Il delorazepam è un principio attivo della famiglia delle benzodiazepine ad azione lunga, utilizzato soprattutto per l'ansia e i disturbi del sonno. In Italia è la molecola alla base dell'EN e di diversi farmaci equivalenti. Come tutte le benzodiazepine agisce sul sistema nervoso centrale con un effetto calmante, ma con un tema che merita attenzione: il rischio di dipendenza.
Chi legge questa pagina può essere una persona a cui è stato prescritto il farmaco, un familiare o chi cerca informazioni affidabili. Qui vediamo cos'è il delorazepam e come funziona, per quali disturbi viene utilizzato, quali sono controindicazioni ed effetti indesiderati, come va inteso il rischio di dipendenza e quando la psicoterapia può affiancare il trattamento.
Di che classe fa parte e con quali nomi è in commercio
Il delorazepam appartiene alla famiglia delle benzodiazepine, un gruppo di farmaci che agiscono sul sistema nervoso centrale potenziando l'effetto del GABA, il principale neurotrasmettitore inibitorio del cervello. In parole semplici, il GABA è una sostanza che l'organismo produce per ridurre l'attività nervosa, e le benzodiazepine ne amplificano l'azione.
Si tratta di una famiglia molto ampia. Come evidenziato in una proposta di revisione preparata da un gruppo dell'Università di Verona per l'Organizzazione Mondiale della Sanità, ne sono state sintetizzate oltre mille, e tra 35 e 40 sono oggi disponibili sul mercato mondiale. Pur avendo un'efficacia complessivamente simile, le diverse molecole variano per durata d'azione, potenza e rischio di creare dipendenza (Papola et al., 2023).
All'interno della classe, il delorazepam rientra tra le benzodiazepine ansiolitiche, che condividono quattro proprietà fondamentali:
- Azione ansiolitica, riduce il senso di tensione e preoccupazione,
- Azione sedativa, favorisce il rilassamento e, a dosi più elevate, il sonno,
- Azione miorilassante, allenta la tensione muscolare,
- Azione anticonvulsivante, può contribuire a controllare alcune forme di convulsioni,
In commercio il delorazepam è disponibile con il nome di EN e in diverse formulazioni equivalenti, come Delorazepam Sandoz, Mylan, EG, Doc, Aurobindo, Zentiva e Altrer. Per approfondire il profilo pratico della specialità più nota puoi leggere la nostra pagina dedicata all'En. Indipendentemente dal nome sul blister, si tratta sempre della stessa molecola, con le stesse caratteristiche farmacologiche.
Dal punto di vista regolatorio è un farmaco di fascia C, quindi a carico del paziente, e richiede ricetta medica ripetibile. Per uso orale è disponibile in compresse e gocce, mentre la formulazione iniettabile è riservata all'ambito ospedaliero.

Come funziona e per cosa si usa Delorazepam
Per capire come agisce il delorazepam è utile partire dal GABA, il principale “freno” del sistema nervoso centrale. Questo neurotrasmettitore riduce l'eccitabilità dei neuroni e favorisce uno stato di calma. Le alterazioni dell'attività GABAergica sono associate, tra gli altri fattori, agli stati ansiosi e alle difficoltà del sonno.
Il farmaco potenzia l'effetto del GABA, amplificando il segnale di “rallentamento” che il cervello invia a se stesso. Il risultato è una riduzione della tensione, un allentamento dell'ansia e, a dosi appropriate, una facilitazione del sonno. Una caratteristica che distingue questa molecola è la sua emivita particolarmente lunga, mediamente intorno alle 80-100 ore. L'effetto si mantiene quindi nel tempo in modo più stabile, senza i picchi e i cali bruschi che caratterizzano i farmaci a durata più breve.
Il delorazepam viene inoltre metabolizzato producendo lorazepam come metabolita attivo, la stessa molecola alla base di farmaci come il Tavor, che contribuisce all'effetto terapeutico complessivo. Le indicazioni approvate per l'uso orale includono:
- ansia e stati di tensione,
- disturbi del sonno e insonnia,
- somatizzazioni dell'ansia, cioè sintomi fisici come tensione muscolare, mal di testa o disturbi gastrointestinali di origine prevalentemente emotiva,
- agitazione psicomotoria,
- nevrosi depressive, una dicitura presente nel foglietto illustrativo che rimanda a una classificazione ormai superata e non va confusa con il trattamento della depressione vera e propria, riferendosi a quadri in cui sintomi depressivi si accompagnano a una forte componente ansiosa,
- squilibri emotivi legati a situazioni di stress.
