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Seroxat: cos'è, effetti collaterali e ruolo della psicoterapia

Seroxat: cos'è, effetti collaterali e ruolo della psicoterapia
Redazione
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Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
26.9.2026
Seroxat: cos'è, effetti collaterali e ruolo della psicoterapia
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  • Seroxat contiene paroxetina, un antidepressivo SSRI approvato negli adulti per depressione maggiore, disturbo ossessivo-compulsivo, attacchi di panico, ansia sociale, ansia generalizzata e disturbo da stress post-traumatico.
  • I primi cambiamenti possono comparire dopo una o due settimane, mentre durata e dosaggio del trattamento restano decisioni del medico.
  • Tra gli effetti indesiderati più frequenti ci sono nausea e alterazioni della sfera sessuale, a cui possono aggiungersi sensazione di distacco emotivo e, nelle prime settimane, acatisia.
  • La sospensione non va mai decisa in autonomia, perché circa 3 persone su 10 riferiscono sintomi da discontinuazione dopo un'interruzione brusca.
  • Seroxat è controindicato sotto i 18 anni e richiede una valutazione personalizzata in gravidanza, allattamento, età avanzata e in presenza di altre terapie in corso.
  • L'associazione tra farmaco e psicoterapia è stata collegata a esiti migliori rispetto al solo trattamento farmacologico nella depressione dell'adulto.

Seroxat è il nome commerciale di un antidepressivo della classe degli SSRI che contiene paroxetina come principio attivo. Chi cerca informazioni su questo farmaco può averne appena ricevuto la prescrizione, può starne valutando l'assunzione insieme al proprio medico, oppure può volerne capire di più perché lo assume una persona vicina.

Nelle sezioni che seguono trovi cosa può succedere nelle prime settimane di trattamento, quali effetti indesiderati possono comparire, comprese le ricadute emotive di cui si parla meno, quali avvertenze e interazioni conoscere prima di iniziare e come la psicoterapia può affiancare il farmaco lungo il percorso di cura.

Panoramica su Seroxat

Seroxat contiene paroxetina cloridrato, una molecola che appartiene alla classe degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, più conosciuti con la sigla SSRI. In Italia è disponibile in compresse rivestite con film da 20 mg e in sospensione orale da 2 mg/ml.

Si tratta di un farmaco soggetto a prescrizione medica, quindi non è acquistabile in autonomia. La valutazione spetta al medico, spesso lo psichiatra, che conosce il quadro clinico complessivo e può stabilire se questo trattamento è indicato e per quanto tempo proseguirlo.

La stessa molecola è in commercio anche con altri nomi. Se stai confrontando le diverse specialità, trovi un approfondimento dedicato a Sereupin e a Daparox, mentre il profilo generale della paroxetina è trattato nella pagina sul principio attivo.

Secondo la scheda tecnica approvata da AIFA, Seroxat può essere prescritto negli adulti per:

Un aspetto da mettere in conto fin dall'inizio è che gli effetti terapeutici non compaiono subito. I primi cambiamenti possono farsi notare dopo una o due settimane, ma i tempi variano da persona a persona ed è utile parlarne con il medico per non scoraggiarsi nelle prime fasi.

Una donna pensierosa guarda fuori dalla finestra, immortalando un momento di serenità all'interno di un edificio a Da Nang, in Vietnam.
Nhà văn – Pexels

Classe farmaceutica e meccanismo d'azione

Gli SSRI agiscono sulla serotonina, un neurotrasmettitore coinvolto nella regolazione dell'umore, dei livelli di ansia e del sonno. Alterazioni della trasmissione serotoninergica sono associate, tra gli altri fattori, ai disturbi depressivi e d'ansia, che restano condizioni con cause multiple.

La paroxetina rallenta il riassorbimento della serotonina, lasciandola disponibile più a lungo nello spazio tra le cellule nervose. L'effetto clinico non arriva insieme a questa modifica biochimica, perché dipende da adattamenti che si costruiscono nell'arco di settimane. Il funzionamento dell'intera classe è approfondito nell'articolo sugli SSRI, che raccoglie i tratti comuni a queste molecole.

Rispetto ad altri antidepressivi della stessa famiglia, la paroxetina ha un'emivita breve e non produce metaboliti attivi, motivo per cui la riduzione del dosaggio va pianificata con particolare gradualità (AIFA, RCP di Seroxat).

