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Come gestire le critiche: differenze e strategie assertive

Come gestire le critiche: differenze e strategie assertive
Giuseppina Cavarretta
Psicoterapeuta ad orientamento Ericksoniano
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
29.1.2026
Come gestire le critiche: differenze e strategie assertive
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Una critica è spesso percepita come fonte di stress sia per chi la riceve sia, talvolta, per chi la esprime. Tali circostanze possono far emergere il timore di fallire, di deludere o di essere esclusi, alimentando un forte bisogno di approvazione. Questi elementi rischiano di condizionare le nostre azioni, ostacolando la realizzazione dei nostri obiettivi e limitando la libera espressione delle nostre opinioni. La buona notizia è che imparare a gestire le situazioni critiche è un'abilità che si può apprendere e affinare. Vediamo come fare.

Le critiche non sono tutte uguali: impariamo a distinguerle

La critica, in senso proprio, è la capacità di analizzare una situazione, valutarla e formulare un giudizio autonomo che consenta di orientare le proprie scelte. Non tutte le critiche, però, hanno la stessa funzione né producono gli stessi effetti nelle relazioni. È utile distinguere almeno tre tipologie di critica.

La critica costruttiva

La critica costruttiva è orientata alla comprensione e alla risoluzione di un problema. Ha come obiettivo il miglioramento della situazione e, quando è ben formulata, può favorire il dialogo e ridurre le tensioni.

Si riconosce perché:

  • è specifica e concreta;
  • si riferisce a un comportamento osservabile, non alla persona;
  • è collocata in una situazione precisa e temporalmente vicina all’evento;
  • esprime l’impatto emotivo o pratico che quel comportamento ha avuto;
  • apre a una richiesta chiara o a una possibile alternativa.

Ad esempio, dire: “Sei arrivato tardi e mi sono preoccupato. Nell’attesa mi sono sentito a disagio; mi piacerebbe che, quando succede, tu mi avvisassi” è molto diverso dal dire “Ecco, sei sempre il solito ritardatario”. Nel primo caso si descrive un fatto, si comunica un vissuto e si formula una richiesta. Nel secondo caso si etichetta la persona, irrigidendo la relazione e rendendo improbabile qualsiasi cambiamento.

La critica aggressiva

La critica aggressiva è generica, globale e attaccante. Viene spesso formulata attraverso espressioni assolutistiche come “sempre”, “mai”, “tutto”, che trasformano un singolo comportamento in una presunta caratteristica stabile della persona. È rivolta all’identità e non all’azione, e assume facilmente toni offensivi o umilianti, ad esempio: “Sei stupido” o “Sei sempre la solita disordinata”.  Questo tipo di critica non apre a un confronto né a un cambiamento possibile. Al contrario, tende a generare difesa, rabbia, chiusura o contro-attacco, alimentando escalation conflittuali. L’obiettivo implicito non è comprendere o risolvere, ma affermare una posizione di superiorità o scaricare tensione.

La critica manipolativa

La critica manipolativa è una forma più sottile e indiretta di aggressività. Non colpisce apertamente, ma fa leva sul senso di colpa, sul debito emotivo o sulla paura di deludere l’altro. Chi la riceve tende a sentirsi implicitamente responsabile del benessere altrui, come se avesse un dovere morale da assolvere. Nelle relazioni di coppia, ad esempio, può manifestarsi con frasi come: “Dopo tutto quello che faccio per te, riesci sempre a deludermi”. In questo caso, il messaggio non riguarda un comportamento specifico, ma costruisce una asimmetria relazionale: uno dà “tutto”, l’altro manca sempre. La richiesta resta implicita, ma il vincolo è forte: per non sentirsi egoisti, ingrati o cattivi, ci si adegua.

Come gestire le situazioni critiche: sviluppiamo l’assertività

L’atteggiamento più efficace e costruttivo per affrontare e risolvere una situazione critica, sia per sé che per gli altri, è lo stile relazionale definito “assertivo”. L’assertività è la capacità di far valere la propria posizione e i propri diritti, senza prevaricare o essere prevaricati.

Questa modalità comunicativa permette di esprimere in modo chiaro ed efficace i propri sentimenti e pensieri, adattandoli alla specifica circostanza relazionale.

