di stare alle regole. In uno dei capitoli della favola, Pinocchio viene colto in flagranza di reato mentre ruba perché affamato. Resta intrappolato nella tagliola ed il contadino che lo coglie sul fatto gli dà una lezione giusta: mette il burattino a guardia dei ladri.
Questo procedimento educativo non è punitivo, perché non toglie né priva Pinocchio di nulla. Al contrario, getta il burattino in una condizione paradossale: da ladro lo trasforma in guardiano di ladri.
La favola di Pinocchio apre ad una visione educativa basata sull’esperienza diretta non punitiva né premiante. Questo consente anche ai caregivers di assumere uno sguardo educativo diverso.
Assertività e giustezza reale: uno sguardo educativo diverso
Da un lato, punire mette in una posizione non piacevole, dove si viene visti come persecutori, “cattivi”, sicuramente non benvoluti. Il rispetto è solamente formale, perché si rischia una privazione o comunque una conseguenza negativa. Da un altro lato, i genitori che applicano una tecnica indulgente o premiante, spesso corrono il pericolo di essere considerati non sufficientemente forti, contenitivi, assertivi. Pertanto anche in questa occasione il rispetto delle regole viene raggiunto in vista di un premio desiderato.
Una terza via si apre quando le regole educative vengono impartite con assertività e reale giustezza. Quando il bambino viene messo in condizione di riconoscere le proprie risorse e le effettive conseguenze non solo personali ma anche sociali, derivanti da un comportamento non adeguato.
Proprio come avviene in Pinocchio, il burattino capisce che, nonostante il suo stato di affamato, non vi è reale giustificazione all’atto del furto.
Senza andare troppo lontano dalla realtà delle cronache quotidiane, infatti, quello che viene considerata una “bravata” in un tribunale viene denominato reato. Rinforzare in maniera positiva significa inoltre mettere in luce il processo di apprendimento, e di cambiamento, non soltanto il risultato. Quello che conta è “come” si arriva al risultato e non il risultato stesso.
Questa prospettiva favorisce un senso di autoefficacia che getta le basi per un comportamento socialmente proattivo e non giudicante. Il rinforzo non è più solo una leva esterna di controllo del comportamento, ma un elemento che interagisce con i processi cognitivi, emotivi e sociali dell’individuo.
In questa prospettiva, il rinforzo positivo diventa uno strumento educativo e clinico potente solo se inserito in una relazione significativa, capace di sostenere l’autoefficacia e la costruzione dell’identità personale.



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