Affrontare un lutto mentre ci si prende cura da soli di un genitore malato: come trovare spazio per il proprio dolore?

Affrontare un lutto mentre ci si prende cura da soli di un genitore malato: come trovare spazio per il proprio dolore?
Non ho nemmeno avuto il tempo di piangere mio padre
Mi occupo di tutto io, non so più dove mettere il dolore

Hai perso un genitore all'improvviso e, da un momento all'altro, ti sei ritrovato/a a doverti occupare da solo/a del genitore rimasto.

Non ci sono fratelli o sorelle con cui dividere il peso, e così ti trovi a gestire contemporaneamente due cose enormi: il dolore per chi non c'è più e la responsabilità immediata verso chi ha bisogno di te.

Le urgenze pratiche e assistenziali richiedono una presenza costante, e il tuo lutto personale finisce per passare in secondo piano. Ti ripeti che ci penserai più avanti, quando ci sarà tempo.

Ma quel momento sembra non arrivare mai. Se ti riconosci in tutto questo, sappi che quello che provi ha un senso profondo, e che il tuo dolore merita uno spazio tanto quanto le cose urgenti che riempiono le tue giornate.

Le radici del conflitto interiore

Perché il tuo dolore fatica a trovare uno spazio

Se mi fermo a pensare, ho paura di crollare del tutto
Mi sento in colpa anche solo a prendermi un'ora per me

Capire perché il proprio lutto resta sospeso, mentre tutto il resto sembra urgente, non è un percorso che si affronta facilmente da soli. In molti casi, comprendere il dolore della perdita mentre ci si prende cura di un genitore può essere più semplice con l'aiuto di uno/a psicologo/a, che può offrirti strumenti per tutelare il tuo benessere.

Proviamo, intanto, a esplorare insieme alcune possibili ragioni che sono alla base di questa difficoltà a dare spazio al proprio dolore.

Un dovere di cura che non ammette pause

  • La cultura familiare può attribuire a chi resta, soprattutto se figlio/a unico/a, un senso di responsabilità che sembra non lasciare margine, nemmeno di fronte alla propria perdita.
  • Le necessità quotidiane del genitore rimasto richiedono una presenza continua, e questo può far percepire il tempo per sé come qualcosa di cui non ci si può concedere il lusso.

Affrontare tutto senza qualcuno al proprio fianco

  • L'assenza di fratelli o sorelle con cui condividere il carico pratico ed emotivo può lasciare la sensazione di dover reggere da soli un doppio peso.
  • La mancanza di una rete di supporto, familiare o professionale, può amplificare la sensazione di solitudine di fronte a una situazione così impegnativa.

Quando le urgenze diventano un rifugio

  • Occuparsi senza sosta delle incombenze pratiche può diventare, a volte senza accorgersene, un modo per non fermarsi davanti al dolore.
  • Il senso di colpa per il tempo dedicato a sé, vissuto come sottratto a chi ha bisogno, può inibire la possibilità di concedersi spazi per elaborare la perdita.
Prospettiva clinica
Rimandare il proprio dolore a "quando ci sarà tempo" può sembrare l'unico modo per reggere tutto. Eppure il dolore e la cura non sempre si muovono su binari separati: a volte convivono, e non è detto che fermarsi un istante tolga qualcosa a chi ha bisogno di te. Cosa accadrebbe se il tuo sentire potesse abitare le tue giornate, invece di aspettare un momento che forse non arriva?
Loredana Tetecher
Loredana Tetecher
Psicoterapeuta Unobravo
Esperienze concrete e frequenti

Situazioni in cui potresti riconoscerti

Faccio da pilastro per mia madre, ma dentro sto crollando
Non vedo più nessuno, la mia vita è solo assistenza

Ogni percorso è diverso, ma ci sono vissuti che accomunano molte persone che si trovano a gestire da sole un lutto e la cura di un genitore. Ecco alcune situazioni concrete in cui potresti ritrovarti.

Quando le incombenze non lasciano respiro

  • Subito dopo il funerale ti sei ritrovato/a a occuparti di pratiche burocratiche, terapie e appuntamenti medici del genitore rimasto, senza un solo momento per fermarti a sentire il tuo dolore.
  • Rimandi di continuo la tua elaborazione dicendoti "ci penserò dopo", ma quel dopo viene sempre spostato da una nuova urgenza.

