Trilafon è un farmaco antipsicotico a base di perfenazina, utilizzato in ambito psichiatrico soprattutto nel trattamento dei disturbi psicotici.
Potrebbe capitarti di incontrarne il nome su una prescrizione, nella terapia di un familiare o leggendo un foglio illustrativo e di avere diverse domande su cosa aspettarsi.
Questa pagina si rivolge a chi assume il farmaco, a chi accompagna una persona in cura e a chi vuole semplicemente capirne di più.
Qui trovi per quali condizioni viene prescritto, come agisce, quali effetti indesiderati e interazioni può comportare e in che modo la psicoterapia può affiancarsi al trattamento.
Cos'è Trilafon e a cosa serve
In Italia Trilafon è disponibile in compresse rivestite da 2 mg, 4 mg e 8 mg. La perfenazina si trova anche nel Mutabon, dove è associata in un'unica compressa all'antidepressivo amitriptilina.
La scheda tecnica indica Trilafon in diverse condizioni psichiatriche e in alcuni disturbi di altra natura:
- schizofrenia e stati paranoidi;
- mania;
- psicosi tossiche, legate per esempio all'uso di amfetamine, LSD o cocaina;
- sindromi mentali organiche accompagnate da delirio;
- disturbi d'ansia particolarmente gravi e resistenti alla terapia con gli ansiolitici tipici;
- depressione accompagnata da agitazione e delirio, per lo più in associazione con antidepressivi;
- vomito e singhiozzo incoercibile;
- dolori intensi, generalmente in associazione con analgesici oppioidi.
In ambito psichiatrico l'uso principale riguarda la schizofrenia e gli altri disturbi psicotici, condizioni in cui possono comparire deliri, allucinazioni e pensiero disorganizzato. Per l'ansia grave, invece, la scheda tecnica ne limita l'uso ai quadri che non hanno risposto agli ansiolitici, quindi non si tratta di un trattamento di prima scelta.
Trilafon è un farmaco soggetto a prescrizione medica. La somministrazione, il dosaggio e la durata della terapia spettano al medico, spesso uno/a psichiatra, che conosce la storia clinica della persona e gli altri farmaci eventualmente in corso.

Di che classe farmaceutica fa parte?
La perfenazina fa parte delle fenotiazine piperaziniche, un sottogruppo degli antipsicotici tipici, detti anche di prima generazione. Rispetto ad altre fenotiazine come la clorpromazina, le piperaziniche agiscono a dosi più basse e sono in genere meno sedative, ma più inclini a produrre effetti sul movimento.
Rispetto agli antipsicotici atipici, o di seconda generazione, cambia soprattutto la tollerabilità. I farmaci di prima generazione sono associati più spesso a effetti sul movimento come rigidità e tremori, diversi atipici ad aumento di peso e alterazioni metaboliche (Solmi et al., 2017).
Lo studio CATIE ha confrontato la perfenazina con quattro antipsicotici atipici in oltre 1.400 persone con schizofrenia cronica. L'efficacia della perfenazina è risultata simile a quella di quetiapina, risperidone e ziprasidone, mentre le interruzioni dovute a effetti sul movimento sono state più frequenti (Lieberman et al., 2005).
Anche per questo la perfenazina, in commercio da decenni, è ancora utilizzata. La scelta tra le diverse classi dipende dal quadro clinico, dalla risposta ai trattamenti precedenti e dal profilo di effetti indesiderati più tollerabile per la singola persona.
Come funziona Trilafon
La perfenazina agisce sul sistema nervoso centrale riducendo l'attività della dopamina, un neurotrasmettitore coinvolto nella regolazione di pensieri, percezioni ed emozioni. Alterazioni del sistema dopaminergico sono associate, tra gli altri fattori, ai sintomi psicotici come deliri e allucinazioni.
Nei primi giorni può prevalere un effetto sedativo, con una riduzione dell'agitazione, mentre l'effetto antipsicotico vero e proprio richiede in genere alcune settimane di assunzione regolare. Anche per chi assume Trilafon da 2 mg, quindi, i tempi dipendono dal quadro clinico e dal dosaggio definito dal medico.
Per questo la regolarità nell'assunzione è importante. Una dose dimenticata occasionalmente non compromette di solito il trattamento, ma dimenticanze frequenti possono ridurne l'efficacia, e in caso di dubbi il medico o il farmacista possono indicare come comportarsi.
