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Affrontare le proprie ossessioni e compulsioni

Affrontare le proprie ossessioni e compulsioni
Guendalina Riccelli
Psicoterapeuta ad orientamento Cognitivo-Comportamentale
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
27.1.2026
Affrontare le proprie ossessioni e compulsioni
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Quando il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) diventa un inquilino importuno e molesto, pur offrendo in cambio alcuni apparenti vantaggi, può provocare un profondo disagio e compromettere la qualità della vita della persona e dei suoi familiari. In questo articolo andremo a conoscere più da vicino questo inquilino tanto indesiderato.

Quali sono i sintomi di questo particolare disturbo?

Caratteristica essenziale del DOC è la comparsa, improvvisa o lentamente progressiva, di:

  • ossessioni: pensieri, immagini o impulsi intrusivi, ricorrenti ed egodistonici (ossia dei quali si riconosce generalmente l’estraneità e l’assurdità, ma che sono comunque in grado di generare dubbi persistenti);
  • compulsioni: chi ne soffre sente il bisogno di mettere in atto comportamenti ripetitivi o azioni mentali a scopo scaramantico o per prevenire potenziali eventi negativi.

Il disturbo solitamente compare senza particolare prevalenza di sesso in età adolescenziale o giovanile, ma non sono rari i casi ad esordio infantile, spesso accompagnati da altri fenomeni correlati come i tic motori.

La prevalenza, a vari livelli di intensità, si aggira intorno all’1-2% della popolazione: si tratta dunque di una patologia poco conosciuta e riconosciuta, ma non così rara come si potrebbe pensare.

Cause e fattori di rischio del disturbo ossessivo-compulsivo

Le cause del disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) sono complesse e multifattoriali, e rappresentano tuttora un ambito di intensa ricerca. La letteratura scientifica identifica l’interazione tra vulnerabilità biologica e fattori ambientali come il modello più credibile per spiegare l’insorgenza del disturbo.

Dal punto di vista genetico, studi condotti su gemelli e famiglie indicano una componente ereditaria significativa: il DSM-5 segnala che i parenti di primo grado di persone affette da DOC presentano un rischio aumentato di sviluppare il disturbo rispetto alla popolazione generale. Le stime di ereditarietà variano ampiamente tra gli studi, suggerendo che i fattori genetici contribuiscano in modo rilevante ma non esclusivo.

Sul piano neurobiologico, ricerche di neuroimaging e studi funzionali hanno evidenziato un’alterazione nei circuiti che collegano la corteccia orbitofrontale, la corteccia cingolata anteriore e i gangli della base, aree coinvolte nella regolazione dei comportamenti ripetitivi e del controllo degli impulsi. Sebbene storicamente l’attenzione si sia concentrata sul sistema serotoninergico, anche in relazione alla risposta ai farmaci SSRI, evidenze più recenti suggeriscono un coinvolgimento significativo del sistema glutamatergico. Studi genomici, di imaging e modelli animali confermano un ruolo crescente del glutammato nella fisiopatologia del DOC (Goodman et al., 2014).

Accanto ai fattori biologici, anche elementi psicologici e ambientali possono incidere sull’esordio o sull’andamento del disturbo. Eventi stressanti, traumi o transizioni di vita rilevanti possono agire come fattori scatenanti in individui predisposti. Inoltre, dinamiche familiari caratterizzate da elevati livelli di ansia, ipercontrollo o rigidità possono contribuire alla vulnerabilità o all’esacerbazione dei sintomi, pur non costituendo da sole una causa diretta del disturbo.

Nel complesso, nessun fattore isolato è sufficiente a determinare lo sviluppo del DOC. L’evidenza attuale indica che il disturbo emerge dall’interazione tra predisposizione biologica, funzionamento neurocognitivo e contesto ambientale, secondo un modello di tipo diatesi-stress.

Dati epidemiologici: quanto è diffuso il DOC?

Il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) è una condizione cronica e spesso sottodiagnosticata, in grado di provocare una disabilità significativa e un impatto rilevante sulla qualità di vita a livello globale (Stein et al., 2019). Secondo il DSM-5, la prevalenza a 12 mesi del disturbo negli adulti è circa dell’1,2%, mentre gli studi epidemiologici stimano una prevalenza nel corso della vita compresa tra il 2% e il 3%.

