Dopo la perdita di un genitore, la vita sembra sospesa: come ritrovare continuità?

Da quando è mancata mia madre mi sento sospesa
Ho lasciato tutto e ora non so più chi voglio essere

La morte di un genitore è una delle perdite più significative che una persona possa attraversare. Può far vacillare le fondamenta su cui poggiava la propria quotidianità e mettere temporaneamente in pausa ogni progetto.

Se vivevi altrove per studio o lavoro e sei rientrato/a dopo la perdita, forse ti trovi a portare un doppio peso: il dolore per chi non c'è più e la sensazione di aver messo in pausa un percorso di autonomia che avevi già iniziato a costruire.

Questa sensazione di vita ferma non è un segnale di debolezza, né qualcosa che non va. È una risposta naturale a una frattura che coinvolge abitudini, ruoli e punti di riferimento quotidiani.

Provare a distinguere tra il tempo necessario al dolore e una sensazione di immobilità che si prolunga può essere un primo passo per capire cosa significhi, per te, ritrovare continuità.

Perché tutto sembra fermo

Le radici di questa sensazione di blocco

Sento di dover restare, ma una parte di me vorrebbe ripartire
Costruire qualcosa per me mi fa sentire in colpa

Comprendere a fondo perché la vita sembri sospesa dopo la perdita di un genitore è un percorso che spesso beneficia del supporto di uno/a psicologo/a, che può aiutarti a distinguere il dolore del lutto dalla paura di riprendere in mano la tua autonomia.

Proviamo, intanto, a esplorare insieme alcune possibili ragioni che possono spiegare questo senso di traiettoria interrotta dopo la perdita di un genitore.

Quando viene meno una struttura di riferimento

  • La perdita di un genitore non toglie solo una presenza affettiva, ma anche una struttura su cui poggiava gran parte della tua quotidianità e del tuo senso di identità.
  • Le azioni di ogni giorno possono improvvisamente sembrare prive di senso, perché è cambiato il contesto in cui avevano significato.
  • Nelle prime fasi, riprendere la vita di prima può sembrare molto difficile: il legame che si è interrotto era profondo e il dolore ha bisogno del suo spazio.

Tra scelta e obbligo percepito

  • La pressione a stare vicino alla famiglia nei momenti di lutto può generare confusione tra ciò che scegli liberamente e ciò che vivi come un dovere.
  • Il rientro può oscillare tra l'essere un gesto di cura e la sensazione di una rinuncia forzata, ed è naturale faticare a distinguere le due cose.
  • Aver lasciato un percorso di studio o lavoro altrove può sommare al lutto un secondo senso di perdita: quella del tuo progetto di vita.

Il senso di colpa legato al futuro

  • Riprendere in mano la tua autonomia dopo il rientro può far emergere un senso di colpa, come se costruire qualcosa per te fosse un tradimento.
  • Puoi sentirti in dovere di restare presente per la famiglia, mettendo tra parentesi i tuoi desideri.
  • Immaginare un futuro tuo può sembrare inconciliabile con il ricordo del genitore che non c'è più.
Prospettiva clinica
I momenti difficili sembrano assorbire tutte le nostre energie, ma le sfide e i problemi non definiscono il nostro valore personale. Darsi tempo per conoscere meglio le proprie risorse, senza cercare una soluzione immediata, e chiedere aiuto a un professionista quando serve, sono i primi passi verso il cambiamento positivo.
Il lutto nella vita quotidiana

Situazioni in cui potresti riconoscerti

Faccio le stesse cose di prima, ma mi sento assente
Continuo a rimandare tutto, aspetto di sentirmi pronto

Il senso di sospensione dopo la perdita di un genitore può manifestarsi in modi diversi. Ecco alcune situazioni concrete in cui potresti ritrovarti.

La quotidianità che sembra svuotarsi

  • Ti ritrovi a svolgere le stesse azioni di sempre in modo meccanico, senza provare interesse o coinvolgimento reale in ciò che fai.
  • Cerchi istintivamente il contatto o l'ascolto del genitore che non c'è più, per poi scontrarti con il vuoto della sua assenza.
  • Momenti come anniversari o ricorrenze familiari fanno riaffiorare improvvisamente il dolore, anche quando pensavi di aver ritrovato un equilibrio.

La traiettoria messa in pausa

  • Avevi iniziato un percorso lavorativo in un'altra città e ora ti senti bloccato/a nel decidere se ripartire o restare vicino ai familiari, vivendo questa scelta come un peso costante.
  • Rimandi decisioni importanti su lavoro, relazioni o trasferimenti, in attesa di sentirti di nuovo pronto/a.
  • Ti prendi cura dei fratelli più piccoli o del genitore rimasto, mettendo in secondo piano i tuoi bisogni e rinviando i tuoi progetti.
Un momento per fermarsi
Ti riconosci in una di queste situazioni?

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Quando ciò che hai vissuto condiziona il presente, parlarne può aiutare

Se il peso di un'esperienza dolorosa del passato influenza la tua vita, non devi affrontarlo per forza da solo. Trova lo psicologo adatto a te: bastano pochi minuti.

