Usare lo smartphone per evitare l'introspezione: come comprendere questo bisogno?

Usare lo smartphone per evitare l'introspezione: come comprendere questo bisogno?
Prendo il telefono e non so nemmeno perché lo faccio.
Appena c'è silenzio, la mia mano cerca lo schermo.

Ti è mai capitato di prendere in mano il telefono per "qualche minuto" e ritrovarti mezz'ora dopo con una sensazione di stanchezza e di vuoto, senza ricordare bene cosa hai visto?

Per molte persone lo smartphone è diventato un rifugio automatico nei momenti di noia, silenzio o disagio. È un gesto ripetuto quasi senza accorgersene, un modo per riempire uno spazio che, altrimenti, resterebbe scomodo.

Dietro questo comportamento non c'è una debolezza di volontà. C'è piuttosto un modo per procurarsi una gratificazione immediata e, allo stesso tempo, tenere a distanza il contatto con ciò che si prova.

Accorgersi che lo schermo sta occupando lo spazio dedicato al contatto con se stessi è già un passo importante. Non per colpevolizzarsi, ma per iniziare a comprendere questo bisogno di fuga con più delicatezza.

Le radici del comportamento

Cosa si nasconde dietro il bisogno di scrollare

Scrollo per non pensare a quello che mi fa stare male.
Il vuoto mi spaventa più di quanto immaginassi.

Comprendere a fondo perché lo schermo riempie certi vuoti può essere un cammino più semplice con l'aiuto di uno/a psicologo/a, che può offrirti strumenti per ritrovare un rapporto più naturale con i tuoi momenti di silenzio.

Proviamo, intanto, a esplorare insieme alcune possibili ragioni che sono alla base di questo bisogno di riempire il vuoto con il telefono.

Il circolo della ricompensa continua

  • Lo scrolling attiva circuiti cerebrali legati non tanto alla soddisfazione, quanto all'attesa di una possibile ricompensa: è questa attesa a tenerti agganciato.
  • I feed infiniti non hanno mai una conclusione e questo può alimentare una ricerca continua che difficilmente si sente appagata.
  • Il bisogno di trovare risposte e chiudere ciò che è rimasto in sospeso trova, nei contenuti sempre nuovi, un richiamo costante.

Lo schermo come via di fuga dalle emozioni

  • Quando emerge un'emozione spiacevole come solitudine, ansia o frustrazione, prendere il telefono può offrire una via di fuga immediata.
  • L'uso prolungato dello schermo tende a mettere in pausa quello spazio mentale che permette di rielaborare i vissuti e di stare a contatto con sé.
  • Distrarsi diventa così un modo per non sentire, più che un modo per riposare.

Il ruolo delle abitudini apprese nel tempo

  • L'abitudine a distanziarsi dalle proprie emozioni attraverso la tecnologia può avere radici lontane.
  • In alcuni casi, lo schermo è stato usato fin da piccoli come strumento per calmare il disagio, invece di sviluppare modi personali per autoregolarsi.
  • Da adulti, quel gesto può essersi trasformato in una risposta quasi automatica di fronte a qualsiasi difficoltà.
Prospettiva clinica
Quando lo schermo riempie un momento di silenzio, non sta soltanto tenendo a distanza il vuoto: a volte prova anche a proteggerci da qualcosa che sentiamo di non essere ancora pronti ad accogliere. Più che chiederti come "resistere" al bisogno, potrebbe essere utile domandarti che cosa quel gesto stia cercando di rendere inaccessibile emotivamente. Cosa temi possa emergere, se ti fermassi ad ascoltarlo?
Manuela Di Iorio
Manuela Di Iorio
Psicoterapeuta Unobravo
Nella vita di tutti i giorni

Situazioni in cui potresti riconoscerti

Ho scrollato un'ora e non ricordo cosa ho guardato.
Rimando sempre il momento di ascoltarmi davvero.

Ci sono momenti concreti in cui questo bisogno di riempire il vuoto con lo schermo si manifesta. Vediamone alcuni in cui potresti ritrovarti.

