La quetiapina è un principio attivo della famiglia degli antipsicotici atipici, o anche detti di seconda generazione, ed è la molecola alla base di farmaci come Seroquel, Quepin e Quetidin. Viene prescritta soprattutto per il trattamento della schizofrenia e del disturbo bipolare, ma trova impiego anche nella depressione maggiore resistente e, a basso dosaggio, in altri contesti clinici.
In questa pagina vediamo di che classe fa parte la quetiapina e con quali nomi è in commercio, come funziona e per cosa si usa, quali sono le controindicazioni e gli effetti indesiderati, come vanno intese sospensione e dipendenza e in che modo la psicoterapia può affiancare il trattamento.
Di che classe fa parte e con quali nomi è in commercio
La quetiapina appartiene alla classe degli antipsicotici, nel gruppo dei cosiddetti atipici o di seconda generazione, sviluppati a partire dagli anni Novanta per migliorare la tollerabilità rispetto ai farmaci più datati. Dal punto di vista chimico rientra nelle dibenzotiazepine, una famiglia molecolare che ne caratterizza il modo di interagire con i sistemi del cervello.
Lo stesso principio attivo è in commercio con nomi diversi. In Italia i più noti sono:
- Seroquel, il marchio più diffuso a livello internazionale,
- Quepin,
- Quetidin.
Sul fronte delle formulazioni, la quetiapina esiste in compresse a rilascio immediato, che agiscono più rapidamente, e a rilascio prolungato (sigla XR), che rilasciano il principio attivo in modo graduale nell'arco della giornata. I dosaggi disponibili vanno da 25 mg a 400 mg, così da calibrare la terapia sulle esigenze della persona.
Come funziona e per cosa si usa Quetiapina
Per capire come agisce la quetiapina è utile immaginare il cervello come un sistema di comunicazione in cui diversi messaggeri chimici trasmettono segnali tra le cellule nervose. Quando questi sistemi sono alterati possono emergere, tra gli altri fattori, sintomi molto diversi tra loro, dai pensieri disorganizzati agli sbalzi d'umore fino alle difficoltà di sonno.
La quetiapina agisce modulando tre di questi sistemi, ovvero quello della dopamina, della serotonina e dell'istamina. Una certa iperattività del sistema dopaminergico è associata, tra gli altri fattori, ai sintomi psicotici come allucinazioni e deliri, e riducendola il farmaco può contribuire a renderli meno intensi o più gestibili.
L'azione sul sistema serotoninergico è associata agli effetti sull'umore e a un possibile contributo antidepressivo, il che spiega perché la molecola venga usata anche fuori dalla psicosi. L'azione sul sistema istaminergico produce invece un effetto sedativo, che può risultare utile quando la persona sperimenta agitazione intensa o difficoltà a dormire.
Secondo alcune ipotesi, la rapidità con cui la quetiapina si dissocia dal sistema dopaminergico potrebbe spiegare perché il suo profilo di tollerabilità risulti spesso più favorevole rispetto ad altri antipsicotici.
In Italia, secondo le indicazioni approvate da AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ed EMA (European Medicines Agency), la quetiapina è autorizzata nel trattamento di diverse condizioni:
- schizofrenia, dove agisce soprattutto sui sintomi psicotici,
- disturbo bipolare, negli episodi maniacali e depressivi e nella prevenzione delle ricadute,
- depressione maggiore resistente, in associazione a un antidepressivo quando la risposta alla terapia standard è insufficiente.
Nel disturbo bipolare la quetiapina occupa una posizione particolare, perché è l'unico antipsicotico approvato sia dall'EMA sia dalla FDA (Food and Drug Administration, l’agenzia federale del governo degli Stati Uniti che protegge la salute pubblica controllando la sicurezza di cibi, farmaci e dispositivi medici) per gli episodi acuti e la prevenzione a lungo termine, nelle fasi sia depressive sia maniacali (WHO, 2023). Le evidenze la indicano come opzione efficace, capace di ridurre la frequenza e la gravità degli episodi (Suttajit et al., 2014).
A dosaggi molto bassi, intorno ai 25 mg, la quetiapina viene talvolta prescritta per l'effetto sedativo in caso di insonnia o disturbi d'ansia. Resta comunque una scelta medica individuale, valutata caso per caso, non una pratica standardizzata.
