Ti capita di sentirti sopraffatto dalla sensazione di perdere il controllo, mentre un gesto apparentemente banale, come strapparsi i capelli o i peli, diventa un modo per gestire temporaneamente ansia e stress?
La paura di essere “strani” o “diversi” può essere paralizzante, così come la vergogna che accompagna questi episodi, e se ti ritrovi in questa descrizione è importante sapere che la tricotillomania non è una questione di forza di volontà, ma può essere una risposta automatica o parzialmente automatizzata alla tensione emotiva che, in molte persone, si attiva soprattutto in momenti di stress, noia o stanchezza.
In questo articolo esploreremo insieme che cos’è la tricotillomania, perché si manifesta, quando è il momento di chiedere aiuto e quali strategie pratiche puoi adottare fin da subito, con l’obiettivo di offrire comprensione, strumenti concreti e la certezza che non sei solo in questo percorso.

Tricotillomania: che cos’è e come si presenta
La tricotillomania è un disturbo caratterizzato dall’impulso ricorrente a strapparsi i capelli o i peli, spesso in modo così intenso da causare diradamenti o vere e proprie aree vuote.
Il termine deriva dal greco: “tricho” significa peli, “tillo” tirare, mentre “mania” indica un impulso irrefrenabile anche se non è raro trovare online alcune varianti di scrittura, come trichotillomania o tricotillomania.
L'impatto può andare oltre l’aspetto fisico: vergogna e disagio possono portare a evitare situazioni sociali o attività quotidiane, come andare dal parrucchiere o nuotare in piscina.
Secondo il DSM-5-TR, la tricotillomania rientra tra i disturbi ossessivo-compulsivi e correlati ed è classificata come comportamento ripetitivo focalizzato sul corpo (Body-Focused Repetitive Behavior, BFRB), e in termini clinici, oltre allo strappamento ricorrente (con perdita di capelli/peli), sono di solito presenti ripetuti tentativi di ridurre o smettere, mentre il comportamento causa sofferenza clinicamente significativa o compromette la vita quotidiana.
Inoltre, il quadro non è attribuibile a un’altra condizione medica, ad esempio alcune cause dermatologiche di perdita di capelli, e non è meglio spiegato da un altro disturbo mentale, motivo per cui non si tratta di un semplice vizio o di una “cattiva abitudine”, ma di un disturbo che può limitare la vita di chi la vive.
Localizzazione e perché succede più spesso da soli
Le aree più comuni in cui ci si può strappare i peli sono il cuoio capelluto, le sopracciglia, le ciglia, la barba, le braccia, le gambe e l’area pubica.
Questo comportamento può avvenire in modo automatico, senza che la persona se ne accorga, oppure in modo consapevole, quando l’impulso è percepito in modo chiaro e difficile da controllare.
Spesso succede quando si è da soli: in assenza di “controllo sociale”, può essere più facile lasciarsi andare o agire in modo automatico, senza piena consapevolezza.
Alcuni contesti tipici sono lo studio o il lavoro al computer, la visione della TV, stare a letto prima di dormire, la guida, oppure momenti di noia o stanchezza.
In alcuni casi, la persona può ingerire i capelli (tricotillofagia), ed è un comportamento importante da riferire al medico per valutare eventuali rischi fisici, come la formazione di tricobezoari e altre complicanze gastrointestinali.
Perché lo stress porta a tirarsi i capelli
Lo stress può diventare un fattore scatenante della tricotillomania.infatti, il gesto di tirarsi i capelli rappresenta un modo per scaricare la tensione o attenuare temporaneamente emozioni difficili da tollerare.
Quando lo stress è acuto, il comportamento può essere episodico e legato a situazioni specifiche.Al contrario, in presenza di stress cronico, può diventare più frequente e ritualizzato, rendendo più difficile interrompere il ciclo.
In condizioni di iperattivazione emotiva, il gesto può assumere una funzione di autoregolazione rapida, e allo stesso tempo esistono alcuni fattori che possono aumentare la vulnerabilità a sviluppare la tricotillomania, tra cui ansia, perfezionismo e bassa tolleranza alla frustrazione, per cui comprendere la funzione di questo gesto rappresenta un passaggio importante per poterlo cambiare e trovare modalità più adattive di gestione dello stress.
Il ciclo della tricotillomania: tensione, gesto, sollievo e vergogna
La tricotillomania è un circolo vizioso complesso e difficile da interrompere, che si può riassumere in una sequenza di tensione, gesto, sollievo, vergogna e nuova tensione, e tutto inizia con una tensione crescente che può manifestarsi come un fastidio fisico o come la sensazione che ci sia un “capello sbagliato”.
Il gesto di tirarsi i capelli porta un sollievo immediato, che rinforza il comportamento, ma immediatamente dopo possono emergere emozioni dolorose come colpa, rabbia verso se stessi, tristezza e senso di fallimento.
Questo ciclo alimenta ansia e bassa autostima, alimentando un circolo vizioso che tende a mantenere il comportamento nel tempo..
I sintomi principali e quando chiedere una valutazione
La tricotillomania si manifesta con segnali tipici, riconoscibili anche da chi sperimenta questa condizione.
