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Sessualità
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minuti di lettura

Anorgasmia femminile: cause, sintomi e cure

Anorgasmia femminile: cause, sintomi e cure
Fabrizia Gentile
Psicoterapeuta ad orientamento Psicoanalitico Relazionale
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
27.1.2026
Anorgasmia femminile: cause, sintomi e cure
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L’anorgasmia non coincide con l’assenza di piacere, ma riguarda specificamente l’impossibilità — persistente o ricorrente — di raggiungere l’orgasmo durante l’attività sessuale. Dal punto di vista femminile, viene generalmente descritta come un marcato ritardo o una mancata comparsa dell’orgasmo nonostante una normale fase di eccitazione. Si configura quindi come un’inibizione selettiva della risposta orgasmica all’interno dell’esperienza sessuale, indipendente dal desiderio o dal piacere provato durante il rapporto.

Anorgasmia primaria e secondaria

Solitamente si distingue tra:

  1. anorgasmia primaria: il disturbo è sempre stato presente, sin dall’inizio della vita sessuale della persona;
  2. anorgasmia secondaria: compare in un secondo momento, dopo un periodo in cui non si sono riscontrate difficoltà sessuali.

Classificazioni cliniche secondo il DSM-5-TR

Il DSM-5-TR (American Psychiatric Association, 2022) identifica l’anorgasmia femminile all’interno del Disturbo dell’orgasmo femminile, definito come un marcato ritardo, una marcata riduzione della frequenza o un’assenza persistente o ricorrente dell’orgasmo nonostante una stimolazione ritenuta adeguata. Per la diagnosi, le difficoltà devono essere presenti da almeno sei mesi e causare disagio clinicamente significativo.

Il manuale prevede inoltre una serie di specificatori che permettono di descrivere meglio il quadro clinico:

  • A insorgenza primaria (lifelong): la persona non ha mai sperimentato l’orgasmo in nessuna circostanza.
  • A insorgenza acquisita (acquired): la difficoltà compare dopo un periodo in cui l’orgasmo era presente.
  • Generalizzato (generalized): la difficoltà si manifesta in tutte le situazioni, indipendentemente dal tipo di stimolazione o dal partner.
  • Situazionale (situational): la difficoltà emerge solo in contesti specifici, ad esempio durante il rapporto penetrativo o con un determinato partner.

Questi specificatori aiutano a delineare con maggiore precisione la natura del disturbo e a orientare la valutazione clinica e il percorso terapeutico più appropriato.

Anorgasmia generalizzata e situazionale

Un’ulteriore classificazione distingue tra:

  • anorgasmia generalizzata: sempre presente, limita in modo assoluto il raggiungimento dell’orgasmo coitale e clitorideo;
  • anorgasmia situazionale: difficoltà nel raggiungere l’orgasmo in specifiche situazioni o con particolari tipi di stimolazione, senza escludere del tutto la possibilità di raggiungerlo.

In alcuni casi, quindi, l’anorgasmia riguarda soprattutto l’impossibilità di raggiungere l’orgasmo durante la penetrazione (anorgasmia coitale). In altri casi, si manifesta in una forma più generalizzata, in cui la persona non riesce a raggiungere l’orgasmo e, spesso, non l’ha mai provato nella sua vita, neppure con la masturbazione. Intorno alla masturbazione femminile, infatti, persistono ancora oggi diversi stereotipi che possono portare chi si masturba a provare vergogna o senso di colpa.

Jake Melara- Unsplash

Cause dell’anorgasmia femminile

L’anorgasmia sembra essere una reazione complessa a vari fattori fisici, emotivi e psicologici. Una difficoltà in una di queste aree può influire sulla capacità di raggiungere l’orgasmo. Vediamo più da vicino quali potrebbero essere le cause di origine fisica e psicologica.

Anorgasmia femminile: le cause fisiche

Tra le principali cause fisiche dell'anorgasmia femminile troviamo:

  1. Condizioni neurologiche: patologie come la sclerosi multipla o il morbo di Parkinson possono interferire con la trasmissione degli impulsi nervosi coinvolti nella risposta orgasmica.
  2. Condizioni ginecologiche e chirurgiche: interventi come l’isterectomia o procedure oncologiche pelviche possono modificare l’innervazione, il flusso sanguigno o la sensibilità, influenzando la capacità orgasmica e associandosi talvolta a dolore ai rapporti.
  3. Assunzione di farmaci che inibiscono l’orgasmo, inclusi farmaci per la pressione sanguigna, antipsicotici, antistaminici e antidepressivi, in particolare inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI);
  4. Alcol e fumo: l’assunzione di alcol o sigarette può ostacolare la possibilità di raggiungere l’orgasmo, limitando l’afflusso di sangue agli organi sessuali;
  5. Invecchiamento: con l’avanzare dell’età, i cambiamenti ormonali, vascolari e neurologici possono incidere sulla risposta sessuale. Il calo di estrogeni tipico della menopausa può contribuire tramite una riduzione della lubrificazione, una maggiore sensibilità al dolore e variazioni dell’umore e dell’energia, che complessivamente possono influire sull’orgasmo.