È importante precisare che le formulazioni a rilascio prolungato non sono indicate sotto i 18 anni ed è sempre imprescindibile un confronto con uno specialista.

Controindicazioni, avvertenze e precauzioni
Ci sono situazioni in cui la quetiapina non può essere usata.
La controindicazione assoluta più rilevante riguarda chi ha una reazione allergica nota al principio attivo o agli eccipienti del farmaco. Non è inoltre possibile assumere quetiapina insieme ad alcuni antimicotici, antivirali o antibiotici che ne rallentano il metabolismo, un aspetto ripreso nella sezione dedicata alle interazioni.
Tra le situazioni che richiedono particolare cautela rientrano alcune patologie cardiovascolari o cerebrovascolari, le condizioni che predispongono a cali di pressione e una storia di convulsioni. Inoltre, per gli anziani con demenza l'uso è sconsigliato per il maggior rischio di eventi cerebrovascolari e di mortalità.
Qua di seguito vengono elencate le altre situazioni in cui è necessario prendere precauzioni:
- Gravidanza: l'uso è possibile solo se il beneficio per la madre giustifica il rischio per il bambino; nel terzo trimestre il neonato può presentare tremore, rigidità, sonnolenza o difficoltà respiratorie.
- Allattamento: la quetiapina passa nel latte materno, perciò è generalmente sconsigliata in questa fase.
- Guida e uso di macchinari: la sonnolenza è possibile soprattutto all'inizio, per cui è prudente non mettersi alla guida finché non si conosce la propria risposta al farmaco.
- Anziani senza demenza: possono essere più sensibili agli effetti del farmaco e richiedere un aggiustamento del dosaggio.
- Insufficienza epatica o renale: richiede cautela e un monitoraggio più attento.
- Diabete e sindrome metabolica: è opportuno controllare regolarmente glicemia e lipidi nel sangue, perché il farmaco può influenzare questi parametri.
- Alcol: va evitato per tutta la durata del trattamento, perché può aumentare la sedazione in modo significativo.
- Aumento di peso: è un effetto possibile che merita un monitoraggio regolare nel tempo.
- Presenza di pensieri suicidari: nelle prime settimane, soprattutto nei giovani adulti, è possibile un temporaneo peggioramento di questi pensieri; se dovesse accadere, è importante contattare subito il medico.
Qualsiasi modifica alla terapia, che si tratti di ridurre la dose, sospendere il farmaco o aggiungere altro, va sempre discussa e concordata con il medico, mai fatta di propria iniziativa.
Effetti indesiderati
Come tutti i farmaci, la quetiapina può causare effetti indesiderati, sebbene non tutte le persone li manifestino. Conoscerli in anticipo non serve ad allarmarti, ma a riconoscerli se dovessero comparire e a sapere come comportarti. Gli effetti possibili vengono classificati in base alla frequenza con cui si presentano.
Molto comuni (possono riguardare più di una persona su dieci):
- sonnolenza,
- capogiri,
- cefalea,
- secchezza delle fauci,
- aumento dell'appetito e del peso.
Comuni (possono riguardare fino a una persona su dieci):
- astenia, cioè sensazione di stanchezza e debolezza,
- tachicardia e ipotensione ortostatica, cioè calo di pressione quando ci si alza in piedi,
- stipsi e dispepsia,
- edema periferico, cioè gonfiore a mani e piedi,
- visione offuscata,
- aumento di glicemia, colesterolo e trigliceridi,
- irritabilità,
- pensieri suicidari e peggioramento dell'umore, soprattutto nelle prime settimane.
Non comuni (possono riguardare fino a una persona su cento):
- riduzione di alcune cellule del sangue (leucopenia e neutropenia),
- convulsioni,
- sindrome delle gambe senza riposo,
- discinesia tardiva, cioè movimenti involontari,
- sincope,
- prolungamento dell'intervallo QT, un parametro cardiaco,
- disfagia, cioè difficoltà a deglutire.
Rari (possono riguardare fino a una persona su mille):
- sindrome neurolettica maligna, con febbre alta, rigidità muscolare, sudorazione intensa e alterazione della coscienza, che è un'emergenza medica da segnalare immediatamente,
- tromboembolismo venoso,
- pancreatite,
- ittero ed epatite,
- priapismo,
- rabdomiolisi.
Molto rari (possono riguardare fino a una persona su diecimila):
- gravi reazioni cutanee come la sindrome di Stevens-Johnson o la necrolisi epidermica tossica,
- anafilassi.
