Restare il punto fermo per gli altri quando si è in crisi: come prendersi cura di sé?

Restare il punto fermo per gli altri quando si è in crisi: come prendersi cura di sé?
Tutti contano su di me, non posso permettermi di crollare
Mi sento svuotata, ma chi tiene in piedi tutto se non io?

Ci sono momenti della vita in cui sembra che tutti abbiano bisogno di te. I figli, il/la partner, i colleghi e, a volte, anche i genitori che invecchiano. Sei la persona su cui contare, quella che trova soluzioni, affronta gli imprevisti e cerca di tenere tutto insieme. Con il tempo, essere un punto di riferimento per gli altri può diventare parte della tua identità, al punto che fermarti, mostrare un momento di fragilità o ammettere di essere in difficoltà sembra quasi impossibile. Eppure, anche quando all'esterno tutto sembra procedere normalmente, dentro potresti iniziare a provare stanchezza, insoddisfazione o un senso di vuoto difficile da spiegare. Potresti chiederti se la vita che stai conducendo ti rappresenti ancora, quali siano i tuoi desideri o quanto spazio sia rimasto per ciò di cui hai bisogno. Riconoscere queste sensazioni, però, non è sempre semplice. Quando si è abituati a essere la persona che sostiene tutti, l'idea di aver bisogno a tua volta di sostegno può generare paura, senso di colpa o la sensazione di venir meno alle aspettative degli altri. Così, spesso, si continua ad occuparsi di tutto, mettendo in secondo piano ciò che si prova. Ma essere un punto fermo per gli altri non significa dover essere sempre forte. Comprendere cosa alimenta questa difficoltà a concedersi uno spazio personale può essere il primo passo per ritrovare un equilibrio tra le responsabilità che si è assunta e il bisogno di prendersi cura di se stessi.

Le radici del silenzio

Perché è così difficile ammettere di essere in crisi

Se dico che sto male, tutti si preoccuperebbero per me
Mi sembra egoista fermarmi a pensare a come sto davvero

Quando si è attraversati da un momento di bilancio esistenziale e allo stesso tempo si porta sulle spalle il benessere di altre persone, interrogarsi su di sé può diventare molto faticoso. In questi casi, esplorare quello che senti può essere più semplice con l'aiuto di uno/a psicologo/a, che può offrirti uno spazio in cui non devi reggere nulla per nessuno.

Proviamo, intanto, a esplorare insieme alcune possibili ragioni che rendono così difficile fermarsi quando si è il punto fermo per gli altri.

Il timore di deludere le aspettative

  • Sentire che gli altri si aspettano da te forza e capacità di affrontare ogni situazione può portarti a minimizzare le tue difficoltà, per non deludere le loro aspettative.
  • Essere considerato/a “quello/a forte” può rendere difficile mostrare le proprie fragilità, come se chiedere aiuto significasse venir meno al ruolo che hai sempre ricoperto.
  • La paura di preoccupare le persone che contano su di te può spingerti a nascondere ciò che provi, anche quando avresti bisogno di ascolto e sostegno.

Il senso di colpa nel fermarsi

  • Quando sei abituato/a a mettere al primo posto i bisogni degli altri, dedicare del tempo a te stesso/a può farti provare senso di colpa, come se prenderti cura di te significasse trascurare le tue responsabilità.
  • Faticare a riconoscere e dare un nome alle proprie emozioni può rendere più difficile comprendere ciò che stai vivendo, lasciando il disagio in secondo piano anche quando inizia a farsi sentire.
  • Le responsabilità familiari, lavorative e relazionali possono intrecciarsi con le domande e i cambiamenti tipici della mezza età, accentuando il senso di solitudine, soprattutto quando senti di dover affrontare tutto senza chiedere aiuto.
Prospettiva clinica
Quando siamo abituati a essere un punto di riferimento per gli altri, può diventare difficile distinguere chi siamo dai ruoli che ricopriamo. Fermarci, mostrare le nostre fragilità o chiedere sostegno può farci sentire come se stessimo venendo meno alle aspettative di chi conta su di noi. Eppure, essere forti non significa dover affrontare tutto da soli. Forse, allora, vale la pena chiedersi: se siamo sempre pronti a sostenere gli altri, quanto spazio lasciamo alla possibilità di essere sostenuti a nostra volta? A volte ciò che chiamiamo forza chiede, in silenzio, di essere ascoltato.
Federica Salciccia
Federica Salciccia
Psicoterapeuta Unobravo
Il disagio che resta invisibile

Situazioni in cui potresti riconoscerti

Do consigli a tutti, ma io non so più cosa voglio
Dormo male da mesi, ma mi dico che è solo stanchezza

Questa difficoltà a conciliare le responsabilità verso gli altri con i propri bisogni può manifestarsi in modi diversi, attraverso situazioni quotidiane in cui potresti riconoscerti.