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Come riprendere gradualmente

Piccoli passi per ritrovare direzione

Parlarne mi ha aiutato a capire cosa provo davvero
Piccole abitudini mi hanno ridato un po' di stabilità
1

Riconoscere che il rientro può essere insieme scelta e responsabilità

Puoi provare a guardare al tuo rientro senza etichettarlo come una rinuncia definitiva. Può essere al tempo stesso un gesto di cura verso la famiglia e una responsabilità che ti sei assunto/a, e questo non cancella il tuo percorso personale.

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Concederti il tempo del dolore

È importante lasciare al lutto lo spazio di cui ha bisogno, senza trasformare automaticamente il dolore in immobilità. Il dolore delle prime fasi tende a modificarsi con il tempo, assumendo una forma più integrata nella tua vita.

3

Mantenere piccole routine quotidiane

Potresti provare a conservare alcuni gesti regolari, come orari costanti per i pasti e per il sonno. Quando tutto sembra sospeso, questi appigli possono restituire un minimo senso di stabilità mentre attraversi il dolore.

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Immaginare gradualmente come integrare il tuo progetto di vita

Quando ti senti pronto/a, puoi iniziare a pensare a come far coesistere i tuoi desideri con la nuova condizione familiare. Non sei obbligato/a a scegliere in modo netto tra te e la famiglia: spesso esiste uno spazio intermedio da esplorare con calma.

5

Parlarne con persone di fiducia

Condividere con qualcuno la sensazione di traiettoria interrotta può aiutarti a sentirti meno solo/a. Mettere in parole ciò che provi, anche senza cercare soluzioni immediate, può alleggerire il peso che porti.

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Valutare un percorso di psicoterapia

Un percorso con uno/a psicologo/a può offrirti uno spazio in cui sentirti capito/a e sostenuto/a, per distinguere ciò che appartiene al dolore del lutto da ciò che è invece paura di riprendere la tua autonomia. Non è necessario aspettare che la situazione diventi molto difficile per chiedere supporto: può rappresentare uno spazio di riflessione e crescita nel tuo percorso di elaborazione.

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Verso un nuovo equilibrio

Ritrovare continuità, un passo alla volta

Ho capito che ricordare mio padre e andare avanti possono convivere
Piano piano sto ritrovando una direzione mia

Il senso di vita sospesa dopo la perdita di un genitore è un'esperienza comune e comprensibile, non un segnale che qualcosa si sia rotto per sempre.

Ritrovare continuità non significa dimenticare, né trascurare la famiglia. Può voler dire imparare a integrare il dolore con la possibilità di continuare a costruire la tua vita.

Provare a distinguere ciò che scegli liberamente da ciò che vivi come un obbligo può alleggerire il senso di colpa legato alla ripresa dei tuoi progetti. Riappropriarti gradualmente della tua autonomia, dopo un periodo di vicinanza alla famiglia, è un passo legittimo del tuo cammino.

Il tempo trasforma il dolore, ma non lo cancella: il percorso non è tornare esattamente a chi eri prima, ma trovare un nuovo equilibrio che includa sia il ricordo del genitore sia il tuo futuro.

Se senti di essere in una fase di blocco, chiedere il supporto di uno/a psicologo/a può essere uno strumento concreto per ritrovare motivazione e direzione, con i tuoi tempi e nel rispetto di ciò che stai vivendo.

Il passo successivo, se ti senti pronto/a

La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.

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Ho iniziato questo percorso principalmente per problemi di forte ansia, attacchi di panico e difficoltà ormai molto invalidanti nel relazionarmi con gli altri sfociate nell'impossibilità di vivere "normalmente" la mia quotidianità con un principio di depressione, insieme alla dott.ssa Elisa Pasquali, che sin dalla seduta conoscitiva si è mostrata molto empatica e disponibile/flessibile, facendomi sentire a mio agio nonostante la condizione di assoluta inadeguatezza che stavo vivendo da un po'. Da tre mesi a questa parte si è mostrata sempre super attenta ad ascoltare ed in grado di far emergere le problematiche più nascoste con le quali convivo forse dall'infanzia, portanomi a ragionamenti magari mai pima d'ora presi in considerazione, che stanno iniziando a farmi vedere le cose in un'altra prospettiva, anche più realistica e meno catastrofica di quanto pensassi, con il beneficio di iniziare a star meglio nonostante il percorso possa rivelarsi ancora lungo e tortuoso. Ho riscoperto la forza di voler riprendere la mia vita in mano!
— Maria
Valutazione di 4.7 / 5 | 8.737 recensioni
Dove mi sono sentita vista
In un mondo che spesso corre troppo veloce, incontrare il Dott. Salvatore Fatiga per me è stato come trovare un porto sicuro. La sua presenza mi ha trasmesso subito calma, accoglienza e una profonda empatia. Fin dal primo incontro ho percepito la sua capacità di ascoltare con il cuore, senza giudicare, offrendomi uno spazio protetto in cui mi sono finalmente sentita vista e compresa. Salvatore non è solo uno psicologo competente: è una persona che sa entrare in punta di piedi nella vita degli altri, con rispetto e delicatezza. Ogni sua parola, ogni gesto, mi ha fatto sentire stimata come essere umano. Mi ha accompagnata nel mio percorso con pazienza e dedizione, valorizzando ogni mio passo, anche il più piccolo, come un traguardo importante. Lo consiglierei a chiunque stia cercando non solo un professionista preparato, ma anche una guida autentica, capace di illuminare il cammino con gentilezza e saggezza. È raro incontrare qualcuno che riesca a unire competenza clinica e umanità in modo così naturale. Per me, è stato un incontro che ha fatto davvero la differenza.
— Rosaria
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Un esperienza fondamentale per ritrovarmi
Ho passato un periodo particolarmente buio e da sola non riuscivo ad andare avanti, avevo bisogno di qualcuno che mi sostenesse e mi facesse trovare la forza per andare avanti. Mia cognata mi propone di farmi aiutare da uno psicologo, e mi scarica l'app di uno bravo sul cellulare. Le sarò grata sempre. Ho travato la persona di cui avevo bisogno: Nicola Riccardo Croce un professionista serio, affidabile, disponibile. Ha creduto in me e mi ha aiutato a credere in me stessa, ad aumentare la mia autostima, ora sono consapevole di poter affrontare qualsiasi difficoltà, per quanto dura possa essere, ho le risorse per farlo e lo devo solo ed esclusivamente a lui. E' un sistema che funziona, comodo e alla portata di tutti.
— Anna
Valutazione di 4.7 / 5 | 8.737 recensioni
FAQ

