Sentirsi in colpa per il sollievo dopo aver perso una persona curata a lungo: come comprenderlo?

Sentirsi in colpa per il sollievo dopo aver perso una persona curata a lungo: come comprenderlo?
Ho tirato un respiro, e subito mi sono sentita in colpa
Come posso aver provato sollievo per mio padre?

Hai dedicato mesi, forse anni, a prenderti cura di una persona amata. E quando quella persona non c'è più, insieme al dolore hai sentito qualcosa di inatteso: un respiro di sollievo.

Subito dopo, però, è arrivato il senso di colpa, come se quel sollievo fosse un tradimento verso chi hai assistito con tanta dedizione.

È un'esperienza più comune di quanto tu possa pensare. Chi ha ricoperto a lungo il ruolo di caregiver affronta spesso un lutto doppio: quello per la persona scomparsa e quello per una routine e un'identità che per anni hanno organizzato la propria vita.

Nominare il sollievo che hai provato non significa aver amato meno. Può significare, invece, riconoscere l'umanità di un'esperienza di cura profondamente logorante.

Perché accade

Le radici di un'emozione difficile da accettare

Non dormivo da mesi, ma non potevo dirlo a nessuno
In famiglia dovevo essere quella forte per tutti

Comprendere da dove nasce questo groviglio di emozioni non è sempre immediato, e non sei tenuto a farlo da solo. In molti casi, esplorare i vissuti legati a un lutto dopo un lungo periodo di cura può essere più semplice con l'aiuto di uno/a psicologo/a, che può offrirti uno spazio in cui accogliere anche ciò che sembra difficile da dire.

Proviamo, intanto, a esplorare insieme alcune possibili ragioni che sono alla base del sollievo e del senso di colpa che lo accompagna.

La fine di una fatica prolungata

  • Il sollievo nasce spesso dalla fine di uno stato di allerta costante, non dalla mancanza di affetto verso la persona
  • Dopo mesi o anni, la stanchezza fisica ed emotiva accumulata può essere molto profonda, e il suo alleggerimento è un vissuto comprensibile
  • Vedere la fine delle sofferenze della persona amata può portare con sé un pensiero come "finalmente non soffre più"

Il ruolo delle aspettative culturali e familiari

  • L'educazione familiare o religiosa può aver trasmesso l'idea che il lutto vada vissuto solo con dolore composto e accettazione serena
  • In alcuni contesti, mostrare smarrimento, sollievo o rabbia viene percepito come una mancanza di rispetto o di forza
  • La mancanza di testimonianze che parlino apertamente di questo sollievo può far credere che si tratti di un'emozione da nascondere

L'abitudine a mettere da parte i propri bisogni

  • Chi si è occupato a lungo di un familiare tende ad aver messo in secondo piano le proprie emozioni, abituandosi a non ascoltarsi
  • Il ruolo di punto di riferimento per gli altri familiari può spingere a reprimere l'ambivalenza per continuare ad apparire solidi
  • Anni di cura possono aver reso quasi automatico il gesto di rimandare il proprio vissuto
Prospettiva clinica
Ci sono esperienze che possono lasciare profonde ferite nel nostro mondo interiore, capaci di influenzare come percepiamo noi stessi, gli altri e il mondo che ci circonda. Le tracce di eventi del passato, in alcuni casi, possono continuare a generare emozioni molto forti nel presente. In un percorso di psicoterapia, riconoscere l’impatto di avvenimenti di questo tipo può essere il primo passo per elaborare il trauma.
Vissuti concreti

Situazioni in cui potresti riconoscerti

Tutti mi dicevano brava, ma dentro mi sentivo persa
Ho organizzato tutto io, non ho ancora pianto

Questo intreccio di emozioni può manifestarsi in tanti momenti diversi della vita quotidiana. Vediamo alcune situazioni concrete in cui forse ti sei ritrovato.

