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Catastrofizzazione: cos'è e come affrontarla

Catastrofizzazione: cos'è e come affrontarla
Monica Margiotta
Psicologa ad orientamento Cognitivo-Comportamentale
Redazione
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
18.1.2026
Catastrofizzazione: cos'è e come affrontarla
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Ti è mai capitato di pensare al peggio prima ancora di avere chiara una situazione? Come se la mente fosse già proiettata nello scenario più terribile possibile? Questo processo mentale è conosciuto come catastrofizzazione, una tendenza che può avere radici profonde e che, purtroppo, può influenzare negativamente la qualità della nostra vita.

Comprendere cos’è la catastrofizzazione e come si manifesta è essenziale per imparare a gestirla e per costruire un pensiero più positivo e meno incentrato su ansia e stress. Nel presente articolo esploreremo le cause, gli effetti e alcune strategie pratiche per ridurre questo modo di pensare. Verranno trattati anche i concetti fondamentali di teoria della catastrofe in psicologia e il legame tra catastrofizzazione e dolore, spesso collegati alla nostra percezione emotiva e mentale.

Che cos'è la Catastrofizzazione?

Il termine “catastrofizzazione” deriva dalla combinazione di “catastrofe” e “sistematizzazione”, e in psicologia si riferisce a un modello di pensiero in cui si tende a immaginare il peggio in situazioni comuni o stressanti. Il concetto è stato indagato da vari psicologi, tra cui Albert Ellis e Aaron Beck, che lo hanno inserito nel contesto della terapia cognitiva.

I pensieri catastrofici possono riguardare molti aspetti della vita quotidiana, tra cui:

Salute: Sentire un leggero dolore e pensare subito al peggio, come un problema grave o incurabile. Questo fenomeno è stato descritto come “catastrofizzazione del dolore” e porta a una percezione più intensa della sofferenza (Hadjistavropoulos et al., 2011). Esempio: “Se ho un piccolo mal di testa, potrebbe essere un segnale di una malattia grave.”

Relazioni: Quando qualcuno non risponde immediatamente a un messaggio, la mente potrebbe portare a pensare che la relazione sia finita. Esempio: “Se non rispondo subito a quel messaggio, l’altro potrebbe pensare che non gli interessi”

Carriera: Immaginare che un piccolo errore possa compromettere l’intera carriera professionale, proiettando l’individuo verso scenari di fallimento irreversibile. Esempio: “Se non supero l’esame, non avrò un futuro”.

Shvet Production - Pexels

Come si Manifesta la Catastrofizzazione?

I pensieri catastrofici si manifestano attraverso alcuni segnali specifici. Tra i più comuni troviamo:

Pensiero dicotomico: la tendenza a vedere tutto in bianco o nero, senza sfumature intermedie.

Esagerazione: portare all’estremo le possibili conseguenze negative.

Focus selettivo: concentrarsi solo sugli aspetti negativi di una situazione, ignorando le possibili soluzioni o i lati positivi.

Evitamento : evitare situazioni che potrebbero innescare pensieri catastrofici.

Ruminazione: pensare costantemente a eventi passati, con la convinzione che possano ripetersi in futuro.

Inoltre, secondo gli studi a riguardo (Moser et al., 2017), chi manifesta questa tendenza potrebbe avvertire anche sintomi fisici di ansia e stress, come tensione muscolare, tachicardia e difficoltà respiratorie. Quindi il riconoscimento di questi segnali costituisce un primo passo fondamentale per identificare la catastrofizzazione e per iniziare a contrastarla. 

Quando sto catastrofizzando?

Ad ogni modo, è fondamentale saper distinguere tra preoccupazione normale e catastrofizzazione: la prima può essere utile per pianificare e prevenire problemi, mentre la catastrofizzazione porta a una paralisi dell’azione e ad un aumento dell’ansia.

Per esempio, preoccuparsi di un esame può motivare la persona a studiare, mentre pensare che un’insufficienza porterà a una vita disastrosa è una vera e propria catastrofizzazione. Se una preoccupazione normale ci spinge a trovare soluzioni, la catastrofizzazione ci blocca in un ciclo di pensieri negativi, aumentando i livelli di ansia e portando a stress cronico. Più nello specifico, Beck (1979) sottolinea che la differenza principale si trova nell’intensità e nella persistenza dei pensieri negativi: una preoccupazione è temporanea, mentre la catastrofizzazione tende a diventare una visione costante e pesante della realtà.

Cause della Catastrofizzazione

La catastrofizzazione può essere influenzata da diversi fattori psicologici, e la predisposizione a pensare in modo catastrofico può derivare da tratti di personalità, come il perfezionismo o una bassa autostima. Infatti, alla base della catastrofizzazione troviamo spesso una serie di schemi di pensiero disfunzionali, come il “bias di conferma,” che ci spinge a cercare solo informazioni che confermano le nostre paure.

Alcuni studi (Garland, Gaylord & Fredrickson, 2011; Williams, Teasdale, Segal & Kabat-Zinn, 2007) suggeriscono che la catastrofizzazione possa derivare da un meccanismo di difesa della mente, in cui si cerca di anticipare situazioni pericolose per evitare sorprese spiacevoli; tuttavia, questo processo può diventare dannoso quando assume un ruolo predominante nella nostra vita.

Inoltre, anche le esperienze traumatiche o difficili del passato possono alimentare la catastrofizzazione. Infatti, se abbiamo vissuto situazioni in cui il peggio è accaduto davvero, il nostro cervello potrebbe avere difficoltà a immaginare scenari positivi. Si tratta di una sorta di “imprinting emotivo” che ci predispone allo sviluppo di pensieri negativi (Smith & Alloy, 2009).