Quando il senso di colpa prende il sopravvento

  • Ti senti in colpa anche solo nel concederti un'ora per te, come se fosse un tradimento verso il genitore che ha bisogno di assistenza.
  • Sostieni il genitore rimasto nel suo lutto, facendo da punto di riferimento emotivo per lui, mentre dentro di te senti di non reggere più.

Quando il corpo e le relazioni iniziano a risentirne

  • Noti i primi segnali di un carico molto pesante, come stanchezza persistente, difficoltà a dormire o piccoli disturbi fisici, ma li ignori pur di non rallentare.
  • Ti sei allontanato/a poco a poco da amici e interessi personali, perché ogni energia e ogni minuto vengono assorbiti dalla cura e dall'organizzazione familiare.
Un momento per fermarsi
Ti riconosci in una di queste situazioni?

Un'esperienza dolorosa del passato continua a farsi sentire?

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Se il passato pesa ancora oggi, chiedere aiuto può essere un gesto di cura verso te stesso

Quando un trauma continua a farsi sentire nella vita quotidiana, un percorso di psicoterapia può aiutarti a elaborarlo e ad alleggerirne il peso. Ecco come funziona la terapia.

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Quando ciò che hai vissuto condiziona il presente, parlarne può aiutare

Se il peso di un'esperienza dolorosa del passato influenza la tua vita, non devi affrontarlo per forza da solo. Trova lo psicologo adatto a te: bastano pochi minuti.

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Suggerimenti pratici e gentili

Come trovare spazio per il tuo dolore

Parlarne con qualcuno mi ha fatto sentire meno solo
Ho capito che fermarmi non vuol dire abbandonare mia madre
1

Riconoscere che prenderti cura di te ha valore

Prenderti cura di te e del tuo dolore non è un atto egoistico. Può essere una condizione necessaria per poter continuare a esserci anche per il genitore rimasto: è difficile sostenere qualcun altro se tu per primo/a sei allo stremo.

2

Ritagliare piccoli momenti per il tuo lutto

Potresti provare a dedicare consapevolmente anche solo pochi minuti al giorno al tuo dolore, senza aspettare il momento "giusto" che rischia di non arrivare mai. Un breve spazio per ricordare, scrivere o lasciar emergere le emozioni può già fare la differenza.

3

Dare un nome alle emozioni più scomode

Rabbia, frustrazione e stanchezza possono affiorare in momenti come questi. Puoi provare a riconoscerle come reazioni umane e comprensibili, non come segni di debolezza o di mancanza d'amore verso chi non c'è più o verso chi resta.

4

Alleggerire il carico delle incombenze pratiche

Quando ti senti pronto/a, potresti prendere in considerazione la possibilità di condividere alcuni compiti legati all'assistenza, coinvolgendo badanti, servizi territoriali o persone fidate. Delegare non toglie nulla al tuo ruolo, ma può restituirti tempo ed energie.

5

Restare in contatto con chi ti vuole bene

Isolarsi è comprensibile quando tutto sembra urgente, ma mantenere anche piccoli legami può offrirti sollievo. Potresti provare a condividere con una persona di fiducia come ti senti, senza la pretesa di avere tutto sotto controllo.

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Considerare un percorso con uno/a psicologo/a

Un percorso di terapia può offrirti uno spazio personale in cui sentirti capito/a e sostenuto/a, dove il tuo dolore trova finalmente ascolto. Non è necessario aspettare che la situazione diventi molto difficile per chiedere un supporto: uno/a psicologo/a può aiutarti ad accogliere la perdita e, allo stesso tempo, a gestire il peso della cura quotidiana.

Parla di come ti senti a uno psicologo online

Trova il professionista più adatto a te con il nostro questionario riservato, ci aiuterà a comprendere meglio i tuoi bisogni.