Vale la pena chiarire che il farmaco non produce euforia artificiale e non modifica la personalità. L'obiettivo del trattamento è riportare il funzionamento verso una maggiore stabilità, non aggiungere emozioni che non ci sono.

Effetti terapeutici ed effetti collaterali

Come per ogni psicofarmaco, i cambiamenti attesi e quelli indesiderati vanno conosciuti insieme, perché spesso possono comparire nello stesso periodo.

Effetti terapeutici

Quando il farmaco inizia ad agire, i benefici clinici si costruiscono in modo graduale, settimana dopo settimana, a condizione che l'assunzione sia regolare e segua le indicazioni del medico. Tra gli effetti documentati è possibile osservare:

  • riduzione dei sintomi depressivi, come l'umore persistentemente basso, la perdita di interesse per le attività quotidiane e l'affaticamento,
  • attenuazione dell'ansia, con una diminuzione della preoccupazione costante e difficile da controllare,
  • riduzione degli attacchi di panico, sia nella frequenza sia nell'intensità,
  • diminuzione dei pensieri ossessivi e dei comportamenti compulsivi, nei disturbi che ne sono caratterizzati,
  • miglioramento dei sintomi legati all'ansia sociale e al disturbo da stress post-traumatico.

La risposta al trattamento è individuale e i tempi di efficacia non sono gli stessi per tutti. Nella depressione la scheda tecnica indica di proseguire la terapia per un periodo sufficiente a consolidare il risultato, in genere alcuni mesi, ma durata e dosaggio restano decisioni del medico.

Effetti collaterali

Come tutti i farmaci, Seroxat può causare effetti indesiderati, che variano da persona a persona per intensità e durata. Conoscerli in anticipo aiuta a riconoscerli e a parlarne con il medico senza aspettare.

Molto comuni (possono riguardare più di 1 persona su 10):

  • nausea,
  • alterazioni della funzione sessuale, come calo del desiderio o difficoltà a raggiungere l'orgasmo.

Comuni (possono riguardare fino a 1 persona su 10):

  • sonnolenza o insonnia, sogni anomali,
  • capogiri, tremori, cefalea,
  • difficoltà di concentrazione, agitazione,
  • astenia, visione offuscata, secchezza delle fauci, sbadigli frequenti,
  • diarrea o stitichezza, vomito, riduzione dell'appetito,
  • aumento di peso, sudorazione, aumento del colesterolo.

Non comuni:

  • confusione, allucinazioni,
  • variazioni della pressione arteriosa, tachicardia,
  • ritenzione o incontinenza urinaria,
  • eruzioni cutanee, prurito.

Rari e molto rari:

  • episodi maniacali, depersonalizzazione,
  • convulsioni, sindrome serotoninergica, cioè una reazione potenzialmente grave legata a un eccesso di attività serotoninergica,
  • priapismo, reazioni cutanee gravi, alterazioni della funzione epatica.

Tra le esperienze riferite più spesso c'è la cosiddetta anestesia emotiva, una sensazione di distacco dalle proprie emozioni che può somigliare all'apatia. Può essere correlata al trattamento, all'andamento del disturbo o ad altri fattori clinici, quindi merita una valutazione con il medico.

Anche le alterazioni della sfera sessuale sono tra gli effetti più frequenti e possono persistere durante il trattamento. Se compare un calo del desiderio o una difficoltà nell'orgasmo, parlarne apertamente permette al medico di valutare se e come modificare la terapia.

Nelle prime settimane può inoltre manifestarsi acatisia, una forma di irrequietezza intensa con difficoltà a stare fermi. Molti effetti indesiderati tendono ad attenuarsi proseguendo il trattamento, ma quando persistono vanno riferiti al medico, che può rivalutare dosaggio e strategia.

Attenzione

Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgative e non sostituiscono il parere del medico. Ogni persona risponde ai farmaci in modo individuale, inclusa la comparsa di eventuali effetti indesiderati. In caso di dubbi o incertezze sul trattamento, è necessario confrontarsi con il proprio medico e consultare il foglietto illustrativo del farmaco.

Interazioni con altri farmaci

Alcune combinazioni con Seroxat sono da evitare, perché rientrano tra le controindicazioni assolute riportate nella scheda tecnica:

  • IMAO (inibitori delle monoaminossidasi): farmaci come moclobemide o blu di metilene non vanno assunti insieme a Seroxat, né nelle due settimane precedenti o successive,
  • tioridazina e pimozide: due antipsicotici la cui associazione è controindicata.