In Italia, stime dell’Istituto Superiore di Sanità del 2021 indicano che circa il 2,5% degli adulti presenta sintomi compatibili con il DOC. Il disturbo può esordire a qualsiasi età, ma i picchi più frequenti si collocano nell’adolescenza e nella prima età adulta; circa un quarto dei casi si manifesta prima dei 14 anni.

Per quanto riguarda la distribuzione tra i sessi, il DOC colpisce uomini e donne in modo simile, con una lieve prevalenza nei maschi durante l’età infantile. Questi dati evidenziano l’importanza di riconoscere precocemente i sintomi e di non sottovalutare il peso che il disturbo può esercitare sul funzionamento quotidiano.

Quali tipi di ossessioni e di compulsioni esistono?

Il contenuto ossessivo-compulsivo può risultare estremamente variabile e coinvolgere anche i rapporti sentimentali, come accade nel DOC da relazione. Esistono diversi temi e tipologie di ossessioni e compulsioni: vediamone alcune.

Ossessioni e compulsioni di pulizia, lavaggio e contaminazione

Questa è una delle manifestazioni più comuni del disturbo ossessivo-compulsivo. Si caratterizza per una marcata paura dello sporco o della contaminazione, spesso legata al timore di venire a contatto con germi patogeni, sostanze corporee, prodotti chimici considerati pericolosi o materiali percepiti come potenzialmente infetti.

Nella maggior parte dei casi, il pensiero intrusivo riguarda la possibilità di ammalarsi, la paura di morire o di causare un danno a qualcun altro trasmettendo un agente patogeno. La persona, nel tentativo di prevenire questi esiti temuti, mette in atto rituali di lavaggio o pulizia che possono diventare estremamente frequenti e dispendiosi in termini di tempo ed energia.

Storicamente, le compulsioni di lavaggio erano spesso associate al timore di contrarre malattie veneree, come sifilide, gonorrea, herpes o HIV. Negli ultimi anni, in seguito alla pandemia da COVID-19, si è osservato un incremento delle paure legate al contagio da coronavirus e delle condotte di evitamento o iperlavaggio connesse a questo timore.

cottonbro - Pexels

Ossessioni e compulsioni di verifica, dubbio e controllo

Anche questa tipologia di manifestazioni è tra le più comuni nel disturbo ossessivo-compulsivo. Le paure riguardano spesso oggetti o situazioni percepite come potenzialmente pericolose — ad esempio elettrodomestici che, se lasciati accesi, potrebbero provocare incendi o danni all’abitazione. Allo stesso modo, porte e finestre diventano oggetto di controlli ripetuti, con l’obiettivo di prevenire furti o intrusioni.

Il timore di aver potuto ferire accidentalmente qualcuno rappresenta un altro nucleo frequente. In questi casi, la persona sente il bisogno di verificare più volte di non aver causato un danno, per esempio ripercorrendo lo stesso tratto di strada a piedi o in auto per accertarsi di non aver urtato nessuno. Questi rituali non servono solo a eliminare il dubbio, ma anche a ridurre l’angoscia legata alla responsabilità percepita.

Uno degli elementi di attivazione ricorrenti nelle compulsioni di controllo è proprio la paura di aver commesso un errore con conseguenze catastrofiche, che potrebbe danneggiare la propria reputazione o compromettere le relazioni sociali. È importante ricordare che molte compulsioni di controllo non sono direttamente osservabili: si manifestano infatti come verifiche mentali, ruminazioni o ricostruzioni ripetute dell’accaduto, realizzate esclusivamente sul piano cognitivo.

Ossessioni e compulsioni di ripetizione, conteggio e ordine

Queste compulsioni sono spesso associate a forme di pensiero magico, ossia alla convinzione che un evento negativo — come una disgrazia a un familiare — possa verificarsi se non si ripetono determinate azioni o se gli oggetti non sono disposti in un modo ritenuto “giusto”.

Le compulsioni di ripetizione e di conteggio possono riguardare qualsiasi oggetto, gesto o rappresentazione mentale: la persona sente l’urgenza di ripetere un’azione un numero preciso di volte, contare elementi, o ricostruire mentalmente sequenze per neutralizzare l’ansia o prevenire un esito temuto.

