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Vomiting psicogeno: mangiare e vomitare tra piacere e trappola

Vomiting psicogeno: mangiare e vomitare tra piacere e trappola
Redazione
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
28.12.2025
Vomiting psicogeno: mangiare e vomitare tra piacere e trappola
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Il vomiting è un disturbo alimentare poco conosciuto e spesso confuso con altri disturbi del comportamento alimentare (DCA). In ambito clinico, il vomiting psicogeno si riferisce a una condizione in cui il vomito autoindotto diventa il fine stesso del comportamento alimentare, rappresentando un momento di piacere piuttosto che una modalità di liberazione dal senso di colpa, come avviene tipicamente nella bulimia nervosa (DSM-5-TR).

È importante riconoscere le caratteristiche specifiche di questo disturbo e il suo impatto psicologico e sociale.

Il vomiting può avere conseguenze significative sulla salute fisica, psicologica e sociale della persona, influenzando negativamente l’autostima, le relazioni interpersonali e la qualità della vita.

Vomiting e diagnosi differenziale

A differenza della bulimia nervosa, dove il vomito è una risposta a episodi di abbuffata per controllare il peso, nel vomiting psicogeno il vomito autoindotto è ricercato per il piacere che ne deriva, diventando un comportamento centrale e ritualizzato. Questa distinzione è fondamentale per una corretta diagnosi differenziale rispetto ad altri DCA come anoressia nervosa, dove il focus è sul controllo del peso e dell’alimentazione. Il vomiting può insorgere in persone che hanno già sperimentato altri disturbi alimentari, evolvendo in una forma in cui il vomito viene ricercato per motivazioni diverse dal semplice controllo ponderale.

Quando nausea e vomito si protraggono nel tempo, è importante escludere la presenza di patologie gastrointestinali, infettive, metaboliche, neurologiche, psichiatriche, oppure condizioni correlate all’assunzione di farmaci o all’esposizione a tossine (Johns & Lawrence, 2024).

Proprio per questa complessità, la diagnosi differenziale risulta fondamentale. Il vomito, infatti, viene talvolta erroneamente confuso con altre condizioni, come l’emetofobia (paura intensa e persistente del vomito) o il cosiddetto vomito da stress, in cui l’episodio emetico rappresenta una risposta fisiologica a stati di forte stress emotivo, e non un comportamento volontario o intenzionalmente ricercato

Olly - Pexels

Mangiare e vomitare: rituale, piacere, dipendenza e falsi miti

Il vomiting, come altri disturbi alimentari, si basa su una ritualità complessa. La sequenza di abbuffata e vomito può diventare un copione rassicurante, un “porto sicuro” in cui rifugiarsi quando tutto sembra fuori controllo. In alcuni casi, la ritualità assume i contorni di un vero e proprio piacere: la liberazione dal cibo, la sensazione di leggerezza, il senso di onnipotenza che deriva dal poter “cancellare” ciò che è stato ingerito. Tuttavia, questo piacere è effimero e lascia spesso spazio a sensi di colpa, vergogna e disperazione.

Il vomiting può assumere le caratteristiche di una dipendenza comportamentale: la persona sa che ciò che sta facendo le fa male, ma non riesce a smettere. Può passare ore online, alla ricerca di tecniche per vomitare in modo più efficace o meno doloroso. In questo contesto, è fondamentale sfatare alcuni falsi miti molto pericolosi: ad esempio, che vomitare faccia dimagrire, che sia un modo “controllato” di gestire il cibo, o che il corpo possa tollerare questo stress senza conseguenze. In realtà, il vomiting non è una soluzione, ma un problema che può portare a una perdita di controllo sempre maggiore. Non è una scelta, ma una trappola che può chiudersi progressivamente.

Sintomi e segnali clinici

Il vomiting psicogeno si manifesta attraverso una serie di sintomi e segnali clinici che possono incidere in modo significativo sulla vita quotidiana, scolastica e lavorativa. I segnali clinici più frequenti includono:

  • episodi ricorrenti di nausea e vomito in assenza di cause organiche evidenti;
  • associazione temporale con stati di ansia, stress o tensione emotiva intensa;
  • sensazione di perdita di controllo legata all’attivazione emotiva, più che al comportamento alimentare;
  • evitamento di situazioni percepite come stressanti (es. scuola, lavoro, contesti sociali);
  • ritiro sociale e progressiva riduzione delle attività quotidiane;
  • sintomi fisici secondari, come mal di gola, irritazione esofagea, erosione dentale o gonfiore delle ghiandole salivari.

Impatto del vomiting sul quotidiano

Quando nausea e vomito diventano cronici, essi sono associati a un’elevata morbilità e a una marcata riduzione della qualità di vita, rendendo necessario un approccio diagnostico e terapeutico strutturato (June Tome et al., 2022). Può inoltre avere un impatto rilevante sul funzionamento scolastico e lavorativo, determinando:

  • assenze frequenti;
  • calo del rendimento;
  • difficoltà di concentrazione;
  • aumento dell’isolamento e della vergogna, che contribuiscono al mantenimento del problema.

Profili tipici e ruolo di ansia, perfezionismo e bisogno di controllo

Chi soffre di vomiting spesso presenta un profilo psicologico complesso, in cui ansia, perfezionismo e bisogno di controllo giocano un ruolo centrale. In molti casi, l'atto di indurre il vomito diventa inizialmente una strategia per gestire l'ansia legata al cibo e al controllo del peso, offrendo un'apparente sensazione di potere sulle proprie emozioni e sul proprio corpo. Tuttavia, questo meccanismo si rivela presto ingannevole: il sintomo sfugge al controllo, trasformandosi in una prigione fatta di rituali e ossessioni.

