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Mondiali Fifa 2026: la psicologia di un rito sportivo e sociale

Mondiali Fifa 2026: la psicologia di un rito sportivo e sociale
Redazione
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Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
18.6.2026
Mondiali Fifa 2026: la psicologia di un rito sportivo e sociale
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Contestati e attesi, criticati e lodati, si aprono i mondiali di Calcio in Canada, Messico, Usa. L'edizione 2026 della più importante competizione calcistica per nazionale vedrà l'Italia ancora una volta nel ruolo di spettatrice. Nonostante un numero di squadre in costante aumento la nostra nazionale è stata eliminata nel mese di Marzo con ricadute economiche, politiche e, secondo alcuni, perfino psicologiche (sono comparsi diversi articoli circa le generazioni che stanno crescendo senza Mondiali, da cui l'italia manca dal 2014). Il numero di partite è in costante aumento a tutti i livelli perché, al netto delle critiche, l'industria del pallone fattura miliardi.

Come si gestiscono da un punto di vista psicologico pressioni e impegni ravvicinati? Quali sono gli aspetti psicosociali di un evento capace di far fluttuare il prodotto interno lordo di una nazione? Quali sono le curiosità dell'edizione che si apre l'11 giugno?

L'edizione 2026 in cifre

L'edizione iniziata giovedì 11 giugno è la numero 23, ma sarà la prima con 48 squadre e "diffusa". Le partite si giocheranno infatti in 3 diversi stati: Canada, Stati Uniti, Messico. La finale si giocherà il 19 luglio a New York, ultima di 104 partite totali.

Ci sono ben 4 squadre che si affacciano per la prima volta alla vetrina mondiale: Capo Verde, Curacao, Giordania, Uzbekistan.

Mentre 6 sono le formazioni alla seconda partecipazione: Bosnia, Repubblica Democratica del Congo, Haiti, Iraq, Panama, Qatar.

Quella che si apre si candida ad essere l'edizione più ricca della storia con un fatturato atteso di 9 miliardi di dollari. Di questa cifra record 3,7 miliardi provengono dai diritti televisivi e 2,4 miliardi dalle sponsorizzazioni.

L'impatto economico stimato a livello globale salirebbe a quasi 41 miliardi di dollari con benefici sociali per più di 8 miliardi di dollari e più di 800.000 posti di lavoro creati.

La stima dell'impatto sul PIL per la nazione che si aggiudicherà la competizione è di circa 0,48 punti percentuali in due trimestri. Inoltre studi economici dimostrano che le partite creano occasioni per acquisti e consumi (cibo, ristoranti, hotel, biglietti, ospitalità).

Il pallone gira anche sui social: alcune curiosità

Come universalmente noto il pallone rotola velocemente sui social. Sponsor e atleti utilizzano i canali social per comunicare e aumentare visibilità e introiti. Il caso di questi mondiali è quello di Tim Payne, difensore della nazionale neo zelandese.

L'influencer argentino Velen Scarsini ha deciso di effettuare una ricerca passando al vaglio tutti i profili social dei giocatori alla ricerca del meno seguito sui social. Tim Payne è risultato il più trascurato del mondo virtuale con soli 4.000 followers. La campagna lanciata da Scarsini ha trasformato la vita del difensore dei Kiwi che ha moltiplicato di 750 volte i suoi seguaci online.

Ragazza che esplora la cartella dei social media su Android
Foto di Viralyft su Pexels

Un cambiamento in primo luogo economico (oltre un milione di followers rappresentano un tesoretto economico in termini di sponsorizzazioni e denaro). Interessante notare anche i risvolti psicologici di un evento di questo tipo:

  • A livello individuale per il buon Tim aumenteranno le pressioni in campo e fuori. Passare dall'anonimato alla "fama" può impattare in modo pesante a livello mentale. Inoltre la fortuna social è sempre molto rapida e si muove di bolla in bolla portando dalle stelle alle stalle con la stessa velocità con cui si è arrivati nel gota dei più cliccati. Mentalmente queste oscillazioni possono non essere di semplice gestione;
  • A livello sociale è interessante notare come una sola persona possa influenzare milioni di utenti orientandone il comportamento. I social hanno il potere di amalgamare masse attorno a un obiettivo (in questo caso pacifico, simpatico, goliardico). Questo aspetto è da monitorare perché potrebbe avere conseguenze a livello sociale modificando comportamenti e vite di gruppi enormi di persone.

La psicologia del pallone

Un evento come la coppa del mondo di calcio può quindi mobilitare milioni di persone oltre a miliardi di fatturato. Può essere interessante analizzare alcuni aspetti psicologici connessi a una sfera di cuoio che rotola su un prato. Dietro questo movimento c'è infatti molto di più.