Domande frequenti

La morte di un genitore può far vacillare le fondamenta su cui poggiava la propria quotidianità e mettere temporaneamente in pausa ogni progetto. La perdita non toglie solo una presenza affettiva, ma anche una struttura su cui poggiava gran parte della quotidianità e del senso di identità. Le azioni di ogni giorno possono improvvisamente sembrare prive di senso, perché è cambiato il contesto in cui avevano significato. Questa sensazione di vita ferma non è un segnale di debolezza, né qualcosa che non va, ma una risposta naturale a una frattura che coinvolge abitudini, ruoli e punti di riferimento quotidiani.

Riprendere in mano la propria autonomia dopo il rientro può far emergere un senso di colpa, come se costruire qualcosa per sé fosse un tradimento. Ci si può sentire in dovere di restare presente per la famiglia, mettendo tra parentesi i propri desideri, e immaginare un futuro proprio può sembrare inconciliabile con il ricordo del genitore che non c'è più. Provare a distinguere ciò che si sceglie liberamente da ciò che si vive come un obbligo può alleggerire il senso di colpa legato alla ripresa dei propri progetti.

Ci si può ritrovare a svolgere le stesse azioni di sempre in modo meccanico, senza provare interesse o coinvolgimento reale in ciò che si fa. Si possono rimandare decisioni importanti su lavoro, relazioni o trasferimenti, in attesa di sentirsi di nuovo pronti. Ci si può sentire bloccati nel decidere se ripartire o restare vicino ai familiari, vivendo questa scelta come un peso costante, oppure ci si prende cura dei fratelli più piccoli o del genitore rimasto, mettendo in secondo piano i propri bisogni e rinviando i propri progetti.

Si può provare a guardare al proprio rientro senza etichettarlo come una rinuncia definitiva, poiché può essere al tempo stesso un gesto di cura verso la famiglia e una responsabilità assunta, senza che questo cancelli il proprio percorso personale. È importante lasciare al lutto lo spazio di cui ha bisogno, senza trasformare automaticamente il dolore in immobilità. Mantenere piccole routine quotidiane, come orari costanti per i pasti e per il sonno, può restituire un minimo senso di stabilità. Quando ci si sente pronti, si può iniziare a pensare a come far coesistere i propri desideri con la nuova condizione familiare.

La pressione a stare vicino alla famiglia nei momenti di lutto può generare confusione tra ciò che si sceglie liberamente e ciò che si vive come un dovere. Il rientro può oscillare tra l'essere un gesto di cura e la sensazione di una rinuncia forzata, ed è naturale faticare a distinguere le due cose. Comprendere a fondo perché la vita sembri sospesa è un percorso che spesso beneficia del supporto di uno psicologo, che può aiutare a distinguere il dolore del lutto dalla paura di riprendere in mano la propria autonomia.

Ritrovare continuità non significa dimenticare, né trascurare la famiglia: può voler dire imparare a integrare il dolore con la possibilità di continuare a costruire la propria vita. Il tempo trasforma il dolore, ma non lo cancella, e il percorso non è tornare esattamente a chi si era prima, ma trovare un nuovo equilibrio che includa sia il ricordo del genitore sia il proprio futuro. Riappropriarsi gradualmente della propria autonomia, dopo un periodo di vicinanza alla famiglia, è un passo legittimo del proprio cammino.

Domande frequenti sulla terapia

Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.

Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.

Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
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Con Unobravo ogni seduta ha un prezzo fisso e accessibile di 49 € e puoi incontrare il tuo psicologo anche in viaggio, in vacanza o in una pausa dal lavoro, senza investire tempo e denaro per gli spostamenti.

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A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.

Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.

È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.

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