Il sollievo che si trasforma subito in colpa

  • Provare un respiro di leggerezza subito dopo il funerale e sentirsi immediatamente in colpa, quasi fosse una mancanza di rispetto
  • Ritrovarsi a pensare "finalmente non soffre più" e avvertire subito dopo un senso di vergogna per aver formulato quel pensiero
  • Notare che le giornate, prima scandite da terapie e controlli, ora hanno uno spazio vuoto che genera insieme nostalgia e un sollievo difficile da confessare

Il timore del giudizio degli altri

  • Sentirsi giudicati, o temere il giudizio di parenti e amici, se si accennasse anche solo a un sentimento diverso dalla tristezza pura
  • Percepire che l'ambiente religioso o la comunità di riferimento si aspetti un'accettazione serena, lasciando poco spazio alla fatica accumulata
  • Evitare di parlare del proprio vissuto per paura che venga frainteso come indifferenza

Il proprio dolore rimandato

  • Continuare a organizzare tutto per la famiglia, dal funerale alla gestione pratica, senza essersi mai concessi un momento per elaborare
  • Sentirsi intorpiditi, come se non si riuscisse a piangere, e temere di non provare abbastanza
  • Accorgersi che, nel prendersi cura di tutti gli altri, il proprio spazio per il lutto è rimasto continuamente sospeso
Un momento per fermarsi
Ti riconosci in una di queste situazioni?

Un'esperienza dolorosa del passato continua a farsi sentire?

Eventi difficili o traumatici possono lasciare tracce che continuano a farsi sentire nel tempo, nel corpo e nelle emozioni. Questi articoli possono aiutarti a capire meglio cosa stai vivendo.

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Elaborare ciò che è stato è un percorso possibile

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Se il passato pesa ancora oggi, chiedere aiuto può essere un gesto di cura verso te stesso

Quando un trauma continua a farsi sentire nella vita quotidiana, un percorso di psicoterapia può aiutarti a elaborarlo e ad alleggerirne il peso. Ecco come funziona la terapia.

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Quando ciò che hai vissuto condiziona il presente, parlarne può aiutare

Se il peso di un'esperienza dolorosa del passato influenza la tua vita, non devi affrontarlo per forza da solo. Trova lo psicologo adatto a te: bastano pochi minuti.

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Strategie pratiche

Come attraversare queste emozioni

Con la mia psicologa ho potuto dire tutto senza vergogna
Nel gruppo ho capito che non ero l'unico a sentirlo
1

Riconoscere che sollievo e dolore possono convivere

Provare sollievo non cancella né sminuisce l'amore e il dolore per la perdita. Puoi provare a immaginarli come due emozioni che coesistono, senza escludersi. Riconoscerlo può alleggerire una parte del senso di colpa.

2

Concederti il permesso di nominare ciò che senti

Potresti provare a dare un nome alle tue emozioni, anche solo interiormente, senza etichettarle subito come sbagliate. Nominare il sollievo, la stanchezza o l'ambivalenza è un modo per iniziare ad accoglierli, invece di lasciarli in silenzio.

3

Raccontare la fatica realmente vissuta

Puoi provare a mettere per iscritto, o a raccontare a una persona di fiducia, quanto sia stato logorante il periodo di assistenza. Dare un contesto a ciò che hai attraversato può aiutarti a comprendere da dove nasce quel sollievo.

4

Distinguere il ruolo di caregiver dalla tua identità più ampia

Per anni la cura può aver riempito le tue giornate al punto da farti sentire quasi tutt'uno con quel ruolo. Potresti provare a ricordarti che sei anche altro, e che hai diritto a un tempo personale dedicato al tuo dolore.

5

Cercare uno spazio libero dal giudizio

Un gruppo di supporto per chi ha assistito un familiare può offrirti l'occasione di ascoltare vissuti simili al tuo. Sapere di non essere solo in questa esperienza può restituire un senso di legittimità a ciò che provi.

6

Prendere in considerazione un percorso con uno/a psicologo/a

Un percorso di psicoterapia può rappresentare uno spazio prezioso per elaborare un lutto vissuto dopo un lungo periodo di cura, dove sentirti capito e sostenuto senza timore di essere giudicato. Non è necessario aspettare che il dolore diventi molto pesante per chiedere un supporto: uno/a psicologo/a può aiutarti a dare voce anche alle emozioni più contrastanti.