Riempire ogni pausa e ogni silenzio

  • Prendere il telefono appena avverti un momento di attesa, come in fila o prima di addormentarti, per non restare solo con i tuoi pensieri.
  • Notare che la noia, un tempo tollerabile, oggi genera un disagio quasi immediato che ti spinge a cercare lo smartphone come sollievo.
  • Sentire il bisogno di controllare notifiche e messaggi anche quando non stai realmente aspettando nulla.

Usare i social per non sentire il disagio

  • Aprire i social nei momenti di tristezza o frustrazione, cercando distrazione invece di fermarti a capire cosa stai provando.
  • Accorgerti di aver scrollato per un'ora senza ricordare cosa hai visto, con una sensazione di stanchezza mentale al termine.
  • Passare da un'app all'altra in modo continuo, quasi meccanico, senza un vero motivo.

Rimandare il contatto con se stessi

  • Rimandare riflessioni importanti su una decisione di vita rifugiandoti nella distrazione dello schermo.
  • Rendersi conto di aver evitato, per giorni, di ascoltare come stai davvero.
  • Sentire che ogni volta che potresti fermarti a pensare, la mano cerca il telefono prima ancora di decidere.
Un momento per fermarsi
Ti riconosci in una di queste situazioni?

Un'abitudine o una sostanza hanno preso troppo spazio nella tua vita?

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Se non riesci a interrompere il circolo, potrebbe esserti d'aiuto chiedere supporto

Quando provi a smettere ma ricadi, un percorso può aiutarti a capire cosa nutre la dipendenza e a individuare strategie per affrontarla. Ecco come funziona la terapia.

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Quando la dipendenza condiziona la tua vita, parliamone

Se senti di aver perso il controllo e desideri ricostruire il tuo benessere, parlarne con uno psicologo può aiutarti. Trova lo psicologo adatto a te: bastano pochi minuti.

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Piccoli passi possibili

Come ritrovare uno spazio interiore

Ho iniziato a chiedermi cosa sto evitando davvero.
Aspettare pochi minuti mi ha ridato un po' di scelta.
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Osservare i momenti in cui prendi il telefono

Puoi iniziare a notare, senza giudicarti, in quali momenti prendi lo smartphone in modo automatico. Provare a chiederti quale emozione stai cercando di evitare in quell'istante può aiutarti a riconoscere lo schema che si ripete.

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Concederti piccoli spazi di silenzio

Potresti introdurre brevi momenti di silenzio volontario nella giornata, senza riempirli subito con stimoli digitali. Anche pochi minuti possono allenare, poco alla volta, una maggiore tolleranza verso la noia e l'attesa.

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Riportare l'attenzione al presente

Quando senti l'impulso a scrollare, puoi provare a portare l'attenzione al corpo: i piedi appoggiati a terra, il respiro, i suoni intorno a te. Questo semplice gesto può aiutarti a rallentare e a non agire subito d'istinto.

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Dare voce ai pensieri per iscritto

Tenere un diario personale può offrirti un modo per esprimere i pensieri e le emozioni che di solito vengono messi da parte dallo schermo. Non serve scrivere molto: bastano poche righe per iniziare a stare a contatto con ciò che senti.

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Osservare cosa provi dopo aver messo via il telefono

Puoi provare a chiederti come ti senti davvero quando appoggi lo smartphone. Osservare, senza fuggire, le sensazioni di vuoto o inquietudine che possono emergere è un modo delicato per conoscerle meglio.

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Rimandare l'impulso di pochi minuti

Quando senti il bisogno di prendere il telefono, potresti provare ad aspettare anche solo qualche minuto prima di farlo. Il bisogno di distrarsi tende a regolarsi con il tempo, e questa piccola pausa può ridarti un margine di scelta.