Il ruolo che non lascia spazio

  • Un genitore che continua a essere un punto di riferimento per i figli ormai adulti, offrendo consigli e sostegno, mentre dentro di sé prova un senso di smarrimento e si interroga sulla direzione della propria vita.
  • Una persona che sul lavoro è sempre disponibile a risolvere problemi e sostenere i colleghi, ma fatica a riconoscere e comunicare la propria stanchezza emotiva.
  • Chi si prende cura di un/una partner o di un familiare in difficoltà e sente di dover essere sempre forte e mantenere tutto sotto controllo, anche quando si sente sopraffatto/a dalle responsabilità.

I segnali che si fa fatica a guardare

  • Accorgerti di dormire male, essere più irritabile o perdere interesse per ciò che prima ti piaceva, ma attribuire questi cambiamenti alla semplice stanchezza, senza soffermarti sulle possibili cause.
  • Rimandare la richiesta di un supporto psicologico, perché riconoscere di attraversare un momento di difficoltà ti fa sentire come se stessi venendo meno al ruolo di persona forte e affidabile.
  • Evitare di parlare apertamente di come ti senti, minimizzando le tue preoccupazioni o nascondendo il disagio per paura di mostrarti vulnerabile agli occhi degli altri.
Un momento per fermarsi
Ti riconosci in una di queste situazioni?

Ti senti spento, senza energie o senza più interesse per le cose?

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Se gli stati emotivi negativi sono persistenti, chiedere aiuto può essere un atto di cura verso te stesso

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Quando la depressione condiziona le tue giornate, parlarne può aiutare

Se senti che non riesci a uscirne, ricordati che non devi affrontarlo per forza in solitudine. Trova lo psicologo adatto a te: bastano pochi minuti.

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Piccoli passi possibili

Come iniziare a prendersi cura di sé

Ho detto a mia moglie come mi sento, e mi sono sentito più leggero
In terapia ho finalmente uno spazio solo per me
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Riconoscere che chiedere aiuto non significa essere meno affidabili

Essere un punto di riferimento per gli altri non significa dover affrontare ogni difficoltà da soli. Chiedere sostegno non mette in discussione la tua capacità di prenderti cura delle persone che contano su di te, ma può aiutarti a riconoscere e rispettare anche i tuoi limiti. Condividere le responsabilità e accettare il supporto degli altri può rendere il tuo ruolo più sostenibile nel tempo.

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Ritagliarti uno spazio personale

Quando gran parte delle tue giornate è dedicata ai bisogni degli altri, può diventare difficile trovare il tempo per ascoltare i tuoi. Prova a dedicarti regolarmente piccoli momenti in cui non devi rispondere alle aspettative di nessuno, anche solo attraverso una passeggiata, un'attività piacevole o qualche minuto di tranquillità. L'obiettivo è recuperare uno spazio in cui riconnetterti con ciò che senti e desideri, al di là delle responsabilità quotidiane.

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Condividere gradualmente ciò che provi

Se sei abituato/a a mostrarti sempre forte, parlare delle tue difficoltà può farti sentire vulnerabile. Non è necessario raccontare tutto immediatamente: puoi iniziare condividendo una preoccupazione o un momento di stanchezza con una persona di fiducia. Esprimere ciò che stai vivendo, senza sentirti obbligato/a a trovare subito una soluzione, può aiutarti a ridurre il senso di isolamento e a scoprire che anche tu puoi contare sugli altri.

4

Imparare a condividere le responsabilità

Essere sempre disponibile può portarti ad assumere più impegni di quanti tu riesca a gestire. Prova a individuare quali responsabilità puoi delegare o condividere, sia in famiglia sia sul lavoro. Non tutto deve necessariamente dipendere da te e permettere agli altri di contribuire può alleggerire il carico quotidiano. Imparare a stabilire dei limiti non significa sottrarti ai tuoi compiti, ma trovare un equilibrio più sostenibile tra le esigenze degli altri e le tue.

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Riconoscere e dare un nome alle tue emozioni

Quando sei concentrato/a sul benessere di chi ti circonda, può capitare di trascurare i segnali del tuo disagio. Se ti accorgi di sentirti spesso stanco/a, irritabile o insoddisfatto/a, prova a soffermarti su ciò che stai vivendo, senza minimizzarlo. Scrivere i tuoi pensieri, riconoscere le situazioni che ti appesantiscono e chiederti di cosa avresti bisogno può aiutarti a comprendere meglio le tue emozioni e a individuare eventuali cambiamenti da introdurre nella quotidianità.