Le compulsioni di ordine, invece, esprimono il bisogno di disporre gli oggetti secondo criteri di simmetria, allineamento o perfezione formale. Non hanno nulla a che vedere con il normale concetto di “ordine”: si tratta di un assetto rigido, governato dalla necessità di raggiungere una sensazione di esattezza. Anche minime imperfezioni — come tende che non cadono in modo perfettamente simmetrico o oggetti lievemente fuori allineamento — possono generare un’ansia intensa e immediata.

In molti casi si tratta di vere e proprie coazioni all’azione: la persona non è in grado di spiegare quale conseguenza negativa dovrebbe verificarsi se l’ordine o la simmetria non vengono rispettati. Ciò che riferisce è, piuttosto, la percezione disturbante che “qualcosa non è al posto giusto” o che “non è ancora abbastanza esatto”, sensazione che trova sollievo solo dopo il rituale.

Ossessioni e compulsioni di conservazione e accumulo

La tendenza ossessiva all’accumulo o alla raccolta di oggetti rappresenta un’ulteriore manifestazione comportamentale che può accompagnare il disturbo ossessivo-compulsivo. A differenza dei collezionisti — che conservano oggetti dotati di valore personale, estetico o simbolico e traggono piacere dalla loro raccolta — l’accumulo ossessivo è guidato principalmente dalla paura di perdere qualcosa che potrebbe un giorno rivelarsi utile o che viene vissuto come parte integrante della propria identità.

Le persone che presentano questo tipo di compulsione manifestano spesso una particolare difficoltà nel liberarsi di materiali scritti o cartacei: giornali, opuscoli, fatture, scontrini, biglietti ferroviari, promemoria e persino banconote possono essere percepiti come elementi da conservare “per sicurezza”. In alcuni casi, ogni oggetto viene vissuto come un’estensione della propria storia personale, rendendo il distacco estremamente doloroso o impossibile.

Nei quadri più gravi, l’accumulo può estendersi anche a oggetti privi di qualsiasi utilità o valore — fino a includere la propria spazzatura. In casi estremi, la difficoltà a separarsi da tali materiali può arrivare a riguardare anche residui corporei. Questi comportamenti non sono motivati dal piacere della raccolta, ma dalla sensazione di dover preservare tutto ciò che “appartiene a sé”, temendo che buttarlo via possa comportare una perdita irreparabile o un errore dalle conseguenze intollerabili.

Juan Pablo Serrano Arenas - Pexels

‍Pensieri ossessivi collegati con l’aggressività, la sessualità e la religione

Tra le forme più frequenti di ossessioni rientrano anche i pensieri intrusivi legati all’aggressività, alla sessualità e alla religione. Questi contenuti possono presentarsi come:

  • impulsi ossessivi, come l’idea improvvisa di gridare oscenità, colpire qualcuno o compiere azioni socialmente inaccettabili;
  • immagini o idee ossessive, ad esempio scenari di incidenti, catastrofi, atti violenti o comportamenti sessuali percepiti come moralmente riprovevoli.

In questi casi, il nucleo della paura riguarda la possibilità di infrangere un tabù sociale o morale, di compiere involontariamente un’azione aggressiva, di arrecare danno a qualcuno o di contravvenire a norme di natura sessuale o religiosa. Il contenuto del timore, di per sé, può essere comprensibile e perfettamente coerente con il sistema di valori della persona; ciò che diventa problematico è la valutazione catastrofica attribuita al pensiero e, soprattutto, le misure messe in atto per neutralizzarlo.

Le strategie di controllo – come evitare situazioni, monitorare le proprie reazioni, ricorrere alla rassicurazione o mettere in atto rituali per “neutralizzare” il pensiero – finiscono infatti per amplificare l’ansia e rendere il sintomo più intrusivo e pervasivo, senza alcuna reale relazione con il rischio effettivo che la persona possa compiere l’atto temuto.

Le terapie più efficaci per il disturbo ossessivo-compulsivo

Affrontare il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) richiede un percorso terapeutico personalizzato, fondato sulle evidenze cliniche più aggiornate. Pur disponendo di approcci diversi — psicologici, farmacologici e, più recentemente, interventi di neurostimolazione — una parte rilevante delle persone con DOC presenta una risposta insufficiente ai trattamenti di prima linea (Singh et al., 2023). Ciò sottolinea l’importanza di prendere in considerazione strategie alternative o di sommarle alla terapia convenzionale.