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Valutare un percorso con uno/a psicologo/a

Quando il bisogno di evasione digitale sembra prendere il sopravvento sul tuo benessere, un percorso di psicoterapia può rappresentare uno spazio prezioso per sentirti capito e per esplorare cosa si nasconde dietro quel vuoto. Non è necessario aspettare che la situazione diventi molto difficile per chiedere un supporto.

Parla di come ti senti a uno psicologo online

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Un cammino di cura

Reimparare a stare con se stessi

Sto imparando a non avere paura del silenzio.
Chiedere aiuto è stato un modo per prendermi cura di me.

Lo smartphone, di per sé, non è il problema. Può diventare un ostacolo quando prende il posto della capacità di stare a contatto con le proprie emozioni, invece di restare uno strumento tra i tanti.

Il vuoto che avverti dopo un uso prolungato dello schermo è un segnale reale e comprensibile, non una debolezza da nascondere. Ascoltarlo, invece di negarlo, può dirti molto su ciò di cui hai bisogno.

Recuperare la capacità di introspezione significa anche reimparare a tollerare il silenzio, l'attesa e la noia come esperienze che fanno parte della vita quotidiana. Sono momenti scomodi, ma spesso preziosi.

Rallentare e restare con te stesso, anche quando è difficile, può aprire la strada a una comprensione più autentica dei tuoi bisogni e desideri.

Quando questo bisogno di evasione diventa difficile da gestire da solo, chiedere aiuto a uno/a psicologo/a è un atto di cura verso di te, non un fallimento. Può essere l'inizio di un rapporto più sereno con il tuo tempo e con le tue emozioni.

Il passo successivo, se ti senti pronto/a

La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.

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Psicologo online: prezzi e tariffe
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Un viaggio verso la pace
Ho avuto un rapporto stupendo con Simona, ci siamo trovati fin da subito ed è iniziato un rapporto durato 6 mesi di terapia, al termine dei quali mi sono trovato in pace con me stesso ed aver ripreso in mano la mia vita.
— Daniele L.
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Auguro a tutti questo percorso
Dopo un anno di psicoterapia con la dottoressa Antonella Maria Rita Martino, sono diventata un'altra persona. Soffrivo d'ansia in modo cronico e invalidante, nemmeno mi rendevo conto di quanto fosse pesante, e ora posso dire che va davvero meglio, l'ansia viene ogni tanto e ho gli strumenti per gestirla e annientarla in poche ore o addirittura minuti, come ormai so gestire meglio ogni crisi che mi possa capitare. Penso che non smetterò mai con le mie sedute perché c'è tanto da imparare, tanto da crescere, per non parlare di quanto si possa definire quest'esperienza una coccola per sé stessi. Grazie Mille Maria Rita per avermi cambiato l'esistenza.
— Francesca Piras
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Professionalità e gentilezza che ti fan tornare a volare
Ottimo servizio che ti consente di parlare con un professionista qualificato direttamente dal salotto di casa. Le sedute anche se non in presenza non sono semplici chiacchierate fine a se stesse, il professionista si connette con te per riuscire a darti un aiuto ad affrontare situazioni che senza nessuno sembrano montagne insormontabili. Consiglio l'utilizzo del servizio, senza vergogna, a tutti coloro che hanno bisogno di aiuto per ritrovare se stessi riscoprendo il proprio valore. Il professionista che mi è sato affidato è molto competente e mi ha aiutata a ritrovare la grinta che la vita mi aveva fatto perdere. Tu vali molto, quando ti serve aiuto affidati alle persone giuste, contatta Unobravo e tornerai a volare !
— Ludovica Pala
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FAQ

Domande frequenti

Lo scrolling attiva circuiti cerebrali legati non tanto alla soddisfazione, quanto all'attesa di una possibile ricompensa: è questa attesa a tenerti agganciato. I feed infiniti non hanno mai una conclusione e questo può alimentare una ricerca continua che difficilmente si sente appagata. Il bisogno di trovare risposte e chiudere ciò che è rimasto in sospeso trova, nei contenuti sempre nuovi, un richiamo costante. Per molte persone lo smartphone è diventato un rifugio automatico nei momenti di noia, silenzio o disagio, un gesto ripetuto quasi senza accorgersene, un modo per riempire uno spazio che, altrimenti, resterebbe scomodo.

