Cancro e genitorialità: come elaborare il senso di colpa di non essere abbastanza presenti per i figli?
"Vorrei esserci di più, ma non ne ho la forza."
"Ho paura che i miei figli mi vedano fragile."
Ricevere una diagnosi oncologica è un'esperienza che tocca ogni angolo della vita.
Quando si hanno figli piccoli o adolescenti, però, la malattia può trasformarsi in una doppia ferita: alla paura per sé si intreccia l'angoscia di non poter proteggere e accompagnare la crescita dei propri figli come si vorrebbe.
Forse ti riconosci in questa sensazione. Ti senti in colpa perché non riesci a esserci come prima, perché deleghi ad altri momenti che vorresti vivere in prima persona, perché la stanchezza ti allontana proprio da chi vorresti stringere più forte.
Questo senso di colpa genitoriale nasce spesso dal confronto tra l'immagine di sé come genitore presente e protettivo e la nuova realtà fatta di fragilità e limiti imposti dalla malattia.
È importante dirlo con chiarezza: non riuscire a essere il genitore che eri prima della diagnosi non è un fallimento personale. È una conseguenza comprensibile di un evento che travolge ogni equilibrio, richiede adattamento e regolazione su un timing diverso e prevede maggiore attenzione ai bisogni genitoriali. Avere la necessità di prendersi cura di sé potrebbe evocare il timore di sbilanciare le dinamiche familiari.
Riconoscere questo vissuto come una reazione diffusa, condivisa da moltissimi genitori nella tua stessa condizione, può essere un primo passo per iniziare ad alleggerirlo.
Da chi cura a chi ha bisogno di cure
Le radici del senso di colpa verso i figli
"Sento che dovrei essere forte per loro."
"Non sopporto di dipendere dagli altri per mia figlia."
Prima di tutto, è utile ricordare che il senso di colpa di cui parliamo non è un difetto del tuo modo di essere genitore, ma una risposta comprensibile a una situazione molto difficile.
Esplorare a fondo queste emozioni e la ridefinizione del proprio ruolo può essere più semplice con l'aiuto di uno/a psicologo/a, che può offrirti uno spazio per accogliere la paura senza sentirsi giudicato.
Proviamo, intanto, a esplorare insieme alcune possibili ragioni che possono essere alla base di questo senso di colpa quando si è genitori e si affronta una malattia oncologica.
Il ribaltamento del ruolo di cura
- La malattia può portarti a passare dal ruolo di chi si prende cura a quello di chi ha bisogno di essere accudito, un ribaltamento che a volte pesa quanto la diagnosi stessa.
- Dover delegare ad altri momenti quotidiani come la scuola, il bagno o il conforto della sera può intaccare il senso più profondo di sé come punto di riferimento per i figli può anche privare di momenti salienti della giornata in cui si condividono gli affetti e le emozioni oltre che la quotidianità.
- Accettare l'aiuto degli altri può diventare più difficile, perché a volte sembra ammettere di non essere più il genitore a cui i figli si rivolgono quando hanno bisogno.
La paura che si intreccia con i figli
- Ogni pensiero legato alla paura della malattia può caricarsi dell'immagine dei figli che crescono senza la tua presenza, rendendo quell'angoscia molto difficile da pensare e regolare.
- La responsabilità percepita verso figli ancora piccoli può trasformare il timore per la propria salute in paura che i figli si sentano abbandonati, tuo malgrado, e che tu non possa essere presente nei momenti significativi della loro vita.
- Questa sensazione di essere sempre in allerta per non perdere il controllo della situazione può sembrare un atto d'amore, ma rischia di consumare proprio le energie che servono per essere presenti.
La difficoltà a concedersi la gioia
- Non riuscire a sentire piacere durante un gioco o una risata in famiglia può essere vissuto come una mancanza nel ruolo di genitore.
- Questa fatica raddoppia il dolore, perché al disagio si aggiunge il senso di colpa di stare deludendo i figli.
- Concedersi il permesso di stare bene può diventare paradossalmente più complicato proprio quando ne avresti più bisogno.
Momenti di vita quotidiana
Situazioni in cui potresti riconoscerti
"Alla recita di mio figlio non me la sono sentita di andare."
"Come spiego a una bambina di sei anni cosa mi succede?"
Il senso di colpa genitoriale può manifestarsi in tanti momenti concreti della vita di ogni giorno.
Ecco alcune situazioni in cui forse ti sei ritrovato, o ti stai trovando in questo periodo.
Quando la presenza sembra mancare
- Dopo l'inizio delle terapie, ti senti distante e distratto durante il tempo con i figli e provi vergogna per questa apparente assenza emotiva.
- Durante un momento di gioco o una risata in famiglia, non riesci a sentire piacere e interpreti quel vuoto come una delusione verso di loro.
