L’insonnia può diventare particolarmente difficile da gestire quando, notte dopo notte, compromette il riposo e finisce per avere conseguenze anche sulla vita diurna. Quando il disturbo è grave, disabilitante o causa un forte disagio, il medico può valutare la prescrizione, per un periodo limitato, di un farmaco ipnotico.
Felison è un medicinale a base di flurazepam, un principio attivo appartenente alla famiglia delle benzodiazepine.
In questo articolo vedremo a cosa serve Felison, come agisce, quali sono i possibili effetti indesiderati e quali precauzioni è importante conoscere, sia se hai ricevuto una prescrizione sia se stai accompagnando un familiare durante il trattamento.
Nell’ultima parte parleremo anche di psicoterapia, perché il farmaco può intervenire sui sintomi dell’insonnia, mentre un percorso psicologico può aiutare a comprendere e affrontare i fattori che contribuiscono a mantenerla.
Cos'è Felison e come si colloca nel panorama farmacologico
Felison è un farmaco a base di flurazepam monocloridrato, commercializzato in Italia da Laboratorio Farmaceutico S.I.T. L'indicazione approvata è il trattamento a breve termine dell'insonnia, e la scheda tecnica indica che le benzodiazepine trovano spazio soltanto quando il disturbo è grave, disabilitante e causa un grave disagio.
Non è un farmaco da banco: il Felison è soggetto a prescrizione medica con ricetta ripetibile, quindi richiede la valutazione di un medico, come il medico di medicina generale, lo psichiatra o il neurologo.
Dal punto di vista farmacologico, Felison rientra tra gli ipnotici e sedativi benzodiazepinici. Il suo principio attivo, il flurazepam, è presente in Italia anche in altri medicinali e come farmaco equivalente.
Felison è disponibile in capsule rigide da 15 mg e 30 mg. La dose deve essere stabilita dal medico sulla base delle caratteristiche individuali della persona, tenendo conto, tra gli altri fattori, dell’età, delle condizioni generali di salute, di eventuali patologie concomitanti e degli altri farmaci assunti.
Il riferimento al trattamento a breve termine è importante. Come per le altre benzodiazepine utilizzate contro l’insonnia, la terapia dovrebbe avere una durata il più possibile breve: generalmente da pochi giorni a due settimane, fino a un massimo di quattro settimane, compreso l’eventuale periodo necessario per ridurre gradualmente la dose. L’uso nei minori di 18 anni non è raccomandato di routine e richiede una specifica valutazione medica.
All’interno della famiglia dei sonniferi, infatti, le benzodiazepine non rappresentano l’unica possibilità: esistono anche altri farmaci utilizzati nel trattamento dell’insonnia, come alcuni ipnotici non benzodiazepinici e medicinali che agiscono sul sistema della melatonina.
L’obiettivo, quindi, non è stabilire quale farmaco sia preferibile in assoluto, una valutazione che spetta al medico, ma comprendere dove si colloca Felison tra le opzioni disponibili e quali caratteristiche è importante conoscere prima e durante il trattamento.

Come funziona Felison
Il flurazepam potenzia l'azione del GABA, il principale neurotrasmettitore inibitorio del sistema nervoso centrale, riducendo l'attività delle aree cerebrali coinvolte nella vigilanza.
Secondo i dati riportati nella scheda tecnica l'azione interessa sia l'addormentamento sia il mantenimento del sonno, e si esprime su tre piani:
- una riduzione del tempo di addormentamento, che nella scheda tecnica si attesta in media intorno ai 20 minuti;
- una diminuzione dei risvegli notturni;
- un aumento della durata complessiva del sonno, indicata tra le 7 e le 8 ore.
La caratteristica che distingue il flurazepam riguarda invece il tempo di permanenza nell'organismo. La molecola ha un'emivita breve, intorno alle 2-3 ore, ma viene trasformata in metaboliti attivi a lunga durata, e il principale, il N-desalchilflurazepam, può restare in circolo tra le 47 e le 100 ore.
