Genitore con un tumore: come prendersi cura del proprio dolore emotivo restando vicino ai figli?
Sorrido a tavola, poi corro in bagno a piangere.
Devo reggere per loro, ma dentro sto crollando.
Ricevere una diagnosi di tumore mentre si è genitori di figli piccoli o adolescenti apre un conflitto emotivo difficile da condividere. Da una parte c'è il bisogno di dare spazio alla propria paura, dall'altra il desiderio di proteggere i figli proprio da quella paura.
Le settimane di attesa tra un esame di controllo e il referto possono diventare un tempo sospeso, in cui vivi un'angoscia non rappresentabile che a volte non condividi nemmeno con il/la partner o con le persone più vicine perché manca l’accesso a immagini o parole riferibili a esperienze, come se questa esperienza fosse un unicum. Potrebbe accadere che ti ritrovi a sorridere in momenti di convivialità, a tavola ad esempio, poi corri in bagno a piangere per non travolgere gli altri nella tua emotività che in quel momento senti invasiva.
Forse ti sei imposto di apparire sempre stabile e presente, come se qualunque cedimento potesse ferire i tuoi figli. È un peso doppio: quello della paura della malattia, che suscita vissuti di attacco/fuga, e quello di dover mostrare una calma che non senti; come se restassi solido per loro, ma dentro stessi crollando
Se ti riconosci in tutto questo, sappi che non c'è nulla di sbagliato in te. Iniziare a comprendere che nascondere ogni emozione non è l'unico modo per proteggere i figli, può essere un primo passo importante.
Comprendere il conflitto interiore
Le radici di un dolore che si fatica a mostrare
Mi sento in colpa, come se non li avessi protetti.
Non so come dirglielo, così preferisco tacere.
Comprendere perché tendi a trattenere tutto è un percorso delicato, e non è qualcosa che devi affrontare in solitudine: il supporto di uno/a psicologo/a, perfezionato/a in psico-oncologia può aiutarti a dare un nome a queste emozioni e a sentirti meno solo nel viverle.
Proviamo, intanto, a esplorare insieme alcune possibili ragioni che spingono tanti genitori a nascondere il proprio dolore emotivo durante la malattia.
Il desiderio di proteggere i figli
- Il timore di preoccupare i figli nasce dall'istinto di preservarli da un dolore che tu stesso fatichi a contenere.
- Non esprimere le emozioni può sembrare la scelta più sicura, ma spesso amplifica la tensione che vivi dentro.
- Le oscillazioni tra speranza dopo una buona notizia e sconforto dopo un esame difficile si scontrano con il bisogno di offrire ai figli un punto di riferimento sicuro Le emozioni, se congruenti rispetto all’evento specifico, possono essere pensate, trasformando l’emozione in esperienza rappresentabile.
Il ruolo del senso di colpa
- Puoi arrivare a sentirti in colpa, come se non fossi riuscito a proteggere la famiglia dalla malattia.
- Questo senso di colpa può portarti a controllare ogni manifestazione di dolore, per non aggiungere altro peso a chi ami.
- La cultura del "tenere tutto insieme" e il timore del giudizio possono spingerti a isolarti, evitando di chiedere aiuto anche quando ne avresti davvero bisogno.
La difficoltà di trovare le parole
- La mancanza di informazioni su come parlare ai figli della malattia può generare un'ansia significativa in loro.
- Senza strumenti adeguati, il silenzio può sembrare la strada più protettiva.
- In realtà, il non-detto rischia di lasciare i bambini soli con le loro domande, alimentando immagini più spaventose della realtà e ansia abbandonica al pensiero della possibile assenza del genitore.
Scene di vita quotidiana
Situazioni in cui potresti riconoscerti
Mia figlia mi guarda e capisce, anche se non parlo.
Fingo che vada tutto bene, ma lui lo sente.
Il modo in cui si trattiene il dolore prende forme concrete, nei gesti di ogni giorno. Ecco alcune situazioni in cui forse ti sei ritrovato.
Il dolore nascosto dietro un sorriso
- Ti allontani in un'altra stanza per piangere in silenzio dopo una telefonata con l'Oncologo, per poi tornare a tavola con un sorriso che non senti.
- Cerchi di rispondere con calma alle domande dirette dei tuoi figli su perché sei stanco o hai perso i capelli, mentre dentro trattieni l'emozione.
- Ti sforzi di mantenere invariate tutte le routine familiari, dai compiti allo sport alle cene, come se nulla fosse cambiato.
L'isolamento dentro la coppia e la famiglia
- Eviti di parlare della tua paura con il/la partner per non appesantire ulteriormente la relazione, finendo per sentirti ancora più solo.
- Ti accorgi che anche gli altri familiari trattengono le proprie emozioni, e in casa cala un silenzio carico di tensione. Si potrebbe rappresentare questo silenzio con una sensazione di vuoto-pieno, quando le emozioni non possono essere dette ma sono intensamente presenti nella relazione.
