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Paura di andare dallo psicologo? Cosa succede nella prima seduta

Paura di andare dallo psicologo? Cosa succede nella prima seduta
Redazione
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
17.2.2026
Paura di andare dallo psicologo? Cosa succede nella prima seduta
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Ti è mai capitato di sentirti a disagio all’idea di chiedere aiuto a uno psicologo? Può essere una sensazione comune, fatta di paura, ansia, dubbi e vergogna. Non c’è nulla di sbagliato in questa emozione: è naturale sentirsi così quando si pensa di dover affrontare qualcosa di sconosciuto e potenzialmente doloroso.

In questo articolo cercheremo di fare chiarezza su cosa aspettarsi dal primo incontro con uno psicologo, con l’obiettivo di facilitare quel primo passo che spesso è il più difficile. Ricorda: chiedere aiuto non significa essere “rotti”, ma avere il coraggio di prendersi cura di sé.

Perché l’idea di andare dallo psicologo spaventa

L’idea di iniziare un percorso con uno psicologo può avere diverse radici.Una è l’ignoto: non sapere cosa succede durante una terapia, come si svolge un incontro o “da dove si comincia” può farci sentire spaesati e in allarme. Anche il semplice fatto di parlare di sé può attivare resistenze, perché può metterci in una posizione di vulnerabilità: è normale temere di aprirsi con una persona che non conosciamo ancora, anche se è un professionista.

A tutto questo si aggiunge spesso lo stigma, cioè l’idea che chiedere aiuto sia qualcosa di “strano” o da nascondere: non a caso, sul lavoro molte persone non sanno nemmeno quali strumenti esistano per tutelare il proprio benessere psicologico. In un report Unobravo, infatti, quasi 7 lavoratori su 10 dichiarano di non conoscere le risorse aziendali disponibili per la salute mentale e solo il 14,7% percepisce che in azienda l’argomento sia apertamente incoraggiato.

E poi c’è un mito molto diffuso: “se vado dallo psicologo, allora significa che è grave”. In realtà, si può chiedere supporto anche prima di arrivare al limite, la terapia è uno spazio di ascolto e crescita.

Rdne - Pexels

Paura del giudizio, vergogna e falsi miti

“Lo psicologo mi giudicherà?”: questa è una delle domande più comuni e legittime che le persone si pongono prima di iniziare un percorso di terapia. Non è una domanda banale in quanto la paura di essere valutati, etichettati o addirittura “condannati” può essere così forte da bloccarci sul nascere.

La differenza tra essere ascoltati in modo clinico ed essere valutati come persone è sottile, ma fondamentale. Lo psicologo non è lì per darti un voto o per giudicare la tua moralità; il suo obiettivo è comprendere, insieme a te, cosa sta succedendo, senza giudizio e costruire una lettura utile del tuo vissuto.

A volte, la paura del giudizio si intreccia con la colpa e l’autosvalutazione: “se chiedo aiuto, significa che sono debole”. Al contrario, il coraggio di mettersi in discussione e di affrontare le proprie fragilità può essere un atto di forza e di responsabilità verso se stessi.

La vergogna, alimentata dallo stigma culturale del “devo farcela da solo”, può diventare un ostacolo enorme: non a caso, molte persone preferiscono tacere. In un’indagine Unobravo, solo il 33,5% dei lavoratori si dice a proprio agio nel parlare di salute mentale con il proprio capo, oltre il 40% prova disagio o paura di ripercussioni e il 51,1% teme che parlarne possa avere un impatto negativo sulla carriera; inoltre, per l’84,7% è proprio la salute mentale la cosa più difficile da rivelare al datore di lavoro.

Per superare la vergogna, possono bastare piccoli passi: parlarne con una persona fidata, informarsi sull’approccio terapeutico, fissare un colloquio conoscitivo. Azioni semplici, ma rivoluzionarie, che possono segnare l’inizio di un percorso di cambiamento.

Paura di cambiare e perdere il controllo

Il cambiamento può spaventare, soprattutto quando riguarda aspetti profondi della nostra psiche. A volte, anche ciò che ci fa soffrire può sembrare familiare e quindi meno minaccioso rispetto all’ignoto.Per questo motivo, la terapia può far paura: per esempio per il timore di perdere il controllo delle emozioni o di essere sopraffatti.

In realtà, il percorso terapeutico si costruisce insieme, rispettando i tuoi tempi e i tuoi confini. Il terapeuta non “scava” a forza, ma ti accompagna gradualmente, aiutandoti a esplorare il tuo mondo interiore con delicatezza e rispetto.

Un altro timore frequente è quello di essere influenzati o manipolati. Anche in questo caso, la relazione terapeutica è guidata da principi etici chiari: il terapeuta non ha il potere di “plasmare” la tua mente, ma ti offre uno spazio sicuro per riflettere e crescere in autonomia.

Cosa succede nella prima seduta

La prima seduta con uno psicologo è un incontro conoscitivo. Non è necessario avere le idee chiare su cosa portare o su quale sia il problema.Puoi arrivare con una motivazione confusa o con la sensazione che qualcosa non vada, senza riuscire a definirlo. Il professionista ti aiuterà a mettere ordine e a dare un senso al tuo vissuto.

Durante il primo incontro, potrebbe chiederti:

  • Qual è la tua storia personale e familiare.
  • Quali sono i sintomi o le difficoltà che ti hanno spinto a chiedere aiuto.
  • Qual è il contesto in cui vivi: lavoro, relazioni, ambiente.
  • Che cosa ti preoccupa maggiormente in questo momento.
  • Quali sono i tuoi obiettivi o le tue aspettative rispetto al percorso.

Arrivare con un po’ di ansia o con la sensazione di non sapere da dove iniziare può essere normale, il terapeuta è lì per accogliere anche queste emozioni.