Per questo il flurazepam è classificato tra le benzodiazepine a lunga durata d'azione, con una tendenza all'accumulo quando l'assunzione si ripete (Griffin et al., 2013). È la ragione per cui alcune persone possono avvertire sonnolenza residua il giorno dopo, con un'intensità che varia da persona a persona.
Effetti terapeutici ed effetti collaterali
Il profilo di Felison comprende gli effetti per cui viene prescritto e quelli indesiderati che possono accompagnarli, ed entrambi vale la pena conoscerli prima di iniziare.
Effetti terapeutici
L'effetto atteso riguarda la qualità percepita del riposo, non soltanto le ore contate. Quando il trattamento funziona, i cambiamenti che possono comparire sono:
- addormentarsi con maggiore facilità, riducendo il tempo di attesa nel letto;
- svegliarsi meno durante la notte, con un sonno più continuo;
- dormire più a lungo complessivamente;
- percepire al mattino un riposo più pieno.
Quando l'insonnia è grave e disabilitante il suo impatto non si ferma alla notte, perché porta con sé stanchezza persistente, difficoltà di concentrazione e irritabilità. In questi casi un miglioramento del sonno può tradursi in un sollievo anche nelle ore di veglia.
L’impiego riconosciuto è quello nel breve termine, che coincide con il contesto per cui il farmaco è indicato. Felison può aiutare a recuperare il sonno quando l’insonnia è particolarmente intensa e debilitante, ma non è pensato come una soluzione stabile nel tempo. Per questo, se le difficoltà del sonno persistono, è importante approfondire con il medico le possibili cause e valutare gli interventi più adatti alla situazione.
Effetti collaterali
Come tutti i farmaci, Felison può causare effetti indesiderati, la cui intensità dipende dalla dose, dalla durata del trattamento e dalle condizioni di salute individuali. La scheda tecnica non li classifica per categorie di frequenza, ma distingue quelli legati a una sedazione eccessiva dagli altri.
Gli effetti legati alla sedazione sono i più frequentemente riportati, in particolare nelle persone anziane o debilitate, e comprendono:
- sonnolenza diurna e sensazione di testa pesante al mattino;
- ottundimento emotivo, cioè un appiattimento della reattività emotiva;
- riduzione della vigilanza e della concentrazione;
- confusione, affaticamento e cefalea;
- vertigini, debolezza muscolare e difficoltà di coordinazione, cioè atassia;
- visione doppia.
La sensazione di sonnolenza o rallentamento il giorno successivo è un effetto documentato e può essere legata alla persistenza nell’organismo dei metaboliti attivi del flurazepam. Se diventa marcata o interferisce con le normali attività quotidiane, è importante segnalarla al medico.
Particolare cautela è necessaria prima di mettersi alla guida o svolgere attività che richiedono attenzione e prontezza di riflessi: l’uso di benzodiazepine può infatti compromettere le capacità psicomotorie e di guida e aumentare il rischio di incidenti stradali (Dassanayake et al., 2011).
Occasionalmente possono comparire anche:
- disturbi gastrointestinali;
- alterazioni della libido;
- reazioni cutanee e prurito;
- disturbi dell'accomodazione visiva;
- ipotensione e secchezza delle fauci;
- granulocitopenia e variazioni dei valori epatici, come transaminasi, fosfatasi alcalina e bilirubina.
Due effetti richiedono un’attenzione specifica. L’amnesia anterograda, cioè la difficoltà a formare nuovi ricordi dopo l’assunzione, può comparire anche alle dosi terapeutiche e il rischio aumenta con dosaggi più elevati.
Le reazioni paradosse, invece, producono effetti opposti a quelli attesi e possono comprendere irrequietezza, agitazione, irritabilità, aggressività, incubi e allucinazioni. Queste reazioni sono più frequenti nei bambini e negli anziani. Durante il trattamento può inoltre diventare evidente una depressione preesistente; in presenza di pensieri suicidari è necessario rivolgersi tempestivamente a un medico.
