Senso di colpa verso i figli: da dove può venire e come comprenderlo?

Senso di colpa verso i figli: da dove può venire e come comprenderlo?
Vorrei godermi mio figlio, ma sono solo esausta
Mi sento in colpa perché non ce la faccio più

Esiste una stanchezza che il sonno non ripara. Un logorio lento che si accumula giorno dopo giorno, fino a lasciarti la sensazione di essere svuotato/a emotivamente.

Molti genitori possono faticare a dare un nome a ciò che provano. Ci si può sentire esausti, a volte distanti dai propri figli, e incapaci di provare quella gioia che si pensa di 'dover' provare.

E proprio da qui può nascere un senso di colpa difficile da confessare, persino a se stessi. Spesso può derivare dal confronto tra il genitore che immaginavi di essere e quello che ti ritrovi a essere nella quotidianità.

Se ti riconosci in queste parole, sappi che riconoscere questo vissuto come un segnale da ascoltare, e non come una prova di inadeguatezza, può essere un primo passo importante per comprenderlo davvero.

Le possibili origini

Le radici di un senso di colpa così diffuso

Sento di non essere il padre che vorrei essere
Tutti sembrano farcela tranne me

Interrogarsi sull'origine di questo vissuto può essere il punto di partenza. In molti casi, però, comprendere le radici di un senso di colpa così pesante può risultare più semplice con l'aiuto di uno/a psicologo/a, che può offrirti uno spazio in cui sentirti capito/a e strumenti per prenderti cura del tuo benessere.

Proviamo, intanto, a esplorare insieme alcune possibili ragioni che possono essere alla base del senso di colpa che molti genitori provano verso i propri figli.

Il modello del genitore sempre disponibile

  • La cultura del 'buon genitore' che si sacrifica sempre può portare a interpretare l'esaurimento come una colpa personale, invece che come un legittimo campanello d'allarme.
  • I modelli di genitorialità perfetta veicolati da media e social possono alimentare un senso di inadeguatezza costante e il paragone con standard difficili da raggiungere.
  • Ammettere di essere stanchi può sembrare come confessare un fallimento, quando in realtà è il riconoscimento di un bisogno autentico.

Il carico della cura e la sua distribuzione

  • Il carico mentale e organizzativo della cura viene spesso distribuito in modo diseguale, alimentando frustrazione in chi si sente sopraffatto.
  • La mancanza di una rete di supporto familiare e sociale può intensificare il senso di solitudine.
  • Ci si può colpevolizzare per una fatica che è invece condivisa da moltissime altre persone.

Il contrasto tra valori e realtà

  • Il senso di colpa può nascere dal contrasto tra i propri valori educativi e i comportamenti che si finisce per adottare quando le energie sono al limite, come alzare la voce.
  • Quando l'energia manca, può capitare di percepire un distacco emotivo che poi genera ulteriore autocritica.
  • Il divario tra le proprie intenzioni e ciò che si riesce concretamente a offrire può diventare fonte di grande sofferenza.
Prospettiva clinica
Quando la stanchezza si accumula, può capitare di leggere ogni cedimento come una mancanza personale, come se essere esausti misurasse quanto valiamo come genitori. Eppure sentirsi svuotati e sentirsi inadeguati non sono la stessa cosa: la fatica racconta quanto stiamo dando, non quanto ci manca. Cosa cambierebbe se ascoltassi quella stanchezza come una richiesta di cura, anziché come un verdetto su di te?
Loredana Tetecher
Loredana Tetecher
Psicoterapeuta Unobravo
Vissuti quotidiani

Situazioni in cui potresti riconoscerti

Ho urlato per una sciocchezza e mi sono odiata
Di notte penso solo a quanto sbaglio

Il senso di colpa verso i figli può manifestarsi in tanti momenti della giornata. Ecco alcune situazioni concrete in cui forse ti sei ritrovato/a.

Momenti di stanchezza e perdita di pazienza

  • Sentirti in colpa dopo aver perso la pazienza per una richiesta anche piccola di tuo/a figlio/a, percependolo come una prova della tua incapacità.
  • Provare vergogna nel notare un distacco emotivo verso il/la tuo/a bambino/a, come se non riuscissi più a goderti la relazione con lui/lei.
  • Sentire il peso di dover essere sempre presente, paziente e disponibile, anche quando sei fisicamente ed emotivamente esausto/a.

Pensieri che tornano di notte

  • Ripensare durante la notte a tutto ciò che 'dovresti fare meglio' come genitore, alimentando ansia per il giorno successivo.
  • Ripensare a un momento in cui hai reagito con nervosismo, sentendoti in colpa per ore.

Confronto e cura pratica

  • Confrontarti con immagini di genitorialità apparentemente perfetta sui social e provare un senso di fallimento personale.
  • Limitarti agli aspetti pratici della cura, come nutrire, vestire e accompagnare, sentendo di aver perso il coinvolgimento affettivo che vorresti offrire.
Un momento per fermarsi
Ti riconosci in una di queste situazioni?

