Recidiva oncologica e rientro al lavoro: come affrontare un nuovo cambiamento dopo un periodo di remissione?

Recidiva oncologica e rientro al lavoro: come affrontare un nuovo cambiamento dopo un periodo di remissione?
Pensavo di avercela fatta, e invece devo ripartire da capo
Il lavoro era la mia prova che la vita continuava

Durante la remissione, tornare a lavorare aveva significato molto più di un ritorno alla routine.

Era stato un modo concreto per riappropriarti della tua identità dopo la malattia, una prova tangibile che la vita poteva davvero continuare.

Poi la recidiva è arrivata e, insieme alla speranza di una guarigione definitiva, hai sentito crollare anche quell'equilibrio professionale e personale che avevi ricostruito con tanta fatica.

La sensazione più diffusa, in questi casi, è quella di dover ricominciare due volte: una sul piano della salute, una su quello della vita lavorativa e sociale.

Se ti riconosci in tutto questo, è importante sapere che questo smarrimento è una reazione naturale, non un segno di debolezza. Riconoscerlo può essere un primo passo per attraversare questa nuova fase con maggiore consapevolezza.

Le radici del disagio

Perché il rientro dopo una recidiva può essere così faticoso

Avevo ricostruito tutto e ora mi sembra svanito
Ho paura che al lavoro non mi vedano più affidabile

Affrontare una ricaduta mentre si cerca di mantenere un legame con la propria vita lavorativa è un'esperienza complessa, che tocca corde profonde.

Elaborare emozioni così intense e ricostruire un senso di continuità può essere più semplice con l'aiuto di uno/a psicologo/a specializzato in oncologia, che può offrirti strumenti pensati per la tua situazione.

Proviamo, intanto, a esplorare insieme alcune possibili ragioni che sono alla base di questo smarrimento legato al rientro al lavoro dopo una recidiva.

Il lavoro come simbolo di vita ritrovata

  • Durante la remissione, il lavoro può essere diventato il segno concreto che la vita poteva continuare nonostante la malattia
  • La recidiva può riattivare un senso di tradimento non solo verso il proprio corpo, ma anche verso il percorso di ricostruzione professionale intrapreso con fatica
  • La rottura tra il 'prima' e il 'dopo' può generare la sensazione di una frammentazione della propria identità, personale e lavorativa

La paura del giudizio e dell'incertezza

  • Il timore del giudizio altrui e la paura di non essere più percepiti come affidabili possono amplificare il disagio legato al rientro
  • La difficoltà a pianificare a lungo termine, tipica delle malattie recidivanti, può alimentare una forte ansia rivolta al futuro
  • Il confronto con la versione di sé precedente alla ricaduta, quando ci si sentiva ormai reintegrati, può risultare particolarmente doloroso
Prospettiva clinica
Adattarsi a convivere con una malattia cronica significa andare incontro a molteplici cambiamenti: del corpo, delle emozioni, delle relazioni e della vita quotidiana. Accettarli richiede tempo. Costruire un nuovo equilibrio è però possibile, dando spazio anche all’impatto psicologico della malattia. Parlarne con uno psicologo o uno psicoterapeuta può rappresentare un gesto importante per prendersi cura di sé e dei propri bisogni.
Vissuti concreti

Situazioni in cui potresti riconoscerti

Devo rispiegare tutto a un capo che nemmeno conosco
Il mio collega mi guarda con pena e mi sento solo

Ogni percorso è a sé, ma alcune situazioni possono essere particolarmente diffuse tra chi affronta una recidiva dopo aver ripreso a lavorare. Vediamone alcune.

Rinegoziare di nuovo la propria posizione

  • Avevi cambiato ruolo o orario per conciliare il lavoro con le cure, e ora ti trovi a dover rinegoziare quegli accordi con superiori e colleghi
  • Devi rispiegare la tua situazione a un nuovo responsabile delle risorse umane o a un team che nel frattempo è cambiato
  • Provi la sensazione di essere tornato al punto di partenza dopo mesi di impegno per dimostrare la tua efficienza

Il carico emotivo della comunicazione

  • Fatichi a comunicare la ricaduta ai colleghi, temendo reazioni di pietà o, al contrario, una distanza che ti isola ancora di più
  • Ti confronti con la tua immagine precedente alla ricaduta, quando ti sentivi ormai guarito e reintegrato
  • Provi a gestire il carico emotivo di affrontare nuovamente terapie impegnative mentre cerchi di mantenere alcune responsabilità lavorative
Un momento per fermarsi
Ti riconosci in una di queste situazioni?

Convivere con una malattia mette alla prova anche la mente?

Una condizione di salute che dura nel tempo può coinvolgere, oltre al corpo, umore, identità e relazioni. Questi articoli possono aiutarti a capire meglio questo intreccio tra corpo e mente.

