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minuti di lettura

Mass media e paura: quale connessione?

Mass media e paura: quale connessione?
Antonio Dessì
Psicologo ad orientamento Cognitivo-Costruttivista
Redazione
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
18.1.2026
Mass media e paura: quale connessione?
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Cosa accade quando le notizie che consumiamo quotidianamente modellano le nostre emozioni? Come si sviluppa il nostro senso di sicurezza in un mondo sovraesposto ai media? La paura ha da sempre trovato nei media un canale privilegiato per essere comunicata, analizzata e vissuta.

Oggi, più che mai, è importante adottare un atteggiamento critico e informato nei confronti dei contenuti mediatici, valorizzando la loro capacità di educare, connettere e stimolare una risposta collettiva positiva alle sfide globali. Inoltre, riflettere sul ruolo che i media giocano nella costruzione delle credenze pubbliche ci consente di apprezzarne la complessità e di riconoscere il loro potenziale come strumenti di cambiamento sociale.

Percezione di rischio nei media tradizionali e digitali

Dalla radio dei primi del Novecento al cinema, fino alla televisione e ai social media, i media hanno sempre avuto un ruolo cruciale nel rappresentare il rischio. Eventi come la crisi di Wall Street negli anni '30 o l’11 settembre hanno mostrato come la ricerca dell’effetto emotivo sia utilizzato per catturare l’attenzione.

Questo fenomeno, noto come media logic, enfatizza gli elementi più drammatici delle notizie, spesso trascurando il contesto. Le immagini dell’11 settembre, per esempio, sono diventate icone globali grazie alla ripetizione continua e all’immediatezza della trasmissione televisiva, accentuando un senso di pericolo onnipresente (Mazzoleni e Boccia Artieri, 2017).

Tuttavia, i media non operano soltanto amplificando la paura. Con l’avvento dei social media, l’amplificazione emotiva ha raggiunto nuovi livelli, ma ha anche permesso la creazione di reti di supporto e di una maggiore consapevolezza collettiva. La sfida, in questo contesto, consiste nel bilanciare la rapidità dell’informazione con la profondità dell’analisi, favorendo una comunicazione che vada oltre il mero impatto emotivo per promuovere la comprensione critica e informata.

Cottonbro - Pexels

Il ruolo delle immagini nella percezione collettiva

Un aspetto particolarmente interessante riguarda l’impatto delle immagini forti e dei video sui processi cognitivi ed emotivi degli spettatori. Holman, Garfin e Silver (2014) evidenziano come l’esposizione ripetuta a contenuti visivi legati a traumi collettivi possa amplificare i sintomi di disagio psicologico, contribuendo a una percezione del rischio più alta rispetto alla realtà.

Ad esempio, durante eventi catastrofici come uragani o attentati terroristici, la trasmissione continua di immagini drammatiche crea un senso di vulnerabilità diffusa che spesso non corrisponde ai dati reali di rischio. Questo effetto, denominato exposure bias, influisce sulla nostra capacità di valutare obiettivamente le minacce, rendendo ancora più importante il ruolo educativo dei media.

Come sottolineato da Scalamonti e Krees (2002), il rapporto tra media e società è dinamico e può essere sfruttato per promuovere una maggiore coesione sociale, anche nei momenti di crisi.

Teorie psicologiche sull'esposizione ai media

L’esposizione costante a contenuti mediatici traumatici genera ansia, stress e un senso di insicurezza diffuso.

La Protection Motivation Theory (Rogers, 1983) spiega come le persone reagiscano alla percezione del rischio aumentando la propria vigilanza, ma spesso a scapito del benessere psicologico.

La Conservation of Resources Theory (Hobfoll, 1989) sottolinea come la perdita di risorse emotive e cognitive amplifichi il senso di vulnerabilità.

Il Social Amplification of Risk Framework evidenzia inoltre l’effetto cumulativo di notizie sensazionalistiche, che aumentano la percezione del pericolo reale (Kasperson et al., 1988). Tuttavia, una narrazione equilibrata da parte dei media può mitigare questi effetti, offrendo prospettive costruttive e strumenti per gestire l’ansia collettiva.

L'altro lato della megaglia

Non tutto ciò che i media veicolano è necessariamente negativo: in molti casi, la possibilità di accedere rapidamente a informazioni accurate e contestualizzate può aiutare a ridurre l’incertezza e ad aumentare la capacità di risposta a situazioni complesse. Gli spettatori, inoltre, possono sviluppare una maggiore resilienza emotiva imparando a selezionare le fonti e a valutare criticamente i contenuti a cui sono esposti. Una comunicazione responsabile e un consumo consapevole rappresentano strumenti potenti per trasformare i media in una risorsa positiva.

La possibilità di esprimere e condividere esperienze attraverso i media può anche fornire un senso di connessione e supporto, contribuendo a ridurre l’isolamento e a promuovere il benessere psicologico collettivo. Infine, promuovere un dialogo aperto e partecipativo sui rischi rappresentati dai media può incoraggiare strategie collettive di adattamento, aiutando a mitigare l'impatto emotivo delle notizie negative. 

In linea con Scalamonti e Krees (2002), un utilizzo equilibrato dei media può contribuire a costruire una società più resiliente e informata, infatti, i media, se utilizzati in modo consapevole, possono anche svolgere un ruolo “terapeutico”, facilitando la condivisione di esperienze e promuovendo un senso di solidarietà sociale in momenti di crisi collettiva.

