Solitudine dopo una separazione e uso di cannabis: come ritrovare un equilibrio emotivo?

Da quando è finita, ogni sera sul divano ho bisogno di fumare
Senza di lei le giornate mi sembrano tutte vuote
Quando finisce una relazione lunga, non se ne va solo una persona. Se ne vanno anche tutti i piccoli rituali condivisi: cucinare insieme, guardare una serie sul divano, uscire con gli amici in coppia.
Quei momenti, che prima erano fonte di piacere e davano una struttura alle giornate, all'improvviso possono diventare difficili da attraversare da soli.
Se ti riconosci in tutto questo, forse hai notato che la cannabis è diventata un modo per rendere quei momenti più tollerabili. Una serata, una cena, un fine settimana: tutto sembra più leggero sotto effetto della sostanza.
È un'esperienza più comune di quanto si pensi, e non c'è nulla di cui vergognarsi. Il punto non è giudicare la sostanza, ma capire come la solitudine e il suo utilizzo possano alimentarsi a vicenda.
Proviamo a esplorare insieme cosa può succedere e da dove partire per ritrovare, col tempo, un rapporto più sereno con te stesso/a.
Le radici del disagio
Cosa si nasconde dietro il bisogno di anestetizzare il vuoto
Fumo per non pensare, ma poi mi sento ancora più sola
Ho paura del silenzio quando torno a casa la sera
Capire perché la cannabis sia diventata una compagnia costante nei momenti di solitudine non è sempre immediato. Spesso, dietro è presente un dolore che fatica a trovare altre strade.
Per molte persone, in questi casi, esplorare queste dinamiche insieme a uno/a psicologo/a può fare la differenza, offrendo strumenti per attraversare la perdita senza restarne sopraffatti.
Proviamo, intanto, a esplorare insieme alcune possibili ragioni che possono essere alla base del bisogno di ricorrere alla sostanza dopo la fine di una relazione.
La separazione come processo di lutto
- La fine di una storia significativa può attivare un vero e proprio processo di elaborazione della perdita, con momenti di incredulità, rabbia e tristezza profonda.
- Il vuoto lasciato dall'assenza dell'altro può risultare molto difficile da tollerare, soprattutto nei momenti in cui prima c'era condivisione.
- La mente, di fronte a un dolore così intenso, può cercare scorciatoie per non sentirlo, e la cannabis può diventare una di queste.
Come si costruisce un circolo vizioso
- Nel breve termine, la sostanza può alleviare la sofferenza, ma con il tempo può rendere quel disagio più persistente.
- Quando il piacere viene mediato in modo costante dalla cannabis, si rischia di associare il benessere solo alla sostanza, indebolendo la capacità di provare gratificazione in modo spontaneo.
- Evitare ogni momento di solitudine, attraverso la sostanza, può impedire di riscoprire quanto si è capaci di trovare un nuovo equilibrio personale.
Quando manca una rete di sostegno
- La mancanza di persone con cui condividere il peso emotivo può aumentare la tentazione di rifugiarsi in comportamenti di evitamento.
- Senza strategie alternative per gestire la sofferenza, la cannabis può finire per diventare l'unica risposta disponibile.

Momenti quotidiani
Le situazioni in cui potresti riconoscerti
Non riesco più a godermi un film senza prima farmi una canna
Il weekend è la parte più difficile: non so come riempirlo
A volte, è più semplice riconoscere una dinamica quando la si vede raccontata in situazioni concrete. Ecco alcune esperienze in cui potresti ritrovarti.
I rituali di coppia diventati difficili
- Guardare una serie che seguivi insieme al/la partner diventa un momento angosciante, che riesci ad affrontare solo fumando prima o durante la visione.
- Una cena da solo/a, che prima era condivisa, viene evitata oppure resa sopportabile unicamente ricorrendo alla sostanza.
- Le serate con amici, soprattutto quelle vissute in precedenza come coppia, ti mettono a disagio e le affronti solo sotto effetto della cannabis per gestire la tristezza.
Il tempo vuoto da riempire
- Il fine settimana, prima scandito da attività condivise, si trasforma in uno spazio vuoto che provi a riempire fumando per non sentire il peso della solitudine.
- Restare a casa da solo/a, anche in un momento di quiete, genera un disagio che può spingerti a consumare per attenuare quella sensazione.
La difficoltà a provare piacere
- Attività che un tempo ti piacevano, come un hobby, una lettura o un'uscita, sembrano aver perso interesse se non le vivi mediate dalla sostanza.
- Ti accorgi che riesci a rilassarti o a divertirti quasi solo dopo aver fumato: questo ti fa sentire ancora più distante da te stesso/a.
