Il concetto di dipendenza rappresenta una delle problematiche più complesse e pervasive della psicologia clinica contemporanea. Il termine deriva dal latino dependere, “essere legato a”, e indica una condizione in cui il soggetto perde la capacità di autoregolazione nei confronti di una sostanza o di un comportamento, sviluppando tolleranza, craving e sintomi di astinenza (American Psychiatric Association, 2022).
Le dipendenze non riguardano più soltanto le sostanze, ma anche comportamenti e pratiche della vita quotidiana, come il gioco d’azzardo, l’uso di internet e dei social media, lo shopping compulsivo e il lavoro.
Quali sono le dipendenze
Si distinguono due principali categorie, le dipendenze da sostanze e le dipendenze comportamentali.
Le prime includono l’abuso di alcol, nicotina, cannabis, cocaina, eroina, psicofarmaci e nuove sostanze psicoattive. Mentre le seconde, quelle che coinvolgono il comportamento, vengono riconosciute dal DSM-5 come disturbi non correlati a sostanze. Tra queste si trovano il gioco d’azzardo patologico, la dipendenza da internet, il gaming disorder, lo shopping compulsivo, la dipendenza affettiva e sessuale (Grant et al., 2010).
Entrambe le forme condividono meccanismi neurobiologici simili, coinvolgendo il sistema dopaminergico mesolimbico, responsabile della gratificazione e della motivazione (Volkow & Morales, 2015).

Fattori che contribuiscono alle dipendenze
La genesi delle dipendenze è multifattoriale e si basa sull’interazione tra fattori biologici, psicologici e sociali.
I fattori biologici sono quelle alterazioni del sistema dopaminergico e serotoninergico, nonchè la predisposizione genetica e vulnerabilità neurochimica.
I fattori psicologici sono invece i tratti di personalità come impulsività, bassa tolleranza alla frustrazione, scarsa autostima e difficoltà nella regolazione emotiva (Koob & Le Moal, 2008).
Infine concorrono anche i fattori socio-ambientali come i contesti familiari disfunzionali, stress prolungato, isolamento, eccessiva esposizione a modelli di consumo o dipendenza comportamentale (Sinha, 2008).
Le dipendenze legate alla tecnologia
Negli ultimi anni è emerso un nuovo tipo di dipendenza: quella tecnologica. Essa comprende la internet addiction, la social media addiction e il gaming disorder.
Queste forme si caratterizzano per l’uso compulsivo e incontrollato dei dispositivi digitali, con conseguenze sulla salute psicologica, sociale e fisica. Sintomi tipici includono ansia da disconnessione, alterazione del ritmo sonno-veglia e perdita di interesse per attività offline (Kuss & Griffiths, 2017).
La tecnologia agisce su meccanismi di rinforzo intermittente, analoghi a quelli del gioco d’azzardo, creando un circuito dopaminergico di gratificazione immediata (Brand et al., 2019).

Trattamenti per le dipendenze
Il trattamento delle dipendenze richiede un approccio integrato, che unisca interventi psicoterapeutici, farmacologici e sociali.
Sul piano psicologico, le terapie più efficaci sono:
- Terapia cognitivo-comportamentale (CBT): mira a modificare i pensieri e i comportamenti disfunzionali legati alla dipendenza (Beck et al., 1993).
- Motivational Interviewing (MI): favorisce la consapevolezza e la motivazione al cambiamento (Miller & Rollnick, 2013).
- Terapia di gruppo e supporto tra pari: promuovono il confronto e la responsabilità condivisa.
- Approcci psicodinamici e sistemici: esplorano i conflitti inconsci e le dinamiche relazionali che sostengono la dipendenza.
Sul piano farmacologico, si impiegano sostitutivi o stabilizzatori dell’umore (es. metadone, buprenorfina, naltrexone), in base alla sostanza o al comportamento implicato.
Percorsi di cura multidisciplinari
Il trattamento efficace delle dipendenze non può limitarsi all’intervento clinico individuale, ma necessita di percorsi di cura multidisciplinari che integrino la psicoterapia individuale e di gruppo; interventi medici e farmacologici; sostegno sociale e familiare; programmi di riabilitazione e reinserimento lavorativo; psicoeducazione e prevenzione delle ricadute.
Le équipe multidisciplinari (psicologi, psichiatri, medici, assistenti sociali, educatori) operano in sinergia per garantire una presa in carico globale della persona, come previsto dai modelli biopsicosociali (Engel, 1977).
Dipendenze e predisposizione genetica ed ambientale
Numerose ricerche dimostrano che la predisposizione genetica gioca un ruolo significativo nella vulnerabilità alla dipendenza. Studi sui gemelli indicano un’ereditarietà compresa tra il 40% e il 60% (Goldman et al., 2005).
Tuttavia, la genetica non è deterministica: fattori ambientali come il tipo di attaccamento, il livello di stress precoce, le esperienze traumatiche e il contesto socio-culturale modulano l’espressione dei geni associati alla dipendenza (Caspi et al., 2003).
Si parla, dunque, di interazione gene-ambiente (GxE), dove la predisposizione biologica può essere amplificata o mitigata dalle esperienze di vita.
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Le dipendenze rappresentano un campo di studio complesso e in continua evoluzione. Comprenderne le cause biologiche, psicologiche e sociali è essenziale per promuovere interventi terapeutici efficaci e sostenibili.
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