Il vomiting rappresenta una sfida complessa sia per chi ne soffre sia per i professionisti della salute mentale. La difficoltà principale risiede nella natura stessa del disturbo: spesso chi ne è affetto non riconosce immediatamente la gravità del proprio comportamento, minimizzando l'impatto che mangiare e vomitare può avere sulla salute fisica e psicologica.

La mancanza di consapevolezza e la vergogna possono inoltre ostacolare l’accesso a un supporto adeguato. Riconoscere il problema è il primo passo verso la guarigione.

Strategie pratiche per gestire nausea, conati e urgenza

Affrontare la nausea, i conati e la sensazione di urgenza nel vomiting psicogeno può essere molto complesso e, a volte, profondamente demoralizzante. È comprensibile sentirsi scoraggiatə quando il corpo sembra “sfuggire al controllo”, ma esistono alcune strategie pratiche che possono aiutarti a gestire questi sintomi nel quotidiano. Ricorda che questi suggerimenti non sostituiscono un percorso terapeutico con un professionista della salute mentale, che può offrirti un supporto più approfondito e personalizzato.

  • Tecniche di respirazione: la respirazione diaframmatica o la tecnica 4-7-8 possono aiutarti a calmare il sistema nervoso e ridurre l’intensità della nausea, soprattutto se praticate con regolarità.
  • Distrazione: impegnare la mente in attività coinvolgenti, come leggere, ascoltare musica, disegnare o guardare un film, può aiutarti a spostare l’attenzione dai sintomi fisici e a ridurre il circolo vizioso ansia–nausea.
  • Cambiamenti nello stile di vita e nell’alimentazione: oltre a evitare cibi troppo ricchi o irritanti e a preferire pasti leggeri e frequenti, può essere utile reintegrare in modo regolare liquidi ed elettroliti e limitare, per quanto possibile, alimenti che possono scatenare o peggiorare i sintomi (Johns & Lawrence, 2024). Tenere un piccolo diario alimentare può aiutarti a individuare più facilmente i trigger personali.
  • Mindfulness: pratiche come la meditazione, il body scan o brevi esercizi di consapevolezza del respiro possono aiutarti a entrare in contatto con le tue sensazioni corporee in modo più gentile e non giudicante, riducendo l’ansia legata ai sintomi e la paura che possano “prendere il sopravvento”.
  • Supporto sociale: condividere ciò che stai vivendo con persone di fiducia – amici, familiari o gruppi di supporto, anche online – può alleggerire il carico emotivo, farti sentire meno solə e normalizzare la tua esperienza.

La gestione della nausea richiede pazienza, costanza e molta comprensione verso te stessə. Se noti che i sintomi persistono, peggiorano o iniziano a limitare in modo significativo la tua vita quotidiana, è importante chiedere aiuto a un professionista, che potrà valutare insieme a te il percorso più adatto.

Shvet Production - Pxexels

Come parlare di vomito ricorrente con partner, amici e familiari

Affrontare il vomito con chi ci sta accanto può sembrare difficile. La paura di essere giudicati o di non essere compresi può bloccare il dialogo, ma il supporto familiare e sociale è cruciale nel percorso di cambiamento. Scegli un momento tranquillo e un luogo sicuro. Usa parole semplici: “Sto affrontando un disturbo che mi porta a ricorrere al vomito per gestire stress ed emozioni. Non è una questione di volontà, ma un meccanismo complesso che mi fa soffrire”. Chiarire che si tratta di un disturbo e non di una debolezza può aiutare i tuoi cari a comprendere meglio la situazione. Il loro appoggio, fatto di ascolto e presenza, può fare la differenza.

Percorsi di cura: psicoterapia breve strategica e altri approcci

Scegliere un percorso di psicoterapia per il vomiting può sembrare un compito complesso, ma rappresenta il primo passo verso il cambiamento. La psicoterapia breve strategica, in particolare, si focalizza sui meccanismi che mantengono il sintomo, aiutandoti a scardinare il circolo vizioso attraverso strategie mirate e concrete. L'obiettivo non è solo ridurre gli episodi di vomito, ma modificare in profondità il rapporto con il cibo e rafforzare le tue risorse personali. Esistono anche altri approcci efficaci, come la psicoterapia cognitivo-comportamentale o l'approccio integrato, che combina diverse tecniche terapeutiche. In alcuni casi, può essere utile un lavoro in équipe con nutrizionista e medico, per affrontare il disturbo a 360 gradi. Il trattamento, infatti, è sempre personalizzato e costruito su misura delle tue esigenze. Non esiste una soluzione unica per tutti, ma un percorso condiviso che tiene conto della tua storia, delle tue risorse e dei tuoi obiettivi.

Chiedere aiuto e iniziare un percorso di terapia

Chiedere aiuto per il vomiting è un atto di coraggio. Può essere utile farlo quando gli episodi si ripetono e ti sembrano incontrollabili, quando il pensiero del cibo e del vomito occupa gran parte della tua giornata e quando senti che la qualità della tua vita ne risente. Un test online può darti un primo orientamento, ma non sostituisce la valutazione di un professionista. I primi passi sono semplici: riconoscere il bisogno di aiuto, scegliere un professionista di fiducia e fissare un primo colloquio. Unobravo offre gratuitamente la possibilità di effettuare un primo colloquio conoscitivo e può guidarti nella scelta del terapeuta più adatto a te.

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