Conseguenze della Catastrofizzazione

La catastrofizzazione ha un impatto diretto sulla nostra salute mentale, contribuendo allo sviluppo di ansia, depressione, attacchi di panico e stress cronico; secondo uno studio di Tversky e Kahneman (1974), le distorsioni cognitive, come la catastrofizzazione, sono correlate a livelli elevati di ansia e depressione. Inoltre, tale condizione può anche portare a disturbi fisici, come mal di testa, tensione muscolare e problemi gastrointestinali.

Questo avviene perché i pensieri catastrofici creano un vero e proprio circolo vizioso: più immaginiamo scenari disastrosi, più ci sentiamo in ansia e, a loro volta, questi stati emotivi aumentano la probabilità di sviluppare altri pensieri negativi (Beck, 1979).

La catastrofizzazione può anche compromettere le nostre relazioni personali e il nostro lavoro; difatti, quando vediamo solo il peggio, possiamo diventare maggiormente critici verso gli altri, diffidenti e meno aperti al dialogo.

Allo stesso tempo, il pensiero catastrofico spesso porta all’evitamento di situazioni sociali, temendo possibili fallimenti o giudizi negativi; in parallelo le persone che hanno la tendenza a catastrofizzare possono apparire eccessivamente ansiose o irritabili, il che può allontanare amici e familiari. 

Olly - Pexels

Strategie per Gestire la Catastrofizzazione

La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è particolarmente efficace nel gestire la catastrofizzazione; una delle tecniche più comunemente utilizzate è la ristrutturazione cognitiva, la quale aiuta a identificare e modificare i pensieri negativi, rendendoli più realistici e meno estremi (Smith et al., 2009).

Anche la mindfulness rappresenta un’altra strategia efficace che può aiutare a sviluppare una maggiore consapevolezza dei propri pensieri, senza lasciarsi sopraffare da essi. Kabat-Zinn (2018) ha suggerito che esercizi come la meditazione guidata o la respirazione consapevole possono aiutare a calmare la mente e ridurre l’ansia.

In alcuni casi, la catastrofizzazione può richiedere invece un supporto professionale; parlare con un terapeuta può offrire strumenti pratici e guidare verso un approccio più positivo. Non c’è nulla di sbagliato nel chiedere aiuto: spesso è la soluzione migliore per gestire pensieri troppo negativi e costanti.

Esempi di Situazioni di Catastrofizzazione e Come Affrontarle

Immaginiamo Maria, una studentessa universitaria che dopo aver ricevuto un voto inferiore al previsto in un esame, inizia a pensare: “Non passerò il corso, e se non passo il corso, non riuscirò a laurearmi e non troverò lavoro.” Qui Maria sta catastrofizzando una situazione che, sebbene possa essere preoccupante, non è insormontabile. Affrontare questo pensiero con un approccio razionale, come chiedere aiuto a un tutor o studiare di più per il prossimo esame, può aiutarla a superare la situazione senza ricorrere alla catastrofizzazione.

Un suggerimento è dunque quello di tenere un diario dei pensieri negativi, scrivendo ogni volta che si manifestano; successivamente, è utile riflettere su quanto queste paure siano realistiche e su come potremmo vedere la situazione in modo meno catastrofico (Hadjistavropoulos et al., 2011).

Ad ogni modo, alcuni suggerimenti pratici per affrontare la catastrofizzazione includono:

1. Identificare i pensieri catastrofici: Scrivere i pensieri negativi e riflettere su di essi.

2. Valutare la realtà: Chiedersi se i propri timori siano realmente fondati e quali prove ci siano a sostegno di questi pensieri.

3. Parlare con qualcuno: Condividere le proprie preoccupazioni con amici o familiari può portare a una prospettiva diversa (l’importante è che non diventi un’abitudine negativa, ovvero una continua ricerca di rassicurazione).

Prevenzione e Costruzione di un Pensiero Positivo

L’adozione di una mentalità positiva richiede tempo, ma è possibile agevolare tale processo attraverso l’utilizzo di esercizi pratici come la “gratitudine giornaliera” e il mantenimento di un focus su obiettivi concreti piuttosto che su paure ipotetiche.

Una forte importanza è data dalla promozione del pensiero positivo, che include pratiche appunto come la gratitudine (si può tenere un diario della gratitudine per riflettere sulle cose positive della vita) e l’affrontare le paure, esponendosi gradualmente ai propri timori al fine di ridurne l’impatto.

Ad ogni modo, essere consapevoli di sé e riflettere su come si reagisce alle situazioni può aiutare a prevenire la catastrofizzazione; Riflessioni regolari sulle proprie emozioni e pensieri possono aiutare a individuare modelli di pensiero disfunzionali e a sostituirli con affermazioni più sane.

La ricerca continua a dimostrare l’importanza di approcci positivi e di tecniche terapeutiche per combattere la catastrofizzazione, dimostrando che gli individui che adottano una mentalità più positiva sperimentano un miglioramento generale della loro salute mentale (Williams & Kuyken, 2012).

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In conclusione, la catastrofizzazione costituisce un fenomeno complesso che può avere un impatto significativo sulla nostra vita quotidiana e sulla nostra salute mentale; per questo motivo riconoscerne i segnali e comprenderne le cause rappresenta il primo passo per affrontarla. Attraverso strategie e una maggiore consapevolezza, è possibile ridurre l’influenza dei pensieri catastrofici e costruire un approccio mentale più sano e positivo. Se pensi di aver bisogno di un supporto per affrontare i tuoi pensieri catastrofici, compila il nostro questionario e un professionista esperto ti aiuterà in questo percorso.

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