Cannabis e solitudine all'università: quando l'uso diventa un modo per gestire il disagio?

Fumo la sera in camera e non lo dico a nessuno
Mi sento sola anche in mezzo ai miei coinquilini
Trasferirsi per studiare, magari in un'altra città, può essere un momento atteso a lungo. Allo stesso tempo, il passaggio alla vita universitaria comporta spesso la perdita improvvisa dei riferimenti familiari e relazionali a cui si era abituati.
La libertà appena conquistata può portare con sé anche una solitudine inedita. Ci si ritrova circondati da coetanei, ma a volte manca ancora una rete di legami autentici e profondi.
In questo contesto, la cannabis può diventare in modo silenzioso un modo per riempire le serate vuote, allentare la tensione legata allo studio e sentirsi parte di un gruppo.
La mancanza di uno sguardo esterno familiare può rendere più difficile accorgersi del momento in cui un'abitudine occasionale si trasforma in qualcosa di più costante. Se ti riconosci in queste parole, sappi che non c'è nulla di cui vergognarsi: è un'esperienza più diffusa di quanto si pensi.
Possibili ragioni
Le radici di un'abitudine che si consolida nel silenzio
Pensavo bastasse per rilassarmi prima degli esami
Ho iniziato per non sentirmi esclusa alle feste
Capire da dove nasce questo bisogno può essere il primo passo. In molti casi, esplorare le ragioni più profonde di un uso che diventa costante può essere più semplice con l'aiuto di uno/a psicologo/a, che può offrirti strumenti per prenderti cura del tuo benessere.
Proviamo, intanto, a esplorare insieme alcune possibili ragioni che sono alla base di un uso di cannabis legato alla solitudine universitaria.
Il ruolo dell'ansia da prestazione
- I primi esami e il bisogno di dimostrare di potercela fare da soli possono generare una tensione intensa, che spinge a cercare un sollievo immediato.
- La cannabis può essere percepita come una sostanza innocua, un modo rapido per staccare dalla pressione dello studio.
- Il desiderio di rilassarsi prima di un impegno importante può portare a ricorrere alla sostanza in modo sempre più frequente.
Il bisogno di appartenenza
- In un ambiente nuovo, dove non ci sono ancora amicizie consolidate, la cannabis può diventare un modo per appartenere al gruppo.
- Condividere uno spinello può sembrare un modo per rompere il ghiaccio e avvicinarsi a chi non si conosce ancora.
- La solitudine vissuta come isolamento, priva di legami di qualità, può aumentare il ricorso a sostanze per attenuare il disagio.
La difficoltà a chiedere aiuto
- Ammettere una fatica nel gestire la propria autonomia può sembrare in contraddizione con la narrazione della libertà finalmente conquistata, generando un senso di vergogna.
- L'assenza di una routine strutturata e dei ritmi tipici della vita in famiglia può abbassare la consapevolezza rispetto a quanto e quanto spesso si usa la sostanza.
- Il timore di essere giudicati può alimentare il silenzio, rendendo più difficile parlarne con qualcuno.

Situazioni concrete
Situazioni in cui potresti riconoscerti
Mi accorgo che ormai fumo tutte le sere
Non riesco a dirlo ai miei, avrei paura del loro giudizio
A volte, è più facile riconoscere una dinamica quando la vediamo descritta in situazioni concrete. Ecco alcuni esempi in cui potresti ritrovarti.
Quando la cannabis diventa un rituale solitario
- Fumare da soli in camera la sera, come modo per scaricare la tensione accumulata durante il giorno, senza che nessuno se ne accorga.
- Usare la cannabis prima di uno studio intenso o di un esame, nella convinzione che aiuti a rilassarsi, salvo poi faticare a concentrarsi.
- Notare che il consumo, inizialmente occasionale nei weekend, è diventato quotidiano quasi senza accorgersene.
Quando l'uso è legato agli altri
- Accettare uno spinello alle feste universitarie soprattutto per sentirsi meno esclusi o per avvicinarsi a nuovi conoscenti.
- Evitare di raccontare ai genitori o ai vecchi amici questa abitudine, per timore di essere giudicati o di sembrare inadeguati alla nuova vita indipendente.
