Mancate elaborazioni del lutto, lutti bloccati o complicati, possono dar vita a risposte sintomatologiche, sia nell’individuo che nel suo sistema familiare. In ambito familiare la centralità del tema della morte è evidente nei casi in cui c’è una difficoltà in una fase del ciclo di vita della famiglia e si sviluppa una sintomatologia a carico di un membro o dell’intero sistema.
Come il lutto influisce sulle relazioni
La psicologa e psicoterapeuta Sonia Di Caro, nel suo libro riguardante la perdita ed il lutto, sostiene che la mancata elaborazione del lutto è un fenomeno che può riguardare non solo i mancati processi di elaborazione nel singolo, ma anche la competenza ed il funzionamento di tutto il sistema familiare, generando una compromissione delle sue capacità evolutive.
La sintomatologia del singolo può riguardare diverse aree del funzionamento, quali:
- la sfera somatica, ad esempio ritmi del sonno disturbati, cambiamenti nell’appetito, astenia;
- la sfera intrapsichica, ad esempio tristezza, rabbia, sensi di colpa, ansia;
- la sfera comportamentale, ad esempio pianti improvvisi, ritiro in se stessi, iperdipendenza dall’altro, scatti d’ira.
Come detto in precedenza, anche le aree familiari possono essere intaccate da un evento così importante come la morte e possono riguardare la comunicazione, con un aumento o una diminuzione della stessa o la variazione dei “fili comunicativi” (chi parla a chi).

Un evento luttuoso potrebbe incidere sulla struttura della famiglia e creare confusione o rigidità riguardo la gerarchia familiare. È possibile, inoltre, che le relazioni all’interno dei singoli sottosistemi varino: un esempio potrebbe essere l’allontanamento emotivo tra coniugi, fino a relazioni extraconiugali o divorzio.
Anche le relazioni extrafamiliari possono subire uno stravolgimento, iniziando ad essere caratterizzate da:
- isolamento
- allontanamento dagli amici o dalle reti supportive
- iperprotettività dei membri della famiglia.
L’esito psicopatologico: la depressione
Uno dei funzionamenti psicopatologici riguarda la depressione, intesa qui come vissuto psicologico e reazione patologica ad una perdita realmente accaduta: si tratta quindi di depressione reattiva al lutto.
Luigi Cancrini, psichiatra e psicoterapeuta, riflette su come la depressione sia un sintomo di un lutto non espresso, affermando che quando un lutto non si esprime verbalmente all’interno di una relazione interpersonale significativa, rimane e si manifesta con i sintomi tipici della depressione.

Le cicatrici del lutto
È importante però non considerare la depressione semplicemente come una malattia, ma piuttosto come un forte campanello di allarme che segnala che qualcosa non sta andando bene. Possiamo pensare al lutto come a una ferita: un evento frequente al quale tutti siamo potenzialmente esposti e che di solito va incontro a un normale processo di cicatrizzazione che, talvolta, può complicarsi rendendo il lutto patologico.
Da ferita a patologia
Quando però i processi del lutto sono bloccati o incompleti, il dolore può rimanere in stasi o addirittura esacerbarsi, sfociando in uno stato depressivo o bipolare in cui il dolore normale del lutto diventa un funzionamento psicopatologico.
Quando la naturale fase depressiva del lutto, detta anche di “disperazione”, si protrae oltre i sei-dodici mesi, lo stato depressivo assume forma patologica, manifestandosi sotto forma di:
- umore depresso
- inappetenza
- crisi di pianto
- scarsa concentrazione
- sensazione che il defunto sia in qualche modo ancora presente.
Questa sintomatologia si traduce spesso in difficoltà socio-lavorative, dando vita a un quadro che complica il lutto stesso, in un circuito dannoso che necessita di un aiuto psicoterapico. È importante sottolineare come la variabile tempo non vada intesa in maniera rigorosa, ma considerata alla luce delle molteplici variabili che si intrecciano in un evento così significativo come la morte o la perdita di una persona cara.

Strategie pratiche per affrontare la depressione da lutto
Affrontare la depressione da lutto richiede tempo, pazienza e spesso il supporto di persone competenti. Esistono alcune strategie validate che possono aiutare a gestire il dolore e favorire il processo di guarigione:
- Accettare e riconoscere le proprie emozioni: permettersi di provare tristezza, rabbia o senso di colpa è un passo fondamentale per non bloccare il processo di elaborazione.