Tra i segnali più frequenti ci sono:
- la presenza di chiazze o diradamenti in specifiche aree del cuoio capelluto o del corpo;
- capelli spezzati a lunghezze diverse;
- ripetuti tentativi di smettere o ridurre lo strappamento, con difficoltà a riuscirci;
- rituali legati alla ricerca del capello “giusto” da strappare;
- tempo speso a toccare, ispezionare o tirare i capelli;
- evitamento di situazioni sociali che potrebbero esporre il problema.
Se questi segnali sono presenti e il comportamento crea sofferenza, vergogna persistente o limita la vita quotidiana (ad esempio andare dal parrucchiere, fare sport, uscire con amici o vivere l’intimità), è utile chiedere una valutazione.
È importante considerare che la tricotillomania può coesistere con altre condizioni psicologiche, come ansia, depressione, disturbo ossessivo-compulsivo (pensieri intrusivi e rituali) o ADHD (caratterizzato da difficoltà di attenzione e regolazione dell’impulsività).
La tricotillomania si differenzia dall’hair picking, o grooming, ovvero la manipolazione ripetuta dei capelli che può segnalare tensione o noia.
Tricotillomania e autolesionismo: che cosa significa
L’autolesionismo è un comportamento complesso e delicato, spesso frainteso, in quanto non è semplicemente “farsi del male”, ma comprende tutte quelle azioni con cui una persona cerca di gestire emozioni intense, tensione o vuoto interiore attraverso il danno fisico.
Non sempre è presente un intento suicidario anzi, spesso l’autolesionismo rappresenta un tentativo di far fronte a stati emotivi intensi, a ritrovare un senso di controllo o di presenza nel proprio corpo.
La funzione principale, per molte persone, è la regolazione emotiva e non la ricerca del dolore, per cui l’intenzionalità può essere diversa rispetto ad altre forme più dirette, perché esistono motivazioni diverse e non esiste un solo perché; comprendere la funzione di questi gesti è quindi più utile che giudicarli o colpevolizzarsi, e se la tricotillomania crea sofferenza o limita la tua vita, chiedere supporto non è un segno di debolezza, ma di coraggio.
Importante è non sottovalutare il fenomeno sopratutto durante il periodo adolescenziale (Chan et al., 2025).

Strategie pratiche per resistere all’urgenza
Affrontare la tricotillomania richiede pazienza e strategie concrete, perché l’obiettivo non è smettere subito ma ridurre gli episodi e i danni, ed è in questa prospettiva che possono essere utili alcune tecniche pratiche:
- Pausa di 60 secondi con respirazione lenta:: quando senti l’urgenza, fermati e respira profondamente per un minuto. Questo può interrompere il ciclo automatico.
- Grounding: usa la tecnica 5-4-3-2-1 (nota cinque cose che vedi, quattro che tocchi, tre che senti, due che annusi, una che assapori) oppure tocca un oggetto con attenzione.
- Pause attive e cambio di postura: alzati, muoviti, cambia ambiente per spezzare la routine che innesca il comportamento.
- Auto-messaggi compassionevoli: parla a te stesso con gentilezza. Puoi dirti: “Sto facendo del mio meglio, è normale avere difficoltà”.
- Barriere ambientali: tieni le mani occupate con oggetti, cambia la posizione della luce, modifica la routine serale.
- Diario gentile: annota episodi, emozioni e contesti per individuare i trigger senza giudicarti.
Se hai una ricaduta, non colpevolizzarti, ma interrompi la spirale dell’“ormai è fatto” e torna al passo successivo.
Terapia e rimedi: cosa aiuta davvero a smettere
Affrontare la tricotillomania è un percorso realistico e a tappe.
Tra le terapie psicologiche, la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) e l’Habit Reversal Training sono considerati tra gli approcci più efficaci, perché aiutano a diventare consapevoli del gesto, a identificare i fattori scatenanti (trigger) e a sostituire l’abitudine con una risposta alternativa non dannosa, come stringere una pallina antistress; anche la mindfulness e la regolazione emotiva, tipiche della DBT, insegnano a restare con l’impulso senza mettere in atto il comportamento.
Oltre agli strumenti pratici, è fondamentale lavorare su vergogna e autostima, poiché uscire dall’isolamento e condividere la propria esperienza in un contesto sicuro può fare la differenza.
In alcuni casi, al lavoro psicologico può essere utile affiancare il supporto di uno psichiatra, per la parte farmacologica, o di un dermatologo, se ci sono danni a cute e capelli, e un confronto con uno psicologo o uno psicoterapeuta può aiutare a comprendere meglio cosa alimenta l’impulso a strapparsi i capelli e a costruire strategie efficaci per stare meglio.
Comprendere e intervenire
La tricotillomania può sembrare una prigione, ma non definisce chi sei, e comprendere la funzione di questo comportamento rappresenta un passaggio importante per riprenderne il controllo; anche un piccolo cambiamento, come iniziare un diario dei fattori scatenanti per una settimana, può fare la differenza, perché ti permette di osservare senza giudizio quando e perché compare l’impulso.
Se senti il bisogno di confrontarti con uno psicologo, ricorda che su Unobravo troverai professionisti pronti ad ascoltarti senza giudizio.