- Sentirsi soli anche in compagnia di coinquilini o compagni di corso, perché mancano legami di reale condivisione.
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Strategie pratiche
Piccoli passi per ritrovare equilibrio
Aspettare qualche minuto a volte mi fa passare la voglia.
Parlarne con la mia migliore amica mi ha alleggerito.
Distinguere il desiderio di socialità dal bisogno di riempire un vuoto
Puoi provare a osservare, senza giudizio, in quali momenti senti il richiamo della sostanza. Chiederti se in quel momento cerchi davvero compagnia o se stai provando ad attenuare un disagio può aiutarti a comprenderti meglio.
Dare valore alle piccole interazioni quotidiane
Anche uno scambio di battute con un coinquilino o un caffè con un compagno di corso può rappresentare un primo passo per costruire una rete di legami autentici. Non serve che siano relazioni profonde fin da subito.
Prendersi cura di sé in altri modi
Potresti provare a dedicare attenzione al sonno, all'attività fisica o a qualcosa di creativo che ti piace. Sono modi per ridurre lo stress senza ricorrere in automatico alla cannabis.
Rimandare l'impulso di qualche minuto
Quando senti il richiamo della sostanza, potresti provare ad aspettare anche solo dieci minuti prima di agire. Spesso quel bisogno è legato a una tensione del momento, e concederti una piccola pausa può aiutarti a far calare la spinta iniziale.
Rompere il silenzio con qualcuno di fidato
Potresti provare a parlarne con una persona fidata, anche a distanza. Condividere ciò che stai vivendo può aiutarti a uscire dall'isolamento che alimenta l'abitudine.
Considerare un supporto professionale
Rivolgersi a uno sportello psicologico universitario, a un servizio dedicato o a uno/a psicologo/a non è un fallimento, ma un atto di cura verso te stesso. Un percorso di psicoterapia può essere uno spazio prezioso in cui sentirti capito e sostenuto, senza aspettare che la situazione diventi molto difficile per chiedere aiuto.
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Un passo alla volta
Non devi affrontare tutto da solo
Chiedere aiuto è stato il primo vero passo per me
Ho capito che non dovevo cavarmela da sola a tutti i costi
L'uso di cannabis in un contesto di solitudine universitaria è spesso un tentativo di gestire ansia, disagio e bisogno di appartenenza. Riconoscerlo è già un primo passo importante.
La libertà dell'età adulta non consiste nel gestire tutto da soli in silenzio, ma anche nel saper riconoscere quando può essere utile un aiuto.
Il silenzio e la vergogna possono alimentare un circolo vizioso difficile da interrompere. Parlarne apertamente, invece, può rappresentare il primo passo per uscirne.
Costruire legami autentici, anche piccoli e imperfetti, può ridurre il bisogno di ricorrere a sostanze per sentirsi parte di qualcosa.
Se senti che questa abitudine sta occupando sempre più spazio nella tua vita, valutare un percorso con uno/a psicologo/a può aiutarti a ritrovare un tuo equilibrio. Non sei tenuto ad affrontare tutto questo da solo.
Il passo successivo, se ti senti pronto/a
La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.
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FAQ
Domande frequenti
Perché alcuni studenti universitari iniziano a usare la cannabis quando si sentono soli?
Il trasferimento per studiare comporta spesso la perdita improvvisa dei riferimenti familiari e relazionali a cui si era abituati, e la libertà appena conquistata può portare con sé una solitudine inedita. In questo contesto, la cannabis può diventare in modo silenzioso un modo per riempire le serate vuote, allentare la tensione legata allo studio e sentirsi parte di un gruppo. L'ansia da prestazione legata ai primi esami genera una tensione intensa che spinge a cercare un sollievo immediato, mentre in un ambiente nuovo privo di amicizie consolidate la cannabis può diventare un modo per appartenere al gruppo.
Quali sono i segnali che l'uso di cannabis sta diventando un'abitudine problematica?
