Il concetto di dipendenza comportamentale è relativamente recente nell’ambito della psichiatria e della psicologia. Questo termine è stato inserito nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5) solo nel 2013 e, oggi, viene considerato simile alle dipendenze da sostanze.
Le diverse facce della dipendenza
Nelle dipendenze comportamentali, l’oggetto della dipendenza non è una sostanza, ma un comportamento. Spesso si pensa principalmente a due accezioni riconosciute a livello scientifico:
- il disturbo da gioco d’azzardo
- il disturbo da gaming online.
Tuttavia, questa dipendenza può assumere molte altre sfaccettature:
- l'uso patologico di internet e del cellulare (dipendenza da internet)
- la dipendenza da social network
- la dipendenza da allenamento (che si ritrova tra i sintomi della vigoressia)
- la love addiction (in cui rientrano sia la codipendenza che la dipendenza affettiva)
- la dipendenza sessuale e l'oniomania.
In tutti questi casi si tratta di comportamenti socialmente accettati e considerati “normali”, ma che, per la loro intensità e frequenza, possono diventare patologici. Anche senza il consumo di una sostanza, queste condotte possono portare a conseguenze nocive simili a quelle delle dipendenze tradizionali.
Riconoscimento ufficiale e criteri diagnostici nei manuali internazionali
Le dipendenze comportamentali hanno attirato sempre più attenzione da parte della comunità scientifica, ma non tutte sono riconosciute ufficialmente nei principali manuali diagnostici.
Secondo il DSM-5-TR (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, quinta edizione, testo rivisto), solo il disturbo da gioco d’azzardo e il disturbo da gaming online sono attualmente classificati come dipendenze comportamentali. Altre forme, come la dipendenza da shopping o da internet, sono ancora oggetto di studio e non hanno una classificazione formale.
L’ICD-11 (Classificazione Internazionale delle Malattie dell’Organizzazione Mondiale della Sanità) ha inserito il gaming disorder tra i disturbi da dipendenza, riconoscendo l’impatto crescente di questa problematica a livello globale.
Questa distinzione è importante perché solo le dipendenze comportamentali riconosciute ufficialmente possono essere diagnosticate secondo criteri standardizzati, facilitando l’accesso a trattamenti specifici e a percorsi di cura più mirati.
Dati epidemiologici: quanto possono essere diffuse le dipendenze comportamentali?
Le dipendenze comportamentali rappresentano un fenomeno in crescita, soprattutto tra giovani e adolescenti.
Secondo una ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità del 2022, circa il 3% della popolazione italiana adulta presenta comportamenti a rischio per il gioco d’azzardo patologico, mentre tra gli adolescenti la percentuale sale fino al 5%.
Per quanto riguarda il gaming disorder, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato nel 2023 che circa il 2-3% dei giovani europei mostra segni di dipendenza da videogiochi.
La dipendenza da internet è anch’essa in aumento: uno studio pubblicato su "Frontiers in Psychiatry" nel 2021 ha rilevato che circa il 6% degli adolescenti italiani presenta un uso problematico della rete, con una prevalenza maggiore tra i maschi.
Questi dati suggeriscono che le dipendenze comportamentali rappresentano una realtà concreta e in espansione, con un impatto significativo sulla salute pubblica.
Impatto sintomatologico
La dipendenza comportamentale, come sottolineano gli studiosi W.B. Soper e M.J. Miller, è “caratterizzata da un coinvolgimento comportamentale compulsivo, associato a un ridotto interesse in altre attività e a sintomi fisici e mentali quando si prova a interrompere tale comportamento”.
Queste dipendenze possono portare con sé diversi tipi di sintomi, tra cui:
- sintomi psicosomatici come insonnia con risvegli notturni immotivati e caratterizzati dal pensiero delle attività patologiche, sbalzi d'umore, affaticamento cronico, emicranie, senso di oppressione al petto, nausea e disturbi dell’alimentazione;
- sintomi psichici, comunemente legati a indecisione, pessimismo, idee di catastrofe imminente, auto-svalutazione e sospettosità nei confronti degli altri.
Conseguenze psicosociali e sanitarie delle dipendenze comportamentali
Le dipendenze comportamentali possono avere ripercussioni profonde non solo sulla salute mentale, ma anche sulla qualità della vita e sulle relazioni sociali.
Secondo una metanalisi pubblicata su "Addictive Behaviors" nel 2022, le persone con dipendenze comportamentali presentano un rischio aumentato di:
- Isolamento sociale: la tendenza a trascurare amicizie, famiglia e attività sociali a favore del comportamento dipendente può portare a solitudine e difficoltà relazionali.
- Problemi scolastici o lavorativi: la perdita di concentrazione, l’assenteismo e il calo del rendimento sono frequenti tra chi sviluppa una dipendenza comportamentale.
- Disturbi dell’umore: ansia, depressione e irritabilità sono spesso associate a queste forme di dipendenza, aggravando il quadro clinico complessivo.
- Complicanze fisiche: ad esempio, la dipendenza da gaming o da internet può favorire sedentarietà, disturbi del sonno e problemi posturali.
Queste conseguenze sottolineano l’importanza di riconoscere precocemente i segnali di una dipendenza comportamentale e di intervenire tempestivamente per ridurre il rischio di danni a lungo termine.