L’uso continuativo delle benzodiazepine può portare a dipendenza fisica e psicologica, anche alle dosi terapeutiche. Il rischio aumenta con la dose e con la durata del trattamento. Una sospensione brusca, soprattutto dopo lo sviluppo di dipendenza fisica, può provocare sintomi di astinenza come ansia, irritabilità e tremori, oltre a un’insonnia di rimbalzo, cioè la ricomparsa transitoria dei disturbi del sonno che avevano portato al trattamento, talvolta in forma più intensa.
Per questo motivo, il trattamento non va interrotto autonomamente: la riduzione della dose deve essere concordata con il medico e avvenire in modo graduale.
In caso di sovradosaggio, possono comparire sintomi che vanno dalla sonnolenza e dall’ottundimento fino ad atassia, ipotonia, ipotensione e depressione respiratoria; nei casi più gravi può verificarsi il coma. Il rischio aumenta quando il farmaco viene assunto insieme ad alcol o ad altri medicinali con effetto depressivo sul sistema nervoso centrale. In caso di assunzione eccessiva o sospetto sovradosaggio è necessario richiedere immediatamente assistenza medica, contattando il 112.
Interazioni con altri farmaci
Assumere Felison insieme ad altre sostanze o medicinali può modificarne o potenziarne gli effetti, aumentando in alcuni casi il rischio di reazioni indesiderate.
Una delle associazioni da evitare è quella con l’alcol, che può aumentare l’effetto sedativo del flurazepam e compromettere maggiormente attenzione, vigilanza e capacità psicomotorie. Per questo è raccomandato non consumare alcol durante il trattamento, e non soltanto nelle ore immediatamente vicine all’assunzione del farmaco.
Anche i depressori del sistema nervoso centrale possono amplificare l'azione del farmaco, perché l'effetto sedativo si somma. Rientrano in questo gruppo:
- antipsicotici,
- altri ipnotici,
- ansiolitici e sedativi,
- antidepressivi,
- analgesici oppioidi,
- antiepilettici,
- anestetici,
- antistaminici sedativi.
L’associazione con gli analgesici oppioidi richiede particolare cautela, perché può aumentare il rischio di sedazione, depressione respiratoria, coma e, nei casi più gravi, morte. Per questo l’uso concomitante viene generalmente riservato alle situazioni in cui il medico ritiene che non siano disponibili alternative terapeutiche adeguate, utilizzando la dose efficace più bassa e per il minor tempo possibile.
È quindi importante comunicare al medico tutti i farmaci che si stanno assumendo, compresi quelli da banco, oltre a integratori e altri prodotti utilizzati abitualmente. Valutare possibili interazioni, infatti, richiede di considerare contemporaneamente sostanze, dosaggi e condizioni individuali: una valutazione clinica che il foglietto illustrativo, da solo, non può sostituire.
Avvertenze e precauzioni d'uso
Alcune condizioni rendono l'uso di Felison inadeguato. La scheda tecnica indica come controindicazioni:
- ipersensibilità al flurazepam, alle benzodiazepine o a uno degli eccipienti;
- miastenia gravis;
- grave insufficienza respiratoria;
- grave insufficienza epatica;
- sindrome da apnea notturna.
In altre situazioni Felison può richiedere una valutazione particolarmente attenta del rapporto tra benefici e rischi:
- Gravidanza: la scheda tecnica indica di non somministrare il farmaco nel primo trimestre e, nel resto della gravidanza, di utilizzarlo soltanto in caso di effettiva necessità e sotto controllo medico. L’assunzione di dosi elevate nell’ultima fase della gravidanza o durante il travaglio può provocare nel neonato effetti come ipotermia, ipotonia e depressione respiratoria.
- Allattamento: poiché le benzodiazepine possono passare nel latte materno, l’uso di Felison non è raccomandato durante l’allattamento.