Per via parenterale, tramite iniezione in ambito ospedaliero, il farmaco può essere impiegato anche in alcune forme di epilessia e come preparazione a esami diagnostici o interventi chirurgici.
Riguardo alla durata del trattamento, le linee guida indicano generalmente un utilizzo non superiore alle 8-12 settimane per i disturbi d'ansia e non oltre le 4 settimane per l'insonnia, includendo la fase di riduzione graduale del dosaggio. Il rischio di dipendenza aumenta infatti con la durata della terapia e con dosi più elevate. Per questo la proposta avanzata all'OMS suggerisce di non usare le benzodiazepine come trattamento standard del disturbo d'ansia generalizzato o del disturbo di panico, limitandole ai sintomi acuti e gravi (Papola et al., 2023).
Nel breve termine il delorazepam può offrire un sollievo più rapido rispetto agli antidepressivi. Dopo alcune settimane, però, questi ultimi possono mostrare effetti ansiolitici superiori e più duraturi, ed è per questo che vengono preferiti nelle terapie a lungo termine, riservando le benzodiazepine alle manifestazioni ansiose più severe.
Un'ultima nota riguarda i più giovani. Il farmaco non è generalmente raccomandato nei minori di 18 anni, e quando il medico lo ritiene necessario in casi particolari la durata del trattamento deve essere la più breve possibile, sempre sotto la valutazione di uno specialista.
Controindicazioni, avvertenze e precauzioni
Il delorazepam non è adatto a tutti. Esistono situazioni in cui il suo utilizzo è controindicato in modo assoluto, e conoscerle aiuta a capire perché il medico potrebbe orientarsi su una scelta diversa. Le controindicazioni assolute includono:
- allergia nota al delorazepam o ad altre benzodiazepine,
- miastenia gravis, una malattia neuromuscolare che causa debolezza muscolare,
- grave insufficienza respiratoria,
- apnea notturna,
- insufficienza epatica grave o encefalopatia epatica,
- glaucoma ad angolo stretto,
- intossicazione acuta da alcol o da altri farmaci che deprimono il sistema nervoso centrale.
Esistono poi situazioni in cui il farmaco può essere usato solo con grande cautela, le cosiddette controindicazioni relative:
- insufficienza renale moderata o grave,
- insufficienza cardiaca e ipotensione,
- insufficienza respiratoria cronica,
- psicosi gravi, schizofrenia grave o disturbi schizoaffettivi.
Alcune popolazioni meritano un'attenzione ancora maggiore. In gravidanza il delorazepam è controindicato, perché può causare nel neonato ipotermia, ipotonia, difficoltà respiratorie e, in alcuni casi, una forma di dipendenza fisica già alla nascita. Anche durante l'allattamento è controindicato, poiché la molecola può passare nel latte materno.
Chi guida o ha bisogno di restare lucido dovrebbe sapere che è consigliabile attendere almeno 12 ore dall'assunzione prima di mettersi alla guida, e che il rischio aumenta sensibilmente se non si è riposato adeguatamente.
Negli anziani il metabolismo più lento può portare a un accumulo del farmaco nell'organismo, con un rischio più elevato di cadute e stati confusionali.
In caso di insufficienza epatica l'emivita può allungarsi in modo marcato, e il monitoraggio medico deve essere particolarmente stretto. Con insufficienza renale lieve si tende invece a ridurre le dosi.
Per quanto riguarda l'alcol, è importante evitarlo completamente per tutta la durata del trattamento, perché la combinazione può causare sedazione profonda e depressione respiratoria potenzialmente pericolosa. Chi ha una storia di dipendenza da alcol o da altre sostanze dovrebbe segnalarlo al medico, poiché il rischio di sviluppare un uso problematico del farmaco può essere più elevato.