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Valutare un percorso di supporto psicologico

Se il senso di vuoto, la stanchezza emotiva o la difficoltà a chiedere aiuto persistono, rivolgerti a uno/a psicologo/a può offrirti uno spazio in cui esplorare ciò che stai vivendo, senza dover necessariamente ricoprire il ruolo di persona forte e affidabile. Un percorso psicologico può aiutarti a comprendere il rapporto tra responsabilità, aspettative e bisogni personali, mentre la psicoterapia può essere indicata quando emergono difficoltà più radicate o un disagio significativo. Non è necessario aspettare di sentirti sopraffatto/a per cercare sostegno.

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Prendersi cura di sé

Fermarti per continuare a esserci

Prendermi cura di me mi permette di esserci anche per loro
Fermarmi non mi ha reso più debole, ma più presente

Essere un punto di riferimento per gli altri non significa dover essere sempre forti o mettere costantemente da parte le proprie difficoltà. Anche chi è abituato a sostenere le persone che ama può attraversare momenti di fragilità, incertezza o smarrimento. Quando il disagio viene ignorato o tenuto nascosto a lungo, può diventare sempre più difficile comprenderlo e affrontarlo. Concederti il tempo di ascoltare ciò che provi, senza giudicarti, può aiutarti a riconoscere i tuoi bisogni e a capire se stai attraversando una fase di cambiamento o una difficoltà che merita maggiore attenzione. Prenderti cura di te non significa trascurare gli altri, ma riconoscere che anche il tuo benessere merita spazio, indipendentemente dalle responsabilità che ricopri. Se senti che la stanchezza emotiva, il senso di vuoto o la difficoltà a chiedere aiuto stanno condizionando la tua quotidianità, rivolgerti a uno/a psicologo/a può offrirti uno spazio di ascolto e aiutarti a ritrovare un equilibrio più sostenibile tra ciò che gli altri si aspettano da te e ciò di cui hai bisogno.

Il passo successivo, se ti senti pronto/a

La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.

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Consulenze competenti e interventi costruttivi
Ho contattato questo servizio a causa della presa di consapevolezza di essere caduta in uno stato depressivo. Ho trovato Christel, una psicologa brava, competente, empatia che ha capito fin dal primo incontro la reale problematica e come mi sentivo, fornendomi dei feedback sempre attenti e puntuali con l'obiettivo di destrutturare degli schemi mentali disfunzionali che da sola mi creavo. Continuerò questo percorso fintanto che sarà necessario, ma rifarei ogni giorno questa scelta, oltre a consigliarlo a chiunque ne percepisca il bisogno. Grazie.
— Claudia
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Un esperienza fondamentale per ritrovarmi
Ho passato un periodo particolarmente buio e da sola non riuscivo ad andare avanti, avevo bisogno di qualcuno che mi sostenesse e mi facesse trovare la forza per andare avanti. Mia cognata mi propone di farmi aiutare da uno psicologo, e mi scarica l'app di uno bravo sul cellulare. Le sarò grata sempre. Ho travato la persona di cui avevo bisogno: Nicola Riccardo Croce un professionista serio, affidabile, disponibile. Ha creduto in me e mi ha aiutato a credere in me stessa, ad aumentare la mia autostima, ora sono consapevole di poter affrontare qualsiasi difficoltà, per quanto dura possa essere, ho le risorse per farlo e lo devo solo ed esclusivamente a lui. E' un sistema che funziona, comodo e alla portata di tutti.
— Anna
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Incontri speciali!
Ho iniziato questo percorso principalmente per problemi di forte ansia, attacchi di panico e difficoltà ormai molto invalidanti nel relazionarmi con gli altri sfociate nell'impossibilità di vivere "normalmente" la mia quotidianità con un principio di depressione, insieme alla dott.ssa Elisa Pasquali, che sin dalla seduta conoscitiva si è mostrata molto empatica e disponibile/flessibile, facendomi sentire a mio agio nonostante la condizione di assoluta inadeguatezza che stavo vivendo da un po'. Da tre mesi a questa parte si è mostrata sempre super attenta ad ascoltare ed in grado di far emergere le problematiche più nascoste con le quali convivo forse dall'infanzia, portanomi a ragionamenti magari mai pima d'ora presi in considerazione, che stanno iniziando a farmi vedere le cose in un'altra prospettiva, anche più realistica e meno catastrofica di quanto pensassi, con il beneficio di iniziare a star meglio nonostante il percorso possa rivelarsi ancora lungo e tortuoso. Ho riscoperto la forza di voler riprendere la mia vita in mano!
— Maria
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FAQ

