La sensazione di essere rimasti in ritardo nella vita dopo gli anni della pandemia: come ritrovare la propria direzione?
Guardo i miei amici e mi sento sempre un passo indietro.
Sento di aver perso anni che non tornano più.
Se avevi tra i 18 e i 26 anni durante la pandemia, forse hai attraversato una condizione di sospensione forzata proprio gli anni in cui di solito si costruisce l'identità adulta: l'università, il primo lavoro, la prima casa fuori dalla famiglia, le amicizie e le relazioni.
Oggi, a distanza di tempo, ti può capitare di guardare i tuoi coetanei e avere la sensazione che loro abbiano già percorso tappe che tu senti di aver saltato. Verosimilmente, la pandemia ha prodotto un’interruzione del senso di continuità temporale, generando disorientamento e alterazione della progettualità. È un vissuto diffuso, molto più di quanto immagini.
La parte più silenziosa di questo malessere è che spesso non lo colleghi alla pandemia, ormai archiviata da tutti come una cosa del passato, ormai conclusa. Così finisci per chiederti cosa non vada in te, invece di riconoscere che stai vivendo le conseguenze di un evento straordinario e condiviso a livello collettivo e globale.
Non si tratta di un difetto personale: è la percezione di aver perso un intero arco di tempo che altri hanno potuto vivere in modo più continuo.
Un'interruzione condivisa
Le radici di un senso di ritardo che fatichi a spiegarti
Continuo a pensare che il problema sia solo mio.
Nessuno ne parla più, come se non fosse successo.
Prima di tutto, è importante ricordare che riconoscere questo disagio è già un passo significativo. Per molte persone, dare un senso a un vissuto così sfuggente può essere più semplice con l'aiuto di uno/a psicologo/a, che può offrire strumenti per rileggere quegli anni senza giudizio.
Proviamo, intanto, a esplorare insieme alcune possibili ragioni che sono alla base di questa sensazione di essere rimasti indietro dopo la pandemia.
Un periodo di vita unico e irripetibile
- Gli anni tra i 18 e i 26 sono una fase evolutiva particolare, in cui identità, autonomia e relazioni si costruiscono soprattutto attraverso esperienze sociali dirette.
- Molte di queste esperienze hanno una precisa collocazione nel tempo, sono fasi evolutive lungo l’arco di vita che scandiscono lo sviluppo continuo e progressivo di cambiamenti sistematici e si ha la sensazione che difficilmente possano essere ripetute più tardi nello stesso modo.
- La sospensione delle attività sociali, formative e lavorative ha interrotto processi importanti di crescita e di separazione dalla famiglia di origine.
Un evento archiviato troppo in fretta
- La narrazione collettiva ha rapidamente presentato la pandemia come qualcosa di concluso, producendo una tendenza al congelamento emotivo di quell’evento, non rappresentabile e non pensabile; questo ha potuto rendere difficile riconoscere un legame tra il tuo disagio di oggi e quel periodo.
- Mancano parole condivise per descrivere questo tipo di perdita invisibile, e questo porta spesso a interpretare il malessere come un problema individuale.
- Il confronto con chi non ha vissuto la stessa sospensione, o l'ha vissuta in un momento diverso della vita, può amplificare la sensazione di inadeguatezza e di amplificazione delle disuguaglianze.
Vissuti quotidiani
Situazioni concrete in cui potresti riconoscerti
Ai colloqui mi sento sempre meno preparata degli altri.
Rimando tutto, come se dovessi prima recuperare.
Il senso di ritardo non si manifesta in modo univoco. Spesso emerge in piccole situazioni della vita di tutti i giorni, in cui ti sembra di dover recuperare un terreno che gli altri hanno già percorso.
Nelle relazioni e nella socialità
- Provare imbarazzo o disagio in situazioni sociali che i tuoi coetanei sembrano gestire con naturalezza, come un colloquio, un appuntamento o un evento di gruppo.
- Notare che amici della stessa età mostrano maggiore sicurezza in ambito sociale, senza collegare questa differenza al modo diverso in cui ciascuno ha vissuto quegli anni.
- Sentire la mancanza di tappe che ti sembra “avrebbero dovuto esserci”, come i viaggi, la vita universitaria in presenza o la prima casa condivisa.