Sei criteri per individuare una dipendenza comportamentale
Per definire e identificare quale tipo di comportamento possa essere considerato una dipendenza, il direttore del GAME Science Research Center (GAME.SCI RE.CENTER) Mark Griffiths individua sei criteri:
- rilevanza: il comportamento rappresenta l’attività più importante nella vita di una persona, che lo cattura sia cognitivamente che a livello comportamentale;
- modificazione dell’umore: tale azione comporta una modifica dell’umore individuale;
- tolleranza: la necessità di aumentare il numero di ore investite in quell'attività per ottenere gli stessi effetti iniziali di modifica dell’umore;
- conflitto: l’eccessiva messa in atto di tale comportamento compromette e danneggia le relazioni interpersonali o ha un impatto negativo sul lavoro o sulla scuola e crea conflitti intrapsichici (come la sensazione di star perdendo il controllo);
- ricaduta: la tendenza a ristabilire una dipendenza dopo un periodo di astinenza;
- sintomi di astinenza: comprende sia sintomi psicologici che fisiologici associati alla riduzione del comportamento.
Il circuito “impazzito”
Per comprendere il motivo dell’ipercoinvolgimento nel comportamento disfunzionale, si può fare riferimento all’ipotesi secondo cui la ricerca costante di stimoli e lo stato di eccitazione che il comportamento fornisce sono paragonabili a quelli delle dipendenze da sostanze: l’appagamento non spegne il bisogno, ma lo riaccende in un circuito che diventa difficile da interrompere.
Una delle funzioni principali delle dipendenze comportamentali è quella di produrre piacere e di alleviare le pene e lo stress. Nel caso di internet e di altre dipendenze digitali, queste sono spesso il risultato di comportamenti abituali utilizzati:
- per ridurre le sofferenze
- per fuggire dalla realtà.
Il comportamento in sé, che sia l’uso dei social media, dello smartphone o il gioco d’azzardo online, rappresenta una ricompensa, un premio.
Modelli teorici nello studio delle dipendenze comportamentali
Per comprendere come si sviluppano le dipendenze comportamentali, diversi studiosi hanno proposto modelli teorici che aiutano a spiegare i meccanismi alla base di questi comportamenti.
Uno dei più noti è il modello biopsicosociale di Mark Griffiths (psicologo e ricercatore), che considera la dipendenza come il risultato dell’interazione tra:
- fattori biologici: predisposizione genetica, funzionamento dei neurotrasmettitori e risposta cerebrale alla ricompensa;
- fattori psicologici: presenza di tratti di personalità come impulsività, bassa autostima o difficoltà nella gestione delle emozioni;
- fattori sociali: ambiente familiare, pressione dei pari, accessibilità e accettazione sociale del comportamento.
Un altro contributo importante è il modello di Kimberly Young (psicologa clinica), che ha descritto le fasi di sviluppo della dipendenza da internet:
- Coinvolgimento iniziale: la persona sperimenta piacere e sollievo attraverso il comportamento.
- Aumento della frequenza: cresce il tempo dedicato all’attività, spesso a scapito di altri interessi.
- Perdita di controllo: la persona fatica a limitare il comportamento, nonostante le conseguenze negative.
- Persistenza: il comportamento viene mantenuto nel tempo, anche in presenza di danni evidenti.
Questi modelli aiutano a comprendere la complessità delle dipendenze comportamentali e a orientare gli interventi terapeutici.
Tipologie di dipendenze comportamentali: una panoramica
Le dipendenze comportamentali, come abbiamo accennato in apertura, possono manifestarsi in diverse forme, alcune delle quali sono più studiate e riconosciute rispetto ad altre. Ecco una panoramica delle principali tipologie:
- Disturbo da gioco d’azzardo: caratterizzato da un bisogno difficilmente controllabile di giocare, spesso con gravi conseguenze economiche e relazionali.
- Disturbo da gaming online: coinvolge un uso eccessivo e disfunzionale dei videogiochi, con perdita di controllo e compromissione delle attività quotidiane.
- Dipendenza da internet: si manifesta con un utilizzo compulsivo della rete, che interferisce con la vita sociale, lavorativa o scolastica.
- Dipendenza da social network: l’uso eccessivo dei social media può essere associato a isolamento, ansia sociale e difficoltà nella gestione delle emozioni.
- Shopping compulsivo (oniomania): consiste nell’acquisto ripetuto e incontrollato di beni, spesso per alleviare stati emotivi negativi.
- Dipendenza da esercizio fisico: l’attività fisica può diventare un bisogno percepito come irrinunciabile, con possibili danni fisici e psicologici.
- Dipendenza affettiva e love addiction: la persona può sviluppare un attaccamento eccessivo e disfunzionale verso una relazione o il partner.
Riconoscere la specificità di ciascuna tipologia può essere fondamentale per individuare il percorso terapeutico più adatto e personalizzato.
Il trattamento delle dipendenze comportamentali
Spezzare il circuito della dipendenza, sia essa legata a sostanze che a comportamenti, può richiedere uno sforzo congiunto e significativo. Attualmente, non esistono farmaci approvati dagli enti regolatori per il trattamento delle dipendenze comportamentali (Brand et al., 2025), rendendo la psicoterapia il trattamento di elezione per queste problematiche. Attraverso la comprensione delle connessioni tra i pensieri e i comportamenti della persona, la terapia mira a identificare schemi di ragionamento e di relazione disfunzionali, con l’obiettivo di trovare soluzioni più funzionali e salutari. In questo percorso, può essere particolarmente utile rivolgersi a uno psicologo specializzato in tematiche di dipendenza, che possa offrire supporto professionale per affrontare le difficoltà e sviluppare nuove strategie di gestione.
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