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Un equilibrio possibile

Il tuo dolore merita lo stesso spazio della tua cura

Ho smesso di rimandare il mio dolore a un domani
Finalmente sento che anche il mio dolore conta

Elaborare un lutto mentre ci si prende cura di un genitore non è un processo lineare, e lo spazio per il proprio dolore raramente si presenta da solo: spesso va cercato e protetto con delicatezza.

Non esiste un tempo prestabilito per attraversare la perdita di un genitore. Ogni percorso ha i suoi ritmi, soprattutto quando si convive con responsabilità di cura che non si fermano.

Il senso di colpa per il tempo dedicato a te è comprensibile, ma vale la pena ricordare che prenderti cura di te può essere parte integrante del prenderti cura dell'altro. E il ricordo di chi non c'è più può continuare a vivere accanto alla cura quotidiana di chi è rimasto, senza che l'uno escluda l'altro.

Chiedere aiuto, pratico o psicologico, non è un segno di fallimento. Se senti che il peso è diventato difficile da sostenere da solo/a, un percorso con uno/a psicologo/a può rappresentare uno spazio prezioso per ritrovare un equilibrio tra ciò che senti di dover agli altri e ciò che devi a te stesso/a.

Il passo successivo, se ti senti pronto/a

La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.

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Incontri speciali!
Ho iniziato questo percorso principalmente per problemi di forte ansia, attacchi di panico e difficoltà ormai molto invalidanti nel relazionarmi con gli altri sfociate nell'impossibilità di vivere "normalmente" la mia quotidianità con un principio di depressione, insieme alla dott.ssa Elisa Pasquali, che sin dalla seduta conoscitiva si è mostrata molto empatica e disponibile/flessibile, facendomi sentire a mio agio nonostante la condizione di assoluta inadeguatezza che stavo vivendo da un po'. Da tre mesi a questa parte si è mostrata sempre super attenta ad ascoltare ed in grado di far emergere le problematiche più nascoste con le quali convivo forse dall'infanzia, portanomi a ragionamenti magari mai pima d'ora presi in considerazione, che stanno iniziando a farmi vedere le cose in un'altra prospettiva, anche più realistica e meno catastrofica di quanto pensassi, con il beneficio di iniziare a star meglio nonostante il percorso possa rivelarsi ancora lungo e tortuoso. Ho riscoperto la forza di voler riprendere la mia vita in mano!
— Maria
Valutazione di 4.7 / 5 | 8.737 recensioni
Dove mi sono sentita vista
In un mondo che spesso corre troppo veloce, incontrare il Dott. Salvatore Fatiga per me è stato come trovare un porto sicuro. La sua presenza mi ha trasmesso subito calma, accoglienza e una profonda empatia. Fin dal primo incontro ho percepito la sua capacità di ascoltare con il cuore, senza giudicare, offrendomi uno spazio protetto in cui mi sono finalmente sentita vista e compresa. Salvatore non è solo uno psicologo competente: è una persona che sa entrare in punta di piedi nella vita degli altri, con rispetto e delicatezza. Ogni sua parola, ogni gesto, mi ha fatto sentire stimata come essere umano. Mi ha accompagnata nel mio percorso con pazienza e dedizione, valorizzando ogni mio passo, anche il più piccolo, come un traguardo importante. Lo consiglierei a chiunque stia cercando non solo un professionista preparato, ma anche una guida autentica, capace di illuminare il cammino con gentilezza e saggezza. È raro incontrare qualcuno che riesca a unire competenza clinica e umanità in modo così naturale. Per me, è stato un incontro che ha fatto davvero la differenza.
— Rosaria
Valutazione di 4.7 / 5 | 8.737 recensioni
Un esperienza fondamentale per ritrovarmi
Ho passato un periodo particolarmente buio e da sola non riuscivo ad andare avanti, avevo bisogno di qualcuno che mi sostenesse e mi facesse trovare la forza per andare avanti. Mia cognata mi propone di farmi aiutare da uno psicologo, e mi scarica l'app di uno bravo sul cellulare. Le sarò grata sempre. Ho travato la persona di cui avevo bisogno: Nicola Riccardo Croce un professionista serio, affidabile, disponibile. Ha creduto in me e mi ha aiutato a credere in me stessa, ad aumentare la mia autostima, ora sono consapevole di poter affrontare qualsiasi difficoltà, per quanto dura possa essere, ho le risorse per farlo e lo devo solo ed esclusivamente a lui. E' un sistema che funziona, comodo e alla portata di tutti.
— Anna
Valutazione di 4.7 / 5 | 8.737 recensioni
FAQ

