Riconoscere e dare un nome ai maltrattamenti subiti nell'infanzia: come orientarsi senza sentirsi un traditore verso la famiglia?

Riconoscere e dare un nome ai maltrattamenti subiti nell'infanzia: come orientarsi senza sentirsi un traditore verso la famiglia?
"Mi sembra di tradire chi mi ha cresciuta"
"Ho paura di rompere qualcosa di sacro"

Ci sono ricordi che riaffiorano poco alla volta, spesso a distanza di molti anni. A volte arrivano come immagini nitide, altre volte come sensazioni nel corpo o reazioni emotive che sembrano non avere una spiegazione.

Quando cominci a interrogarti su alcuni ricordi e a chiederti se durante l'infanzia tu possa aver vissuto dei maltrattamenti, può affacciarsi un pensiero molto pesante: sentire di stare tradendo chi ti ha cresciuto.

Se sei cresciuto in una famiglia percepita come molto unita, dove i genitori si sono sacrificati e il legame è stato presentato come qualcosa di sacro, mettere in discussione quella storia può sembrare quasi impensabile.

È per questo che, insieme al bisogno di comprendere meglio ciò che hai vissuto, può nascere un forte senso di colpa. Vogliamo dirti che dare un nome a ciò che hai vissuto non significa condannare le persone che ami: significa riconoscere un'esperienza per proteggere il tuo benessere di oggi.

Le radici del conflitto interiore

Perché riconoscere il maltrattamento fa sentire in colpa

"Da piccola mi hanno insegnato a non giudicarli"
"Si sono sacrificati tanto per me"

Il senso di colpa che provi ha ragioni profonde, spesso costruite molto presto nella vita. Comprendere a fondo queste radici è un percorso che, per molte persone, diventa più chiaro con l'aiuto di uno/a psicologo/a, capace di offrirti uno spazio sicuro in cui dare un nome a ciò che hai vissuto senza sentirti spinto a decisioni immediate.

Proviamo, intanto, a esplorare insieme alcune possibili ragioni che sono alla base di questo conflitto tra il bisogno di verità e la paura di tradire la famiglia.

Il legame familiare vissuto come sacro

  • Fin dall'infanzia può essersi radicata l'idea che mettere in discussione i genitori equivalga a spezzare un legame indiscutibile
  • In alcuni contesti, il sacrificio e la dedizione genitoriale vengono trasmessi come valori assoluti, rendendo difficile associare le stesse persone a comportamenti dannosi
  • Possono esistere regole implicite su cosa sia lecito pensare o dire della propria famiglia, che alimentano il senso di colpa quando provi a elaborare il passato

I modi in cui un bambino prova a proteggersi

  • Un bambino può cercare di preservare un'immagine positiva delle figure di riferimento, anche quando alcuni loro comportamenti sono fonte di sofferenza
  • In alcuni casi, esperienze dolorose possono essere minimizzate o difficili da riconoscere come tali, soprattutto quando coinvolgono le proprie figure di riferimento
  • La paura di perdere l'affetto e il senso di appartenenza può portare a mettere a tacere ogni pensiero critico verso chi si è occupato di te
Prospettiva clinica
Riconoscere ciò che hai vissuto da bambino può farti sentire come se stessi mettendo in discussione l'amore che ti lega alla tua famiglia, e questo peso è comprensibile. Eppure dare un nome a un'esperienza non è la stessa cosa che giudicare chi ne è stato protagonista. Forse, più che chiederti se stai tradendo qualcuno, potresti chiederti di cosa avrebbe bisogno oggi quel bambino per sentirsi finalmente ascoltato.
Raffaella Prisco
Raffaella Prisco
Psicoterapeuta Unobravo
Quando i ricordi riaffiorano

Situazioni in cui potresti riconoscerti

"Racconto tutto come se fosse una cosa da nulla"
"Ero io a consolare mia madre, non il contrario"

Il modo in cui questo conflitto si manifesta è diverso per ciascuno. Ci sono però alcune situazioni frequenti che possono aiutarti a sentirti meno solo in ciò che stai vivendo.