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Strategie pratiche
Piccoli passi per ricostruire un rapporto con te stesso/a
Ho iniziato a chiamare un amico invece di fumare
Con la terapia sto imparando a stare con me stessa
Accogliere le emozioni senza cancellarle subito
Tristezza, rabbia e paura fanno parte del percorso dopo una separazione. Quando le senti arrivare, puoi provare a lasciarle passare invece di anestetizzarle immediatamente: spesso sono meno travolgenti di quanto temiamo, e riconoscerle è già un primo passo.
Reintrodurre gradualmente i momenti “a rischio”
Puoi provare a riavvicinarti poco alla volta a quei momenti che associ alla sostanza, come una cena o un film, restando presente senza fumare. All'inizio può essere faticoso, ma ogni piccola volta può aiutarti a riscoprire che sei in grado di attraversare quei momenti anche da solo/a.
Costruire nuove piccole abitudini piacevoli
Puoi dedicare del tempo ad attività che ti danno soddisfazione, anche minime: una passeggiata, una ricetta nuova, una playlist. Trovare occasioni di piacere non mediato dalla sostanza, un po' alla volta, può aiutare a costruire una quotidianità più tua.
Aspettare qualche minuto prima di cedere all'impulso
Quando senti il bisogno di fumare, puoi provare ad aspettare anche solo dieci minuti. Il desiderio spesso nasce da una sensazione di disagio momentaneo: rimandare di poco può aiutare quella sensazione a calare, dandoti modo di scegliere con più lucidità.
Cercare il contatto con chi ti fa stare bene
Sentire un amico o una persona di famiglia capace di ascoltarti può alleggerire il senso di isolamento. Condividere come ti senti, anche solo con una telefonata, ricorda che non sei solo/a in questo passaggio.
Sperimentare modi diversi di gestire il disagio
Attività come una camminata regolare, la scrittura di ciò che provi o esercizi di respirazione possono aiutarti a regolare le emozioni senza ricorrere alla sostanza. Non servono strumenti complessi: bastano piccoli gesti costanti.
Prendere in considerazione un percorso psicologico
Quando la cannabis diventa la risposta principale ai momenti difficili, il supporto di uno/a psicologo/a può offrire uno spazio prezioso per sentirti capito/a e per esplorare le radici di questo bisogno. Non è necessario aspettare che la situazione diventi molto pesante: può essere uno spazio di crescita e riflessione in cui essere accompagnati verso un nuovo equilibrio.
Parla di come ti senti a uno psicologo online
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Uno sguardo avanti
Ritrovare il piacere autentico delle piccole cose
Sto imparando che il vuoto, piano piano, si può riempire
Non pensavo di poter tornare a godermi le mie serate
La solitudine dopo una separazione è un'esperienza naturale, che quasi tutti prima o poi attraversano. Il modo in cui la si affronta può però fare una grande differenza.
Affidarsi in modo costante alla cannabis per rendere tollerabili i momenti di solitudine rischia di allontanare dalla possibilità di costruire un rapporto autentico con se stessi e con il piacere.
Imparare a stare da soli senza sentirsi svuotati è una conquista che richiede tempo e delicatezza. Questo può passare anche attraverso la graduale riappropriazione dei rituali quotidiani, anche quando questo significa tollerare un po' di disagio.
Chiedere aiuto, alla tua rete di persone care o a uno/a psicologo/a, non è un segno di debolezza ma una risorsa concreta per attraversare questa transizione.
Con pazienza e piccoli passi, è possibile riscoprire una vita emotiva più ricca e il piacere genuino delle cose semplici.
Il passo successivo, se ti senti pronto/a
La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.
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FAQ
Domande frequenti
Perché dopo una separazione si finisce per usare la cannabis?
Quando finisce una relazione lunga, non se ne va solo una persona: se ne vanno anche tutti i piccoli rituali condivisi, che prima erano fonte di piacere e davano una struttura alle giornate, e che all'improvviso possono diventare difficili da attraversare da soli. La fine di una storia significativa può attivare un vero e proprio processo di elaborazione della perdita, con momenti di incredulità, rabbia e tristezza profonda. Il vuoto lasciato dall'assenza dell'altro può risultare molto difficile da tollerare, soprattutto nei momenti in cui prima c'era condivisione, e la mente, di fronte a un dolore così intenso, può cercare scorciatoie per non sentirlo: la cannabis può diventare una di queste.
Come si crea il circolo vizioso tra solitudine e cannabis?