Rispondere alle critiche in modo assertivo

Quando riceviamo una critica, spesso siamo portati a difenderci e a reagire istintivamente, vivendola come un attacco personale e rispondendo in modo passivo o aggressivo.

Per prima cosa, può essere utile cambiare prospettiva, ricordando che la critica non è una realtà assoluta ma un’opinione, e come tale può essere discussa. Non riguarda la nostra identità, ma un comportamento, che quindi può essere modificato.

A volte, inoltre, una critica rappresenta solo un modo per esprimere una richiesta di attenzione da parte dell’interlocutore. L’atteggiamento più utile per rispondere in modo assertivo è quello di cogliere i feedback costruttivi (anche quando la critica è espressa male) e utilizzare l’informazione per migliorarci e trarne vantaggio.

Robert Nagy - Pexels

Come utilizzare le critiche per un miglioramento personale

Le critiche possono essere spiacevoli, ma non sono necessariamente inutili. Se impariamo a distinguere il contenuto dal tono e a gestire l’impatto emotivo, possono diventare un’occasione concreta di crescita. Ecco alcune riflessioni e tecniche pratiche:

  1. Ascolta l’oggetto della critica (il “cosa”), non solo il modo (il “come”)
    Prima di reagire, prova a isolare il contenuto: che comportamento specifico viene segnalato? in quale situazione? con quali conseguenze?
    Anche quando il tono è sgradevole, a volte può esserci un dato utile da estrarre.
  2. Analizza il tuo comportamento con uno sguardo il più possibile oggettivo
    Chiediti: se guardassi la scena dall’esterno, cosa vedrei? cosa ho fatto (o non fatto) di concreto?. Questo aiuta a ridurre l’effetto “etichetta” (es. “sono fatto così”) e a riportare la questione su ciò che è modificabile.
  3. Usa la self-reassurance (auto-rassicurazione) per contenere l’impatto emotivo
    Auto-rassicurarsi non significa giustificarsi o negare l’errore: significa mantenere una base interna stabile mentre si valuta il feedback. La self-reassurance è stata associata a maggiore benessere e a una riduzione dell’affettività negativa in diversi contesti di autocritica e valutazione di sé (Duarte et al., 2017). Una formula semplice può essere: “È spiacevole, ma posso reggere questa emozione. Posso imparare qualcosa senza demolirmi.”
  1. Riformula la critica come informazione di miglioramento
    Domanda guida: se questa critica fosse un “dato”, cosa mi direbbe su cosa posso fare diversamente?. Trasformare la critica in istruzione operativa riduce la personalizzazione e aumenta l’efficacia.
  2. Ridimensiona le fantasie catastrofiche
    Quando una critica attiva ansia, è facile saltare a conclusioni estreme (“perderò tutto”, “penseranno che sono incapace”). Prova a fare un controllo di realtà: Qual è la probabilità reale? Quale sarebbe lo scenario più verosimile? Qual è il danno massimo realistico e come lo gestirei?
  1. Chiedi elementi utili e concorda un passo concreto
    Se la critica è confusa o generica, chiedi precisione: “Puoi farmi un esempio concreto?” “Cosa ti aspetteresti, nello specifico, la prossima volta?” “Quale comportamento sarebbe per te soddisfacente?
  1. Assumiti la responsabilità quando serve
    Quando riconosci un errore, la combinazione più efficace è: scuse brevi e azione riparativa: “Hai ragione, ho sottovalutato l’impatto. Mi dispiace. Da oggi farò ti avviserò prima.”

Reazioni tipiche alle critiche: come riconoscerle e trasformarle

Quando riceviamo una critica, la nostra reazione può variare molto a seconda della nostra storia personale, del contesto e del nostro stato emotivo. È importante riconoscere che la self-criticism (autocritica) è significativamente associata a una diminuzione del benessere, sia direttamente sia indirettamente, mediata da un aumento dell'affettività negativa e una diminuzione di quella positiva legata al peso (Duarte et al., 2017).

Riconoscere il proprio stile di risposta è il primo passo per imparare a gestire le critiche in modo più efficace.