Anorgasmia femminile: le cause psicologiche

Tra le principali cause psicologiche dell'anorgasmia femminile rientrano:

  1. attacchi d'ansia: l’ansia può influire sulla possibilità di raggiungere l’orgasmo, in particolare attraverso pensieri ricorrenti sulla propria prestazione, preoccupazioni riguardo al piacere e all’eccitazione;
  2. depressione: può essere motivo di bassi livelli di libido e difficoltà nel raggiungere l’orgasmo;
  3. difficile accettazione della propria immagine corporea;
  4. stress e pressioni lavorative;
  5. credenze culturali e religiose: i fattori culturali e religiosi possono avere un ruolo importante. Ad esempio, alcune religioni trasmettono l’idea che il sesso sia solo un dovere coniugale legato esclusivamente alla riproduzione e che provare piacere al di fuori di questa finalità sia peccato;
  6. senso di colpa per il provare piacere durante il sesso;
  7. abuso sessuale e/o violenza intima del partner;
  8. mancanza di connessione con il partner e scarsa comunicazione dei propri bisogni. La mancanza di armonia nella coppia, di affiatamento e rispetto reciproco può contribuire all’anorgasmia femminile.
Christopher Campbell - Unsplash

Approcci terapeutici evidence-based per l’anorgasmia femminile

Il trattamento dell’anorgasmia femminile si basa su interventi integrati che combinano tecniche psicoterapeutiche, strategie comportamentali e, quando indicato, supporto medico. La letteratura scientifica evidenzia come un approccio multimodale sia spesso più efficace rispetto a interventi isolati, soprattutto quando l’anorgasmia è mantenuta da fattori sia psicologici sia fisiologici (McCabe et al., 2021).

Tra gli interventi supportati da evidenze empiriche si includono:

Terapie psicologiche e comportamentali

  • Terapia cognitivo-comportamentale (CBT): mira a individuare e modificare pensieri disfunzionali legati alla sessualità, all’ansia di prestazione o a credenze rigide sul ruolo sessuale. L’obiettivo è ridurre l’inibizione e favorire una maggiore flessibilità nell’esperienza sessuale.
  • Masturbazione diretta guidata: derivata dal modello di Masters e Johnson, prevede esercizi di autoesplorazione progressiva, volti a incrementare la consapevolezza corporea e la capacità di riconoscere e modulare le sensazioni erotiche. È una delle tecniche con i risultati più solidi nella letteratura clinica.
  • Desensibilizzazione sistematica: utilizzata quando l’ansia o il disagio anticipatorio ostacolano l’esperienza sessuale. La persona viene accompagnata gradualmente all'esposizione a stimoli sessuali, integrando rilassamento e tecniche di regolazione emotiva.
  • Terapia focalizzata sul piacere (Sensate Focus): attraverso esercizi di coppia strutturati, aiuta a riscoprire il contatto corporeo in assenza di aspettative di performance. Favorisce la riduzione della pressione legata all’orgasmo, migliora la comunicazione e potenzia la sintonizzazione reciproca.

Interventi fisici e medici

  • Allenamento del pavimento pelvico: gli esercizi mirati a rafforzare la muscolatura pelvica possono migliorare la consapevolezza genitale e aumentare l’intensità delle sensazioni, facilitando la risposta orgasmica.
  • Supporto farmacologico: in casi selezionati, farmaci come sildenafil, bupropione o terapie ormonali possono essere considerati, soprattutto quando è presente una componente fisiologica significativa. La scelta deve avvenire sotto supervisione specialistica.
  • Dispositivi meccanici: possono essere prescritti o consigliati per supportare la stimolazione, aumentare la sensibilità o favorire l’afflusso sanguigno genitale.
  • Terapie rigenerative emergenti: tecniche come l’iniezione di plasma ricco di piastrine (PRP) o trattamenti con cellule staminali rappresentano un ambito di ricerca promettente, sebbene ancora in fase sperimentale e con dati preliminari (Dasrilsyah et al., 2025).