- Hai la sensazione di dover proteggere tutti, senza avere tu stesso un luogo in cui lasciarti andare.
Quello che i figli percepiscono comunque
- I tuoi figli notano la tensione in casa senza comprenderne la causa e possono sviluppare ansie proprie o sensi di colpa.
- Un bambino che percepisce il non-detto può costruire fantasie peggiori della realtà, spaventandosi ancora di più invece di sentirsi rassicurato.
- I fratelli più grandi possono farsi carico di un ruolo protettivo che non spetta loro, nascondendo a loro volta ciò che sentono.
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Strategie concrete e accessibili
Piccoli passi per prenderti cura di te e di loro
Da quando ne parlo, il peso sembra meno mio.
In terapia ho ritrovato uno spazio solo per me.
Permetterti di sentire le tue emozioni
Non devi apparire sempre forte o sereno. Puoi concederti di provare paura, tristezza o rabbia, anche solo riconoscendole dentro di te. Dare spazio a ciò che senti, invece di trattenerlo, può alleggerire parte della tensione che porti.
Parlare ai figli con parole adatte alla loro età
Puoi raccontare ai tuoi figli cosa sta accadendo in modo onesto e calibrato sull'età, con parole semplici e senza entrare nel dettaglio clinico. Spiegare che sei stanco perché stai facendo delle cure può bastare: quando i bambini hanno una spiegazione, tendono a costruire meno fantasie spaventose rispetto al silenzio.
Condividere il peso con chi ti sta vicino
Potresti provare a dire al/la partner o a un familiare come ti senti davvero, anche solo una frase. Distribuire il peso emotivo su più persone può aiutarti a non sentirti l'unico a reggere tutto.
Concederti dei momenti solo per te
Quando puoi, prova a ritagliarti uno spazio personale, anche breve, in cui non devi rassicurare nessuno: una passeggiata, una telefonata a un amico, qualcosa che ti faccia sentire per un attimo leggero.
Ammorbidire la pretesa di controllare tutto
Quando senti il bisogno di tenere insieme ogni cosa, prova a ricordarti che una famiglia può attraversare momenti difficili anche senza che tu sia perfetto e puoi anche comunicare questo pensiero. Lasciar andare l'idea di dover controllare ogni emozione può ridurre lo sforzo che stai facendo.
Valutare un percorso di supporto psicologico
Un percorso con uno/a psicologo/a, in particolare con esperienza in psico-oncologia, può rappresentare uno spazio prezioso per elaborare l'ansia dell'attesa degli esami e le emozioni ambivalenti che provi. Non è necessario aspettare che la situazione diventi molto difficile: puoi sentirti capito e sostenuto già ora. Esistono anche professionisti che affiancano i figli in percorsi paralleli, così che nessuno resti solo con ciò che prova.
Cercare gruppi di sostegno tra chi vive lo stesso
Potresti trovare conforto nel confronto con altri genitori che stanno attraversando un percorso oncologico. Sentire che la tua esperienza è condivisa può ridurre il senso di isolamento.
Parla di come ti senti a uno psicologo online
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Uno sguardo d'insieme
Restare presenti senza dover essere perfetti
Non devo essere perfetta, devo solo esserci.
Chiedere aiuto è stato il mio modo di proteggerli.
Nascondere completamente il tuo dolore emotivo non protegge davvero i tuoi figli: può, anzi, aumentare la loro confusione e il loro senso di insicurezza.
Sentirsi autentici è rassicurante, e non richiede perfezione, ma consapevolezza e presenza.
I figli, se accompagnati con onestà e delicatezza, possono imparare a riconoscere ed esprimere le proprie emozioni, sviluppando risorse preziose anche di fronte a un momento così doloroso.
Prenderti cura della tua salute mentale, in questa fase, non è un lusso né un segno di debolezza: è ciò che può aiutarti a continuare a essere presente, in modo autentico, per chi ami e per te stesso.
Se senti che il peso è troppo da portare da solo, valutare un percorso con uno/a psicologo/a potrebbe fare la differenza. La famiglia intera attraversa una trasformazione, e riconoscere insieme la fatica emotiva, anziché nasconderla, può rafforzare il legame e il senso di sicurezza.
Il passo successivo, se ti senti pronto/a
La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.
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FAQ
Domande frequenti
Perché come genitore malato di tumore tendo a nascondere le mie emozioni ai figli?
Il timore di preoccupare i figli nasce dall'istinto di preservarli da un dolore che tu stesso fatichi a contenere. Non esprimere le emozioni può sembrare la scelta più sicura, ma spesso amplifica la tensione che vivi dentro. Le oscillazioni tra speranza dopo una buona notizia e sconforto dopo un esame difficile si scontrano con il bisogno di offrire ai figli un punto di riferimento sicuro. Puoi arrivare a sentirti in colpa, come se non fossi riuscito a proteggere la famiglia dalla malattia, e questo senso di colpa può portarti a controllare ogni manifestazione di dolore, per non aggiungere altro peso a chi ami. Anche la mancanza di informazioni su come parlare ai figli della malattia può spingerti verso il silenzio.