  • Risposta passiva: consiste nell'accettare la critica senza esprimere il proprio punto di vista, spesso accompagnata da sensi di colpa o da un senso di inadeguatezza. Questo atteggiamento può contribuire a una bassa autostima e a una crescente frustrazione.
  • Risposta aggressiva: si manifesta con rabbia, attacchi personali o difese eccessive. In questo caso, la critica viene vissuta come un affronto e si risponde cercando di sminuire o colpevolizzare l'altro.
  • Risposta assertiva: implica ascoltare la critica, valutare se è fondata e rispondere in modo chiaro e rispettoso, esprimendo il proprio punto di vista senza negare quello dell'altro.

Per trasformare una risposta passiva o aggressiva in una risposta assertiva, può essere utile fermarsi un attimo prima di reagire, riconoscere le proprie emozioni e scegliere consapevolmente come rispondere. Questo processo richiede allenamento, ma può favorire relazioni più equilibrate e una maggiore serenità personale.

Rispondere con intelligenza alle critiche

In risposta a una critica che ci sembra motivata possiamo:

  • ammettere l’errore esprimendo la nostra disponibilità a rimediare. Ad esempio: “Mi dispiace, non era mia intenzione. Cosa posso fare per rimediare?”;
  • riconoscere il proprio errore senza dare giustificazioni. Utile anche per interrompere una comunicazione aggressiva e ridurre l’ansia anche in situazioni negative. Ad esempio: “Sì, hai ragione”, “È vero, ho sbagliato”;
  • rispondere con una proposta concreta, un compromesso realizzabile.

In risposta a una critica che ci sembra immotivata possiamo:

  • richiedere informazioni più precise per indagare e contestualizzare meglio l'opinione dell'altro. Utile anche in risposta ad asserzioni generali e ostili come ad esempio: “A cosa ti riferisci?”, “Dove pensi abbia sbagliato?”, “Cosa avresti fatto al posto mio?”, “Che cosa non ti è piaciuto?”;
  • accogliere solo una parte condivisibile della comunicazione dell’altro, senza però cambiare il proprio punto di vista o decisione. Ad esempio: “È vero, ma...”, “Capisco ciò che stai dicendo, ma io...”, “Sono d'accordo, però...”;
  • rinviare la discussione. Può essere utile, quando il livello di aggressività sale, interrompere la comunicazione per renderla possibile in un altro momento e in condizioni migliori. Ad esempio: “Sono disposto a parlare di questo in un momento più tranquillo”.

Tecniche assertive per la gestione delle critiche: esempi pratici

Esistono diverse tecniche assertive che possono aiutare a gestire le critiche in modo efficace, soprattutto quando queste sono aggressive o manipolative. Di seguito alcune delle più utili, accompagnate da esempi pratici:

  • Annebbiamento: consiste nell'accettare una parte della critica senza lasciarsi coinvolgere emotivamente, rispondendo in modo neutro: "Può darsi che in questa occasione non sia stato preciso come avrei voluto."
  • Parafrasi: ripetere con parole proprie ciò che l'altro ha detto, per mostrare di aver ascoltato e per chiarire eventuali malintesi: "Se ho capito bene, pensi che avrei dovuto avvisarti prima. È corretto?"
  • Asserzione negativa: riconoscere un proprio errore senza giustificarsi eccessivamente, mostrando apertura al confronto: "Hai ragione, in effetti questa volta ho dimenticato di consegnare il lavoro nei tempi previsti."
  • Inchiesta negativa: chiedere all'altro di specificare meglio la critica, per comprenderne il contenuto e ridurre la tensione: "Cosa ti ha fatto pensare che non mi sia impegnato abbastanza?"

Queste tecniche possono aiutare a mantenere il controllo della conversazione, a non lasciarsi sopraffare dalle emozioni e a favorire un dialogo costruttivo anche in situazioni difficili.

Gestire le critiche manipolative e aggressive: strategie ed esempi di dialogo

Le critiche manipolative e aggressive possono essere particolarmente difficili da affrontare, perché spesso mirano a suscitare senso di colpa o a mettere in discussione il proprio valore personale. In questi casi, può essere importante mantenere la calma e rispondere in modo assertivo.