Nel breve termine, la sostanza può alleviare la sofferenza, ma con il tempo può rendere quel disagio più persistente. Quando il piacere viene mediato in modo costante dalla cannabis, si rischia di associare il benessere solo alla sostanza, indebolendo la capacità di provare gratificazione in modo spontaneo. Evitare ogni momento di solitudine, attraverso la sostanza, può impedire di riscoprire quanto si è capaci di trovare un nuovo equilibrio personale. Inoltre, la mancanza di persone con cui condividere il peso emotivo può aumentare la tentazione di rifugiarsi in comportamenti di evitamento, e senza strategie alternative per gestire la sofferenza, la cannabis può finire per diventare l'unica risposta disponibile.
Quali sono i segnali che indicano un uso della cannabis legato alla solitudine?
Alcuni segnali riguardano i rituali di coppia diventati difficili: guardare una serie che seguivi insieme al/la partner diventa un momento angosciante, che riesci ad affrontare solo fumando prima o durante la visione, oppure una cena da solo/a viene evitata o resa sopportabile unicamente ricorrendo alla sostanza. Anche il fine settimana, prima scandito da attività condivise, si trasforma in uno spazio vuoto che provi a riempire fumando. Un altro segnale è la difficoltà a provare piacere: attività che un tempo ti piacevano sembrano aver perso interesse se non le vivi mediate dalla sostanza, e riesci a rilassarti o divertirti quasi solo dopo aver fumato.
È normale sentirsi soli dopo una separazione?
La solitudine dopo una separazione è un'esperienza naturale, che quasi tutti prima o poi attraversano. È un'esperienza più comune di quanto si pensi, e non c'è nulla di cui vergognarsi. Il punto non è giudicare la sostanza, ma capire come la solitudine e il suo utilizzo possano alimentarsi a vicenda. Il modo in cui si affronta questa fase può però fare una grande differenza: affidarsi in modo costante alla cannabis per rendere tollerabili i momenti di solitudine rischia di allontanare dalla possibilità di costruire un rapporto autentico con se stessi e con il piacere.
Cosa si può fare per ritrovare un equilibrio senza affidarsi alla cannabis?
Si può provare ad accogliere le emozioni senza cancellarle subito, lasciandole passare invece di anestetizzarle immediatamente, perché spesso sono meno travolgenti di quanto si teme. È utile anche riavvicinarsi poco alla volta a quei momenti che si associano alla sostanza, come una cena o un film, restando presenti senza fumare, e costruire nuove piccole abitudini piacevoli come una passeggiata, una ricetta nuova o una playlist. Quando arriva il bisogno di fumare, si può provare ad aspettare anche solo dieci minuti. Cercare il contatto con chi fa stare bene, attraverso una telefonata, può alleggerire il senso di isolamento.
Quando è utile chiedere un supporto psicologico in questi casi?
Quando la cannabis diventa la risposta principale ai momenti difficili, il supporto di uno/a psicologo/a può offrire uno spazio prezioso per sentirsi capiti e per esplorare le radici di questo bisogno. Non è necessario aspettare che la situazione diventi molto pesante: può essere uno spazio di crescita e riflessione in cui essere accompagnati verso un nuovo equilibrio. Esplorare queste dinamiche insieme a uno/a psicologo/a può fare la differenza, offrendo strumenti per attraversare la perdita senza restarne sopraffatti. Chiedere aiuto non è un segno di debolezza ma una risorsa concreta per attraversare questa transizione.
Domande frequenti sulla terapia
Quanti tipi di terapia ci sono in Unobravo?
Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.
Cos'è e in cosa consiste la terapia individuale con Unobravo?
Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.
Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
Se sarà il professionista adatto a te, inizierete insieme un percorso creato su misura per te.
Terapia online: perché sceglierla?
Con uno psicologo online Unobravo puoi prenderti cura di te ovunque tu sia. Potrai utilizzare l'app o la Web App per fissare i tuoi appuntamenti, svolgere le sedute, chattare con il tuo psicologo ed effettuare pagamenti sicuri.
Tutto comodamente online, utilizzando qualsiasi dispositivo e collegandoti dove e quando vuoi.
Quali sono i prezzi della terapia individuale?
Il prezzo dello psicologo in presenza può variare molto, senza contare il tempo e il costo per raggiungere lo studio del professionista.
Con Unobravo ogni seduta ha un prezzo fisso e accessibile di 49 € e puoi incontrare il tuo psicologo anche in viaggio, in vacanza o in una pausa dal lavoro, senza investire tempo e denaro per gli spostamenti.
Per connetterti con il tuo benessere psicologico ti basterà solo un click.
Quanto dura un percorso di terapia individuale?
A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.
Come faccio a sapere se ho bisogno di fare terapia?
Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.
È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.
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