A queste si aggiungono altre interazioni rilevanti che il medico prescrittore deve conoscere e valutare caso per caso:

  • analgesici oppioidi: tramadolo, petidina, buprenorfina, fentanil,
  • altri antidepressivi: SSRI e triciclici, per il possibile accumulo di attività serotoninergica,
  • litio e antipsicotici come risperidone, clozapina e perfenazina,
  • FANS e anticoagulanti: ibuprofene, acido acetilsalicilico e warfarin possono aumentare la tendenza al sanguinamento,
  • triptani, come il sumatriptan, usati per l'emicrania,
  • integratori e prodotti di origine vegetale: triptofano ed erba di San Giovanni possono potenziare gli effetti della paroxetina in modo imprevedibile,
  • tamoxifene: la paroxetina può ridurne l'efficacia, quindi l'associazione è da evitare,
  • anticonvulsivanti, antiretrovirali, antibiotici, beta-bloccanti e statine: ulteriori categorie che possono interagire con la molecola.

Un'altra possibile interazione da conoscere riguarda l'alcol, che la scheda tecnica raccomanda di evitare durante il trattamento, perché può accentuare sia i sintomi sia gli effetti indesiderati.

La cosa migliore che puoi fare è informare sempre il medico di ogni farmaco, integratore o prodotto da banco che stai già usando, ed evitare di iniziare o interrompere qualsiasi assunzione in autonomia.

Avvertenze e precauzioni d'uso

Alcune informazioni su Seroxat richiedono attenzione particolare, perché permettono di prendere decisioni più consapevoli insieme al medico.

In gravidanza la scheda tecnica prevede che la paroxetina sia somministrata solo quando strettamente indicato, dopo una valutazione tra benefici e rischi. Nel primo trimestre è associata a un lieve aumento del rischio di malformazioni cardiovascolari, con meno di 2 casi su 100 rispetto a circa 1 su 100 nella popolazione generale.

Nel terzo trimestre può aumentare la probabilità di ipertensione polmonare persistente del neonato e di sintomi neonatali transitori, oltre al rischio di emorragia post-partum. Anche interrompere il trattamento in gravidanza può comportare dei rischi, quindi la scelta va valutata con il medico.

Altre situazioni richiedono precauzioni specifiche:

  • allattamento: la paroxetina può passare nel latte materno in quantità molto piccole, e la scelta va stabilita caso per caso con il medico,
  • over 65: la dose massima raccomandata è più bassa ed è maggiore il rischio di iponatriemia, cioè una riduzione del sodio nel sangue che può causare stanchezza e confusione,
  • insufficienza renale o epatica: può essere necessaria una riduzione del dosaggio,
  • guida e uso di macchinari: capogiri, sonnolenza e visione offuscata possono comparire soprattutto all'inizio, quindi è prudente evitare queste attività finché non si conosce la propria risposta al farmaco,
  • altre condizioni: epilessia, storia di episodi maniacali, glaucoma ad angolo chiuso, diabete e alcune anomalie cardiache richiedono una valutazione preliminare.

Un aspetto da nominare con chiarezza riguarda i pensieri suicidari. Nelle prime settimane, e in particolare sotto i 25 anni, può verificarsi un temporaneo aumento dell'ideazione suicidaria (AIFA, RCP di Seroxat). Per lo stesso motivo il farmaco è controindicato sotto i 18 anni, fascia in cui può aumentare anche il rischio di ostilità. Se durante il trattamento compaiono pensieri di farsi del male, è importante contattare subito il medico o rivolgersi al pronto soccorso, senza aspettare l'appuntamento successivo.

Infine, il farmaco non va sospeso bruscamente. Negli studi registrativi circa 3 persone su 10 hanno riferito sintomi da discontinuazione, come capogiri, sensazioni simili a scosse elettriche, disturbi del sonno, ansia e irritabilità. La riduzione va quindi pianificata dal medico, con decrementi progressivi nel tempo.

Terapeuta e cliente discutono questioni in una seduta di psicoterapia, evidenziando il supporto alla salute mentale.
SHVETS production – Pexels

Seroxat e psicoterapia: due strumenti nel percorso di cura

Farmaco e psicoterapia non sono in competizione, perché intervengono su piani diversi dello stesso percorso. Seroxat può ridurre l'intensità dei sintomi e restituire una base di stabilità, mentre il lavoro psicologico si concentra sugli schemi di pensiero, sulle relazioni e sulle strategie con cui una persona affronta la sofferenza.