Il delorazepam non è indicato per trattare la depressione e in alcuni casi potrebbe occasionalmente peggiorarla. Un ultimo punto fondamentale riguarda la gestione della terapia, che non va mai modificata da soli, né aumentando le dosi né interrompendola bruscamente. Qualsiasi cambiamento va sempre concordato con il medico.
Effetti indesiderati
Come tutti i farmaci, il delorazepam può causare effetti indesiderati, anche se non tutti li manifestano o li manifestano nello stesso modo. Conoscerli in anticipo serve non a spaventarsi, ma a sapere cosa osservare e quando parlarne con il proprio medico. Gli effetti più comuni riguardano soprattutto il sistema nervoso centrale e possono includere:
- sonnolenza e sedazione,
- riduzione della vigilanza e confusione,
- ottundimento delle emozioni,
- affaticamento e debolezza muscolare,
- atassia, cioè difficoltà di coordinazione nei movimenti,
- tachicardia.
Gli effetti non comuni, che si verificano in una percentuale più ridotta di persone, possono comprendere:
- alterazioni del desiderio sessuale,
- eruzioni cutanee,
- ipotensione,
- sintomi extrapiramidali, come movimenti involontari o rigidità,
- euforia o disinibizione,
- visione doppia o offuscata,
- nausea e stitichezza.
Tra gli effetti rari rientrano alterazioni delle cellule del sangue come trombocitopenia, agranulocitosi o pancitopenia, incontinenza urinaria, alopecia, ittero, alterazioni degli enzimi epatici, sindrome da inappropriata secrezione dell'ormone antidiuretico, ipotermia e, in casi molto rari, pensieri suicidari.
Esiste poi una categoria di reazioni paradosse. Invece di calmarsi, alcune persone, in particolare bambini e anziani, possono manifestare irrequietezza, agitazione, irritabilità, aggressività, incubi, allucinazioni o sonnambulismo. Se accade, è importante interrompere il farmaco e contattare subito il medico.
Un altro effetto da considerare è l'amnesia anterograda, ovvero la difficoltà a formare nuovi ricordi dopo l'assunzione. Per ridurre questo rischio è consigliabile potersi garantire un sonno ininterrotto di almeno 7-8 ore dopo aver preso il farmaco.
Alcuni effetti, come la sonnolenza diurna o la stanchezza, tendono ad attenuarsi con il proseguire della terapia. Se invece non migliorano nei primi giorni o peggiorano, è importante segnalarlo al medico, che potrà valutare eventuali aggiustamenti.
Un aspetto che merita una riflessione più attenta è il rischio di dipendenza da psicofarmaci, sia fisica sia psicologica, comune a tutte le benzodiazepine. Questo rischio tende ad aumentare con dosi più alte e con trattamenti prolungati. Come emerso da uno studio finlandese, quasi il 40% degli utilizzatori continuativi finiva per assumere benzodiazepine per almeno sei mesi, diventando di fatto un utilizzatore a lungo termine (Papola et al., 2023).
Con il tempo può svilupparsi tolleranza, per cui la stessa dose inizia a fare sempre meno effetto. Quando accade, può venire spontaneo pensare di aumentare la quantità, ma è fondamentale non modificare mai il dosaggio senza il parere del medico.
Se il trattamento viene interrotto all'improvviso, possono comparire sintomi da astinenza anche molto intensi, come mal di testa, dolori muscolari, ansia estrema, tensione, confusione e irritabilità. Nei casi più gravi si possono manifestare derealizzazione e depersonalizzazione, ipersensibilità ai suoni, allucinazioni e persino crisi epilettiche.
La sospensione brusca o troppo rapida dopo un uso continuato può scatenare reazioni acute potenzialmente pericolose per la vita (Papola et al., 2023), perciò deve sempre avvenire in modo graduale e sotto supervisione medica.
Ciò permette di prevenire anche i cosiddetti sintomi da rimbalzo, ovvero un ritorno temporaneo dei sintomi originari, spesso percepiti con maggiore intensità rispetto a prima dell'inizio della terapia.
L'uso prolungato, infine, può essere associato a deficit cognitivi, come difficoltà di memoria e concentrazione, che in alcuni casi potrebbero persistere anche oltre sei mesi dalla sospensione del farmaco.