Tra il ricordo e la giustificazione

  • Iniziare a riconoscere episodi di svalutazione o punizioni eccessive vissute da bambino, e provare subito un forte senso di colpa nel chiamarli "maltrattamenti"
  • Minimizzare i ricordi dolorosi con pensieri come "in fondo lo facevano per il mio bene" oppure "altri hanno vissuto di peggio", per evitare di percepirti come vittima
  • Accorgerti, raccontando la tua infanzia al/la partner o a uno/a psicologo/a, di descrivere situazioni che oggi riconosci come dolorose o problematiche

Tra dedizione apparente e sofferenza reale

  • Faticare a conciliare l'immagine di un familiare che si sacrifica ogni giorno con i comportamenti trascuranti o violenti subiti nello stesso contesto
  • Riconoscere, solo da adulto, quanto fosse sproporzionato rispetto alla tua età il ruolo di sostegno emotivo che avevi assunto verso un genitore fragile
  • Evitare di parlare di certi episodi con altri familiari per timore di rompere l'armonia apparente, preferendo il silenzio a un possibile conflitto
Un momento per fermarsi
Ti riconosci in una di queste situazioni?

Un'esperienza dolorosa del passato continua a farsi sentire?

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Elaborare ciò che è stato è un percorso possibile

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Se il passato pesa ancora oggi, chiedere aiuto può essere un gesto di cura verso te stesso

Quando un trauma continua a farsi sentire nella vita quotidiana, un percorso di psicoterapia può aiutarti a elaborarlo e ad alleggerirne il peso. Ecco come funziona la terapia.

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Quando ciò che hai vissuto condiziona il presente, parlarne può aiutare

Se il peso di un'esperienza dolorosa del passato influenza la tua vita, non devi affrontarlo per forza da solo. Trova lo psicologo adatto a te: bastano pochi minuti.

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Alcuni spunti concreti

Come orientarsi senza sentirsi un traditore

"Ho bisogno di andare con i miei tempi"
"Voglio capire senza dover per forza scegliere"
1

Concederti il tempo necessario

Riconoscere ciò che hai vissuto è un processo che non ha bisogno di conclusioni immediate. Puoi accogliere l'ambivalenza tra l'affetto e la sofferenza come una possibile parte di questo percorso, senza forzarti a scegliere da subito cosa provare.

2

Distinguere il comportamento dalla persona

Riconoscere che un comportamento è stato dannoso non equivale a condannare del tutto chi lo ha messo in atto. Tenere separate queste due cose può alleggerire il senso di tradimento e rendere l'elaborazione più equilibrata.

3

Separare il senso di colpa dalla responsabilità reale

Il senso di colpa che provi può essere comprensibile, ma non significa necessariamente che tu stia facendo qualcosa di sbagliato. Interrogarti su ciò che hai vissuto non annulla l'affetto che provi né ti obbliga a prendere subito una posizione rispetto ai tuoi legami familiari.

4

Cercare informazioni al di fuori della famiglia

Potresti trovare utile confrontarti con fonti esterne, come libri o gruppi di supporto, che offrono strumenti per leggere con più chiarezza le dinamiche vissute. Uno sguardo diverso dal contesto familiare può aiutarti a sentirti meno solo.

5

Andare piano quando un ricordo diventa intenso

Quando un ricordo torna con forza, può essere utile concederti una pausa e osservare ciò che stai provando. Se l'esperienza diventa difficile da gestire, puoi cercare il sostegno di una persona di fiducia o di un professionista.

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Prendere in considerazione un percorso con uno/a psicologo/a

Un percorso con uno/a psicologo/a può offrirti uno spazio in cui esplorare gradualmente ricordi, emozioni e significati legati alla tua storia, senza la pressione di arrivare subito a conclusioni o di prendere decisioni sulla relazione familiare.

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Un atto di cura verso di sé

Riconoscere non significa recidere

"Capire la mia storia non mi rende una cattiva figlia"
"Posso volergli bene e riconoscere il dolore"

Interrogarti sulle esperienze vissute durante l'infanzia e sul loro significato non significa necessariamente tradire chi ami: può essere un modo per prenderti cura di te e comprendere meglio la tua storia.