Domande frequenti

Sentire che gli altri si aspettano da te forza e capacità di affrontare ogni situazione può portarti a minimizzare le tue difficoltà, per non deludere le loro aspettative. Essere considerato quello forte può rendere difficile mostrare le proprie fragilità, come se chiedere aiuto significasse venir meno al ruolo che hai sempre ricoperto. La paura di preoccupare le persone che contano su di te può spingerti a nascondere ciò che provi, anche quando avresti bisogno di ascolto e sostegno. Inoltre, quando sei abituato a mettere al primo posto i bisogni degli altri, dedicare del tempo a te stesso può farti provare senso di colpa, come se prenderti cura di te significasse trascurare le tue responsabilità.

Potresti accorgerti di dormire male, essere più irritabile o perdere interesse per ciò che prima ti piaceva, ma attribuire questi cambiamenti alla semplice stanchezza, senza soffermarti sulle possibili cause. Spesso si tende a rimandare la richiesta di un supporto psicologico, perché riconoscere di attraversare un momento di difficoltà fa sentire come se si stesse venendo meno al ruolo di persona forte e affidabile. Un altro segnale è evitare di parlare apertamente di come ti senti, minimizzando le tue preoccupazioni o nascondendo il disagio per paura di mostrarti vulnerabile agli occhi degli altri.

Sì, quando sei abituato a mettere al primo posto i bisogni degli altri, dedicare del tempo a te stesso può farti provare senso di colpa, come se prenderti cura di te significasse trascurare le tue responsabilità. Faticare a riconoscere e dare un nome alle proprie emozioni può rendere più difficile comprendere ciò che stai vivendo, lasciando il disagio in secondo piano anche quando inizia a farsi sentire. Le responsabilità familiari, lavorative e relazionali possono intrecciarsi con i cambiamenti tipici della mezza età, accentuando il senso di solitudine, soprattutto quando senti di dover affrontare tutto senza chiedere aiuto.

Chiedere sostegno non mette in discussione la tua capacità di prenderti cura delle persone che contano su di te, ma può aiutarti a riconoscere e rispettare anche i tuoi limiti. Condividere le responsabilità e accettare il supporto degli altri può rendere il tuo ruolo più sostenibile nel tempo. Puoi provare a dedicarti regolarmente piccoli momenti in cui non devi rispondere alle aspettative di nessuno, anche solo attraverso una passeggiata o qualche minuto di tranquillità, per recuperare uno spazio in cui riconnetterti con ciò che senti e desideri, al di là delle responsabilità quotidiane.

Un genitore può continuare a essere un punto di riferimento per i figli ormai adulti, offrendo consigli e sostegno, mentre dentro di sé prova un senso di smarrimento e si interroga sulla direzione della propria vita. Una persona sul lavoro può essere sempre disponibile a risolvere problemi e sostenere i colleghi, ma faticare a riconoscere e comunicare la propria stanchezza emotiva. Chi si prende cura di un partner o di un familiare in difficoltà può sentire di dover essere sempre forte e mantenere tutto sotto controllo, anche quando si sente sopraffatto dalle responsabilità.

Essere sempre disponibile può portarti ad assumere più impegni di quanti tu riesca a gestire. Prova a individuare quali responsabilità puoi delegare o condividere, sia in famiglia sia sul lavoro: non tutto deve necessariamente dipendere da te e permettere agli altri di contribuire può alleggerire il carico quotidiano. Imparare a stabilire dei limiti non significa sottrarti ai tuoi compiti, ma trovare un equilibrio più sostenibile tra le esigenze degli altri e le tue. Anche condividere gradualmente ciò che provi con una persona di fiducia può aiutarti a ridurre il senso di isolamento.

Domande frequenti sulla terapia

Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.

Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.

Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
Se sarà il professionista adatto a te, inizierete insieme un percorso creato su misura per te.

Con uno psicologo online Unobravo puoi prenderti cura di te ovunque tu sia. Potrai utilizzare l'app o la Web App per fissare i tuoi appuntamenti, svolgere le sedute, chattare con il tuo psicologo ed effettuare pagamenti sicuri.

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Il prezzo dello psicologo in presenza può variare molto, senza contare il tempo e il costo per raggiungere lo studio del professionista.

Con Unobravo ogni seduta ha un prezzo fisso e accessibile di 49 € e puoi incontrare il tuo psicologo anche in viaggio, in vacanza o in una pausa dal lavoro, senza investire tempo e denaro per gli spostamenti.

Per connetterti con il tuo benessere psicologico ti basterà solo un click.

A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.

Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.

È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.

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