La terapia cognitivo-comportamentale (CBT), e in particolare la tecnica dell’esposizione con prevenzione della risposta (ERP), rappresenta attualmente il trattamento di elezione per il DOC. Essa ha dimostrato efficacia nel ridurre sia i contenuti ossessivi sia i comportamenti compulsivi, rendendosi spesso indicata come fase iniziale del percorso terapeutico.

Dal punto di vista farmacologico, gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) sono i farmaci maggiormente utilizzati e hanno mostrato efficacia significativa, soprattutto nei casi più gravi o quando la sola psicoterapia non è sufficiente a garantire un miglioramento clinico adeguato.

Negli ultimi anni sono emerse anche opzioni più innovative: ad esempio, l’uso della stimolazione magnetica transcranica profonda (deep TMS) per pazienti che non rispondono adeguatamente ai trattamenti farmacologici e psicologici convenzionali. Sebbene i dati preliminari siano promettenti, è importante sottolineare che questa tecnica è ancora in fase di implementazione clinica e va valutata con rigore, all’interno di centri specializzati.

La scelta del trattamento più adatto deve essere effettuata insieme a uno specialista esperto, considerando la storia individuale del paziente, la gravità dei sintomi, la presenza di comorbidità e le preferenze della persona. Un approccio integrato e flessibile, che preveda monitoraggio, adattamento e collaborazione terapeutica, risulta spesso più efficace rispetto a protocolli rigidi.

L’impatto del DOC sulla vita quotidiana

Il disturbo ossessivo-compulsivo può avere un impatto profondo e pervasivo sulla vita quotidiana. Le ossessioni e le compulsioni possono occupare molte ore della giornata, interferendo con la capacità di concentrarsi sul lavoro, sullo studio e sulle attività sociali, fino a compromettere in modo significativo il funzionamento globale.

Qualità della vita. Le persone affette da Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) spesso vedono la propria qualità di vita drasticamente ridotta. Una revisione della letteratura (Subramaniam et al., 2013) ha evidenziato che i pazienti con DOC riportano punteggi di qualità di vita inferiori in tutti gli ambiti rispetto alla popolazione generale. Tale compromissione è strettamente correlata alla gravità dei sintomi e alla presenza di comorbilità depressiva.

Isolamento sociale. Il timore di essere giudicati, di perdere il controllo o di non riuscire a gestire i propri rituali in presenza di altri può portare a evitare situazioni sociali. Questo evitamento, inizialmente vissuto come forma di protezione, può trasformarsi in isolamento e solitudine, alimentando ulteriormente ansia e senso di inadeguatezza.

Comorbidità. Il DOC è frequentemente associato ad altri disturbi psicologici. Secondo il DSM-5, circa il 76% delle persone con DOC presenta almeno un’altra diagnosi psichiatrica nel corso della vita, in particolare depressione, altri disturbi d’ansia e, in misura minore, disturbi alimentari. La presenza di comorbidità può complicare il quadro clinico e rendere più difficile il riconoscimento precoce del disturbo.

Nel complesso, questi elementi sottolineano quanto sia importante non minimizzare il disagio e ricorrere a un supporto specialistico adeguato. Un intervento tempestivo può migliorare in modo significativo il funzionamento quotidiano e la qualità di vita di chi convive con il disturbo.

Come affrontare e fronteggiare il DOC?

Quando non viene affrontato nel modo giusto, il disturbo ossessivo-compulsivo tende lentamente a prendere sempre più spazio. All’inizio può sembrare solo una piccola abitudine o una preoccupazione isolata, ma con il tempo le ossessioni e le compulsioni possono diventare più insistenti e difficili da controllare. È come se il disturbo si radicasse sempre più nella quotidianità, togliendo energia, tempo e libertà a chi lo vive. La ricerca scientifica conferma questa tendenza: se non trattato, il DOC può diventare cronico o peggiorare gradualmente nel tempo (Cervin, 2023). Se, leggendo queste righe, hai sentito qualcosa risuonare dentro di te o ti sei ritrovato in alcuni comportamenti, sappi che non sei solo. Molte persone scoprono solo dopo anni che ciò che vivono ha un nome e soprattutto che può essere affrontato. Capire meglio ciò che sta accadendo è già un primo passo importante. E chiedere un aiuto psicologico qualificato può aiutarti a conoscere da vicino la tua difficoltà e iniziare un percorso di cambiamento più sereno e consapevole.

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