Molti degli effetti più comuni, come la sonnolenza e i capogiri, tendono ad attenuarsi nelle prime settimane, man mano che il corpo si adatta al farmaco. Se invece non dovessero ridursi, è importante segnalarlo al medico, che potrà valutare un aggiustamento della dose o esplorare alternative.
Infine, alcune persone segnalano di notare alterazioni della libido o della funzione sessuale.
Un chiarimento importante riguarda infine la sospensione. La quetiapina non provoca dipendenza fisica e non dà origine a craving o alla ricerca compulsiva del farmaco. Interromperla bruscamente può, invece, causare sintomi da discontinuazione, tra cui insonnia, nausea, cefalea, diarrea, vomito, capogiri e irritabilità.
Per evitare questi disturbi la riduzione della dose deve essere sempre graduale e concordata con il medico, che saprà indicare i tempi e le modalità più adatti alla situazione.
Interazioni con altri farmaci e sovradosaggio
La quetiapina può interagire in modo significativo con molti farmaci, integratori e sostanze. Le interazioni principali documentate dalle autorità regolatorie includono:
- Depressori del sistema nervoso centrale (benzodiazepine, oppioidi): l'uso combinato può potenziare la sedazione in modo significativo.
- Inibitori del CYP3A4 (alcuni antimicotici, antivirali, eritromicina, claritromicina): l'uso concomitante è controindicato, perché aumenta i livelli del farmaco nel sangue.
- Induttori del CYP3A4 (carbamazepina, fenitoina, rifampicina, barbiturici): possono ridurre l'efficacia del farmaco.
- Litio e tioridazina: interazioni da monitorare con attenzione.
- Farmaci che prolungano l'intervallo QT: possibile aumento del rischio di aritmie cardiache.
- Farmaci anticolinergici: possibile potenziamento di effetti come secchezza delle fauci, stipsi e ritenzione urinaria.
- Farmaci per la pressione arteriosa: possibile potenziamento dell'effetto ipotensivo.
- Succo di pompelmo: può aumentare i livelli del farmaco nel sangue, quindi è preferibile evitarlo durante il trattamento.
- Test urinari: la quetiapina può generare falsi positivi per metadone e antidepressivi triciclici.
Informa sempre il medico di tutti i farmaci, integratori e rimedi erboristici che assumi, compresi quelli da banco.
In caso di assunzione di una dose eccessiva possono comparire sonnolenza marcata, capogiri intensi, tachicardia, battito cardiaco anomalo, calo della pressione arteriosa e, nei casi più gravi, perdita di coscienza. Se sospetti un sovradosaggio, chiama immediatamente il 112 o recati al pronto soccorso e porta con te la confezione del farmaco.

Quetiapina e psicoterapia: due strumenti nel percorso di cura
Il farmaco e la psicoterapia non sono in competizione, in quanto agiscono su piani diversi e spesso è proprio la loro combinazione a fare la differenza nel percorso di cura.
La quetiapina interviene sulla regolazione neurobiologica, dove può stabilizzare l'umore, ridurre l'agitazione, migliorare il sonno e attenuare i pensieri intrusivi. La psicoterapia lavora invece su un altro livello, perché aiuta a riconoscere gli schemi di pensiero ricorrenti, a sviluppare strategie di gestione emotiva e a costruire una maggiore consapevolezza di sé.
Se stai già assumendo il farmaco, un percorso psicologico può diventare lo spazio in cui dare senso a ciò che vivi ed elaborare i timori legati al trattamento. La psicoterapia può sostenere la motivazione e l'aderenza al percorso terapeutico e accompagnare anche la fase di riduzione graduale del farmaco, sempre concordata con lo psichiatra.
Se invece stai già facendo terapia ma i sintomi sono molto intensi, il supporto farmacologico può creare le condizioni per lavorare in seduta in modo più efficace, perché quando la sofferenza è travolgente è difficile accedere alle risorse interiori necessarie per il lavoro terapeutico.
In entrambi i casi la collaborazione tra psichiatra e psicologo è preziosa, perché aiuta a distinguere ciò che appartiene al disturbo da ciò che potrebbe essere un effetto del farmaco.
Con il questionario di Unobravo puoi trovare un professionista in linea con le tue esigenze e valutare insieme quale supporto fa più al caso tuo.