  • Riconoscere la manipolazione: se una critica sembra mirare più a farci sentire inadeguati che a migliorare una situazione, può essere utile prenderne consapevolezza e non lasciarsi coinvolgere emotivamente.
  • Rispondere con fermezza e rispetto: si può riconoscere la percezione dell'altro senza accettare passivamente la colpa.
  • Critica manipolativa: "Dopo tutto quello che faccio per te, riesci sempre a deludermi!"
  • Risposta assertiva: "Capisco che tu possa sentirti deluso, ma non era mia intenzione ferirti. Possiamo parlarne insieme per capire come migliorare?"
  • Gestire l'aggressività: di fronte a critiche offensive, può essere utile evitare di rispondere con la stessa moneta. Si può invece riportare la conversazione su un piano costruttivo.
  • Critica aggressiva: "Sei sempre il solito disordinato!"
  • Risposta assertiva: "Mi rendo conto che il disordine ti dia fastidio. Possiamo trovare insieme una soluzione che vada bene per entrambi?"

Allenarsi a rispondere in questo modo può aiutare a proteggere la propria autostima e a favorire relazioni più sane e rispettose.

Quando è indicato rivolgersi a uno specialista

In alcuni casi, l’esposizione alle critiche, così come a interazioni sociali o situazioni prestazionali, può diventare una fonte di disagio intenso e persistente, difficile da gestire autonomamente. Questo accade soprattutto quando le critiche vengono vissute come pervasive, minacciose o invalidanti e attivano risposte emotive sproporzionate rispetto alla situazione.

L'impiego frequente della critica è spesso correlato a contesti caratterizzati da elevato carico emotivo e frustrazione. Uno studio ha rilevato come chi è sottoposto a maggiore stress tenda a usare più spesso modalità critiche. Questo dato non solo evidenzia il bisogno di supporto psicologico per chi riceve la critica, ma anche per chi la esprime, suggerendo che la critica possa segnalare un bisogno di aiuto anche da parte di chi critica (Leggett et al., 2019).

Dal punto di vista clinico, diventa importante considerare una richiesta di aiuto quando:

  • l’ansia legata al giudizio o alla critica è intensa e difficile da contenere;
  • compaiono evitamento o rinuncia a situazioni sociali, lavorative o relazionali per paura di essere valutati;
  • il disagio interferisce in modo significativo con la routine quotidiana, il funzionamento lavorativo o le relazioni affettive;
  • la critica viene interiorizzata e trasformata in autocritica rigida e svalutante.

In queste situazioni, il supporto di uno psicologo o di uno psicoterapeuta può aiutare a:

  • comprendere il funzionamento emotivo e cognitivo alla base della sensibilità alla critica;
  • ridurre ansia ed evitamento;
  • sviluppare modalità più funzionali di gestione del giudizio altrui;
  • migliorare la qualità di vita e il benessere relazionale.

Chiedere aiuto non è un segnale di fragilità, ma un atto di responsabilità verso il proprio benessere, soprattutto quando il problema tende a ripresentarsi nel tempo o a estendersi a più ambiti della vita.

Checklist pratica: come gestire le critiche in modo efficace

Per facilitare l'applicazione delle strategie di gestione delle critiche nella vita quotidiana, può essere utile seguire una semplice checklist:

  • Ascolta senza interrompere: concediti il tempo di comprendere la critica prima di reagire.
  • Analizza il contenuto: chiediti se la critica riguarda un comportamento specifico o la tua persona.
  • Valuta la fondatezza: rifletti se la critica è costruttiva, aggressiva o manipolativa.
  • Gestisci le emozioni: riconosci le tue reazioni emotive e cerca di non lasciarti guidare dall'impulso.
  • Scegli la risposta più adatta: applica una delle tecniche assertive descritte (annebbiamento, parafrasi, asserzione negativa, inchiesta negativa).
  • Chiedi chiarimenti se necessario: non aver paura di domandare maggiori dettagli per comprendere meglio.
  • Decidi se e come modificare il tuo comportamento: valuta se la critica può essere uno spunto di crescita personale.

Seguire questi passaggi può contribuire a trasformare le critiche in occasioni di apprendimento e a rafforzare la propria sicurezza nelle relazioni.

Se senti che le critiche stanno influenzando il tuo benessere o le tue relazioni, ricorda che non sei solo. Un percorso di supporto psicologico può aiutarti a sviluppare strumenti per gestire meglio queste situazioni e ritrovare serenità. Con Unobravo puoi trovare lo psicologo più adatto alle tue esigenze e iniziare un percorso su misura per te. Fai il primo passo: inizia il questionario e scopri come possiamo aiutarti.

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