Parla di come ti senti a uno psicologo online

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Un passo alla volta

Dare spazio alla complessità del tuo dolore

Ho capito che potevo sentire sollievo e amore insieme
Piano piano sto imparando a lasciarmi andare

Il sollievo che segue la perdita di una persona curata a lungo è un'emozione comune e comprensibile, non un segno di scarso affetto o di tradimento.

Il senso di colpa che spesso lo accompagna nasce, in molti casi, più dalle aspettative su come "si dovrebbe" vivere il lutto che da una reale mancanza verso la persona scomparsa.

Dare voce a emozioni complesse e in apparenza contraddittorie può essere un passaggio importante per attraversare il lutto in modo più autentico e meno isolante.

Dopo aver sostenuto a lungo il ruolo di riferimento per tutta la famiglia, hai a tua volta diritto a un tempo e uno spazio dedicati al tuo dolore.

Chiedere aiuto a uno/a psicologo/a, o confrontarti con chi ha vissuto un'esperienza simile, può alleggerire il senso di colpa e restituire valore a ciò che hai attraversato. Un passo alla volta, nei tuoi tempi.

Il passo successivo, se ti senti pronto/a

La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.

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Ho iniziato questo percorso principalmente per problemi di forte ansia, attacchi di panico e difficoltà ormai molto invalidanti nel relazionarmi con gli altri sfociate nell'impossibilità di vivere "normalmente" la mia quotidianità con un principio di depressione, insieme alla dott.ssa Elisa Pasquali, che sin dalla seduta conoscitiva si è mostrata molto empatica e disponibile/flessibile, facendomi sentire a mio agio nonostante la condizione di assoluta inadeguatezza che stavo vivendo da un po'. Da tre mesi a questa parte si è mostrata sempre super attenta ad ascoltare ed in grado di far emergere le problematiche più nascoste con le quali convivo forse dall'infanzia, portanomi a ragionamenti magari mai pima d'ora presi in considerazione, che stanno iniziando a farmi vedere le cose in un'altra prospettiva, anche più realistica e meno catastrofica di quanto pensassi, con il beneficio di iniziare a star meglio nonostante il percorso possa rivelarsi ancora lungo e tortuoso. Ho riscoperto la forza di voler riprendere la mia vita in mano!
— Maria
Valutazione di 4.7 / 5 | 8.737 recensioni
Dove mi sono sentita vista
In un mondo che spesso corre troppo veloce, incontrare il Dott. Salvatore Fatiga per me è stato come trovare un porto sicuro. La sua presenza mi ha trasmesso subito calma, accoglienza e una profonda empatia. Fin dal primo incontro ho percepito la sua capacità di ascoltare con il cuore, senza giudicare, offrendomi uno spazio protetto in cui mi sono finalmente sentita vista e compresa. Salvatore non è solo uno psicologo competente: è una persona che sa entrare in punta di piedi nella vita degli altri, con rispetto e delicatezza. Ogni sua parola, ogni gesto, mi ha fatto sentire stimata come essere umano. Mi ha accompagnata nel mio percorso con pazienza e dedizione, valorizzando ogni mio passo, anche il più piccolo, come un traguardo importante. Lo consiglierei a chiunque stia cercando non solo un professionista preparato, ma anche una guida autentica, capace di illuminare il cammino con gentilezza e saggezza. È raro incontrare qualcuno che riesca a unire competenza clinica e umanità in modo così naturale. Per me, è stato un incontro che ha fatto davvero la differenza.
— Rosaria
Valutazione di 4.7 / 5 | 8.737 recensioni
Un esperienza fondamentale per ritrovarmi
Ho passato un periodo particolarmente buio e da sola non riuscivo ad andare avanti, avevo bisogno di qualcuno che mi sostenesse e mi facesse trovare la forza per andare avanti. Mia cognata mi propone di farmi aiutare da uno psicologo, e mi scarica l'app di uno bravo sul cellulare. Le sarò grata sempre. Ho travato la persona di cui avevo bisogno: Nicola Riccardo Croce un professionista serio, affidabile, disponibile. Ha creduto in me e mi ha aiutato a credere in me stessa, ad aumentare la mia autostima, ora sono consapevole di poter affrontare qualsiasi difficoltà, per quanto dura possa essere, ho le risorse per farlo e lo devo solo ed esclusivamente a lui. E' un sistema che funziona, comodo e alla portata di tutti.
— Anna
Valutazione di 4.7 / 5 | 8.737 recensioni
FAQ

