La sertralina è uno degli antidepressivi più prescritti in Italia, e attorno al suo nome possono ruotare molte domande, sia di chi ha ricevuto una prescrizione sia di familiari e persone che vogliono capirci di più. È il principio attivo contenuto in diversi farmaci, di marca e generici, e appartiene alla famiglia degli SSRI. Qui vediamo come agisce, per quali disturbi si usa, le controindicazioni, gli effetti indesiderati e perché spesso viene affiancata alla psicoterapia.
Di che classe fa parte e con quali nomi è in commercio
La sertralina appartiene alla classe degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), tra i gruppi di antidepressivi più studiati e prescritti al mondo, e più precisamente al gruppo delle naftilamine.
In Italia è disponibile con il nome commerciale Zoloft, il marchio originale, e con diversi farmaci equivalenti generici che contengono la stessa molecola alle stesse dosi. Le formulazioni principali sono due, le compresse e la soluzione orale.
Che si tratti di Zoloft o di un generico, il principio attivo è lo stesso, perché l'equivalenza terapeutica tra la molecola e i vari marchi è garantita dalla normativa farmaceutica. La scelta tra l'uno e l'altro dipende quindi da fattori pratici, come la disponibilità in farmacia o il costo, non dall'efficacia.
Come funziona e per cosa si usa Sertralina
La sertralina agisce soprattutto sul sistema serotoninergico del cervello. Tra un neurone e l'altro esiste uno spazio minuscolo, la sinapsi, attraverso cui i neuroni comunicano rilasciando sostanze chimiche. La serotonina è una di queste e, dopo aver trasmesso il suo segnale, viene in parte riassorbita dal neurone che l'ha rilasciata.
La sertralina inibisce questo riassorbimento, così la serotonina resta disponibile più a lungo nello spazio sinaptico. La scheda tecnica descrive anche un effetto molto debole sul sistema dopaminergico, mentre non risulta un'affinità significativa per gli altri recettori.
La serotonina è coinvolta nella regolazione dell'umore, della gestione dell'ansia, del sonno e della motivazione. Va però ricordato che i disturbi dell'umore e d'ansia non dipendono da un unico fattore, perché le alterazioni neurochimiche si intrecciano, tra gli altri elementi, con l'esperienza personale, il contesto di vita e la biologia individuale.
Un aspetto importante è che l'effetto terapeutico non è immediato, infatti possono servire diverse settimane prima che i benefici diventino percepibili e stabili. Proprio per questo interrompere il trattamento di propria iniziativa, senza parlarne con il medico, può essere controproducente.
In Italia l'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e l'Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) hanno approvato la sertralina per il trattamento di specifici disturbi:
- Depressione maggiore, che può manifestarsi con umore persistentemente basso, perdita di interesse e stanchezza profonda.
- Disturbo ossessivo-compulsivo (DOC), caratterizzato da pensieri intrusivi e ricorrenti e da comportamenti ripetitivi messi in atto per ridurre l'ansia.
- Disturbo di panico, con o senza agorafobia, con attacchi improvvisi di paura intensa e sintomi fisici come tachicardia e mancanza di respiro.
- Disturbo da stress post-traumatico (PTSD), che può emergere dopo eventi traumatici con flashback, incubi e ipervigilanza.
- Disturbo d'ansia sociale, una paura intensa e persistente delle situazioni sociali e del giudizio altrui.
Nei bambini e negli adolescenti la sertralina è approvata unicamente per il disturbo ossessivo-compulsivo, nella fascia 6-17 anni. In questi casi la valutazione, la prescrizione e il monitoraggio spettano al neuropsichiatra infantile. I dati di farmacovigilanza sugli SSRI in età pediatrica segnalano l'importanza di un monitoraggio ravvicinato dei pensieri suicidari e dei comportamenti autolesivi in questa fascia d'età (Zhou et al., 2025).