Effetti terapeutici ed effetti collaterali
Trilafon può produrre effetti attesi sui sintomi ed effetti indesiderati e conoscerli entrambi aiuta a seguire il trattamento con maggiore consapevolezza.
Effetti terapeutici
Sui sintomi psicotici gli effetti attesi riguardano la riduzione di deliri, allucinazioni e agitazione, con un recupero graduale del funzionamento quotidiano e delle relazioni. Nella schizofrenia una revisione Cochrane l'ha associata a un miglioramento dello stato clinico globale (Hartung et al., 2015).
Nella depressione psicotica, cioè una depressione accompagnata da deliri o forte agitazione, la perfenazina viene utilizzata per lo più insieme a un antidepressivo, con l'obiettivo di agire sulla componente psicotica del quadro.
La risposta varia da persona a persona e viene valutata dal medico nei controlli successivi, che servono anche a verificare se il dosaggio è adeguato o va modificato.
Effetti collaterali
Come tutti i farmaci, Trilafon può causare effetti indesiderati. La scheda tecnica non li classifica per frequenza, ma descrive quelli osservati con la perfenazina e con le fenotiazine in generale. Tra i più comuni da conoscere ci sono:
- sonnolenza, soprattutto nelle prime una o due settimane;
- secchezza delle fauci, stipsi e visione offuscata;
- nausea;
- capogiro quando ci si alza in piedi, dovuto a un calo della pressione;
- aumento dell'appetito e del peso.
La sonnolenza iniziale può attenuarsi con il proseguire della terapia. Se invece persiste o interferisce con la vita quotidiana, è opportuno parlarne con il medico, che può valutare un adeguamento del dosaggio o della terapia.
Legati all'azione del farmaco sul movimento sono gli effetti extrapiramidali, che possono comprendere:
- rigidità muscolare e tremori, simili a quelli del parkinsonismo;
- contrazioni muscolari involontarie, anche a carico degli occhi;
- un'irrequietezza motoria difficile da controllare, chiamata acatisia;
- discinesia tardiva, cioè movimenti involontari che possono comparire con l'uso prolungato e in alcuni casi non regredire.
Altri effetti descritti comprendono fotosensibilità della pelle, alterazioni del ciclo mestruale e secrezione di latte legate all'aumento della prolattina, ritenzione urinaria e, più raramente, alterazioni del ritmo cardiaco e degli esami del sangue.
Ogni persona reagisce in modo diverso e non è detto che compaiano tutti questi effetti. È importante riferire sempre al medico qualsiasi cambiamento, senza aspettare la visita successiva se qualcosa preoccupa.
Interazioni con altri farmaci
Trilafon può interagire con diversi medicinali e sostanze, perché alcune combinazioni possono accentuare gli effetti sul sistema nervoso centrale o modificare i livelli dei farmaci nel sangue. Secondo la scheda tecnica, le interazioni farmacologiche più rilevanti possono riguardare:
- Alcol e sedativi: alcol, ansiolitici, barbiturici, antistaminici sedativi e analgesici oppioidi possono sommare il loro effetto sedativo, e la scheda tecnica raccomanda di evitare l'alcol.
- Antidepressivi triciclici: la perfenazina può aumentarne i livelli nel sangue, perché interferisce con uno degli enzimi epatici che li trasformano.
- Antiepilettici: la perfenazina può aumentare la tossicità della fenitoina, mentre i barbiturici possono accelerarne il metabolismo e ridurne l'effetto.
- Anticolinergici: possono sommarsi a effetti come secchezza delle fauci, stipsi e ritenzione urinaria.
- Litio: in casi rari con questa associazione è stato descritto un quadro di encefalopatia acuta.
- Levodopa: il suo effetto nella malattia di Parkinson può essere ridotto dall'azione della perfenazina sulla dopamina.
- Antipertensivi: l'effetto sulla pressione può aumentare o, con alcune molecole, ridursi.
- Farmaci che allungano l'intervallo QT o alterano i sali minerali: l'associazione va evitata per il possibile impatto sul ritmo cardiaco.
- Antiacidi: possono ridurre l'assorbimento del farmaco se assunti nello stesso momento.
Per questo è importante informare il medico di tutto ciò che si assume, compresi integratori e fitoterapici e i prodotti da banco. Se dopo l'inizio di un nuovo farmaco compare qualcosa di insolito, annotare quando è comparso e con quale frequenza può aiutare il medico a capirne la causa.
