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Acufene da stress: quando il fischio diventa un allarme

Acufene da stress: quando il fischio diventa un allarme
Redazione
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
4.2.2026
Acufene da stress: quando il fischio diventa un allarme
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Senti un fischio alle orecchie che non va via? Questa sensazione può essere preoccupante e sfiancante.

Questo articolo è per chi convive con l’acufene e con il timore che possa essere collegato allo stress o all’ansia. Quì troverai informazioni chiare e strategie pratiche per gestire l’allarme e ritrovare serenità. Non sei esagerato/a né solo/a: l’acufene è reale, e il fatto che lo percepisci non significa che te lo stai “inventando”.

Una grande analisi pubblicata su JAMA Neurology ha messo insieme i risultati di molti studi condotti in diversi Paesi per capire quanto sia diffuso l’acufene nel mondo e quante persone lo sviluppino nel tempo. Gli autori stimano che riguardi circa il 14,4% degli adulti, con un’incidenza annua di circa l’1% (Jarach et al., 2022).

E anche se il suono può non sparire subito, spesso si può imparare a conviverci meglio e a ridurne l’impatto sulla qualità della vita. In ogni caso, è importante escludere cause mediche con una valutazione specialistica.

Rdne - Pexels

Acufene: cos’è e perché sembra così reale

L’acufene è la percezione di un suono, come un fischio, un ronzio o un fruscio, anche quando non c’è una fonte esterna che lo produca. Per questo si parla di sintomo, non di una malattia, e le cause possono essere diverse.

La sensazione può diventare molto invasiva: il nostro sistema uditivo e la nostra attenzione possono “mettere in primo piano” segnali interni fino a farli sembrare predominanti.

Per esempio, in un opuscolo divulgativo dedicato a udito e rumore, l’Organizzazione Mondiale della Sanità spiega che l’esposizione a suoni forti anche per poco tempo può affaticare le cellule sensoriali dell’orecchio (quelle che trasformano i suoni in segnali per il cervello) e dare sintomi temporanei come acufene o “udito ovattato”.

Se invece l’esposizione è molto intensa, regolare o prolungata, può danneggiare in modo permanente l’apparato uditivo e portare a una perdita dell’udito irreversibile (WHO, 2023). 

In generale si distinguono due tipi di acufene: quello soggettivo, il più comune, che viene percepito solo dalla persona, e quello oggettivo, più raro, in cui il suono ha una causa fisica interna e può essere udibile dal medico (con o senza stetoscopio).

Fischio, ronzio o sibilo: come può presentarsi

L’acufene può assumere molte forme: un fischio, un ronzio, un sibilo costante, un suono “metallico”. Può essere localizzato in un solo orecchio , in entrambi, oppure “nella testa”. Spesso si nota di più nei momenti di silenzio, la sera o quando si è stanchi.

L’acufene, infatti, può essere più o meno intenso e sembrare aumentare quando l’attenzione resta agganciata al suono.

Perché lo stress può far comparire o peggiorare l’acufene

Quando siamo sotto stress, il nostro sistema nervoso resta “in allerta” e questo può renderci più sensibili a ciò che succede nel corpo, compresi i suoni interni. Così il cervello può finire per dare più importanza a un fischio o ronzio che, in altri momenti, riuscirebbe a ignorare.

Un articolo scientifico che descrive le cause più frequenti di acufene nelle persone sotto i 35 anni indica che, oltre alle infezioni (68,5%) e all’esposizione al rumore (27,7%), anche lo stress è tra i fattori più spesso riportati (23,4%) (Zand et al., 2020).

In alcuni casi, lo stress può essere associato a cambiamenti nella regolazione delle vie nervose, anche a livello di neurotrasmettitori, che rendono il sistema più “reattivo”. Questo può contribuire ad amplificare la percezione dell’acufene, senza che ciò significhi che lo stress sia l’unica causa.

Inoltre, la tensione muscolare causata dallo stress, soprattutto a livello di collo, spalle e mandibola, può influenzare la percezione dell’acufene. In alcune persone, la contrattura o i movimenti di collo e mandibola possono modificare temporaneamente l’intensità percepita del suono.

In questo senso, l’acufene può diventare un vero e proprio “barometro” dello stress: non ne è la causa unica, ma può peggiorare o amplificare un problema già esistente.

Il circolo vizioso tra acufene, ansia e attenzione

Quello che spesso viene chiamato “acufene da stress” non è una diagnosi a sé nel senso clinico, ma un modo comune per descrivere un acufene che tende a peggiorare quando l’organismo è sotto pressione. In queste situazioni, la nostra attenzione si concentra sul suono, amplificandolo.