Cosa percepiscono davvero i figli quando un genitore nasconde la sofferenza per il tumore?
I figli notano la tensione in casa senza comprenderne la causa e possono sviluppare ansie proprie o sensi di colpa. Un bambino che percepisce il non-detto può costruire fantasie peggiori della realtà, spaventandosi ancora di più invece di sentirsi rassicurato. I fratelli più grandi possono farsi carico di un ruolo protettivo che non spetta loro, nascondendo a loro volta ciò che sentono. La mancanza di informazioni su come parlare ai figli della malattia può generare un'ansia significativa in loro, e il non-detto rischia di lasciare i bambini soli con le loro domande, alimentando ansia abbandonica al pensiero della possibile assenza del genitore.
È normale sentirsi in colpa come genitore malato di tumore?
Sì, puoi arrivare a sentirti in colpa, come se non fossi riuscito a proteggere la famiglia dalla malattia. Questo senso di colpa può portarti a controllare ogni manifestazione di dolore, per non aggiungere altro peso a chi ami. La cultura del tenere tutto insieme e il timore del giudizio possono spingerti a isolarti, evitando di chiedere aiuto anche quando ne avresti davvero bisogno. Se ti riconosci in tutto questo, sappi che non c'è nulla di sbagliato in te: iniziare a comprendere che nascondere ogni emozione non è l'unico modo per proteggere i figli può essere un primo passo importante.
Come posso parlare ai miei figli della mia malattia oncologica?
Puoi raccontare ai tuoi figli cosa sta accadendo in modo onesto e calibrato sull'età, con parole semplici e senza entrare nel dettaglio clinico. Spiegare che sei stanco perché stai facendo delle cure può bastare: quando i bambini hanno una spiegazione, tendono a costruire meno fantasie spaventose rispetto al silenzio. I figli, se accompagnati con onestà e delicatezza, possono imparare a riconoscere ed esprimere le proprie emozioni, sviluppando risorse preziose anche di fronte a un momento così doloroso. Nascondere completamente il dolore emotivo non protegge davvero i figli: può, anzi, aumentare la loro confusione e il loro senso di insicurezza.
Quali segnali indicano che un genitore con tumore sta trattenendo troppo le proprie emozioni?
Alcuni segnali si riconoscono in scene di vita quotidiana, come allontanarsi in un'altra stanza per piangere in silenzio dopo una telefonata con l'oncologo, per poi tornare a tavola con un sorriso che non si sente, oppure sforzarsi di mantenere invariate tutte le routine familiari come se nulla fosse cambiato. Un altro segnale è evitare di parlare della propria paura con il partner per non appesantire la relazione, finendo per sentirsi ancora più soli, mentre in casa cala un silenzio carico di tensione. C'è la sensazione di dover proteggere tutti, senza avere tu stesso un luogo in cui lasciarti andare.
Come posso alleggerire il peso emotivo senza sentirmi solo ad affrontarlo?
Puoi provare a dire al partner o a un familiare come ti senti davvero, anche solo una frase: distribuire il peso emotivo su più persone può aiutarti a non sentirti l'unico a reggere tutto. Quando puoi, prova a ritagliarti uno spazio personale, anche breve, in cui non devi rassicurare nessuno. Potresti anche trovare conforto nel confronto con altri genitori che stanno attraversando un percorso oncologico, perché sentire che la tua esperienza è condivisa può ridurre il senso di isolamento. Valutare un percorso con uno psicologo, in particolare con esperienza in psico-oncologia, può rappresentare uno spazio prezioso per elaborare le emozioni ambivalenti che provi.
Domande frequenti sulla terapia
Quanti tipi di terapia ci sono in Unobravo?
Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.
Cos'è e in cosa consiste la terapia individuale con Unobravo?
Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.
Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
Se sarà il professionista adatto a te, inizierete insieme un percorso creato su misura per te.
Terapia online: perché sceglierla?
Con uno psicologo online Unobravo puoi prenderti cura di te ovunque tu sia. Potrai utilizzare l'app o la Web App per fissare i tuoi appuntamenti, svolgere le sedute, chattare con il tuo psicologo ed effettuare pagamenti sicuri.
Tutto comodamente online, utilizzando qualsiasi dispositivo e collegandoti dove e quando vuoi.
Quali sono i prezzi della terapia individuale?
Il prezzo dello psicologo in presenza può variare molto, senza contare il tempo e il costo per raggiungere lo studio del professionista.
Con Unobravo ogni seduta ha un prezzo fisso e accessibile di 49 € e puoi incontrare il tuo psicologo anche in viaggio, in vacanza o in una pausa dal lavoro, senza investire tempo e denaro per gli spostamenti.
Per connetterti con il tuo benessere psicologico ti basterà solo un click.
Quanto dura un percorso di terapia individuale?
A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.
Come faccio a sapere se ho bisogno di fare terapia?
Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.
È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.
E ora?
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