Nelle scelte e nel confronto con gli altri
- Provare disagio nel confrontare la tua situazione lavorativa o affettiva con quella di chi ha potuto costruire esperienze in continuità.
- Rimandare decisioni importanti, come trasferirti, cambiare lavoro, iniziare una relazione, interrompere una relazione non più funzionale, per la sensazione di non sentirti ancora pronto/a.
- Sentire un senso di colpa nel parlare di questo malessere, percepito come una scusa non più valida perché “la pandemia è finita da tempo”.
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Ripartire con gradualità
Piccoli passi per ritrovare la tua direzione
Ho capito che non ero io a essere sbagliato.
Un passo alla volta mi sembra finalmente possibile.
Dare un nome a ciò che senti
Provare a collegare il malessere di oggi alla sospensione vissuta durante la pandemia può aiutarti a uscire dall'idea che sia solo un problema personale. Nominare un vissuto è spesso il primo modo per iniziare a osservarlo con più chiarezza.
Ripensare l'idea di tempo perso
Potresti provare a rileggere quel periodo non come una colpa o un fallimento da recuperare a tutti i costi, ma come un tempo vissuto in condizioni straordinarie. Non è tempo sprecato: è tempo attraversato in circostanze fuori dal comune.
Parlarne con chi ha vissuto la stessa fase
Confrontarti con altre persone che avevano la tua età in quegli anni può ridurre la sensazione di isolamento. Scoprire che quel vissuto è condiviso aiuta a sentirlo meno pesante e meno solitario.
Procedere per piccoli passi concreti
Invece di cercare di recuperare tutto insieme, potresti individuare un solo passo alla volta verso le esperienze che senti mancate: un'uscita, una candidatura, un progetto. La gradualità rende ogni passo più sostenibile.
Ridurre il confronto costante
Quando ti accorgi di misurarti di continuo con gli altri, puoi provare a spostare l'attenzione sui tuoi ritmi personali. Ogni percorso ha una sua storia, e le vite degli altri raccontano solo una parte di ciò che hanno vissuto.
Coltivare qualcosa che ti fa stare bene
Dedicare del tempo a un'attività che ti piace, con curiosità e senza l'obiettivo di “recuperare” nulla, può aiutarti a ricostruire un rapporto più sereno con il presente e con il tuo valore personale. Può stimolare la creatività e consentire di osservare le stesse situazioni da una prospettiva nuova, originale e adattiva.
Valutare un percorso di psicoterapia
Un percorso con uno/a psicologo/a, in particolare con chi lavora sull'elaborazione di eventi improvvisi, traumatici e collettivi, può offrirti uno spazio per rileggere quegli anni e integrarli nella tua storia. Non è necessario aspettare che il disagio diventi molto intenso per chiedere un supporto: può essere uno spazio prezioso per sentirsi capiti e accompagnati nel ritrovare la propria direzione.
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Ricostruire il proprio tempo
Trasformare gli anni sospesi in un punto di partenza
Sto imparando a rispettare i miei tempi.
Non sono indietro: ho solo una storia diversa.
Il senso di essere in ritardo nella vita non nasce da una tua mancanza, ma dall'interruzione condivisa di processi di crescita che si sono fermati in un momento decisivo per l’evoluzione nell’arco di vita.
Dare un nome a questo vissuto, collegandolo alla sua origine, può aiutarti a smettere di interpretarlo come un difetto di carattere. Non esiste una linea temporale universale a cui doversi conformare: le tappe della vita possono essere vissute in tempi diversi.
Ritrovare la tua direzione non significa colmare ogni lacuna, ma ricostruire un rapporto più integrato con i tuoi ritmi. Con un lavoro di consapevolezza e, se lo desideri, il supporto di uno/a psicologo/a, quegli anni sospesi possono diventare un punto di partenza anziché un’ interruzione.
Il passo successivo, se ti senti pronto/a
La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.
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FAQ
Domande frequenti
Perché mi sento in ritardo con la vita dopo la pandemia?
Se avevi tra i 18 e i 26 anni durante la pandemia, hai attraversato una condizione di sospensione forzata proprio negli anni in cui di solito si costruisce l'identità adulta: l'università, il primo lavoro, la prima casa fuori dalla famiglia, le amicizie e le relazioni. La pandemia ha prodotto un'interruzione del senso di continuità temporale, generando disorientamento e alterazione della progettualità. Non si tratta di un difetto personale: è la percezione di aver perso un intero arco di tempo che altri hanno potuto vivere in modo più continuo. Spesso non colleghi questo malessere alla pandemia, ormai archiviata da tutti come una cosa del passato, e finisci per chiederti cosa non vada in te invece di riconoscere che stai vivendo le conseguenze di un evento straordinario e condiviso.