- Mantenere una routine quotidiana: anche se può sembrare difficile, cercare di mantenere alcune abitudini (come i pasti regolari o brevi passeggiate) aiuta a dare struttura alle giornate.
- Cercare il supporto di persone fidate: parlare con amici, familiari o gruppi di auto-aiuto può offrire conforto e ridurre il senso di isolamento.
- Praticare tecniche di gestione dello stress: esercizi di respirazione, mindfulness o rilassamento possono aiutare a gestire l’ansia e i pensieri negativi.
- Rivolgersi a uno specialista quando necessario: se i sintomi depressivi persistono o peggiorano, è importante chiedere aiuto a uno psicologo o a uno psichiatra esperto in lutto. Un intervento tempestivo può contribuire a prevenire complicazioni e favorire un percorso di recupero più sereno.
Ricordare che ogni persona ha tempi e modalità propri per elaborare il dolore è fondamentale: non esistono soluzioni immediate, ma con un sostegno adeguato è possibile ritrovare gradualmente un nuovo equilibrio. L’identificazione precoce dei sintomi depressivi e delle manifestazioni di lutto complicato, già entro i primi sei mesi dalla perdita, rappresenta un passaggio cruciale: un intervento tempestivo può favorire un’elaborazione più efficace del lutto e ridurre il rischio di evoluzione verso forme persistenti di depressione, disturbo post-traumatico da stress o lutto prolungato (Wen et al., 2022)
Conseguenze fisiche e psicologiche della depressione da lutto
La depressione da lutto non si limita a influenzare la sfera emotiva, ma può avere un impatto L’impatto della depressione conseguente a un lutto può essere significativo anche sul benessere fisico e sulla salute generale della persona. La letteratura scientifica ha evidenziato diverse conseguenze rilevanti:
- Aumento del rischio cardiovascolare: nei mesi successivi a una perdita, il rischio di eventi cardiaci acuti – come infarto o ictus – tende ad aumentare, soprattutto quando sono presenti sintomi depressivi persistenti (Mostofsky et al., 2012).
- Indebolimento del sistema immunitario: la depressione correlata al lutto può ridurre l’efficienza delle difese immunitarie, esponendo maggiormente la persona a infezioni e a vari problemi di salute (Segerstrom & Miller, 2004).
- Alterazioni del sonno e dell’alimentazione: insonnia, risvegli frequenti, calo dell’appetito o alimentazione disordinata sono manifestazioni comuni che, se prolungate, possono compromettere ulteriormente il benessere fisico.
- Aumento del rischio suicidario: la presenza di sintomi depressivi dopo un lutto può intensificare pensieri suicidari, soprattutto nei primi mesi dalla perdita. Segnali di disperazione profonda o desiderio di farla finita devono sempre essere considerati con la massima attenzione.
Queste evidenze mostrano quanto sia essenziale prendersi cura non solo della propria salute mentale, ma anche di quella fisica durante e dopo il processo di elaborazione del lutto. Le ricerche più recenti confermano che questa condizione è associata a esiti negativi per la salute, tra cui pressione sanguigna elevata, incremento del rischio suicidario, minore soddisfazione di vita e maggiore ricorso ai servizi sanitari (Killikelly et al., 2025
Dati epidemiologici sulla depressione da lutto
La depressione conseguente a un lutto è più diffusa di quanto comunemente si creda, soprattutto quando la perdita riguarda figure di riferimento profondamente significative, come un coniuge, un genitore o un figlio.
Le ricerche internazionali suggeriscono che una quota significativa delle persone in lutto può sviluppare forme clinicamente rilevanti di sofferenza psicologica. Le stime più comuni indicano che circa una minoranza, intorno al 10%, va incontro a un lutto prolungato o complicato, mentre la depressione maggiore post-lutto può interessare una percentuale che varia approssimativamente tra il 15% e il 25%, a seconda della natura della perdita e delle risorse di supporto disponibili.
Alcuni fattori aumentano significativamente il rischio di sviluppare una depressione dopo un lutto:
- Perdita improvvisa o traumatica: eventi inattesi o violenti rendono più complesso il processo di elaborazione del dolore.