Diventare più consapevole di ciò che hai vissuto non richiede necessariamente di prendere subito decisioni sui tuoi rapporti familiari. Può aiutarti, invece, a comprendere meglio la tua esperienza e ciò di cui hai bisogno oggi.

Questo percorso non è lineare: può includere momenti di dubbio, momenti in cui metti nuovamente in dubbio ciò che senti o ricordi, e nuove aperture. Nulla di tutto questo rende meno valido ciò che stai facendo.

Dare un nome a ciò che hai vissuto può aiutarti a uscire dall'isolamento emotivo e a restituire dignità alla tua esperienza. Se senti di volerti sentire meno solo in questo cammino, il supporto di uno/a psicologo/a può accompagnarti a farlo con delicatezza e nei tuoi tempi.

Il passo successivo, se ti senti pronto/a

La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.

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Incontri speciali!
Ho iniziato questo percorso principalmente per problemi di forte ansia, attacchi di panico e difficoltà ormai molto invalidanti nel relazionarmi con gli altri sfociate nell'impossibilità di vivere "normalmente" la mia quotidianità con un principio di depressione, insieme alla dott.ssa Elisa Pasquali, che sin dalla seduta conoscitiva si è mostrata molto empatica e disponibile/flessibile, facendomi sentire a mio agio nonostante la condizione di assoluta inadeguatezza che stavo vivendo da un po'. Da tre mesi a questa parte si è mostrata sempre super attenta ad ascoltare ed in grado di far emergere le problematiche più nascoste con le quali convivo forse dall'infanzia, portanomi a ragionamenti magari mai pima d'ora presi in considerazione, che stanno iniziando a farmi vedere le cose in un'altra prospettiva, anche più realistica e meno catastrofica di quanto pensassi, con il beneficio di iniziare a star meglio nonostante il percorso possa rivelarsi ancora lungo e tortuoso. Ho riscoperto la forza di voler riprendere la mia vita in mano!
— Maria
Valutazione di 4.7 / 5 | 8.737 recensioni
Dove mi sono sentita vista
In un mondo che spesso corre troppo veloce, incontrare il Dott. Salvatore Fatiga per me è stato come trovare un porto sicuro. La sua presenza mi ha trasmesso subito calma, accoglienza e una profonda empatia. Fin dal primo incontro ho percepito la sua capacità di ascoltare con il cuore, senza giudicare, offrendomi uno spazio protetto in cui mi sono finalmente sentita vista e compresa. Salvatore non è solo uno psicologo competente: è una persona che sa entrare in punta di piedi nella vita degli altri, con rispetto e delicatezza. Ogni sua parola, ogni gesto, mi ha fatto sentire stimata come essere umano. Mi ha accompagnata nel mio percorso con pazienza e dedizione, valorizzando ogni mio passo, anche il più piccolo, come un traguardo importante. Lo consiglierei a chiunque stia cercando non solo un professionista preparato, ma anche una guida autentica, capace di illuminare il cammino con gentilezza e saggezza. È raro incontrare qualcuno che riesca a unire competenza clinica e umanità in modo così naturale. Per me, è stato un incontro che ha fatto davvero la differenza.
— Rosaria
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Un esperienza fondamentale per ritrovarmi
Ho passato un periodo particolarmente buio e da sola non riuscivo ad andare avanti, avevo bisogno di qualcuno che mi sostenesse e mi facesse trovare la forza per andare avanti. Mia cognata mi propone di farmi aiutare da uno psicologo, e mi scarica l'app di uno bravo sul cellulare. Le sarò grata sempre. Ho travato la persona di cui avevo bisogno: Nicola Riccardo Croce un professionista serio, affidabile, disponibile. Ha creduto in me e mi ha aiutato a credere in me stessa, ad aumentare la mia autostima, ora sono consapevole di poter affrontare qualsiasi difficoltà, per quanto dura possa essere, ho le risorse per farlo e lo devo solo ed esclusivamente a lui. E' un sistema che funziona, comodo e alla portata di tutti.
— Anna
Valutazione di 4.7 / 5 | 8.737 recensioni
FAQ

Domande frequenti

Il senso di colpa ha ragioni profonde, spesso costruite molto presto nella vita. Fin dall'infanzia può essersi radicata l'idea che mettere in discussione i genitori equivalga a spezzare un legame indiscutibile, e in alcuni contesti il sacrificio e la dedizione genitoriale vengono trasmessi come valori assoluti, rendendo difficile associare le stesse persone a comportamenti dannosi. Possono esistere regole implicite su cosa sia lecito pensare o dire della propria famiglia, che alimentano il senso di colpa quando provi a elaborare il passato. Un bambino, inoltre, può cercare di preservare un'immagine positiva delle figure di riferimento anche quando alcuni loro comportamenti sono fonte di sofferenza.