In quali situazioni quotidiane si manifesta questa sensazione di essere rimasti indietro?
Il senso di ritardo emerge spesso in piccole situazioni della vita di tutti i giorni, in cui sembra di dover recuperare un terreno che gli altri hanno già percorso. Può capitare di provare imbarazzo o disagio in situazioni sociali che i coetanei sembrano gestire con naturalezza, come un colloquio, un appuntamento o un evento di gruppo, oppure di notare che amici della stessa età mostrano maggiore sicurezza in ambito sociale. Si può sentire la mancanza di tappe che sembra avrebbero dovuto esserci, come i viaggi o la vita universitaria in presenza, e provare disagio nel confrontare la propria situazione lavorativa o affettiva con quella di chi ha potuto costruire esperienze in continuità, arrivando a rimandare decisioni importanti.
Perché è difficile collegare questo malessere alla pandemia?
La narrazione collettiva ha rapidamente presentato la pandemia come qualcosa di concluso, producendo una tendenza al congelamento emotivo di quell'evento, non rappresentabile e non pensabile, e questo ha reso difficile riconoscere un legame tra il disagio di oggi e quel periodo. Mancano parole condivise per descrivere questo tipo di perdita invisibile, e questo porta spesso a interpretare il malessere come un problema individuale. Il confronto con chi non ha vissuto la stessa sospensione, o l'ha vissuta in un momento diverso della vita, può amplificare la sensazione di inadeguatezza e di amplificazione delle disuguaglianze.
Come posso ricominciare a ritrovare la mia direzione dopo questi anni sospesi?
Provare a collegare il malessere di oggi alla sospensione vissuta durante la pandemia può aiutare a uscire dall'idea che sia solo un problema personale: nominare un vissuto è spesso il primo modo per iniziare a osservarlo con più chiarezza. Si può rileggere quel periodo non come una colpa da recuperare a tutti i costi, ma come un tempo attraversato in circostanze fuori dal comune, e confrontarsi con chi ha vissuto la stessa fase riduce la sensazione di isolamento. Invece di recuperare tutto insieme, è utile procedere per piccoli passi concreti, riducendo il confronto costante e spostando l'attenzione sui propri ritmi personali, oltre a coltivare qualcosa che fa stare bene.
È normale sentirsi diversi dai coetanei che non hanno vissuto la stessa sospensione?
Sì, è un vissuto diffuso, molto più di quanto si immagini. Notare che amici della stessa età mostrano maggiore sicurezza in ambito sociale, senza collegare questa differenza al modo diverso in cui ciascuno ha vissuto quegli anni, è una situazione comune in cui ci si può riconoscere. Il confronto con chi non ha vissuto la stessa sospensione, o l'ha vissuta in un momento diverso della vita, può amplificare la sensazione di inadeguatezza. Non esiste una linea temporale universale a cui doversi conformare: le tappe della vita possono essere vissute in tempi diversi, e ogni percorso ha una sua storia, mentre le vite degli altri raccontano solo una parte di ciò che hanno vissuto.
Domande frequenti sulla terapia
Quanti tipi di terapia ci sono in Unobravo?
Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.
Cos'è e in cosa consiste la terapia individuale con Unobravo?
Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.
Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
Se sarà il professionista adatto a te, inizierete insieme un percorso creato su misura per te.
Terapia online: perché sceglierla?
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Quali sono i prezzi della terapia individuale?
Il prezzo dello psicologo in presenza può variare molto, senza contare il tempo e il costo per raggiungere lo studio del professionista.
Con Unobravo ogni seduta ha un prezzo fisso e accessibile di 49 € e puoi incontrare il tuo psicologo anche in viaggio, in vacanza o in una pausa dal lavoro, senza investire tempo e denaro per gli spostamenti.
Per connetterti con il tuo benessere psicologico ti basterà solo un click.
Quanto dura un percorso di terapia individuale?
A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.
Come faccio a sapere se ho bisogno di fare terapia?
Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.
È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.
E ora?
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