- Eviti alcune occasioni legate ai figli, come le feste scolastiche o gli eventi con altri genitori, per il timore di non reggere il confronto con la tua condizione di fragilità. Sono tuttavia modalità di funzionamento transitorie che consentono di vivere le emozioni intense e minacciose, trasformandole in una forma più gestibile.
Quando il ruolo cambia forma
- Ti fai accompagnare dai nonni o da altri familiari nelle attività quotidiane dei figli, e vivi questo passaggio come una perdita di ruolo.
- Come genitore che affronta la situazione da solo, ti trovi a dover comunicare la malattia ai figli senza qualcuno con cui condividere il peso emotivo di quel momento.
- Dopo la fine dei trattamenti, interpreti ogni piccolo segnale del corpo come una minaccia concreta alla possibilità di continuare a crescere i tuoi figli.
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Piccoli passi possibili
Come iniziare ad alleggerire il senso di colpa
"Parlarne con qualcuno mi ha tolto un peso enorme."
"Ho capito che chiedere aiuto è anche per loro."
Distinguere l'amore dalla performance
Essere un genitore che affronta una malattia non equivale a essere un genitore inadeguato. Puoi provare a ricordare che il legame con i tuoi figli non si misura in cose fatte o energie a disposizione, ma nella relazione che continuate a condividere anche nei giorni difficili.
Parlare con i figli in modo adatto alla loro età
Puoi provare a condividere ciò che sta accadendo con parole semplici e adeguate all'età dei bambini. Sentirsi parte dei cambiamenti familiari, invece che tenuti all'oscuro, può aiutarli a non caricarsi di spiegazioni immaginarie o di un senso di colpa che non appartiene loro.
Accogliere l'aiuto come una forma di cura
Accettare il supporto pratico di familiari o amici non è un segnale di inadeguatezza. Potresti provare a considerarlo come un modo per garantire ai tuoi figli stabilità e continuità, anche nei momenti in cui non riesci a occupartene in prima persona.
Concedersi spazi senza giudizio
Ci saranno giorni di stanchezza, di distanza emotiva o di difficoltà a provare gioia. Puoi provare ad accoglierli come parte naturale di ciò che stai attraversando e riorganizzare la relazione di accudimento integrando i momenti difficili come transitori, senza trasformarli automaticamente in prove di un presunto limite come genitore.
Rimandare i pensieri più angoscianti
Quando la paura per la tua salute diventa molto intensa, potresti provare a darti un piccolo spazio prima di lasciarti travolgere, magari dedicandoti a un'attività che ti fa sentire più presente. La paura è spesso legata alla percezione di un pericolo imminente: concederti anche solo qualche minuto può aiutarti a integrare quella sensazione.
Ritagliare momenti semplici insieme
Non servono grandi gesti. Potresti scegliere piccole occasioni alla tua portata, come leggere una storia, guardare un film o parlare a fine giornata: sono i momenti che i figli ricordano più della perfezione di un genitore sempre efficiente.
Prendere in considerazione un supporto psicologico
Un percorso con uno/a psicologo/a può offrire uno spazio prezioso per elaborare la paura, il senso di colpa e la ridefinizione del tuo ruolo di genitore durante la malattia. Non è necessario aspettare che la situazione diventi molto pesante per chiedere aiuto: può essere utile anche solo per sentirsi capito e sostenuto in un momento così delicato. In alcuni casi anche un supporto rivolto all'intera famiglia può aiutare a trovare parole condivise.
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Verso una nuova presenza
Continuare a esserci nei modi possibili
"Non devo essere perfetta, devo solo esserci."
"Ho imparato che anche mostrarmi fragile è un modo di amarli."
Il senso di colpa genitoriale che può accompagnare una diagnosi oncologica è una reazione comprensibile, non un giudizio veritiero sulla tua capacità di essere genitore.
Essere presente per i tuoi figli non significa essere perfetto o invincibile, ma continuare a esserci nei modi resi possibili dalla tua condizione, giorno dopo giorno.
I figli, anche i più piccoli, hanno bisogno di verità e presenza emotiva molto più che di un'apparente assenza di fragilità. Vederti chiedere aiuto quando serve può fornire comunque sicurezza nella relazione con le figure di accudimento e insegnare loro qualcosa di prezioso sulla cura reciproca.
Ridefinire il proprio ruolo di genitore durante la malattia è un processo lento, che richiede tempo, sostegno e la capacità di accogliere anche i propri limiti.
Prendersi cura di sé, accettando la propria vulnerabilità, è parte integrante della cura che offri ai tuoi figli. Se senti che questo peso è difficile da portare da solo, valutare un percorso con uno/a psicologo/a può essere un modo gentile per ritrovare respiro, per te e per la tua famiglia.
Il passo successivo, se ti senti pronto/a
La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.
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FAQ
Domande frequenti
Perché mi sento in colpa come genitore malato di cancro?