- Assenza di una rete di supporto: la mancanza di sostegno sociale riduce le possibilità di modulare e condividere l’esperienza emotiva, aumentando la vulnerabilità psicologica.
- Storia personale di depressione o ansia: chi ha già vissuto episodi depressivi o disturbi d’ansia presenta un rischio più elevato di sviluppare sintomi depressivi post-lutto.
Questi dati evidenziano l’importanza di riconoscere precocemente i segnali di una depressione da lutto, così da poter intervenire in modo tempestivo, mirato e potenzialmente preventivo rispetto a forme più gravi e persistenti di sofferenza psicologica.
Lutto fisiologico, lutto complicato e depressione maggiore: criteri e differenze secondo il DSM-5
Comprendere le differenze tra lutto fisiologico, lutto complicato e depressione maggiore post-lutto è essenziale per riconoscere quando il dolore, naturale dopo una perdita, si trasforma in una condizione clinica che richiede un’attenzione specialistica.
Secondo il DSM-5, il lutto fisiologico rappresenta una risposta naturale e transitoria alla morte di una persona cara. Tristezza, senso di vuoto e dolore emotivo sono intensi nelle prime fasi, ma tendono gradualmente ad attenuarsi, consentendo alla persona di riprendere le attività quotidiane e di integrare la perdita nella propria vita.
Il lutto complicato, o Disturbo da Lutto Prolungato, è oggi riconosciuto come disturbo mentale diagnosticabile. È caratterizzato da manifestazioni quali intenso desiderio della persona defunta, sofferenza emotiva persistente, senso di identità compromesso, perdita di significato e difficoltà a riprendere la vita quotidiana (Killikelly et al., 2025). Per essere diagnosticabile, la sofferenza deve persistere oltre i 12 mesi negli adulti (e oltre i 6 mesi nei bambini) e includere sintomi come:
- desiderio o nostalgia intensa per la persona scomparsa, accompagnata da una sensazione di vuoto costante;
difficoltà marcata a tornare alle attività abituali o a provare interesse per ciò che prima era significativo;
pensieri intrusivi legati alla perdita, che occupano gran parte della giornata; - sentimenti di colpa eccessiva o responsabilità irrealistica, che bloccano il processo di adattamento.
La depressione maggiore post-lutto si differenzia dal lutto complicato per la qualità e la generalizzazione dei sintomi. Mentre il lutto prolungato resta centrato sulla relazione con il defunto e sulla perdita, la depressione maggiore riguarda principalmente le caratteristiche individuali e può insorgere come reazione all’evento, ma con un quadro clinico più ampio (Arda Bağcaz & Kılıç, 2024).
Secondo il DSM-5, la depressione maggiore post-lutto è caratterizzata da:
- umore depresso persistente, non circoscritto ai ricordi della persona scomparsa;
- perdita di interesse o piacere per la maggior parte delle attività;
- disturbi significativi di sonno, appetito, energia e concentrazione;
- percezione di inutilità, autosvalutazione marcata o colpa non legata alla perdita;
- possibile ideazione suicidaria, che richiede sempre una valutazione immediata.
Riconoscere queste differenze qualitative è fondamentale per individuare quando il normale dolore del lutto evolve in una condizione clinica che necessita di un supporto psicologico o psichiatrico. Una valutazione tempestiva consente di intervenire precocemente e di prevenire complicazioni a lungo termine.
Cosa fare?
Oggi, per la persona e la famiglia, può essere molto più complicato affrontare il lutto rispetto al passato. Nella nostra cultura attuale la tendenza è quella di relegare ed evitare un dolore così grande come la perdita della persona amata: spesso succede che in famiglia tutti vogliano proteggere tutti, con il risultato che potrebbe mancare l’appoggio reciproco e il rischio è che tutti si sentano soli.
La depressione di oggi è il dolore di ieri e, per affrontare un momento complicato e complesso come un vissuto depressivo, potrebbe essere importante fare riferimento a un professionista, come ad esempio uno psicologo che si occupa di elaborazione del lutto, ed essere accompagnati e aiutati nel difficile processo di cicatrizzazione del dolore.