Livello psicologico individuale: la mente dell'atleta e lo spogliatoio

Uno studio del 2019 (Reardon et al.) mette in evidenza come fino al 35% degli atleti di alto livello sia esposto a problematiche connesse alla salute mentale. Competizione continua, richiesta di standard elevati, fisico e mente portati sempre al limite, impegni ravvicinati (ormai in tutti gli sport non sembra esserci spazio per interruzioni annuali con competizioni, gare ed eventi moltiplicati in nome dei fatturati e dei diritti tv). Ansia e depressione accompagnerebbero anche le "pensioni dorate" degli atleti che interrompono con l'attività agonistica. Sono numerosi gli esempi di atleti (calciatori e non) noti per problematiche connesse all'uso di alcoolici o sostanze ad esempio.

Box in stile Unobravo con la frase «Fino al 35% degli atleti professionisti è esposto a problemi legati alla salute mentale», sottotitolo «Lo stress non guarda i conti in banca»

Quando la mente viene esposta a continui carichi di stress non è semplice gestire la pressione e nemmeno il successivo cambio di vita imposto dall'interruzione dell'attività.

Il costante impegno con ritiri, viaggi, allenamenti, preparazioni impone agli atleti, (da questo punto di vista i calciatori non fanno eccezione) lunghi periodi lontani dalla propria famiglia. Inoltre anche le giornate libere rischiano di essere fagocitate dai fan che chiedono autografi o fotografie. Si potrebbe obiettare che con gli stipendi percepiti sia tutto più affrontabile, ma lo stress non conosce e non guarda i conti in banca di nessuno.

Gli sport individuali possono aggiungere la fatica mentale della solitudine e del costante confronto con se stessi, con le proprie sensazioni fisiche e mentali.

Gli sport di squadra sottopongono invece allo stress connesso allo spogliatoio. La gestione dei gruppi è questione complessa.

Non è un caso dunque che professionisti della salute mentale siano sempre più nominati da atleti di alto livello o inseriti negli staff delle squadre d'elite. Anche gli allenatori vincenti curano sempre di più la dimensione mentale degli atleti, dei gruppi, la comunicazione. Il benessere mentale è un fattore protettivo nei confronti degli infortuni. Visto quanto gli impegni ravvicinati stressano e usurano il fisico, l'attenzione al benessere psicologico diventa fondamentale per gestire la pressione, la concentrazione, l'ascolto del proprio corpo, il confronto con avversari e compagni.

Risvolti psico-sociali del mondiale

Competizioni come la coppa del mondo, creano veri e propri rituali con una valenza psicologica e sociale.

  • Appartenere a un gruppo: la presenza delle divise genera dinamiche ingroup vs outgroup. Ci si può infatti identificare sotto gli stessi colori, con una stessa bandiera. La presenza di un avversario favorisce il compattarsi all'interno di un gruppo con cui si condividono usanze, aspetti culturali, ci si riconosce e ci si rispecchia. Insomma in quella pizza davanti al maxischermo c'è molto di più di quanto si possa pensare a livello psicologico;
  • Costruire e consolidare identità: il riconoscersi parte integrante di un gruppo con caratteristiche comuni rinforza tratti dell'identità individuale;
  • Regolare emozioni: vedere in gruppo una partita può contribuire alla regolazione di emozioni come rabbia, ansia, tristezza e gioia. L'inserimento dell'avversario nel contesto sportivo attenua l'aggressività derivante dal confronto con il "nemico". La competizione sportiva diviene un luogo di conflittualità incanalata in schemi e regole, quindi gestibile senza che si trasformi (tranne le eccezioni del tifo violento) in guerra. Anche l'ansia connessa alla competizione (la paura di perdere) può essere gestita all'interno della condivisione gruppale. Infine la tristezza della sconfitta e la gioia della vittoria. Anche queste emozioni contrapposte possono essere vissute in modo diverso all'interno di un gruppo.
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Foto di Vitaly Gariev su Pexels

Fischio d'inizio

Tra le consuete polemiche, i fatturati miliardari, le forzature mediatiche, si spera che alla fine sia lo sport, con il suo potere di trasmettere messaggi e promuovere benessere, a prendersi la scena come principale protagonista. Non trascuriamo i complessi aspetti psicologici sottesi a eventi di questa portata. La rete che si gonfia può diventare la cassa di risonanza utile a mettere in evidenza tematiche, la promozione del benessere psicologico è tra queste, di grande rilevanza. Attraverso l'identificazione con le storie degli atleti, idoli e supereroi che si possono scoprire improvvisamente fragili, chi sta attraversando un momento di forte stress può trovare la spinta per mettere in fuorigioco tutto ciò che minaccia il nostro benessere mentale.

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