Interazioni con altri farmaci e sovradosaggio
Prima di iniziare la terapia con delorazepam è fondamentale che il medico conosca tutto ciò che si sta assumendo, non solo altri farmaci prescritti ma anche integratori, prodotti erboristici e medicinali da banco. Anche qualcosa che sembra innocuo può interagire in modo significativo. Le interazioni più rilevanti segnalate dalle fonti ufficiali riguardano:
- Farmaci depressori del sistema nervoso centrale (antipsicotici, ipnotici, altri ansiolitici, analgesici oppioidi, anestetici, antistaminici sedativi), che possono aumentare il rischio di sedazione profonda e depressione respiratoria.
- Antidepressivi, che possono potenziare l'effetto sedativo del delorazepam.
- Antiepilettici, la cui combinazione può modificare reciprocamente i livelli plasmatici di entrambi i farmaci.
- Oppioidi, una delle associazioni più rischiose, da considerare solo in assenza di alternative valide per il rischio di depressione respiratoria, perdita di coscienza e coma.
- Teofillina e aminofillina, usate in alcune patologie respiratorie, che possono ridurre l'effetto sedativo del delorazepam.
- Inibitori del citocromo P450, che rallentano il metabolismo del delorazepam nel fegato, con il rischio che il farmaco si accumuli nell'organismo.
È necessario fare attenzione anche a prodotti che contengono alcol, come alcuni sciroppi o preparati erboristici: l’associazione con l'alcol in ogni sua forma può infatti potenziare in modo imprevedibile la sedazione e aumentare il rischio di effetti gravi sul sistema nervoso centrale.
Sovradosaggio
Il sovradosaggio può manifestarsi con sintomi diversi a seconda della quantità assunta e della presenza di altre sostanze nell'organismo. I sintomi lievi o moderati possono includere:
- sonnolenza intensa e difficile da contrastare,
- stanchezza marcata e letargia,
- difficoltà di coordinazione nei movimenti,
- confusione mentale,
- visione offuscata.
I sintomi gravi, invece, richiedono un intervento medico immediato e possono comprendere:
- sonno profondo dal quale è difficile o impossibile risvegliare la persona,
- perdita di coscienza,
- ipotensione marcata,
- ipotonia muscolare,
- grave depressione respiratoria,
- coma.
Il rischio di un esito fatale aumenta quando il farmaco viene assunto insieme ad alcol, oppioidi o altri farmaci sedativi, perché gli effetti si sommano in modo potenzialmente letale. Se sospetti un sovradosaggio, tuo o di una persona vicina, chiama immediatamente il 112 o recati al pronto soccorso più vicino, senza aspettare che compaiano i sintomi gravi.

Delorazepam e psicoterapia: due strumenti nel percorso di cura
Delorazepam e psicoterapia non sono in competizione, e nessuno dei due è più importante dell'altro. Sono due strumenti che lavorano su piani diversi, e spesso è proprio la loro combinazione a fare la differenza.
Il farmaco può ridurre i sintomi più intensi nel breve periodo, creando lo spazio mentale necessario per affrontare un percorso psicologico. La psicoterapia lavora invece in profondità, perché aiuta a capire cosa alimenta l'ansia o le difficoltà del sonno e a costruire risorse personali che restano anche quando il farmaco non c'è più.
Se stai già assumendo il delorazepam, un percorso psicologico può aiutarti a esplorare i fattori che mantengono il disagio, a sviluppare strategie di gestione come tecniche di respirazione, lavoro sui pensieri ricorrenti o esposizione graduale alle situazioni che generano ansia, e a valutare nel tempo, insieme al medico, una riduzione graduale del farmaco.
Se invece stai già seguendo una terapia, il farmaco può diventare un supporto temporaneo nei momenti in cui i sintomi sono particolarmente intensi. Questo non significa “coprire il problema”, perché i due strumenti si integrano quando sono affiancati a un lavoro psicologico autentico.
Tra gli approcci più studiati per i disturbi d'ansia c'è la terapia cognitivo-comportamentale, che aiuta a riconoscere e modificare i pensieri e i comportamenti che alimentano il disagio. Le tecniche apprese in terapia restano a disposizione ben oltre la fine del trattamento farmacologico.
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