Crescita personale

Il pensiero desiderante

Il desiderio è quel forte sentimento che affiora quando ci manca qualcosa che cattura il nostro interesse o che emerge nel momento in cui cerchiamo di soddisfare un nostro bisogno. L’anima del desiderio, però, racchiude una tensione destinata a non risolversi mai. Ed è qui che entra in gioco il pensiero desiderante, ovvero una strategia mentale per far fronte a questa mancanza.



“La città ti appare come un tutto in cui nessun desiderio va perduto e di cui tu fai parte, e poiché essa gode tutto quello che tu non godi, a te non resta che abitare questo desiderio ed esserne contento” Le città invisibili, Italo Calvino


Cosa si intende per pensiero desiderante?

Il pensiero desiderante è una modalità di elaborazione dei propri desideri. È un processo cognitivo, consapevole e volontario, che coinvolge l’elaborazione di informazioni:

  • in forma immaginativa (imaginative prefiguration), come ad esempio la costruzione di immagini mentali dell’obiettivo desiderato;
  • in forma verbale (verbal perseveration), elaborando la necessità di raggiungere l’obiettivo desiderato tramite un “discorso interno”, di tipo verbale, ripetitivo e con dichiarazioni auto-motivate. 

La sua funzione principale è quella di motivare all’azione concreta, poiché aiuta a mettere in evidenza le conseguenze positive permettendo di assaporarle in anticipo.


Rimuginìo e pensiero desiderante

Il rimuginìo è quel fenomeno puramente cognitivo e completamente mentale, la cui caratteristica fondamentale è la ripetitività e la sua capacità pervasiva di occupare lo spazio mentale. Esso è associato:

  • alla predominanza del pensiero verbale di valore negativo;
  • all’evitamento cognitivo;
  • all’inibizione dell’elaborazione emotiva.
Jr Korpa - Unsplash


Il rimuginìo condivide alcune caratteristiche tipiche con il pensiero desiderante, tra le quali una forte attenzione focalizzata su di sé, una natura di tipo ricorrente e perseverante ed infine un basso livello di consapevolezza metacognitiva. Il  pensiero desiderante però, ha alcune caratteristiche distintive, tra le quali:

  • l’elaborazione immaginativa: la produzione di immagini mentali molto vivide relative alle sensazioni e alle attività riguardanti l’oggetto del desiderio, che scatenano una gratificazione simile a quella che emerge quando ci avviciniamo realmente all’attività piacevole;
  • la concretezza: il soggetto si attiva a livello comportamentale pianificando l’azione indispensabile per raggiungere l’oggetto del desiderio;
  • gli esiti emotivi e comportamentali: dal punto di vista comportamentale porta ad una attivazione dell’azione, mentre dal punto di vista emotivo sostiene l’esperienza del craving.


Pensiero desiderante, craving e deficit metacognitivo

Se il rimuginìo prende il posto del pensiero desiderante, esso si associa spesso al craving, sintomo centrale delle dipendenze comportamentali.  Il craving rappresenta un’esperienza di desiderio, intenso ed incontrollabile, per un oggetto o per un’attività, con lo scopo di ottenere l’effetto desiderato. Tende inoltre a manifestarsi in diversi modi, tramite le intrusioni mentali, gli impulsi ad agire, gli stati emotivi e le sensazioni fisiche.

La tendenza ad uno stile di pensiero di tipo desiderante può comportare anche dei deficit a livello metacognitivo. Nascono così:

  • meta-credenze negative, che definiscono l’incontrollabilità del nostro pensiero, come ad esempio “i miei pensieri sono fuori dal mio controllo”;
  • meta-credenze positive come “preoccuparmi mi aiuta ad essere preparato” che, in modo disfunzionale, mantengono la persona in uno stato di eccitazione e che fanno erroneamente pensare che rimuginare aiuti a sentirsi motivati e a prendere la decisione migliore per sé stessi.
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Quali sono le conseguenze?

Questa risposta mentale ai nostri desideri può causare delle conseguenze a livello negativo perché, se da una parte ne amplifica il desiderio, dall’altra ne sottolinea la deprivazione. Di conseguenza l’azione è tesa ad ottenere una gratificazione immediata:

  • evidenziando solamente le conseguenze positive;
  • cercando valide ragioni che le sostengono;
  • diminuendo l’autocontrollo;
  • deformando i processi decisionali.

L’individuo rimane intrappolato in questa gabbia mentale dove prevalgono il desiderio e le gratificazioni istantanee.


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