L'abitudine a distanziarsi dalle proprie emozioni attraverso la tecnologia può avere radici lontane. In alcuni casi, lo schermo è stato usato fin da piccoli come strumento per calmare il disagio, invece di sviluppare modi personali per autoregolarsi. Da adulti, quel gesto può essersi trasformato in una risposta quasi automatica di fronte a qualsiasi difficoltà. Quando emerge un'emozione spiacevole come solitudine, ansia o frustrazione, prendere il telefono può offrire una via di fuga immediata, mettendo in pausa quello spazio mentale che permette di rielaborare i vissuti e di stare a contatto con sé.

Alcuni segnali riguardano il prendere il telefono appena avverti un momento di attesa, come in fila o prima di addormentarti, per non restare solo con i tuoi pensieri, oppure notare che la noia, un tempo tollerabile, oggi genera un disagio quasi immediato. Puoi anche accorgerti di aver scrollato per un'ora senza ricordare cosa hai visto, con una sensazione di stanchezza mentale al termine, o rendersi conto di aver evitato, per giorni, di ascoltare come stai davvero. Sentire che ogni volta che potresti fermarti a pensare, la mano cerca il telefono prima ancora di decidere è un altro segnale importante.

Sì, il vuoto che avverti dopo un uso prolungato dello schermo è un segnale reale e comprensibile, non una debolezza da nascondere. L'uso prolungato dello schermo tende a mettere in pausa quello spazio mentale che permette di rielaborare i vissuti e di stare a contatto con sé, e distrarsi diventa così un modo per non sentire, più che un modo per riposare. Ascoltare questo segnale, invece di negarlo, può dirti molto su ciò di cui hai bisogno, senza che questo significhi colpevolizzarsi.

Puoi iniziare a notare, senza giudicarti, in quali momenti prendi lo smartphone in modo automatico e chiederti quale emozione stai cercando di evitare in quell'istante. Potresti introdurre brevi momenti di silenzio volontario nella giornata, senza riempirli subito con stimoli digitali, oppure portare l'attenzione al corpo quando senti l'impulso a scrollare. Tenere un diario personale può offrirti un modo per esprimere i pensieri e le emozioni che di solito vengono messi da parte dallo schermo, e provare ad aspettare qualche minuto prima di prendere il telefono può ridarti un margine di scelta.

No, lo smartphone, di per sé, non è il problema. Può diventare un ostacolo quando prende il posto della capacità di stare a contatto con le proprie emozioni, invece di restare uno strumento tra i tanti. Recuperare la capacità di introspezione significa anche reimparare a tollerare il silenzio, l'attesa e la noia come esperienze che fanno parte della vita quotidiana: sono momenti scomodi, ma spesso preziosi. Rallentare e restare con te stesso, anche quando è difficile, può aprire la strada a una comprensione più autentica dei tuoi bisogni e desideri.

Domande frequenti sulla terapia

Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.

Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.

Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
Se sarà il professionista adatto a te, inizierete insieme un percorso creato su misura per te.

Con uno psicologo online Unobravo puoi prenderti cura di te ovunque tu sia. Potrai utilizzare l'app o la Web App per fissare i tuoi appuntamenti, svolgere le sedute, chattare con il tuo psicologo ed effettuare pagamenti sicuri.

Tutto comodamente online, utilizzando qualsiasi dispositivo e collegandoti dove e quando vuoi.

Il prezzo dello psicologo in presenza può variare molto, senza contare il tempo e il costo per raggiungere lo studio del professionista.

Con Unobravo ogni seduta ha un prezzo fisso e accessibile di 49 € e puoi incontrare il tuo psicologo anche in viaggio, in vacanza o in una pausa dal lavoro, senza investire tempo e denaro per gli spostamenti.

Per connetterti con il tuo benessere psicologico ti basterà solo un click.

A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.

Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.

È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.

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