È come se la nostra mente facesse uno “zoom” sul fischio, rendendolo ancora più presente. Questo meccanismo di controllo ci porta ad ascoltare ripetutamente il suono per verificare se è aumentato, rinforzandone la percezione. Pensieri catastrofici come “non passerà mai” possono aumentare l’attivazione fisiologica, rendendoci ancora più sensibili all’acufene. 

L’obiettivo, quindi, non è eliminare il suono a tutti i costi, ma ridurre la reazione di allarme e spezzare il circolo vizioso tra ansia e acufene.

Esistono molte possibili cause dell’acufene e, per questo motivo, è importante escludere condizioni mediche che potrebbero richiedere un intervento specifico. In caso di acufene persistente, la prima tappa è una valutazione medica otorinolaringoiatrica (ORL) o audiologica. Farsi valutare non significa che la situazione sia grave, ma è un atto di cura verso sé stessi.

Oltre al rumore: come l’acufene pesa sulle emozioni

I sintomi dell’acufene possono andare oltre il ronzio o il fischio nell’orecchio: per molte persone diventano un’esperienza emotivamente pesante, con ansia, irritabilità, nervosismo, tristezza e un senso di impotenza.

Il suono costante può tenere il corpo e la mente in una sorta di allarme continuo, creando stanchezza mentale e difficoltà di concentrazione. Nei casi più intensi, può portare anche a evitare situazioni sociali.

Una ricerca condotta su un campione di persone che convivevano con l’acufene ha riportato che circa il 35% riferiva una storia di depressione clinicamente significativa almeno una volta nella vita, rispetto a una media nazionale riportata intorno al 15% (Leaver et al., 2011).

Quando l’acufene finisce per compromettere la qualità della vita e le attività quotidiane, si può parlare di un acufene clinicamente significativo, cioè di un sintomo che comporta disagio marcato e/o limitazioni nelle aree importanti della vita. 

È importante ricordare che non sei solo/a: chiedere supporto, anche psicologico, può aiutare a gestire lo stress e a ritrovare, passo dopo passo, un maggiore benessere.

Karola G - Pexels

Dormire con l’acufene: come affrontare la notte

L’acufene può diventare più fastidioso la sera, quando silenzio, stanchezza e posizione amplificano la percezione del suono. Ansia e ruminazione possono aumentare l’iperattivazione, rendendo difficile rilassarsi. 

Ecco alcune strategie per affrontare la notte:

  • Arricchimento sonoro: utilizzare suoni naturali, rumore bianco o un ventilatore può aiutare a mascherare l’acufene.
  • Routine rilassante: creare un rituale serale con luci basse e attività calmanti può segnalare al corpo che è ora di dormire.
  • Attenzione a caffeina, alcol e schermi: questi fattori possono disturbare il sonno, così come gli orari irregolari.
  • Gestione dei risvegli: se ti svegli, evita di controllare l’intensità dell’acufene; cerca invece di tornare al rilassamento.

Se l’insonnia alimenta ansia e acufene, un supporto mirato può fare la differenza.

Cosa puoi fare subito per ridurre tensione e allarme

Quando l’acufene si fa invadente, il primo istinto è cercare di scacciarlo. Ma il vero obiettivo è abbassare l’attivazione fisiologica legata allo stress, non spegnere il suono all’istante. Ecco quattro strategie che puoi sperimentare subito:

  1. Respirazione lenta e diaframmatica: inspira dal naso contando fino a 4, espira dalla bocca contando fino a 6. Immagina di gonfiare e sgonfiare la pancia, senza sforzo.
  2. Rilassamento muscolare progressivo: stringi per qualche secondo la mandibola o le spalle, poi lascia andare. Puoi aggiungere uno stretching dolce per collo e spalle.
  3. Grounding con i 5 sensi: guarda intorno a te e nomina mentalmente 5 cose che vedi, 4 che puoi toccare, 3 che senti, 2 che annusi, 1 che assapori. È un esercizio di mindfulness che riporta l’attenzione al presente.
  4. Micro-abitudini: inserisci nella giornata movimento leggero, pause frequenti e un’esposizione graduale al silenzio, senza evitamento. Il sistema nervoso si allena così a modulare l’allarme.

Queste strategie non sono una cura magica, ma un primo passo verso un equilibrio più stabile.

Piccole strategie che aiutano quando l’ansia sale

Quando l’ansia sale, alcune strategie possono aiutare a gestire la paura legata dell’acufene da stress.