Cosa puoi aspettarti

La terapia non è una prestazione, non devi dire tutto subito né raccontare “bene”. Definirete insieme obiettivi realistici, chiarendo passo dopo passo che cosa ti aspetti e di che cosa hai bisogno in questo momento.Per esempio, possono emergere bisogni di sollievo, di strumenti pratici o di maggiore chiarezza.

Anche i tempi variabili fanno parte del percorso: il terapeuta può aiutarti nel monitoraggio dei cambiamenti, in modo da capire cosa sta funzionando e cosa, invece, va ricalibrato.

Tutela della privacy e segreto professionale

La privacy e il segreto professionale sono pilastri fondamentali della relazione terapeutica. Ciò significa che tutto ciò che condividi con lo psicologo rimane riservato tra te e il terapeuta.

All’inizio del percorso ti verrà chiesto di firmare il consenso informato, che serve a tutelare i tuoi diritti e a chiarire il quadro normativo entro cui il professionista opera.

Esistono rare eccezioni a questa regola, legate a situazioni di rischio grave e concreto per te o per altri, o a specifici obblighi di legge: in questi casi il professionista può dover attivare interventi di tutela.

Se la tua preoccupazione è che qualcuno possa scoprire che stai facendo terapia, puoi proteggere il tuo spazio scegliendo un luogo riservato per le sedute online, utilizzando cuffie o fissando gli incontri in momenti di tranquillità.

Come iniziare quando non sappiamo cosa dire

Non sapere cosa dire allo psicologo è una preoccupazione comune. Può essere utile partire dal presente: cosa ti ha spinto a cercare aiuto? Portare esempi concreti come pensieri ricorrenti, insonnia, difficoltà nelle relazioni, stress lavorativo , blocchi o evitamenti, può essere un buon punto di partenza.

Spesso, infatti, è più facile partire da ciò che vivi ogni giorno, anche quando ti sembra “troppo” o “non abbastanza” per chiedere aiuto. Parlare di questi temi può essere particolarmente difficile. Anche il silenzio può essere un materiale utile, e lo psicologo può guidarti con domande.Una frase ponte che puoi usare per iniziare potrebbe essere: "Mi sento bloccato/a e non so da dove cominciare".Ricorda che non esiste un modo giusto per iniziare: l'importante è fare il primo passo.

Emozioni forti e sicurezza in seduta

La paura di piangere o di perdere il controllo delle proprie emozioni durante la seduta è comprensibile. La terapia non è un luogo in cui si deve essere sempre forti o composti. Piangere è una risposta normale, non è un segno di debolezza né di esagerazione. Il terapeuta può aiutarti a regolare le emozioni attraverso pause, esercizi di respirazione e un ritmo più lento.

Dopo una seduta, potresti sentirti sollevato, stanco o confuso. Queste sensazioni possono essere comuni e fanno parte del processo di elaborazione emotiva.

Shkraba - Pexels

Come capire se potrebbe servirti un supporto

Capire quando è il momento di chiedere aiuto non è sempre facile. Forse ti stai chiedendo: quali segnali indicano che potrei aver bisogno di uno psicologo?

Ecco alcuni segnali che possono indicarci la necessità di un supporto psicologico:

  • Sofferenza che dura nel tempo.
  • Ansia o umore deflesso.
  • Disturbi del sonno.
  • Calo dell’energia.
  • Pensieri ricorrenti e intrusivi.
  • Irritabilità.
  • Difficoltà nelle relazioni.
  • Calo del rendimento lavorativo o nello studio.
  • Tendenza all’evitamento.

A volte, il tentativo di “farcela da soli” può trasformarsi in isolamento o in una fatica cronica che erode le nostre risorse.La terapia può essere uno spazio di prevenzione, orientamento e crescita personale. Se senti che il peso sta diventando troppo grande, non aspettare che diventi insostenibile: chiedere aiuto è un atto di cura.

Come trovare uno psicologo che ti capisca davvero

Trovare uno psicologo con cui sentirsi a proprio agio è fondamentale per costruire un’alleanza terapeutica efficace. Questa relazione si basa su sicurezza, ascolto e rispetto.Dopo le prime sedute, prova a chiederti: “Mi sento compreso?”, “Gli obiettivi sono chiari?”, “Il ritmo è sostenibile?”, “Il linguaggio è accessibile?”. Ricorda: hai il diritto di cambiare psicologo se non ti senti a tuo agio.

Per orientarti, ecco alcune domande che puoi fare al professionista:

  • Qual è il suo approccio terapeutico?
  • Con quale frequenza ci incontreremo?
  • Come si lavora tra una seduta e l’altra?
  • Come si monitora l’andamento del percorso?
  • Quali sono i confini del nostro rapporto?
  • Cosa succede se non mi trovo bene?
  • Come vengono tutelati la mia privacy e il mio anonimato?

Rispetto alla terapia in presenza, quella online può essere particolarmente utile se provi ansia, vergogna o fatica a parlare di te. Ti permette di iniziare dal tuo ambiente, scegliendo uno spazio dove ti senti al sicuro e con maggiore flessibilità negli orari.

Un nuovo inizio, con i tuoi tempi

La paura di andare dallo psicologo non significa che tu non sia pronto. Al contrario, spesso è un segnale di quanto ti stia a cuore il tuo benessere.Informarti su come funziona la terapia, scrivere qualche riga su come ti senti e fissare un primo colloquio sono passi semplici che possono aiutarti a chiarirti le idee.

Il cambiamento non è immediato, ma concederti uno spazio di ascolto può essere il primo passo per sentirti più libero e sereno.Se senti di essere pronto, puoi iniziare un percorso con Unobravo.

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