Le evidenze disponibili indicano che l'approccio combinato tra farmacoterapia e psicoterapia può produrre esiti migliori rispetto al solo farmaco nel trattamento della depressione dell'adulto, in particolare sul mantenimento dei risultati nel tempo (Cuijpers et al., 2020). La scelta tra le diverse opzioni resta comunque clinica e individuale.

Nei disturbi per cui Seroxat è indicato, un percorso psicologico può aiutare a:

  • riconoscere e modificare i pensieri disfunzionali, un lavoro tipico della terapia cognitivo-comportamentale,
  • affrontare gradualmente le situazioni evitate per paura o ansia,
  • sviluppare strumenti di regolazione emotiva utilizzabili anche dopo la fine della terapia farmacologica,
  • elaborare le esperienze traumatiche, quando indicato, anche con approcci come l'EMDR.

Lo spazio psicologico può inoltre essere utile per dare un nome agli effetti emotivi del trattamento, come la sensazione di distacco, e per attraversare la fase di riduzione del dosaggio decisa dal medico, quando può emergere il timore di una ricaduta.

Se stai assumendo Seroxat e senti che qualcosa ha ancora bisogno di essere ascoltato e compreso, con Unobravo puoi iniziare un percorso con un professionista in linea con le tue esigenze e valutare insieme da dove partire.

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FAQ

Seroxat è approvato negli adulti per episodio di depressione maggiore, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbo da attacchi di panico con o senza agorafobia, ansia sociale, disturbo d'ansia generalizzata e disturbo da stress post-traumatico. La prescrizione spetta al medico.
In Italia Seroxat è disponibile in compresse rivestite con film da 20 mg e in sospensione orale da 2 mg/ml.
I primi cambiamenti possono comparire dopo una o due settimane dall'inizio della terapia, con tempi che variano da persona a persona. Il trattamento viene in genere proseguito per alcuni mesi dopo il miglioramento, secondo le indicazioni del medico.
Tra le ricadute emotive riferite più spesso ci sono la sensazione di distacco dalle proprie emozioni, il calo del desiderio sessuale, l'agitazione e, nelle prime settimane, l'acatisia, cioè un'irrequietezza intensa. Vanno segnalate al medico, che può valutarne l'origine e rivedere la terapia.
No, l'interruzione brusca può causare sintomi da discontinuazione come capogiri, sensazioni simili a scosse elettriche, ansia, insonnia e nausea, riferiti da circa 3 persone su 10 negli studi registrativi. La riduzione va sempre pianificata dal medico.
No, gli SSRI non sono associati a dipendenza nel senso tipico delle sostanze d'abuso, perché non producono craving né ricerca compulsiva. Possono però comparire sintomi da discontinuazione se la sospensione è brusca, motivo per cui il dosaggio va ridotto gradualmente.
Le controindicazioni assolute riguardano gli IMAO, come moclobemide e blu di metilene, da evitare nelle due settimane precedenti e successive, oltre a tioridazina e pimozide. Anche FANS, anticoagulanti, triptani e tamoxifene richiedono una valutazione medica attenta.
Hai altre domande?
Parlare con un professionista potrebbe aiutarti a risolvere ulteriori dubbi.
  • Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Riassunto delle caratteristiche del prodotto (RCP) di Seroxat® (paroxetina).
  • Cipriani, A., Furukawa, T. A., Salanti, G., et al. (2018). Comparative efficacy and acceptability of 21 antidepressant drugs for the acute treatment of adults with major depressive disorder: a systematic review and network meta-analysis. The Lancet, 391(10128), 1357–1366. https://doi.org/10.1176/appi.focus.16407
  • Cuijpers, P., Noma, H., Karyotaki, E., et al. (2020). A network meta-analysis of the effects of psychotherapies, pharmacotherapies and their combination in the treatment of adult depression. World Psychiatry, 19(1), 92–107. https://doi.org/10.1002/wps.20701
  • World Health Organization. (2023). Mental Health Gap Action Programme (mhGAP) guideline for mental, neurological and substance use disorders. World Health Organization. https://www.who.int/publications/i/item/9789240084278

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