Domande frequenti

Il sollievo nasce spesso dalla fine di uno stato di allerta costante, non dalla mancanza di affetto verso la persona. Dopo mesi o anni, la stanchezza fisica ed emotiva accumulata può essere molto profonda, e il suo alleggerimento è un vissuto comprensibile. Vedere la fine delle sofferenze della persona amata può portare con sé un pensiero come finalmente non soffre più. Chi ha ricoperto a lungo il ruolo di caregiver affronta spesso un lutto doppio: quello per la persona scomparsa e quello per una routine e un'identità che per anni hanno organizzato la propria vita.

È un'esperienza più comune di quanto tu possa pensare. Il senso di colpa che spesso lo accompagna nasce, in molti casi, più dalle aspettative su come si dovrebbe vivere il lutto che da una reale mancanza verso la persona scomparsa. L'educazione familiare o religiosa può aver trasmesso l'idea che il lutto vada vissuto solo con dolore composto e accettazione serena, e in alcuni contesti mostrare smarrimento, sollievo o rabbia viene percepito come una mancanza di rispetto o di forza. Nominare il sollievo che hai provato non significa aver amato meno.

Continuare a organizzare tutto per la famiglia, dal funerale alla gestione pratica, senza essersi mai concessi un momento per elaborare è un segnale concreto. Ci si può sentire intorpiditi, come se non si riuscisse a piangere, temendo di non provare abbastanza. Accorgersi che, nel prendersi cura di tutti gli altri, il proprio spazio per il lutto è rimasto continuamente sospeso è un altro vissuto frequente, così come il ruolo di punto di riferimento per gli altri familiari che può spingere a reprimere l'ambivalenza per continuare ad apparire solidi.

Chi si è occupato a lungo di un familiare tende ad aver messo in secondo piano le proprie emozioni, abituandosi a non ascoltarsi. Anni di cura possono aver reso quasi automatico il gesto di rimandare il proprio vissuto. C'è spesso anche il timore del giudizio degli altri: sentirsi giudicati, o temere il giudizio di parenti e amici, se si accennasse anche solo a un sentimento diverso dalla tristezza pura, oppure evitare di parlare del proprio vissuto per paura che venga frainteso come indifferenza.

Puoi provare a immaginare sollievo e dolore come due emozioni che coesistono, senza escludersi: riconoscerlo può alleggerire una parte del senso di colpa. Potresti provare a dare un nome alle tue emozioni, anche solo interiormente, senza etichettarle subito come sbagliate. Raccontare a una persona di fiducia quanto sia stato logorante il periodo di assistenza può aiutarti a comprendere da dove nasce quel sollievo. Ricordarti che sei anche altro, oltre al ruolo di caregiver, e che hai diritto a un tempo personale dedicato al tuo dolore, è un passo importante.

Domande frequenti sulla terapia

Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.

Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.

Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
Se sarà il professionista adatto a te, inizierete insieme un percorso creato su misura per te.

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Il prezzo dello psicologo in presenza può variare molto, senza contare il tempo e il costo per raggiungere lo studio del professionista.

Con Unobravo ogni seduta ha un prezzo fisso e accessibile di 49 € e puoi incontrare il tuo psicologo anche in viaggio, in vacanza o in una pausa dal lavoro, senza investire tempo e denaro per gli spostamenti.

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A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.

Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.

È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.

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