Potresti iniziare a riconoscere episodi di svalutazione o punizioni eccessive vissute da bambino, provando subito un forte senso di colpa nel chiamarli maltrattamenti. Un segnale frequente è minimizzare i ricordi dolorosi con pensieri come in fondo lo facevano per il mio bene oppure altri hanno vissuto di peggio, per evitare di percepirti come vittima. Potresti anche accorgerti, raccontando la tua infanzia al partner o a uno psicologo, di descrivere situazioni che oggi riconosci come dolorose o problematiche, oppure riconoscere solo da adulto quanto fosse sproporzionato rispetto alla tua età il ruolo di sostegno emotivo che avevi assunto verso un genitore fragile.

Sì, puoi accogliere l'ambivalenza tra l'affetto e la sofferenza come una possibile parte di questo percorso, senza forzarti a scegliere da subito cosa provare. Interrogarti su ciò che hai vissuto non annulla l'affetto che provi né ti obbliga a prendere subito una posizione rispetto ai tuoi legami familiari. Riconoscere che un comportamento è stato dannoso non equivale a condannare del tutto chi lo ha messo in atto: tenere separate queste due cose può alleggerire il senso di tradimento e rendere l'elaborazione più equilibrata. Capire la propria storia non rende una persona una cattiva figlia, e si può volere bene a qualcuno riconoscendo comunque il dolore vissuto.

Riconoscere ciò che hai vissuto è un processo che non ha bisogno di conclusioni immediate, quindi puoi concederti il tempo necessario. Può aiutare distinguere il comportamento dalla persona e separare il senso di colpa dalla responsabilità reale: provarlo non significa necessariamente che tu stia facendo qualcosa di sbagliato. Potresti trovare utile confrontarti con fonti esterne, come libri o gruppi di supporto, che offrono strumenti per leggere con più chiarezza le dinamiche vissute, perché uno sguardo diverso dal contesto familiare può aiutarti a sentirti meno solo. Quando un ricordo torna con forza, concediti una pausa e osserva ciò che stai provando.

Quando un ricordo torna con forza, può essere utile concederti una pausa e osservare ciò che stai provando. Se l'esperienza diventa difficile da gestire, puoi cercare il sostegno di una persona di fiducia o di un professionista. Un percorso con uno psicologo può offrirti uno spazio in cui esplorare gradualmente ricordi, emozioni e significati legati alla tua storia, senza la pressione di arrivare subito a conclusioni o di prendere decisioni sulla relazione familiare. Questo percorso non è lineare e può includere momenti di dubbio: nulla di tutto questo rende meno valido ciò che stai facendo.

No, dare un nome a ciò che hai vissuto non significa condannare le persone che ami: significa riconoscere un'esperienza per proteggere il tuo benessere di oggi. Interrogarti sulle esperienze vissute durante l'infanzia e sul loro significato non significa necessariamente tradire chi ami, può essere un modo per prenderti cura di te e comprendere meglio la tua storia. Diventare più consapevole di ciò che hai vissuto non richiede necessariamente di prendere subito decisioni sui tuoi rapporti familiari, ma può aiutarti a comprendere meglio la tua esperienza e ciò di cui hai bisogno oggi, restituendo dignità alla tua esperienza.

Domande frequenti sulla terapia

Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.

Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.

Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
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Con uno psicologo online Unobravo puoi prenderti cura di te ovunque tu sia. Potrai utilizzare l'app o la Web App per fissare i tuoi appuntamenti, svolgere le sedute, chattare con il tuo psicologo ed effettuare pagamenti sicuri.

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A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.

Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.

È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.

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