  • Prova a ripetere a te stesso/a frasi-ancora come “posso tollerarlo” o “è un sintomo, non una minaccia”, utili a ridimensionare l’allarme interno.
  • Riduci le rassicurazioni compulsive, come le ricerche online o i controlli ripetuti sull’intensità del suono.
  • Tieni un diario dei trigger: annota quando il suono aumenta in relazione a stress, stanchezza, rumore, tensioni muscolari o carico emotivo.
  • Notare i momenti di sollievo è importante: sono la prova che il tuo sistema nervoso può tornare a calmarsi.

Cura e rimedi: cosa può aiutare davvero nel tempo

Quando si parla di acufene, la cura non è univoca e non esistono soluzioni miracolose. Esistono però strategie basate sulla ricerca scientifica, in grado di ridurre il disagio e migliorare la qualità di vita. Ecco le più comuni:

  • Terapia del suono e arricchimento sonoro (rumore bianco, suoni naturali, musica) per ridurre la percezione dell’acufene.
  • Riabilitazione uditiva di tipo TRT (Tinnitus Retraining Therapy) per rieducare il sistema nervoso a non dare rilevanza al suono.
  • Apparecchi acustici, se è presente ipoacusia, per migliorare l’udito e mascherare l’acufene.
  • Cambiamenti nello stile di vita: attività fisica, gestione dello stress, riduzione di caffeina e altri stimolanti.

I rimedi efficaci sono quelli che puntano alla gestione e all’adattamento, non all’eliminazione totale del sintomo. Con un approccio mirato, è possibile convivere serenamente con l’acufene, imparando a gestire la reazione emotiva e a costruire routine che favoriscono il benessere.

La terapia cognitivo-comportamentale può fare la differenza

Se ti stai chiedendo se la terapia cognitivo-comportamentale (TCC) può aiutarti davvero con l’acufene, la risposta è che può aiutare molte persone, soprattutto nel ridurre il disagio e l’impatto sulla vita quotidiana (Leaver et al., 2011). La TCC non punta a “spegnere” il fischio, ma ad abbassare l’impatto emotivo e comportamentale che può avere.

Durante il percorso potresti imparare a capire meglio come funziona l’acufene, riconoscere i pensieri più allarmanti (per esempio “non finirà mai” o “non riuscirò più a vivere normalmente”) e riportare l’attenzione su altro quando il suono si fa invadente. Spesso è integrata con tecniche di rilassamento, strategie per dormire meglio e interventi sul suono.

L’obiettivo è ridurre la paura, ritrovare un maggiore senso di controllo, migliorare la qualità della vita e aumentare gradualmente la tolleranza dei momenti di silenzio.

Quanto dura: può sparire da solo? E come torna la speranza

L’acufene può sparire da solo? In alcuni casi sì, e talvolta questo coincide con la riduzione di fattori che lo stanno amplificando come stress, insonnia, sovraccarico o esposizione a rumori.

Nella fase acuta (prime settimane), il sintomo può essere più intenso e invasivo. Nella fase subcronica (alcuni mesi), può attenuarsi ma persistere in modo fluttuante. Nella fase cronica (oltre sei mesi), tende a stabilizzarsi, ma non significa che sia immutabile. La buona notizia è che anche l’acufene cronico può diventare meno disturbante grazie a strategie mirate e al supporto psicologico.

Leggere testimonianze di chi afferma: «Sono guarito dall’acufene» può essere fonte di speranza, ma è importante non cadere nel confronto dannoso: ogni percorso è unico. L’obiettivo realistico non è solo spegnere il suono, ma tornare a vivere meglio, dormire, lavorare e coltivare relazioni. Anche con l’acufene, puoi ritrovare un equilibrio e una qualità di vita soddisfacente.

Un nuovo equilibrio: farti aiutare è già un sollievo

Chiedere aiuto per ansia, stress o insonnia legati all’acufene è un atto di coraggio, non un segno di debolezza. Non è “tutto nella tua testa”: mente e corpo si influenzano a vicenda e lavorare sull’allarme può cambiare radicalmente l’esperienza del sintomo.

Un percorso di supporto psicologico può offrirti strumenti pratici, monitoraggio dei progressi e obiettivi concreti, come dormire meglio e ridurre la paura. Il primo passo è semplice: parlare con un/una professionista, che costruirà con te un piano su misura. Non rimandare: iniziare il tuo percorso può essere il primo passo verso un nuovo equilibrio.

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