Ti senti spento, senza energie o senza più interesse per le cose?

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Se senti che non riesci a uscirne, ricordati che non devi affrontarlo per forza in solitudine. Trova lo psicologo adatto a te: bastano pochi minuti.

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Strategie pratiche

Come iniziare a comprendere e alleggerire questo vissuto

Parlarne mi ha fatto sentire meno solo
Chiedere aiuto è stato un sollievo
1

Riconoscere la propria fatica senza giudizio

Puoi provare a distinguere tra il senso di colpa, che è un'emozione, e la realtà delle tue capacità di genitore. Sentirti in colpa non significa che tu stia realmente venendo meno al tuo ruolo.

2

Rivolgerti a te stesso/a con gentilezza

Potresti provare a parlarti con la stessa gentilezza che useresti con un amico o un’amica in difficoltà. Se ti raccontasse la tua stessa fatica, difficilmente useresti nei suoi confronti la durezza che riservi a te.

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Lasciar andare l'idea del genitore perfetto

Puoi provare ad abbracciare l'idea del genitore 'sufficientemente buono': una figura più autentica e sostenibile, che sbaglia, si stanca e resta comunque un punto di riferimento per i propri figli.

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Condividere ciò che provi con altre persone

Parlare apertamente delle tue fatiche con altri genitori o con persone di fiducia può aiutarti a sentirti meno solo/a. Scoprire che anche altri vivono le stesse difficoltà può alleggerire il senso di isolamento.

5

Ritagliare piccoli spazi personali

Quando è possibile, provare a dedicare anche solo pochi minuti a qualcosa che ti fa stare bene non è egoismo. Prenderti cura di te può aiutarti a recuperare energie da restituire anche alla relazione con i tuoi figli.

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Prendere in considerazione un percorso di terapia

Quando il senso di colpa diventa persistente e influisce sul tuo benessere, un percorso con uno/a psicologo/a può rappresentare uno spazio prezioso per sentirti capito/a e sostenuto/a. Non è necessario aspettare che la situazione diventi molto difficile per chiedere supporto: è uno spazio di riflessione e crescita in cui esplorare le radici di ciò che provi.

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Un passo verso la serenità

Accogliere i propri limiti per stare meglio

Accettare i miei limiti mi ha reso un padre migliore
Non devo essere perfetta per essere una buona mamma

Il senso di colpa verso i figli non è la prova di essere un cattivo genitore. Spesso è il segnale di un carico emotivo e pratico diventato molto pesante da sostenere.

Comprendere le origini culturali e personali di questo vissuto può aiutarti a trasformarlo da fonte di vergogna a spunto di consapevolezza. Nominare la fatica, invece di nasconderla, può essere un atto di cura verso te stesso/a e verso i tuoi figli.

Nessun genitore può essere sempre presente, paziente e all'altezza di ogni situazione: la vulnerabilità fa parte di una genitorialità autentica.

Chiedere aiuto, che sia relazionale o attraverso un percorso con uno/a psicologo/a, non è un fallimento. Può essere un passo importante per ritrovare equilibrio e imparare ad accogliere i tuoi limiti, costruendo una relazione più serena con chi ami.

Il passo successivo, se ti senti pronto/a

La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.

Parla con uno psicologo di come ti senti

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Consulenze competenti e interventi costruttivi
Ho contattato questo servizio a causa della presa di consapevolezza di essere caduta in uno stato depressivo. Ho trovato Christel, una psicologa brava, competente, empatia che ha capito fin dal primo incontro la reale problematica e come mi sentivo, fornendomi dei feedback sempre attenti e puntuali con l'obiettivo di destrutturare degli schemi mentali disfunzionali che da sola mi creavo. Continuerò questo percorso fintanto che sarà necessario, ma rifarei ogni giorno questa scelta, oltre a consigliarlo a chiunque ne percepisca il bisogno. Grazie.
— Claudia
Valutazione di 4.7 / 5 | 8.737 recensioni
Un esperienza fondamentale per ritrovarmi
Ho passato un periodo particolarmente buio e da sola non riuscivo ad andare avanti, avevo bisogno di qualcuno che mi sostenesse e mi facesse trovare la forza per andare avanti. Mia cognata mi propone di farmi aiutare da uno psicologo, e mi scarica l'app di uno bravo sul cellulare. Le sarò grata sempre. Ho travato la persona di cui avevo bisogno: Nicola Riccardo Croce un professionista serio, affidabile, disponibile. Ha creduto in me e mi ha aiutato a credere in me stessa, ad aumentare la mia autostima, ora sono consapevole di poter affrontare qualsiasi difficoltà, per quanto dura possa essere, ho le risorse per farlo e lo devo solo ed esclusivamente a lui. E' un sistema che funziona, comodo e alla portata di tutti.
— Anna
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Incontri speciali!
Ho iniziato questo percorso principalmente per problemi di forte ansia, attacchi di panico e difficoltà ormai molto invalidanti nel relazionarmi con gli altri sfociate nell'impossibilità di vivere "normalmente" la mia quotidianità con un principio di depressione, insieme alla dott.ssa Elisa Pasquali, che sin dalla seduta conoscitiva si è mostrata molto empatica e disponibile/flessibile, facendomi sentire a mio agio nonostante la condizione di assoluta inadeguatezza che stavo vivendo da un po'. Da tre mesi a questa parte si è mostrata sempre super attenta ad ascoltare ed in grado di far emergere le problematiche più nascoste con le quali convivo forse dall'infanzia, portanomi a ragionamenti magari mai pima d'ora presi in considerazione, che stanno iniziando a farmi vedere le cose in un'altra prospettiva, anche più realistica e meno catastrofica di quanto pensassi, con il beneficio di iniziare a star meglio nonostante il percorso possa rivelarsi ancora lungo e tortuoso. Ho riscoperto la forza di voler riprendere la mia vita in mano!
— Maria
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FAQ