Controindicazioni, avvertenze e precauzioni
Ci sono situazioni in cui la sertralina non può essere prescritta, e conoscerle è importante quanto sapere a cosa serve, perché un trattamento funziona davvero solo quando è sicuro per la persona. Le controindicazioni assolute, cioè i casi in cui la sertralina non deve essere assunta, sono:
- ipersensibilità al principio attivo o a uno qualsiasi degli eccipienti,
- inibitori delle MAO, con un periodo di sospensione tra l’interruzione dell'inibitore e l'inizio della sertralina, definito dal medico,
- pimozide, un antipsicotico con cui la sertralina può interagire in modo pericoloso.
Esistono poi situazioni che non escludono l'uso della sertralina, ma richiedono una valutazione attenta caso per caso con il medico, perché possono modificare il profilo rischio-beneficio.
In gravidanza l'uso non è automaticamente escluso, ma richiede una riflessione approfondita con lo specialista, soppesando i benefici per la madre e i possibili rischi per il feto. Durante l'allattamento la sertralina può passare nel latte materno in piccole quantità, quindi anche qui è necessario un confronto con il medico.
Nelle prime settimane di trattamento si può notare una riduzione della concentrazione o dei riflessi, un aspetto da tenere presente se si guida o si usano macchinari.
Le persone anziane possono essere più sensibili, in particolare al rischio di iponatriemia, cioè un calo del sodio nel sangue che può manifestarsi con confusione, debolezza o mal di testa, per cui è consigliato un controllo medico più frequente (Shu et al., 2025). In presenza di compromissione epatica o renale può essere necessario un aggiustamento del dosaggio.
È inoltre raccomandato evitare il consumo di alcol durante il trattamento, indipendentemente dalla quantità, perché può potenziare alcuni effetti indesiderati e interferire con l'efficacia della terapia. Chi soffre di glaucoma ad angolo chiuso o assume anticoagulanti, FANS o aspirina dovrebbe segnalarlo al medico, perché la sertralina può aumentare il rischio di sanguinamento.
Infine, un aspetto da nominare con chiarezza è che nelle prime settimane, in alcuni casi, possono emergere o intensificarsi pensieri suicidari, soprattutto nei più giovani, come confermano i dati di farmacovigilanza (Shu et al., 2025). Non è una certezza, ma una possibilità da non ignorare, e se dovesse accadere è importante contattare subito il medico.
Più in generale, qualsiasi modifica alla terapia va sempre concordata con il medico prescrittore, mai decisa da soli.
Effetti indesiderati
Come tutti i farmaci, la sertralina può causare effetti indesiderati, sebbene non tutte le persone li manifestino. Per orientarsi, gli effetti sono classificati in base alla frequenza con cui possono comparire.
- Molto comuni (più di 1 persona su 10): nausea, cefalea, diarrea, insonnia o sonnolenza, secchezza delle fauci, capogiri e affaticamento.
- Comuni (fino a 1 persona su 10): disfunzioni sessuali, come calo del desiderio e difficoltà nell'erezione o nell'orgasmo, tremori, sudorazione, vomito, dolore addominale, variazioni di peso e appetito, nervosismo, ansia e agitazione.
- Non comuni (fino a 1 persona su 100): reazioni cutanee, disturbi visivi, acufeni, tachicardia, parestesie e, in alcuni casi, ideazione suicidaria.
- Rari (fino a 1 persona su 1.000): convulsioni, sindrome serotoninergica, epatite, pancreatite e reazioni allergiche gravi.
Molti effetti tendono ad attenuarsi nelle prime settimane, man mano che il corpo si adatta, e secondo l'analisi di Shu et al. (2025) circa un quarto delle reazioni avverse compare entro i primi sette giorni. I primi giorni possono quindi essere i più impegnativi. Se però gli effetti persistono o peggiorano, è importante contattare il medico per valutare eventuali aggiustamenti, senza attendere la visita successiva.
Un discorso a parte meritano le disfunzioni sessuali, che possono essere imbarazzanti da nominare ma vanno riferite sia al medico sia allo psicologo, perché possono incidere sulla qualità della vita e sul percorso di cura. Tra i possibili effetti sulla sfera sessuale rientra anche una riduzione della sensibilità genitale, segnalata come nuovo potenziale segnale di sicurezza insieme al bruxismo e alla colite microscopica (Shu et al., 2025).
