La realtà che percepiamo è un mosaico complesso costruito dal nostro cervello attraverso i sensi, la memoria e le emozioni. Ogni giorno interpretiamo costantemente ciò che vediamo, sentiamo e tocchiamo, trasformando dati grezzi in significato; tuttavia, questo delicato equilibrio può talvolta alterarsi: è allora che si manifestano esperienze di dispercezione, ossia distorsioni del modo in cui interpretiamo la realtà.
In questo articolo esploreremo cosa accade quando la percezione si modifica, distinguendo tra le normali alterazioni percettive che fanno parte dell’esperienza umana e le forme più marcate che possono essere sintomo di un disturbo psicologico.
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La percezione della realtà: un equilibrio delicato
La percezione è un processo affascinante e dinamico che ci permette di dare un senso al mondo. Ogni volta che osserviamo un volto, ascoltiamo una voce o sentiamo un profumo, il nostro cervello integra le informazioni sensoriali con le esperienze passate, i ricordi e le aspettative, creando una rappresentazione soggettiva della realtà.
Questo equilibrio, però, non è fisso. Stanchezza, stress, emozioni intense o pregiudizi cognitivi possono modificare il modo in cui interpretiamo ciò che ci accade. Per esempio, dopo una giornata di tensione potremmo percepire un commento neutro come una critica, o vedere un’ombra e per un istante interpretarla come una figura.
Dispercezione: quando la realtà si modifica
La dispercezione si manifesta quando la percezione della realtà subisce un’alterazione, facendoci vivere esperienze che non corrispondono fedelmente agli stimoli esterni. In forme lievi, la dispercezione è frequente nella vita di tutti i giorni: capita, ad esempio, di “sentire vibrare il telefono” quando non lo fa o di scambiare un volto familiare tra la folla. In questi casi, il cervello “colma i vuoti” per dare senso agli stimoli, un meccanismo di adattamento utile ma imperfetto.
In forme più marcate, la dispercezione può essere legata a condizioni psicologiche o psichiatriche, come schizofrenia, disturbi psicotici, depressione maggiore con sintomi psicotici, disturbi d’ansia gravi o attacchi di panico in cui compaiono derealizzazione e depersonalizzazione, oppure disturbi dissociativi.
La differenza fondamentale risiede nella consapevolezza: nelle dispercezioni quotidiane la persona riconosce che la propria percezione è stata “ingannevole”; nei quadri psicopatologici, invece, la realtà alterata può essere vissuta come totalmente vera.
Fattori che influenzano la percezione della realtà
I nostri sensi non registrano la realtà in modo oggettivo: filtrano, selezionano e interpretano gli stimoli. Molti fattori influenzano questo processo, modificando il modo in cui vediamo e comprendiamo ciò che ci accade.
Le emozioni agiscono come filtri percettivi. Quando siamo arrabbiati, possiamo interpretare toni neutri come provocatori; la paura può amplificare i pericoli e indurci a vedere minacce dove non ci sono; la felicità, al contrario, può far apparire tutto più luminoso e accessibile. Un esempio comune è quello di chi, camminando da solo di notte e sentendosi ansioso, percepisce rumori innocui come segnali di pericolo. Non è una “falsa percezione” patologica, ma un’amplificazione emotiva del reale.
In uno stato depressivo o di solitudine prolungata, la realtà può perdere colore e vitalità. Le giornate sembrano tutte uguali, e le emozioni positive si attenuano. In psicologia si parla di anestesia emotiva, una forma di dispercezione emotiva in cui il mondo appare distante o privo di senso. Riconoscere questo fenomeno è importante per cercare sostegno e recuperare una visione più equilibrata e viva della realtà.
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Normalità vs Patologia: quando la dispercezione diventa un problema
Non tutte le alterazioni percettive sono patologiche. Tuttavia, quando la distorsione della realtà diventa persistente, intensa o invalidante, causando sofferenza o compromettendo il funzionamento quotidiano, è necessario approfondire.
Tipi di dispercezione: esempi e contesti
Esistono diverse tipologie di dispercezione, tra cui:
- Illusioni: percezioni distorte di uno stimolo reale, in cui la mente interpreta in modo errato ciò che i sensi registrano (es. vedere un’ombra e scambiarla per una persona, oppure interpretare un rumore del vento come una voce). In contesti di stanchezza o scarsa luminosità, le illusioni sono comuni e non patologiche; tuttavia, in presenza di forte ansia o in episodi psicotici, le illusioni possono essere più frequenti e vissute con angoscia.