Domande frequenti

Le urgenze pratiche e assistenziali richiedono una presenza costante, e il lutto personale finisce per passare in secondo piano. La cultura familiare può attribuire a chi resta, soprattutto se figlio o figlia unico/a, un senso di responsabilità che sembra non lasciare margine, nemmeno di fronte alla propria perdita. Occuparsi senza sosta delle incombenze pratiche può diventare, a volte senza accorgersene, un modo per non fermarsi davanti al dolore. Il senso di colpa per il tempo dedicato a sé, vissuto come sottratto a chi ha bisogno, può inibire la possibilità di concedersi spazi per elaborare la perdita.

Potresti notare i primi segnali di un carico molto pesante, come stanchezza persistente, difficoltà a dormire o piccoli disturbi fisici, ma ignorarli pur di non rallentare. Potresti esserti allontanato/a poco a poco da amici e interessi personali, perché ogni energia e ogni minuto vengono assorbiti dalla cura e dall'organizzazione familiare. Ti senti in colpa anche solo nel concederti un'ora per te, come se fosse un tradimento verso il genitore che ha bisogno di assistenza, mentre dentro di te senti di non reggere più.

Il senso di colpa per il tempo dedicato a te è comprensibile, ma vale la pena ricordare che prenderti cura di te può essere parte integrante del prenderti cura dell'altro. Prenderti cura di te e del tuo dolore non è un atto egoistico: può essere una condizione necessaria per poter continuare a esserci anche per il genitore rimasto, perché è difficile sostenere qualcun altro se tu per primo/a sei allo stremo. Rabbia, frustrazione e stanchezza possono affiorare in momenti come questi, e puoi provare a riconoscerle come reazioni umane e comprensibili, non come segni di debolezza.

Potresti provare a dedicare consapevolmente anche solo pochi minuti al giorno al tuo dolore, senza aspettare il momento giusto che rischia di non arrivare mai: un breve spazio per ricordare, scrivere o lasciar emergere le emozioni può già fare la differenza. Quando ti senti pronto/a, potresti prendere in considerazione la possibilità di condividere alcuni compiti legati all'assistenza, coinvolgendo badanti, servizi territoriali o persone fidate, perché delegare non toglie nulla al tuo ruolo ma può restituirti tempo ed energie. Mantenere anche piccoli legami con chi ti vuole bene può offrirti sollievo.

Non esiste un tempo prestabilito per attraversare la perdita di un genitore: ogni percorso ha i suoi ritmi, soprattutto quando si convive con responsabilità di cura che non si fermano. Elaborare un lutto mentre ci si prende cura di un genitore non è un processo lineare, e lo spazio per il proprio dolore raramente si presenta da solo, spesso va cercato e protetto con delicatezza. Il ricordo di chi non c'è più può continuare a vivere accanto alla cura quotidiana di chi è rimasto, senza che l'uno escluda l'altro.

Domande frequenti sulla terapia

Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.

Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.

Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
Se sarà il professionista adatto a te, inizierete insieme un percorso creato su misura per te.

Con uno psicologo online Unobravo puoi prenderti cura di te ovunque tu sia. Potrai utilizzare l'app o la Web App per fissare i tuoi appuntamenti, svolgere le sedute, chattare con il tuo psicologo ed effettuare pagamenti sicuri.

Tutto comodamente online, utilizzando qualsiasi dispositivo e collegandoti dove e quando vuoi.

Il prezzo dello psicologo in presenza può variare molto, senza contare il tempo e il costo per raggiungere lo studio del professionista.

Con Unobravo ogni seduta ha un prezzo fisso e accessibile di 49 € e puoi incontrare il tuo psicologo anche in viaggio, in vacanza o in una pausa dal lavoro, senza investire tempo e denaro per gli spostamenti.

Per connetterti con il tuo benessere psicologico ti basterà solo un click.

A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.

Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.

È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.

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