Conseguenze psicologiche e relazionali dell’anorgasmia femminile

L’anorgasmia femminile può incidere in modo significativo sulla qualità della vita, influenzando sia il benessere individuale sia la dimensione relazionale. A livello personale, molte donne riportano vissuti di frustrazione, calo dell’autostima e percezione di inadeguatezza. Possono emergere emozioni come vergogna, senso di colpa o tendenza all’isolamento, che talvolta contribuiscono a un circolo vizioso caratterizzato da ansia sessuale e ulteriore difficoltà a raggiungere l’orgasmo. Sul piano relazionale, la presenza di anorgasmia può interferire con la comunicazione di coppia e con la soddisfazione reciproca. La partner può sentirsi poco compresa o temere di “deludere”, mentre il partner può interpretare la difficoltà come un segnale di rifiuto o disinteresse, generando tensioni, incomprensioni o conflitti. La presenza di anorgasmia può essere associata a una minore soddisfazione di coppia e a un aumento delle probabilità di tensioni o conflitti nella relazione, soprattutto quando la difficoltà non viene compresa o comunicata in modo adeguato. Affrontare questi aspetti con il supporto di un professionista permette di creare uno spazio sicuro in cui esplorare vissuti emotivi, ridefinire il significato della difficoltà e potenziare la comunicazione nella coppia. Un intervento mirato può favorire il recupero della fiducia reciproca, migliorare il benessere emotivo e rafforzare la complicità all’interno della relazione.

Prevalenza e dati epidemiologici sull’anorgasmia femminile

L’anorgasmia femminile — o meglio, le difficoltà orgasmiche femminili — possono essere più diffuse di quanto comunemente osservato, spesso sottostimate a causa di tabù culturali o di timori circa la comunicazione della propria sessualità. Studi epidemiologici indicano che tra circa il 10% e il 42% delle donne possono sperimentare, almeno una volta nella vita, difficoltà persistenti nel raggiungere l’orgasmo (Lifelong o acquisito), in base a età, cultura, modalità di rilevazione e criteri applicati. La prevalenza della disfunzione orgasmica femminile varia in relazione a fattori quali l’età, il contesto socio-culturale, la presenza di patologie concomitanti e l’utilizzo di farmaci. Alcune ricerche mostrano che tali difficoltà sono più frequenti nelle donne anziane o in quei contesti in cui la sessualità femminile è maggiormente stigmatizzata. Inoltre, in gruppi clinici con malattie croniche o con condizioni vascolari o neurologiche, la frequenza di difficoltà orgasmiche risulta sensibilmente più elevata rispetto alla popolazione generale. Questi dati sottolineano quanto sia importante riconoscere le difficoltà orgasmiche non soltanto come “evento occasionale”, ma come potenziale indicatore di disfunzione sessuale che può incidere sulla qualità della vita — e dunque promuovere un dialogo aperto e privo di giudizio in ambito clinico, psicologico e relazionale.

Cosa fare per superare l'anorgasmia?

La gestione clinica dell’anorgasmia femminile dovrebbe iniziare con una discussione aperta su aspetti relazionali, situazionali e psicologici (Walton & Thorton, 2003). Il metodo più frequentemente utilizzato per affrontare l’anorgasmia è la psicoterapia, che in alcuni casi può coinvolgere anche il partner in percorsi di coppia volti a migliorare la comunicazione e favorire l’esplorazione condivisa della sessualità.

Un confronto con un professionista, come uno psicologo con esperienza nell’ambito dei disturbi sessuali, può aiutare a comprendere meglio le proprie emozioni e vissuti legati alla sessualità, affrontando con gradualità eventuali blocchi o difficoltà.

Andare dallo psicologo permette non solo alla persona di conoscere maggiormente se stessa e affrontare tematiche quali la paura dell’orgasmo e l’eccitazione, ma offre anche al partner l’opportunità di intraprendere un percorso di conoscenza ed esplorazione della sessualità femminile, mettendo in luce le peculiarità della sessualità di entrambi.

Il trattamento può essere un processo di lunga durata, ma questo non deve scoraggiare. Attraverso un accesso graduale al proprio vissuto emotivo ci si può sentire progressivamente più liberi da vincoli interiori che alimentavano sentimenti di impotenza e squilibrio.

Nei casi in cui siano presenti anche aspetti legati all’umore, il percorso psicologico può integrarsi, se necessario, con un supporto medico specialistico. Inoltre, adottare un approccio biopsicosociale, personalizzato e centrato sulla paziente si rivela fondamentale per migliorare i risultati nel trattamento dell'anorgasmia femminile (Dasrilsyah et al., 2025).

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