Relazioni e famiglia

Depressione materna: come incide sul bambino e sul suo futuro?

Depressione materna: come incide sul bambino e sul suo futuro?
Depressione materna: come incide sul bambino e sul suo futuro?logo-unobravo
Lorella D'Antonio
Unobravo
Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale
Servizio di psicologia online
Pubblicato il

La depressione materna è molto spesso un argomento tabù ma, una questione ancora meno considerata, riguarda le conseguenze che tale condizione genera nel bambino. La madre depressa è una madre che improvvisamente non è più disponibile emotivamente per il bambino. In questo articolo vedremo come questa condizione psicologica incide sulla sua vita.

La depressione materna

La depressione materna è molto spesso un argomento tabù ma, una questione ancora meno considerata, riguarda le conseguenze che tale condizione genera nel bambino. La madre depressa è una madre che improvvisamente non è più disponibile emotivamente per il bambino. Ciò può accadere fin da subito dopo la nascita, quando la neomamma può sperimentare una depressione reattiva al parto o depressione post parto.

Le conseguenze della depressione materna influiscono sul bambino in diversa misura, perché variano in relazione della fase di sviluppo in cui esso si trova quando ciò accade.  Pensiamo ad esempio a quando la depressione è persistente (parliamo di distimia) e influenza la relazione madre-bambino per periodi prolungati. Il livello di maturità del bambino, nel momento in cui si trova a dover fronteggiare il dolore materno, è un elemento fondamentale. A questo si aggiungono molti altri elementi, primi fra tutti:

  • il contesto relazionale di riferimento;
  • le modalità sulle quali si muove la struttura familiare.

La teoria di André Green

Lo psicoanalista André Green definisce il quadro a cui ci stiamo interessando come “Complesso della madre morta”:

“La madre morta è dunque, contrariamente a ciò che si potrebbe credere, una madre che resta in vita, ma che è, per così dire, morta psichicamente agli occhi del piccolo bambino di cui si prende cura”

Le parole di Green ci permettono di non lasciare spazio a fraintendimenti. Il bambino si ritrova improvvisamente davanti ad un “nucleo freddo”, sentirà d’aver perso l’amore e subirà un vero e proprio trauma. Non avendo i mezzi né la possibilità per trovare una spiegazione al comportamento materno, ricondurrà l’accaduto a sé stesso, colpevolizzandosi.

Joshua Rawson-Harris - Unsplash

Un destino segnato?

La situazione traumatica potrebbe essere più o meno lieve e generare conseguenze più o meno catastrofiche in base al momento in cui il bambino si troverà a vivere la perdita emotiva della madre.

Questo trauma potrebbe segnare il destino psichico del figlio, che sarà accompagnato da una depressione latente, cioè uno stato in cui la sensazione predominante sarà un senso di insoddisfazione che permea tutte le cose. Infatti tutto il lavoro che il bambino farà per padroneggiare la situazione traumatica si rivelerà fallimentare, portandolo a scegliere tra due possibilità:

  • creare una distanza con la madre, che però lascerà spazio al vuoto;
  • identificarsi con la madre, prendere il suo posto, diventare un “piccolo adulto”.

Il bambino non sentirà semplicemente una mancanza di contenimento (quel senso di protezione e affetto che una madre dà a un figlio) ma, se egli vive precocemente il trauma del lutto della madre, potrebbe non avere a disposizione una certa solidità psicologica, per cui lotterà per “imprigionare” dentro di sé qualche "pezzetto" della madre.

Sarà mai possibile sentirsi amati?

Il bambino potrebbe avvertire un vero e proprio vuoto che inciderà sulle relazioni future. Una volta divenuto adulto, pur pensando di poter amare ed essere ricambiato, potrebbe allo stesso tempo non sentirsi mai amato abbastanza.

Omar Lopez - Unsplash

Che ne sarà di loro?

Uno studio che ha coinvolto circa mille coppie madre-bambino (dalla 24esima settimana di gravidanza al 5° anno di età) ha dimostrato che i bambini con madri depresse, mostrano problemi emotivi e comportamentali, irritabilità, disturbi del sonno, ansia e disturbi cognitivi già in età prescolare.

Da adulte queste persone potrebbero intraprendere una terapia con un professionista per un senso di insoddisfazione, di solitudine e di tristezza generale. Quando e se il terapeuta si avvicinerà alla causa profonda del disagio psicologico, il soggetto sperimenterà quello stesso vuoto provato da bambino.

Sarà un momento doloroso e da gestire con cura, in cui il principale compito del terapeuta sarà di mantenersi sempre “presente”, così che il paziente possa sperimentare la sensazione di sentirsi al centro di quell’attenzione emotiva che gli è mancata nella sua infanzia.


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