Domande frequenti

Spesso può derivare dal confronto tra il genitore che immaginavi di essere e quello che ti ritrovi a essere nella quotidianità. La cultura del 'buon genitore' che si sacrifica sempre può portare a interpretare l'esaurimento come una colpa personale, invece che come un legittimo campanello d'allarme. Il carico mentale e organizzativo della cura viene spesso distribuito in modo diseguale, alimentando frustrazione in chi si sente sopraffatto, mentre la mancanza di una rete di supporto familiare e sociale può intensificare il senso di solitudine. Il senso di colpa può nascere anche dal contrasto tra i propri valori educativi e i comportamenti che si finisce per adottare quando le energie sono al limite.

Puoi riconoscerti nel sentirti in colpa dopo aver perso la pazienza per una richiesta anche piccola di tuo figlio, percependolo come una prova della tua incapacità, o nel provare vergogna nel notare un distacco emotivo verso il tuo bambino. Si può sentire il peso di dover essere sempre presente, paziente e disponibile, anche quando sei fisicamente ed emotivamente esausto. Di notte può capitare di ripensare a tutto ciò che 'dovresti fare meglio' come genitore, o a un momento in cui hai reagito con nervosismo, sentendoti in colpa per ore. Anche confrontarti con immagini di genitorialità apparentemente perfetta sui social può farti provare un senso di fallimento personale.

Quando la stanchezza si accumula, può capitare di leggere ogni cedimento come una mancanza personale, come se essere esausti misurasse quanto valiamo come genitori. Eppure sentirsi svuotati e sentirsi inadeguati non sono la stessa cosa: la fatica racconta quanto stiamo dando, non quanto ci manca. Sentirti in colpa non significa che tu stia realmente venendo meno al tuo ruolo. Il senso di colpa verso i figli non è la prova di essere un cattivo genitore, ma spesso è il segnale di un carico emotivo e pratico diventato molto pesante da sostenere.

Puoi provare a distinguere tra il senso di colpa, che è un'emozione, e la realtà delle tue capacità di genitore, rivolgendoti a te stesso con la stessa gentilezza che useresti con un amico in difficoltà. Può aiutare anche lasciar andare l'idea del genitore perfetto, abbracciando l'idea del genitore 'sufficientemente buono', una figura più autentica e sostenibile che sbaglia, si stanca e resta comunque un punto di riferimento per i propri figli. Parlare apertamente delle tue fatiche con altri genitori o persone di fiducia può aiutarti a sentirti meno solo, e dedicare anche pochi minuti a qualcosa che ti fa stare bene non è egoismo.

I modelli di genitorialità perfetta veicolati da media e social possono alimentare un senso di inadeguatezza costante e il paragone con standard difficili da raggiungere, portando a confrontarti con immagini di genitorialità apparentemente perfetta e a provare un senso di fallimento personale. Condividere ciò che provi con altre persone può però ribaltare questa dinamica: parlare apertamente delle tue fatiche con altri genitori o con persone di fiducia può aiutarti a sentirti meno solo, e scoprire che anche altri vivono le stesse difficoltà può alleggerire il senso di isolamento.

Domande frequenti sulla terapia

Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.

Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.

Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
Se sarà il professionista adatto a te, inizierete insieme un percorso creato su misura per te.

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Il prezzo dello psicologo in presenza può variare molto, senza contare il tempo e il costo per raggiungere lo studio del professionista.

Con Unobravo ogni seduta ha un prezzo fisso e accessibile di 49 € e puoi incontrare il tuo psicologo anche in viaggio, in vacanza o in una pausa dal lavoro, senza investire tempo e denaro per gli spostamenti.

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A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.

Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.

È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.

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