Strategie dei media e amplificazione della paura

I media utilizzano spesso una narrativa enfatizzata e immagini forti per mantenere alta l’attenzione degli utenti, spesso amplificando insicurezze e percezioni distorte del rischio. Questa dinamica è particolarmente evidente nei social media, dove l’uso di titoli allarmistici o immagini drammatiche spinge alla condivisione immediata di contenuti, alimentando un ciclo continuo di paura e disinformazione.

Tuttavia, va riconosciuto il potenziale educativo e aggregativo dei media. In molti casi, essi fungono da catalizzatori per riflessioni collettive e azioni concrete, stimolando una maggiore partecipazione civica. I media possono anche rappresentare un ponte tra diverse culture e prospettive, offrendo uno spazio di confronto che, se ben gestito, favorisce la coesione sociale e la comprensione reciproca.

Koolshoter - Pexels

Il potenziale positivo dei media

L’impegno dei professionisti della comunicazione nel creare contenuti equilibrati e informativi è essenziale per trasformare il potenziale di amplificazione della paura in una risorsa per il dialogo e l’apprendimento.

Una gestione più responsabile delle notizie, insieme alla promozione di una maggiore alfabetizzazione mediatica tra il pubblico, può aiutare a mitigare gli effetti negativi dell’amplificazione emotiva. Inoltre, un focus sulle storie positive e sui progressi sociali può offrire una prospettiva più equilibrata e costruttiva per il pubblico.

La creazione di spazi mediatici dedicati al dialogo e alla collaborazione può ulteriormente favorire un approccio proattivo e costruttivo ai temi trattati, generando fiducia e partecipazione attiva. I media, infatti, hanno la capacità unica di mobilitare le persone verso cause comuni, stimolando il cambiamento sociale attraverso la condivisione di conoscenze e la promozione di valori inclusivi. Come sottolineato in "Media, Culture and Social Worlds" (2002), la capacità dei media di costruire narrative significative può favorire la comprensione reciproca e la solidarietà sociale.

Fear appeal e mass media

Un ulteriore elemento interessante è il concetto di “fear appeal,” che sottolinea come la paura, se utilizzata correttamente, possa agire come leva positiva.

Secondo l’analisi di Idego (2023), è fondamentale che il messaggio sia bilanciato tra la minaccia percepita e l’efficacia delle soluzioni proposte, altrimenti rischia di generare solo ansia.

Per rendere il fear appeal efficace, i media devono costruire messaggi chiari che guidino l’audience verso un’azione concreta e tangibile, riducendo così il senso di impotenza. Questo tipo di approccio mostra come la paura possa essere trasformata in uno strumento educativo e motivazionale, capace di generare un impatto positivo sulla società. Una narrazione responsabile che si concentri sulle possibilità di cambiamento, piuttosto che sulle sole conseguenze negative, contribuisce a rendere il pubblico parte attiva nella risoluzione dei problemi. I media, quindi, non sono solo un amplificatore di paure, ma possono diventare un motore per il progresso collettivo quando gestiti con consapevolezza e responsabilità.

Educazione mediatica e resilienza

Per ridurre l’impatto negativo dei media, è fondamentale promuovere l’alfabetizzazione mediatica. Educare i cittadini a riconoscere le narrazioni sensazionalistiche e filtrare le informazioni aiuta a costruire una percezione del rischio più equilibrata. Strategie di consumo critico includono il controllo delle fonti, la diversificazione delle opinioni e la riduzione del tempo speso sui social media. Le istituzioni e i professionisti della comunicazione hanno il compito di orientare verso contenuti più equilibrati, contribuendo a un ecosistema mediatico che non alimenti paure infondate ma favorisca la resilienza (Altheide, 2017).

L’insegnamento della Digital Literacy, che include la sicurezza online, la gestione della privacy e l’identificazione delle fake news, è un altro elemento cruciale.

Inoltre, è fondamentale il ruolo delle famiglie nel promuovere una cultura del dialogo sui contenuti mediatici, incoraggiando un confronto aperto sulle fonti e sulle interpretazioni dei messaggi.

Creare alleanze tra scuole, famiglie e comunità è essenziale per costruire una rete di supporto che rafforzi l’educazione mediatica.

Un cittadino ben informato è più capace di affrontare le sfide contemporanee con spirito critico e costruttivo. Inoltre, la collaborazione tra istituzioni e media può creare un ambiente informativo più trasparente e inclusivo, favorendo la fiducia reciproca e stimolando un dialogo costruttivo, continuo ed inclusivo tra tutte le parti coinvolte. 

Unobravo può aiutarti

L’ecologia dei media ci insegna che vivere nei media non è una condizione passiva, ma una scelta attiva che ci chiama a partecipare alla creazione di un ambiente mediatico più equilibrato e inclusivo. La sfida è complessa, ma il potenziale per migliorare è immenso, a patto che iniziamo a esplorare e valorizzare il nostro ruolo in questo affascinante ecosistema.

Se senti che i media influenzano la tua vita e fatici a"disconnetterti", Compila il questionario e un professionista adatto a te sarà pronto ad aiutarti nel processo di distanziamento tra ciò che è reale e ciò che i media propongono.

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