C'è poi un tema su cui vale la pena fare chiarezza, la sospensione della sertralina. Come gli altri antidepressivi, la sertralina non crea dipendenza nel senso in cui la intendiamo per le sostanze d'abuso, perché non si sviluppano né craving né tolleranza. Se però si interrompe bruscamente, possono comparire sintomi come vertigini, irritabilità, nausea, formicolii o disturbi del sonno.
Questo fenomeno si chiama sindrome da discontinuazione ed è diverso dall'astinenza. L'astinenza, tipica di farmaci come le benzodiazepine, implica una vera dipendenza fisica e psicologica, mentre la sindrome da discontinuazione è una risposta temporanea del sistema nervoso all'interruzione improvvisa. Per questo la riduzione della sertralina deve avvenire in modo graduale e sotto supervisione medica, seguendo un piano concordato.
Interazioni con altri farmaci e sovradosaggio
Prima di tutto una precauzione concreta, informare sempre il medico di tutti i farmaci, integratori e prodotti fitoterapici che si assumono, compresi quelli da banco o considerati "naturali", perché la sertralina può interagire con diverse sostanze. Le interazioni principali documentate includono:
- MAO inibitori, controindicazione assoluta per il rischio di sindrome serotoninergica.
- Altri farmaci serotoninergici, come triptani, litio, triptofano e l'erba di San Giovanni, che possono aumentare il rischio di sindrome serotoninergica (lo stesso vale, secondo la letteratura clinica, per analgesici come il tramadolo).
- Anticoagulanti orali e FANS, con un possibile aumento del rischio di sanguinamento.
- Farmaci metabolizzati dal CYP2D6, come alcuni antidepressivi triciclici e antiaritmici, di cui la sertralina può rallentare il metabolismo.
- Farmaci che prolungano l'intervallo QT, la cui associazione richiede una valutazione medica attenta.
- Cimetidina e fenitoina, che possono richiedere un monitoraggio.
Il sovradosaggio richiede un intervento medico immediato. I segnali più frequenti sono nausea, vomito, tachicardia, tremori, agitazione, sonnolenza e vertigini, mentre nei casi più gravi possono comparire sindrome serotoninergica, convulsioni o perdita di coscienza. Se si sospetta un sovradosaggio, occorre chiamare subito il 112 o recarsi al pronto soccorso, portando con sé la confezione del farmaco. Non esiste un antidoto specifico, quindi il trattamento è di supporto e la rapidità dell'intervento può fare la differenza.

Sertralina e psicoterapia: due strumenti nel percorso di cura
Farmaco e psicoterapia non sono in competizione, né l'uno è più importante dell'altra, perché sono due strumenti diversi che agiscono su livelli diversi e che, insieme, possono fare più di quanto ciascuno riesca a fare da solo.
La sertralina può ridurre l'intensità dei sintomi acuti e creare uno spazio mentale più accessibile, in cui il lavoro terapeutico diventa possibile. La psicoterapia, dal canto suo, lavora sulle radici del problema, sui pattern di pensiero ricorrenti e sulle strategie che non funzionano più. Le evidenze indicano che il trattamento combinato può essere più efficace di ciascun approccio preso singolarmente in condizioni come la depressione maggiore, il disturbo ossessivo-compulsivo, il PTSD e il disturbo di panico.
Se stai già assumendo sertralina, un percorso terapeutico può potenziare i benefici del farmaco e accompagnarti anche nella fase in cui, insieme al medico, valuterete una possibile riduzione della dose. Se invece stai già facendo psicoterapia, in alcune fasi il medico può valutare l'opportunità di affiancare un supporto farmacologico. In entrambi i casi, la comunicazione tra psicologo e medico prescrittore rende il percorso più coerente.
Con Unobravo puoi trovare un professionista in linea con le tue esigenze e capire insieme quale supporto può fare più al caso tuo.