- Pseudoallucinazioni: percezioni senza stimolo reale, ma che la persona riconosce come provenienti dalla propria mente (es. “sentire” nella mente la voce di una persona cara defunta, pur sapendo che non è reale). Questo fenomeno può comparire nei lutti, negli stati di stress intenso o in soggetti molto fantasiosi. La consapevolezza di non essere “realmente” in contatto distingue la pseudoallucinazione dall’allucinazione vera e propria.
- Allucinosi: la persona percepisce immagini o suoni non reali, ma mantiene la consapevolezza che non esistono nel mondo esterno. Un esempio è quello dell’allucinosi alcolica: un individuo può vedere piccoli animali o figure dopo una lunga astinenza da alcol, ma sa che sono il frutto della propria mente. Si tratta di un fenomeno clinico che richiede supporto medico, ma che si differenzia dalle allucinazioni psicotiche per la presenza di autocritica.
- Allucinazioni: percezioni senza oggetto reale, vissute con assoluta convinzione; queste possono essere uditive, visive, olfattive, gustative o tattili, e sono tipiche di disturbi psicotici come la schizofrenia. Ad esempio, una persona può sentire voci che le parlano o vedere figure che interagiscono con lei. Queste esperienze, pur essendo percepite come reali, non hanno corrispondenza esterna e possono generare paura, confusione e isolamento.
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La dispercezione nella psicopatologia
Depressione e dispercezione
Nella depressione maggiore, la realtà può apparire deformata: il mondo sembra opaco, il futuro privo di speranza, le proprie capacità inesistenti; si tratta di una dispercezione affettiva in cui la persona non riesce più a percepire piacere o significato. Con un trattamento adeguato, è possibile ricostruire gradualmente una visione più equilibrata e autentica della realtà.
Farmaci e sostanze psicotrope
Alcuni farmaci o sostanze psicoattive possono indurre alterazioni percettive temporanee o durature. Gli allucinogeni, ad esempio, possono modificare il senso del tempo e dello spazio, alterare i colori o generare esperienze sensoriali inesistenti; anche l’abuso di alcol o cannabis può scatenare fenomeni di derealizzazione.
Deficit cognitivi e demenze
Nei disturbi neurocognitivi, la percezione può diventare instabile: ad esempio, persone con Alzheimer o altre demenze possono non riconoscere i propri familiari o interpretare male l’ambiente. Queste dispercezioni derivano da danni organici e richiedono un approccio empatico e di sostegno, volto a ridurre la confusione e mantenere il senso di sicurezza.
Disturbi psicotici e allucinazioni
Nella schizofrenia e nei disturbi psicotici, la realtà interna sostituisce quella esterna. Le allucinazioni e i deliri creano un mondo parallelo in cui la persona vive immersa, con un grado di convinzione assoluto; in questi casi, è essenziale un trattamento farmacologico e psicoterapeutico integrato per ristabilire il contatto con la realtà.
Derealizzazione e depersonalizzazione
La derealizzazione è la sensazione che il mondo sia irreale, come se si vivesse dentro un sogno o un film. La depersonalizzazione, invece, è la percezione di essere estranei al proprio corpo o ai propri pensieri.
Questi fenomeni compaiono spesso durante attacchi di panico, traumi o stress acuto. Ad esempio, una persona può sentire di “osservarsi dall’esterno” o che gli oggetti intorno sembrano artificiali; si tratta di meccanismi di difesa dell’apparato psichico, che possono essere trattati con psicoterapia e tecniche di grounding.
Disagio e ansia: le conseguenze emotive della dispercezione
Vivere esperienze di dispercezione può essere spaventoso, e la persona può temere di “impazzire” o di perdere il controllo, sviluppando ansia anticipatoria e isolamento. Tuttavia, riconoscere che queste sensazioni costituiscono una risposta temporanea allo stress o a un disturbo trattabile rappresenta il primo passo verso la guarigione. Il sostegno psicologico e la psicoterapia aiutano infatti a ristabilire il contatto con la realtà e a ritrovare fiducia nelle proprie percezioni.
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Comprendere e affrontare la dispercezione
Psicoterapia e trattamenti: verso il recupero della realtà
La psicoterapia offre uno spazio per rielaborare le esperienze percettive alterate, comprendere le emozioni che le generano e imparare strategie di regolazione. La terapia cognitivo-comportamentale e gli interventi di grounding e mindfulness si sono dimostrati efficaci per ristabilire il contatto con il presente e rafforzare la fiducia nelle proprie percezioni.
Prevenzione e consapevolezza
Promuovere l’auto-osservazione, la cura del riposo e la gestione dello stress è fondamentale per prevenire alterazioni percettive. Coltivare relazioni significative e chiedere aiuto professionale ai primi segnali di disagio consente di mantenere una percezione della realtà più stabile, autentica e serena.
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