Questo senso di colpa genitoriale nasce spesso dal confronto tra l'immagine di sé come genitore presente e protettivo e la nuova realtà fatta di fragilità e limiti imposti dalla malattia. Non riuscire a essere il genitore che eri prima della diagnosi non è un fallimento personale, ma una conseguenza comprensibile di un evento che travolge ogni equilibrio, richiede adattamento e regolazione su un timing diverso e prevede maggiore attenzione ai bisogni genitoriali. Riconoscere questo vissuto come una reazione diffusa, condivisa da moltissimi genitori nella tua stessa condizione, può essere un primo passo per iniziare ad alleggerirlo.
Come parlare della malattia oncologica ai figli in base all'età?
Puoi provare a condividere ciò che sta accadendo con parole semplici e adeguate all'età dei bambini. Sentirsi parte dei cambiamenti familiari, invece che tenuti all'oscuro, può aiutarli a non caricarsi di spiegazioni immaginarie o di un senso di colpa che non appartiene loro. I figli, anche i più piccoli, hanno bisogno di verità e presenza emotiva molto più che di un'apparente assenza di fragilità.
È normale non provare gioia con i figli durante le terapie oncologiche?
Sì, non riuscire a sentire piacere durante un gioco o una risata in famiglia può essere vissuto come una mancanza nel ruolo di genitore, e questa fatica raddoppia il dolore perché al disagio si aggiunge il senso di colpa di stare deludendo i figli. Ci saranno giorni di stanchezza, di distanza emotiva o di difficoltà a provare gioia: puoi provare ad accoglierli come parte naturale di ciò che stai attraversando, senza trasformarli automaticamente in prove di un presunto limite come genitore.
Perché è difficile accettare l'aiuto di altri nella cura dei figli durante la malattia?
Dover delegare ad altri momenti quotidiani come la scuola, il bagno o il conforto della sera può intaccare il senso più profondo di sé come punto di riferimento per i figli e privare di momenti in cui si condividono affetti ed emozioni. Accettare l'aiuto degli altri può diventare più difficile perché a volte sembra ammettere di non essere più il genitore a cui i figli si rivolgono quando hanno bisogno. Accettare il supporto pratico di familiari o amici non è però un segnale di inadeguatezza, ma un modo per garantire ai figli stabilità e continuità.
Quali sono i segnali del senso di colpa genitoriale legato al cancro?
Il senso di colpa genitoriale può manifestarsi in tanti momenti concreti: dopo l'inizio delle terapie ci si sente distanti e distratti durante il tempo con i figli, provando vergogna per questa apparente assenza emotiva. Si può evitare alcune occasioni legate ai figli, come le feste scolastiche o gli eventi con altri genitori, per il timore di non reggere il confronto con la propria condizione di fragilità. Farsi accompagnare dai nonni o da altri familiari nelle attività quotidiane dei figli può essere vissuto come una perdita di ruolo.
Come posso alleggerire il senso di colpa verso i miei figli mentre affronto il cancro?
Puoi provare a ricordare che il legame con i tuoi figli non si misura in cose fatte o energie a disposizione, ma nella relazione che continuate a condividere anche nei giorni difficili. Non servono grandi gesti: potresti scegliere piccole occasioni alla tua portata, come leggere una storia, guardare un film o parlare a fine giornata, momenti che i figli ricordano più della perfezione di un genitore sempre efficiente. Prendersi cura di sé, accettando la propria vulnerabilità, è parte integrante della cura che offri ai tuoi figli.
Domande frequenti sulla terapia
Quanti tipi di terapia ci sono in Unobravo?
Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.
Cos'è e in cosa consiste la terapia individuale con Unobravo?
Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.
Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
Se sarà il professionista adatto a te, inizierete insieme un percorso creato su misura per te.
Terapia online: perché sceglierla?
Con uno psicologo online Unobravo puoi prenderti cura di te ovunque tu sia. Potrai utilizzare l'app o la Web App per fissare i tuoi appuntamenti, svolgere le sedute, chattare con il tuo psicologo ed effettuare pagamenti sicuri.
Tutto comodamente online, utilizzando qualsiasi dispositivo e collegandoti dove e quando vuoi.
Quali sono i prezzi della terapia individuale?
Il prezzo dello psicologo in presenza può variare molto, senza contare il tempo e il costo per raggiungere lo studio del professionista.
Con Unobravo ogni seduta ha un prezzo fisso e accessibile di 49 € e puoi incontrare il tuo psicologo anche in viaggio, in vacanza o in una pausa dal lavoro, senza investire tempo e denaro per gli spostamenti.
Per connetterti con il tuo benessere psicologico ti basterà solo un click.
Quanto dura un percorso di terapia individuale?
A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.
Come faccio a sapere se ho bisogno di fare terapia?
Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.
È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.
E ora?
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