Alcuni segnali includono fumare da soli in camera la sera come modo per scaricare la tensione accumulata durante il giorno, senza che nessuno se ne accorga, oppure notare che il consumo, inizialmente occasionale nei weekend, è diventato quotidiano quasi senza accorgersene. Un altro segnale è usare la cannabis prima di uno studio intenso o di un esame nella convinzione che aiuti a rilassarsi, salvo poi faticare a concentrarsi. L'assenza di una routine strutturata e dei ritmi tipici della vita in famiglia può inoltre abbassare la consapevolezza rispetto a quanto e quanto spesso si usa la sostanza.
Perché è difficile chiedere aiuto quando si usa la cannabis per gestire la solitudine?
Ammettere una fatica nel gestire la propria autonomia può sembrare in contraddizione con la narrazione della libertà finalmente conquistata, generando un senso di vergogna. Il timore di essere giudicati può alimentare il silenzio, rendendo più difficile parlarne con qualcuno. Molti evitano di raccontare ai genitori o ai vecchi amici questa abitudine, per timore di essere giudicati o di sembrare inadeguati alla nuova vita indipendente. Il silenzio e la vergogna possono alimentare un circolo vizioso difficile da interrompere, mentre parlarne apertamente può rappresentare il primo passo per uscirne.
È normale sentirsi soli anche se si è circondati da coinquilini o compagni di corso?
Sì, è un'esperienza più diffusa di quanto si pensi. Ci si ritrova circondati da coetanei, ma a volte manca ancora una rete di legami autentici e profondi, e si può sentirsi soli anche in compagnia di coinquilini o compagni di corso, perché mancano legami di reale condivisione. La solitudine vissuta come isolamento, priva di legami di qualità, può aumentare il ricorso a sostanze per attenuare il disagio. Se ti riconosci in queste parole, sappi che non c'è nulla di cui vergognarsi.
Come si può distinguere il bisogno di socialità dal tentativo di riempire un vuoto con la cannabis?
Puoi provare a osservare, senza giudizio, in quali momenti senti il richiamo della sostanza. Chiederti se in quel momento cerchi davvero compagnia o se stai provando ad attenuare un disagio può aiutarti a comprenderti meglio. Spesso quel bisogno è legato a una tensione del momento, e concederti una piccola pausa, magari aspettando anche solo dieci minuti prima di agire, può aiutarti a far calare la spinta iniziale e a capire cosa stai realmente cercando.
Quali piccoli passi possono aiutare a ritrovare equilibrio senza ricorrere alla cannabis?
Dare valore alle piccole interazioni quotidiane, come uno scambio di battute con un coinquilino o un caffè con un compagno di corso, può rappresentare un primo passo per costruire una rete di legami autentici, senza che siano relazioni profonde fin da subito. Dedicare attenzione al sonno, all'attività fisica o a qualcosa di creativo che piace sono modi per ridurre lo stress senza ricorrere in automatico alla sostanza. Anche parlarne con una persona fidata, pure a distanza, può aiutare a uscire dall'isolamento che alimenta l'abitudine.
Domande frequenti sulla terapia
Quanti tipi di terapia ci sono in Unobravo?
Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.
Cos'è e in cosa consiste la terapia individuale con Unobravo?
Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.
Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
Se sarà il professionista adatto a te, inizierete insieme un percorso creato su misura per te.
Terapia online: perché sceglierla?
Con uno psicologo online Unobravo puoi prenderti cura di te ovunque tu sia. Potrai utilizzare l'app o la Web App per fissare i tuoi appuntamenti, svolgere le sedute, chattare con il tuo psicologo ed effettuare pagamenti sicuri.
Tutto comodamente online, utilizzando qualsiasi dispositivo e collegandoti dove e quando vuoi.
Quali sono i prezzi della terapia individuale?
Il prezzo dello psicologo in presenza può variare molto, senza contare il tempo e il costo per raggiungere lo studio del professionista.
Con Unobravo ogni seduta ha un prezzo fisso e accessibile di 49 € e puoi incontrare il tuo psicologo anche in viaggio, in vacanza o in una pausa dal lavoro, senza investire tempo e denaro per gli spostamenti.
Per connetterti con il tuo benessere psicologico ti basterà solo un click.
Quanto dura un percorso di terapia individuale?
A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.
Come faccio a sapere se ho bisogno di fare terapia?
Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.
È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.
E ora?
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