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Prendersi cura di sé, oltre che della malattia, è possibile

Accanto alle cure mediche, anche il benessere psicologico conta. Questi articoli possono darti strumenti per attraversare le difficoltà con più risorse ed equilibrio.

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Se il peso della malattia influenza la tua vita, parlare con un professionista potrebbe aiutarti ad affrontare meglio il presente

Quando la malattia mette alla prova il tuo equilibrio emotivo, parlare con uno psicologo può aiutarti ad affrontare queste sfide con consapevolezza e supporto. Ecco come funziona la terapia.

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Quando la malattia condiziona il tuo benessere, parlarne può aiutare

Se convivere con la malattia sta diventando troppo difficile, non devi affrontarlo per forza da solo. Trova lo psicologo adatto a te: bastano pochi minuti.

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Strategie concrete

Come affrontare questa nuova fase

Ho imparato a dire solo ciò che voglio condividere
Parlarne con la mia psicologa mi ha aiutato tanto
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Costruire un rientro graduale

Quando ti senti pronto, potresti provare a concordare con chi si occupa del lavoro un rientro progressivo, che tenga conto delle tue energie reali e non delle aspettative di prima. Procedere per piccoli passi può aiutarti a non chiederti troppo tutto insieme.

2

Informarti sulle tutele previste

Puoi informarti sulle tutele normative pensate per chi affronta una malattia oncologica, così da negoziare orari, mansioni e permessi con maggiore consapevolezza. Sapere quali diritti hai può alleggerire una parte del carico.

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Scegliere cosa condividere e con chi

Non sei tenuto a raccontare tutto a tutti. Potresti decidere cosa condividere e con quali persone, per proteggere il tuo spazio emotivo. Individuare una o due persone di fiducia sul posto di lavoro può fare la differenza.

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Ridefinire cosa significa 'farcela'

In questa fase, il ritmo e gli obiettivi possono essere diversi rispetto al passato. Potresti provare a ripensare il concetto di successo professionale, riconoscendo che la flessibilità, più della perfezione, può diventare la tua risorsa principale.

5

Dare tempo a te stesso

Adattarsi a una nuova realtà richiede tempo. È importante concedertelo, senza confrontarti rigidamente con la versione di te precedente alla recidiva. Un passo alla volta puoi ritrovare gradualmente un senso di continuità.

6

Considerare un supporto psicologico

Un percorso con uno/a psicologo/a specializzato in oncologia può essere uno spazio prezioso per elaborare il senso di perdita legato alla ricaduta e ricostruire una narrazione di te più flessibile. Non è necessario aspettare che la situazione diventi molto pesante per chiedere aiuto: farlo può aiutarti a sentirti capito e sostenuto in un momento delicato.

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Ritrovare significato

Un percorso che continua, in una forma nuova

Non sto ripartendo da zero, sto solo cambiando strada
Chiedere aiuto è stato il mio modo di prendermi cura di me

La recidiva non cancella il percorso di ricostruzione che hai già compiuto.

Ti chiede piuttosto di adattarlo a una nuova realtà, non di ripartire davvero da zero.

Riconoscere il senso di perdita per l'identità professionale che sentivi ormai ritrovata è un passaggio importante per poterla poi reinventare in un modo sostenibile per te.

Il rientro al lavoro dopo una ricaduta non è un fallimento personale, ma una tappa di un cammino che la malattia oncologica spesso rende non lineare.

Costruire alleanze con colleghi, superiori e professionisti della salute può aiutarti a trasformare questa fase in un processo condiviso e meno solitario.

E quando senti di averne bisogno, un percorso con uno/a psicologo/a può accompagnarti nel ritrovare, poco alla volta, un senso di continuità e significato.

Il passo successivo, se ti senti pronto/a

La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.

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Auguro a tutti questo percorso
Dopo un anno di psicoterapia con la dottoressa Antonella Maria Rita Martino, sono diventata un'altra persona. Soffrivo d'ansia in modo cronico e invalidante, nemmeno mi rendevo conto di quanto fosse pesante, e ora posso dire che va davvero meglio, l'ansia viene ogni tanto e ho gli strumenti per gestirla e annientarla in poche ore o addirittura minuti, come ormai so gestire meglio ogni crisi che mi possa capitare. Penso che non smetterò mai con le mie sedute perché c'è tanto da imparare, tanto da crescere, per non parlare di quanto si possa definire quest'esperienza una coccola per sé stessi. Grazie Mille Maria Rita per avermi cambiato l'esistenza.
— Francesca Piras
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Incontri speciali!
Ho iniziato questo percorso principalmente per problemi di forte ansia, attacchi di panico e difficoltà ormai molto invalidanti nel relazionarmi con gli altri sfociate nell'impossibilità di vivere "normalmente" la mia quotidianità con un principio di depressione, insieme alla dott.ssa Elisa Pasquali, che sin dalla seduta conoscitiva si è mostrata molto empatica e disponibile/flessibile, facendomi sentire a mio agio nonostante la condizione di assoluta inadeguatezza che stavo vivendo da un po'. Da tre mesi a questa parte si è mostrata sempre super attenta ad ascoltare ed in grado di far emergere le problematiche più nascoste con le quali convivo forse dall'infanzia, portanomi a ragionamenti magari mai pima d'ora presi in considerazione, che stanno iniziando a farmi vedere le cose in un'altra prospettiva, anche più realistica e meno catastrofica di quanto pensassi, con il beneficio di iniziare a star meglio nonostante il percorso possa rivelarsi ancora lungo e tortuoso. Ho riscoperto la forza di voler riprendere la mia vita in mano!
— Maria
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La mia salvezza
Grazie ad unobravo ho potuto fare la psicoterapia che mi serviva senza dover affrontare traffico, ritardi, semplicemente dal divano di casa!
— GIUSY
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FAQ