- Guida e uso di macchinari: sedazione, amnesia, difficoltà di concentrazione e alterazioni della funzione muscolare possono compromettere la capacità di guidare e utilizzare macchinari. Il rischio può persistere anche il giorno successivo all’assunzione, soprattutto se la durata del sonno è stata insufficiente.
- Persone anziane o debilitate: può essere necessario utilizzare dosi più basse, anche per la maggiore sensibilità agli effetti delle benzodiazepine. Sedazione e alterazioni dell’equilibrio possono inoltre aumentare il rischio di cadute e conseguenti fratture, un’associazione osservata anche con le benzodiazepine a lunga durata d’azione (Wang et al., 2001).
- Insufficienza epatica o renale: può essere necessario ridurre la dose e adottare una maggiore cautela, secondo la valutazione del medico.
- Storia di abuso di alcol o sostanze: il rischio di sviluppare dipendenza da psicofarmaci può essere maggiore, perciò il trattamento richiede particolare cautela e monitoraggio.
- Presenza di lattosio: le capsule contengono lattosio. Chi presenta alcune rare condizioni ereditarie legate al metabolismo di determinati zuccheri deve quindi segnalarlo al medico prima di assumere il medicinale.
Felison non è indicato come trattamento primario della psicosi e le benzodiazepine non dovrebbero essere utilizzate da sole per trattare la depressione o l’ansia associata alla depressione. In questi casi è necessaria una valutazione specifica del disturbo di fondo e del trattamento più appropriato.
Se il trattamento viene protratto, il medico può ritenere opportuno effettuare controlli periodici, che possono comprendere esami del sangue e della funzionalità epatica.
La decisione di iniziare, modificare o interrompere il trattamento con Felison spetta al medico, sulla base della situazione clinica complessiva. Dose e durata della terapia non dovrebbero quindi essere modificate autonomamente.

Felison e psicoterapia: due strumenti nel percorso di cura
Felison interviene principalmente sui sintomi dell’insonnia, ma non necessariamente sui fattori psicologici, comportamentali o ambientali che possono contribuire a mantenerla. Farmaco e psicoterapia, quindi, non sono necessariamente due strade alternative: possono rispondere a bisogni diversi all’interno dello stesso percorso. La domanda utile non è tanto quale dei due “funzioni meglio” in assoluto, quanto quale intervento sia più indicato nella situazione specifica e in quale momento.
Quando alle notti in bianco si associano ansia e insonnia, uno stress cronico o un disagio emotivo difficile da riconoscere e gestire, il farmaco può offrire un sollievo sintomatico nel breve termine, mentre può essere utile intervenire anche sui fattori che contribuiscono alla difficoltà di dormire.
Alcuni segnali possono suggerire la necessità di approfondire questi aspetti: pensieri ricorrenti che rendono difficile addormentarsi, un sonno che peggiora nei periodi di maggiore tensione emotiva, la preoccupazione crescente per il fatto stesso di non riuscire a dormire oppure un’ insonnia cronica che tende a ripresentarsi nel tempo.
Per l’insonnia cronica, le linee guida internazionali indicano come trattamento di prima linea la terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia, conosciuta come CBT-I (Edinger et al., 2021). Si tratta di un intervento strutturato e specifico che può comprendere tecniche come il controllo dello stimolo e la restrizione o regolazione del tempo trascorso a letto, insieme a interventi sui pensieri e sui comportamenti che contribuiscono a mantenere l’insonnia. Indicazioni sull’igiene del sonno possono far parte del percorso, ma da sole generalmente non costituiscono un trattamento sufficiente per l’insonnia cronica.
Un percorso psicologico può essere utile anche quando, insieme al medico, si programma la riduzione graduale di una terapia farmacologica, aiutando la persona a sviluppare strategie per gestire il sonno e gli eventuali fattori psicologici associati.
Se la difficoltà a dormire persiste e ha iniziato a condizionare anche le tue giornate, può essere utile comprenderne meglio i meccanismi e valutare il tipo di supporto più adatto. Con il questionario di Unobravo puoi trovare un professionista in linea con le tue esigenze.