Avvertenze e precauzioni d'uso
Prima di iniziare Trilafon il medico valuta le situazioni in cui il farmaco non può essere prescritto e quelle che richiedono una cautela particolare. Secondo la scheda tecnica non può essere utilizzato in caso di:
- ipersensibilità alla perfenazina o agli eccipienti;
- stato di coma o marcata riduzione della coscienza, oppure trattamento con dosi elevate di alcol, barbiturici o oppioidi;
- stati depressivi gravi;
- alterazioni del sangue o del midollo osseo e malattie del fegato;
- sospetto o accertato danno cerebrale sottocorticale;
- età inferiore ai 12 anni;
- primo trimestre di gravidanza e allattamento.
Per quanto riguarda la gravidanza, è necessario sottolineare che oltre il primo trimestre il farmaco può essere utilizzato solo se il medico lo ritiene essenziale, perché nei neonati esposti nell'ultimo trimestre possono comparire tremore, agitazione, sonnolenza o difficoltà respiratorie e di alimentazione, che richiedono un monitoraggio attento.
Tra le condizioni che richiedono cautela e per le quali il medico valuta caso per caso ci sono la presenza di:
- malattie cardiache o una storia familiare di intervallo QT lungo;
- epilessia o precedenti convulsioni;
- glaucoma o ipertrofia prostatica;
- malattie renali o respiratorie;
- feocromocitoma.
Nelle prime settimane il medico può richiedere controlli dell'emocromo, ed è necessario segnalare immediatamente presenza di febbre, mal di gola o infezioni. Nelle persone con depressione è necessario monitorare la comparsa di pensieri suicidari.
Le persone anziane possono essere più sensibili agli effetti del farmaco. Negli anziani con demenza, inoltre, gli antipsicotici sono stati associati a un aumento della mortalità e degli eventi cerebrovascolari, e Trilafon non è autorizzato per i disturbi del comportamento legati alla demenza.
La sonnolenza delle prime settimane può ridurre la prontezza dei riflessi, perciò è prudente evitare di guidare finché non è nota la risposta individuale al farmaco. Per la possibile fotosensibilità è utile anche limitare l'esposizione al sole.
Reazioni rare da riconoscere
La sindrome neurolettica maligna, rara ma seria, può manifestarsi con febbre alta, rigidità muscolare intensa, confusione e variazioni di pressione e battito. Sono descritti anche casi di tromboembolismo venoso. Con questi segnali, o dopo dosi eccessive, va contattato subito il medico o il pronto soccorso.
Trilafon non va interrotto bruscamente né in modo autonomo. Una sospensione improvvisa può essere seguita da sintomi da discontinuazione come nausea, vomito, capogiri e tremori, per questo ogni modifica viene concordata con il medico e avviene in modo graduale.

Trilafon e psicoterapia: due strumenti nel percorso di cura
Farmaco e psicoterapia agiscono su piani diversi e non si escludono a vicenda. Trilafon può ridurre i sintomi più intensi, come deliri, allucinazioni o agitazione, mentre il lavoro psicologico riguarda il modo in cui la persona vive e comprende quello che le accade, le relazioni e la gestione della quotidianità.
La terapia cognitivo-comportamentale adattata alla psicosi è uno degli approcci più studiati da utilizzare in seguito a un episodio psicotico, in quanto può aiutare a dare un senso all'esperienza vissuta, a riconoscere i segnali precoci di una possibile ricaduta e a recuperare il funzionamento sociale.
Quando il farmaco è prescritto per un'ansia grave, un percorso psicologico può offrire strumenti per gestire lo stress, l'isolamento e le difficoltà legate all'insonnia. Anche i familiari possono trovare in un percorso uno spazio per affrontare il carico di accompagnare una persona in cura.
Non è necessario aspettare che il farmaco abbia raggiunto il suo effetto pieno, perché la psicoterapia può iniziare anche nelle prime fasi della stabilizzazione. Le decisioni sulla terapia farmacologica restano comunque definite dal medico.
Se stai seguendo una terapia con Trilafon, o accompagni qualcuno che la segue, e vuoi uno spazio per elaborare quello che stai vivendo, puoi valutare un percorso con un/una professionista in linea con le tue esigenze.