Domande frequenti

Affrontare una ricaduta mentre si cerca di mantenere un legame con la propria vita lavorativa è un'esperienza complessa, che tocca corde profonde. Durante la remissione, il lavoro può essere diventato il segno concreto che la vita poteva continuare nonostante la malattia, e la recidiva può riattivare un senso di tradimento non solo verso il proprio corpo, ma anche verso il percorso di ricostruzione professionale intrapreso con fatica. La rottura tra il 'prima' e il 'dopo' può generare la sensazione di una frammentazione della propria identità, personale e lavorativa.

Sì, questa sensazione è molto diffusa. La sensazione più diffusa, in questi casi, è quella di dover ricominciare due volte: una sul piano della salute, una su quello della vita lavorativa e sociale. È importante sapere che questo smarrimento è una reazione naturale, non un segno di debolezza. La recidiva non cancella il percorso di ricostruzione che hai già compiuto, ti chiede piuttosto di adattarlo a una nuova realtà, non di ripartire davvero da zero.

Il timore del giudizio altrui e la paura di non essere più percepiti come affidabili possono amplificare il disagio legato al rientro. Spesso si fatica a comunicare la ricaduta ai colleghi, temendo reazioni di pietà o, al contrario, una distanza che ci isola ancora di più. Si può anche provare la sensazione di essere tornati al punto di partenza dopo mesi di impegno per dimostrare la propria efficienza, e il confronto con la versione di sé precedente alla ricaduta, quando ci si sentiva ormai reintegrati, può risultare particolarmente doloroso.

Quando ci si sente pronti, si potrebbe provare a concordare con chi si occupa del lavoro un rientro progressivo, che tenga conto delle energie reali e non delle aspettative di prima, procedendo per piccoli passi. Può essere utile informarsi sulle tutele normative pensate per chi affronta una malattia oncologica, così da negoziare orari, mansioni e permessi con maggiore consapevolezza. Non si è tenuti a raccontare tutto a tutti: si può scegliere cosa condividere e con quali persone, individuando magari una o due persone di fiducia sul posto di lavoro.

In questa fase, il ritmo e gli obiettivi possono essere diversi rispetto al passato. Si potrebbe provare a ripensare il concetto di successo professionale, riconoscendo che la flessibilità, più della perfezione, può diventare la risorsa principale. Adattarsi a una nuova realtà richiede tempo, ed è importante concedersi questo tempo, senza confrontarsi rigidamente con la versione di sé precedente alla recidiva. Un passo alla volta si può ritrovare gradualmente un senso di continuità.

Un percorso con uno psicologo o una psicologa specializzato in oncologia può essere uno spazio prezioso per elaborare il senso di perdita legato alla ricaduta e ricostruire una narrazione di sé più flessibile. Non è necessario aspettare che la situazione diventi molto pesante per chiedere aiuto: farlo può aiutare a sentirsi capiti e sostenuti in un momento delicato. Elaborare emozioni così intense e ricostruire un senso di continuità può essere più semplice con l'aiuto di un professionista che può offrire strumenti pensati per la propria situazione.

Domande frequenti sulla terapia

Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.

Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.

Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
Se sarà il professionista adatto a te, inizierete insieme un percorso creato su misura per te.

Con uno psicologo online Unobravo puoi prenderti cura di te ovunque tu sia. Potrai utilizzare l'app o la Web App per fissare i tuoi appuntamenti, svolgere le sedute, chattare con il tuo psicologo ed effettuare pagamenti sicuri.

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Il prezzo dello psicologo in presenza può variare molto, senza contare il tempo e il costo per raggiungere lo studio del professionista.

Con Unobravo ogni seduta ha un prezzo fisso e accessibile di 49 € e puoi incontrare il tuo psicologo anche in viaggio, in vacanza o in una pausa dal lavoro, senza investire tempo e denaro per gli spostamenti.

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A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.

Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.

È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.

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